Xiamen, un buco nel ghiaccio

Xiamen 6 dicembre 2005
Xiamen é uno di quei posti che non c’entrano niente ma dove alla fine ti ritrovi sempre e non sai mai perché. Non c’é niente da vedere e ancora meno da fare, ma il fatto che ci passi perché l’aereo costa poco o perché devi cambiare il bus o uno di quei soliti motivi futili che ti portano fuori dalla retta via, insomma bando alla sintassi ma alla fine ci ripassi (Dicembre 2005, Tripluca inizia con le rime, momento storico).
Io dovevo iniziare la SuperTransiberiana e un volo Bkk (ancora? Bangkok é Bkk!) Xiamen costa una trentina-quarantina di Euro per cui vai lí.
Il tempo di arrivare, ritrovare il mitico Alfonso (niente, con un nome cosí..ma lo sapete che in Polonia Alfonso é il nome del protettore delle mignotte?) ed ecco che sono passati 5 giorni.
Il mistero della negoziazione dell’orario (Report..scusate, blog precedente) per fortuna é risolto: invito a pranzo dall’amico Mr Black, lo stesso dall’altra volta, dove la fidanzata ricamatrice é la cosa piú vicina alla moglie ideale che abbia mai visto: cucina da Dio, sorride sempre, non rompe i coglioni e si fa fare le foto nel parco dal fidanzato in mezzo ai fiori con sfondo di pagoda.
Donne che leggete, non me ne vogliate male, ho due attenuanti:
– Alfonso mi ha regalato una lattina di birra Fujian Sedrin e sono qui che me la bevo a stomaco vuoto (notare: sono pre-Est Europa per cui ho l’animo sensibile all’alcool)
– Ogni volta che una donna entra nella mia vita, riesce a stupirmi con l’incredibile numero di espedienti per complicare un giorno che Dio ci ha regalato con tutto il suo equilibrio perfetto.
(ok, probabilmente starete pensando la stessa cosa degli uomini per cui siamo pari).

A proposito di donne. La mia massaggiatrice personale, che non ho mai visto, si é rivelata una donna di facili costumi.
Pensate che quella svergognata non chiamava solo me ma tutte le stanze in successione!
Ho scoperto il suo tradimento perché a un certo punto della serata sentivo squillare il telefono, rispondevo, lei diceva “Hey, Ni Hao” io “Xie Xie, bu yao”, insomma il solito rituale, e appena mettevo giú la cornetta, tempo un secondo e mezzo, suonava nella stanza accanto, poi subito nell’altra e cosí via.
Non ho pianto solo perché chiamava me per primo.
Nota CSI: sicuramente chiamava dall’Hotel perché non avrebbe mai fatto in tempo a ricomporre il numero e chiamare le altre stanze cosí velocemente. Collaborazione interna.

Scene Cinesi:
– Donna prende bimbo in braccio, cala braghette, bimbo piscia nel tombino. Visto almeno cinque volte, insomma un abitudine. Bello e semplice.

Oggi Alfonso mi fa un altra apparizione in Hotel, mi regala una serie di biscotti dolci e birra e mi dice che quando vado a YangZohu (sopra Shanghai) c’é una casa vuota per me. Devo chiamare la sorella che mi dá le chiavi e posso stare lì.
Inizialmente penso mi dica che la prossima volta che torno possiamo andare lì e dico si si tanto quando mai, poi capisco meglio e resto sorpreso.
Pensate che adesso sto andando da July (il filippino col nome da donna) a Shanghai che mi ha invitato a stare gratis nella stanza dell’anno scorso. Cosa succede? Paese dei balocchi? Ma non era Perth?

Ok, sentite questa e ditemi se la vita del viaggiatore non è strana:
– Progetto iniziale: andare in treno a Wuyi Shan, delle montagne tra qui e Shanghai. Costo, circa 15 euro per cuccetta.
– Arrivo da Bangkok e non ho vestiti pesanti a parte un maglione. In montagna fa un freddo boia.
– Vado in giro per Xiamen per comprare qualcosa di abbastanza pesante per affrontare l’inverno siberiano
– Xiamen è subtropicale e non trovo nulla
– Prima di tornare all’albergo vedo un ufficio della Xiamen Airlines e per curiosità entro. Un biglietto per Shanghai costa 40 euro.
– Il giorno dopo (oggi) sono in aeorporto pronto per imbarcarmi per Shanghai.

Quindi la SuperTransiberiana inizia con due voli.

(Un buco nel ghiaccio perché é in questi posti che riesci a penetrare nel “tessuto sociale” di un paese. Conosci un Alfonso ed eccoti nel bel mezzo della Cina vera)

Le foto di Xiamen

Xiamen e le rassicuranti stranezze cinesi

XiamenCos’era, venerdì che sono partito? Oggi è già domenica sera. A parte il lavorare nella solita stanza grandina ma senza una finestra decente, mi sono dedicato a visitare la famosa isola di Gulangyu, uno dei soliti “must”. Ok, fatto il must posso continuare con la mia vita.
Oggi ho rivisto Alfonso, il tipo che mi aveva aiutato l’altra volta con internet e invitato a mangiare a casa del suo amico.
Ci siamo sparati due ore di marcia in giro per la città. Non ha nè mangiato nè bevuto assolutamente nulla. Soliti discorsi di vecchi amici e rientro in albergo.
A proposito: mi si presenta con due contenitori di thè Ulong (non verde, non nero) della varietà più costosa.
Per fortuna stavolta avevo qualcosa per lui e gli regalo una serie di snack thailandesi.
Non prendetela come gentilezza, qui i regali sono come colpi di pistola, se ne prendi troppi muori, cioè devi ricambiare o sei fuori dal gioco. Anche se spesso non sai di essere in un gioco. Asia.

Due episodi di ieri:
1)Passo vicino alla fermata del bus e vedo una macchina che si ferma. Scendono dei tipi in stile LAPD (Los Angeles Police Department) e un tipo in manette. Lo piazzano davanti al cartellone degli orari, lo immortalano in una foto digitale (lui si mette in posa con coopearazione)e lo portano via.

2) sto aspettando il bus. Un tipo sospetto mi dice qualcosa, mi fa intravedere un computer portatile nella borsetta. Mi dice un prezzo che potrebbe essere 3000 o 30.000 RMB (300 o 3000 Euro) e mi fa segno di andare un pó piú in lá che me lo fa vedere.
– “Bu Yao” (non voglio), e me ne vado al mio IBM.

Chicca finale della serie “stranezze cinesi”. Domani Alfonso non lavora e ha tutto il giorno libero. La moglie è dai genitori.
– “Andiamo a divertirci tutto il giorno” (probabilmente a camminare), “ti vengo a prendere alle 11”.
Io devo lavorare e gli dico se puó passare alle 12.
– “Ok, non c’è problema”.
Prima di lascirci, mi dice ancora:
– “Ok, allora alle 11”
– “Meglio se vieni alle 12, ok?”
-“Ok, ok, alle 11:30 va bene?”
Accetto e resto lí a chiedermi se c’è un motivo nascosto dietro questa negoziazione sull’orario.

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