In canoa sull’Ord River e la vecchietta pazza di Kunnunura

Fauna sull’Ord River Kununurra verso Katherine, Northern Territory, lunedi’ 26 luglio 2004
Inaspettatamente ci ritroviamo ancora noi tre in macchina, la fedele Ford Falcon Vic, sulla lunga strada verso il futuro.
Dico inaspettatamente perche’ fino a ieri sera Fabio e io si doveva fare l’autostop ma un provvidenziale spino di melone qualche giorno fa si e’ andato a ficcare nel piede delicato da ragionere di Monza Alberto che e’ cosi diventato inatto al lavoro nei campi di schiavi.

Questo e’ il prologo, cioe’ la fine della storia fino a questo preciso momento, noi in macchina, Vasco che canta dicendo di essere un uomo (mai messo in dubbio, Vasco, non ce n’era bisogno) e una sensazione di miracolo per essere riusciti a sfuggire a una serie di tragedie. Ma delle tragedie ne parleremo dopo.
Adesso vi devo raccontare dei tre giorni in canoa sul fiume Ord che ci siamo fatti Fabio e io.
55 km di remate in mezzo a coccodrilli (teorici), pellicani (da lontano), scenari da film western (Australia) e soprattutto una serie infinita di uccelli svolazzanti di giorno e rumorosissimi di notte.
In pratica abbiamo sborsato 140 Aus dollars e un tipo ci ha dato una canoa e il materiale necessario, poi ci ha portati a un certo punto della strada e ci ha detto “iu sciud go streit end padle asmaciasiucan rait meit? gret gud evanaistime sia leider jolly jolly” che vuol dire “remate”.
La notte ci si fermava ai campi dove trovavamo gas, fuoco per il barbeque e gli altri quattro australiani con le loro canoe.
Qui ci starebbe bene un “e si passava la notte raccontando storie e cantando attorno al fuoco” ma alle otto e mezza gli aussie erano gia’ a letto a smaltire le remate, mentre Fabio e io si tirava tardi fino alle nove e mezza/dieci e li si raggiungeva nel mondo dei sogni.

(siamo sempre in macchina e Vasco intanto canta: Forse eravamo stupidi pero’ adesso siamo cosa?)

Ord River Ok, non mi dilungo troppo sui tre giorni che comunque sono stati una gran cosa e che forse le foto potranno spiegare meglio.
Mi resta solo da dire che a cinque minuti dalla partenza abbiamo visto un coccodrillo di 30 centimetri che prendeva il sole e non si e’ nemmeno accorto di noi che gli passavamo a un metro di distanza. Inutile dire che non averne piu’ visti per i tre giorni successivi e’ stato abbastanza deludente.
Abbiamo anche pescato un po’, ma dei due pescegatti che abbiamo preso, uno lo abbiamo perso a causa di un sacchetto nel sacchetto messi in acqua per tenerlo fresco. Adesso il povero essere e’ nel fondo del fiume dove ha passato la giovinezza, chiuso dentro un sacchetto blu senza cibo ne’ compagnia adatta al suo livello sociale. L’altro invece ha avuto l’onore di finire sul barbeque e nutrirci con le sue carni, saporitissime nonostante avessimo aggiunto solo dell’olio d’oliva.

Prima tragedia: dopo tre giorni di remate torniamo all’ostello dove avevamo lasciato i bagagli, il portatile/biglietto/passaporto in cassaforte e un raccoglitore di meloni di Monza.
Siamo stanchi e sporchi e una doccia e’ il desiderio piu’ vivo in noi. Entro e vedo la simpatica vecchietta che quando avevo visto appena arrivati dissi “tipica rompipalle” mentre poi mi ero ricreduto perche’ sorridente e sempre amabile.
” Hello, uir bec” (salve, siamo tornati)

(intanto Stevie Wonder canta: no new years day, to celebrate..I just called to say I love you)

