La Malesia, Bourak Airlines e reminescenze delle Gili

Malesia, 10 Settembre

La Bourak Airlines Abbiamo fatto il viaggio di ritorno con la Bourak Airlines di cui ho documentato il decollo con un filmino (ho scoperto solo dopo che usare una macchina digitale in decollo e’ da ergastolo), e devo dire che un servizio del genere non l’abbiamo mai avuto: sulla pista chi viene a prenderti di solito? Il pulmino con tre posti a sedere e cento in piedi dove tutti accendono il telefonino e cominciano a parlare con casa. Alla In volo su BaliBourak invece viene la macchina nuova ad aria condizionata e l’autista ti chiama “boss”, neanche Barzon che ha la golden card della Lufthansa lo trattano cosi’!

E come se non bastasse le due hostess che ci avevano accompagnato all’andata quando tutti si erano dimenticati dei nostri bagagli e che ci avevano chiesto:
-“Non restate qui qualche giorno?” facendoci aumentare la salivazione del 32% e era vietato scattare foto ma non lo sapevo…provocando una sensazione di gola secca da star male, ci hanno riconosciuto e chiesto ancora:
-“Non restate qui qualche giorno?”. Ci siamo consolati con una foto scattata dal pilota della Bourak che ha quanto pare ha due aerei, due computer (al telefono per confermare il ritorno:”I’m sorry, abbiamo due computer e uno e’ rotto”), due macchine, due hostess e due turisti all’anno. E quest’anno e’ toccato a noi.

L’ottimo cibo della BourakVOLATE BOURAK! Insomma Giuseppe e io siamo tornati in quella macchina per far soldi che e’ Singapore e spero che se c’e’ qualche futuro sposo in linea ascolti il mio messaggio e non prenda assolutamente in considerazione l’idea del viaggio di nozze da queste parti a meno che non trovi l’idea di un bacio davanti a un negozio di macchine fotografiche particolarmente romantico. Il tempo di mandare a casa un po’ di roba (ho in viaggio tre pacchi: uno dall’Australia, i didgeridoo dall’Indonesia e adesso il pacco da Singapore: scommettiamo che tra un mese ci sara’ una collisione tra tre navi?) illudersi di poter comprare qualcosa (il lavoro l’ho lasciato nove mesi fa) e siamo partiti verso la Malesia dove siamo in questo momento. Stiamo viaggiando in pullman e piove.

Foto con occidentaleAi lati della strada palme in continuazione e prima ho visto un gatto schiacciato in mezzo alla strada, se vedo una tigre morta ve la fotografo. Giuseppe ormai e’ a poche ore da casa ed e’ preso da un misto di felicita’ e tristezza, io ho fissato il rientro verso il 10 di novembre e quindi ormai si comincia a guardarsi indietro. Abbiamo pensato in particolare alle Gilies e a chissa’ come torna a casa uno dopo sei mesi in un’isoletta del genere. Probabilmente sara’ talmente calmo, felice e riconoscente verso Dio e il governo che appena sbarca a Roma lo guarderanno strano, con un alone luminoso attorno e un sorriso beato da Buddha. Al primo semaforo dove commettera’ il grave errore di non partire entro 3 secondi e si becchera’ un meritato:
– “E muoviti stronzo!”, scendera’ dalla macchina e con passo lento si avvicinera’ a quello che lo ha insultato per mettergli una mano sulla spalla e dirgli con voce tenera: sfogati fratello, io posso prendere tutta la tua rabbia nel mio cuore”. Insomma i figli non mandateli a dottrina da vecchiette acide: pagategli una vacanza alle Gilies! Il messaggio di Gesu’ arrivera’ nei loro cuori senza bisogno del Vangelo.

Ma perche’ non faccio il predicatore su internet? Nel frattempo Alessandro e Paolo sull’altro canale si sono messi a lavorare e ho gia’ mandato un’email all’Immigration di Sydney per verificare i loro visti, mentre su Tripasia abbiamo Umberto che ha scambiato il sito per un’agenzia matrimoniale ma va bene lo stesso che e’ un bravo ragazzo. Va bene adesso chiudo perche’ la signora davanti a me un attimo prima che accendessi il computer ha dato una botta all’indietro col sedile che se lo fa ancora devono trovare un ospedale specializzato nell’estrazione di cristalli liquidi dalle mani e comunque e’ gia’ finita la batteria. Si sbrigheranno a fare batterie che durano di piu’ come hanno fatto coi telefonini!

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