La vecchietta gentile Si gira, mi fissa con uno sguardo uscito dritto dritto dall’inverno di Reijkiavik, e dice:
-“dove siete stati?”
Spiazzato. Non so cosa dire. Che c’entra dove siamo stati?
Lei approfitta del mezzo secondo di titubanza, la mossa e’ stata probabilmente studiata per tre giorni, e dice:
-“iu dident liv de ki end ui dident no uer iu uere end dis is not de uei to ewoireoroje rm rjewr kew ewrjkew jr”
(siete partiti senza lasciare la chiave, non sapevamo dov’eravate e bla bla bla…”)
-“si ma ve l’avevamo detto e anche a suo marito…”
-“niente ma, vado a chiamare Rodney?”. Sparisce.
Chi e’ Rodney? Ah si, il sottomesso, forse marito, pover’uomo.
Arriva Rodney, confuso, e mi dice:
-“ok ok, allora siete partiti senza dire niente, non avete lasciato la chiave e noi abbiamo fatto pagare al vostro amico le notti che non siete stati qui”.
-“no, guardi che il nostro amico ha pagato le sue notti e non c’entra niente”
-“e allora perche’ volete indietro i soldi?”
-“che soldi?”
-“niente, allora tutto bene”.
Boh, non ci si capisce molto.
Andiamo a farci un giro e quando torniamo c’e’ Alberto, o meglio quel che resta di lui.
-“Ragazzi, io non ho capito molto ma mi hanno fatto pagare 76 dollari, quando sono andato a portarle le vostre valigie mi ha detto che dovevo pagare o chiamava la polizia”
Tutto diventa chiaro: estorsione e circumnavigazione di straniero con piede molle che non capisce molto l’inglese.

Torniamo alla reception, c’e’ Lei.
-“scusi, mica avevo capito che avevate fatto pagare al nostro amico”
-“Oh no, ancora? Dobbiamo ripetere tutto?”
-‘Certo, e dovete ridargli i soldi”
Si alza e se na va. Sparita. Arriva un cliente e si mette ad aspettare. Non arriva nessuno.
Poi riappare Rodney e senza nemmeno guardarci dice:
– “tornate domani mattina”
-“no, domani andiamo via, dovete dargli i soldi subito”
-“no, no domani mattina”
Riappare Miss Lei e dice:
-“fuori fuori devo chiudere” e comincia a sbattere fuori tutti dalla reception. Arriva Alberto, lei lo vede e gli dice:
-“e te ne vai dall’ostello anche tu”. Alberto, che prima mi aveva detto di andarci piano che seno’ lo sbattono fuori e non sa dove andare, rimane male, nero come solo chi passa cinque giorni tra i meloni e si infetta un piede puo’ essere.
Penso siano le sette, l’ora di chiusura, e comincio a prendere gli zaini. Poi mi accorgo che sono le sei e mezza e dico:
-“noi restiamo qui finche’ non ci risolve il problema”.
-“allora chiamo la polizia”
-“ok”
Sparisce. Ritorna.
-“ho chiamato la polizia”
non ci credo, comincio a cercare nelle pagine gialle il numero della polizia per chiamarla io. Non trovo niente. Cioe’ non trovo il numero della polizia nelle pagine gialle, pazzesco, no? Poi vado da lei che e’ fuori dalla reception a sbuffare e le dico:
-“mica ci credo che ha chiamato la polizia, mi da’ il numero per favore?”
Me lo da’. Strano. Chiamo. Risponde un tipo:
-“Kununurra Police Station Department Investigation Section how can I help you you’re right mate?”. Poi riprende fiato.
Gli spiego un po’ la storia, so che stiamo parlando di 70 dollari, ma almeno metto le mani avanti per quando loro chiameranno la polizia perche’ non ce ne vogliamo andare.
Mentre parlo mi accorgo che il poliziotto sta mangiando, sento tanto chiaramente il rumore della masticazione che quasi potrei giurare che si tratta di lardo e fagioli.
Lo visualizzo con i piedi sulla scrivania e un cane spelacchiato ma fidato con le chiavi della cella in bocca.
In due parole mi dice che non riguarda loro perche’ siamo nel civile e non nel penale.
-“ok, capisco, e cosa dovrei fare?”
-“provi, sglurp, a rivolgersi al tribunale per i Problemi Pecuniari di, slurp, Carattere Minore”
-“si, io vado via domani e vuole che apra un caso civile che dura anni?”
-“Mmmmm…” continua a mangiare.
-“ok, ok, magari ci vediamo dopo dato che noi da qui non ce ne andiamo fino a che non ci ridanno i soldi, gday mate”
-“ok, good luck”

Lascio il poliziotto al suo piatto di lardo e fagioli e vedo che in reception non c’e’ piu’ nessuno. La signora ha preso la macchina e se n’e’ andata.
Arriva un tipo che sembra un aborigeno bianco, non vede nessuno:
-“nessuno in questa merda di reception?”
-“no, sembra siano tutti spariti”, dico
-“bloody fucker mad woman” (maledetta donnaccia pazza)
Rutta. Un rutto sonoro e rotondo, una cosa che potrebbe sostituire i campanili di una citta’ di medie dimensioni.
Resta li. Non arriva nessuno. Io e Fabio siamo seduti, aspettiamo che appaia qualcuno.
Il tipo nel frattempo e’ entrato in standby, in piedi, guarda dritto davanti a se’, rutta ogni cinque minuti e ogni due dice:
-“bloody fucker mad woman”

E’ una di quelle situazioni che nei film non esistono. Non sai come uscirne a testa alta, non sai come uscirne a testa bassa. Non sai come uscirne.

-“bloody fucker mad woman”, ripete l’aborigeno bianco.

Poi riappare Rodney, col suo capello bianco raccolto in un codino lungo tanto quanto le sue frustrazioni di compagno di Miss Lei.
-“tra mezz’ora sono da voi”
Aspettiamo.
Dopo un quarto d’ora arriva e dice:
-“ok, vediamo un po’ perche’ non so bene la situazione, io non lavoro qui sono troppo occupato e non so bene cosa succede, insomma adesso io ho una proposta, io vi do’ la meta’ dei soldi e siamo a posto”.
Traduco per Fabio e Alberto. Proposta bocciata.
-“Guardi, io non so che casino abbiate in questa reception, ma noi non vogliamo pagare per errori vostri. La sera prima le ho lasciato il computer dicendo che tornavamo il 25 e lei lo ha pure scritto sopra, guardi”.
Mentre parlo sbatte gli occhi nervoso come a dire “gia’ non ci capisco niente, se mi aggiungi elementi non ne veniamo fuori”.
-“Si, ma io non so che accordi aveste preso con la Signora”
-“Nessun accordo. Lei mi aveva anche chiesto se avevo prenotato per il ritorno e io avevo detto di no e lei aveva detto che tanto non si puo’ prenotare. Quindi lei sapeva che saremmo tornati il 25. Perche’ avete fatto pagare le notti che non c’eravamo al nostro amico?”
-“Perche’ non abbiamo potuto dare i letti ad altre persone”
-“Ma perche’ se sapevate che tornavamo il 25, il nostro amico vi ha dato i bagagli in deposito, aveva il mio computer con scritto sopra ‘ritornano il 25′”
-“Perche’ il vostro amico non ha detto che tornavate il 25?
-“Lo ha detto alla signora, ma lei si e’ messa a minacciare di chiamare la polizia”
-“E perche’ non avete lasciato le chiavi?”
-“Perche’ voi eravate chiusi alle 6 e mezza di mattina”
-“Potevate lasciarle al vostro amico”
-“Se n’e’ andato a lavorare alle 5 e dovevamo chiudere la stanza ”
-“Potevate lasciarle sul letto”
-“E come chiudavamo?”
-“La porta si chiude dall’interno”
-“si ma dovevamo uscire”
-“Ok, ok, insomma cosa volete fare?”
-“non so, sono le sette, non abbiamo un posto dove dormire perche’ abbiamo perso tempo qui, stia tranquillo che da qui non mi muovo fino a che non ci rida’ tutti i soldi”.
E accade il miracolo. Appare una stanza libera che ci da’ al prezzo di dormitorio e in piu’ ci rida’ i soldi della differenza. Vittoria.
ci porta alla stanza, da rifare ma non importa, e dice:
-“che resti tra noi, ok? Siete qui ma Lei (qui mi sembra che il cielo si oscuri per un attimo) non deve saperlo. Mantenete un profilo basso”.
Un “low profile”. Un profilo basso. Fantastico, nessuno mi aveva mai detto di mantenere un profilo basso. Passiamo il resto della serata col terrore di vedere apparire lo sguardo malefico di Lady Male attraverso le vetrate. Un pasta ai quattro formaggi, capperi e cipolle (i resti, domani si passa il confine di stato e c’e’ la quarantena, non si possono fare spese) e finiamo al serata di un grande giorno di battaglia. Capisco come si poteva sentire un Lech Walesa nei giorni piu’ duri di Solidarnosc.

Arriva l’alba e ci risvegliamo memori della vittoria, pronti a emigrare, ma i guai non sono finiti.
Sotto la macchina una pozza d’olio. L’olio del servosterzo. Si va dal meccanico, reminescenza del 2000 col furgone Mazda sfigato.
Primo meccanico: domani facciamo la diagnosi, 44 dollari, poi ci saranno da ordinare i pezzi, ci vuole una settimana, e poi si ripara.
Secondo meccanico: sono occupato per due settimane.
Terzo meccanico: non se ne parla neanche. Voi backpackers dovreste viaggiare con piu’ calma, non sempre stare due o tre
giorni per posto. (La moglie forse ha un business per turisti che va male.)
Quarto meccanico: otto giorni.
Ok, troppi turisti, troppe macchine rotte.
Fabio da un’occhiata e la diagnosi e’ “tubo rotto”. Si cerca un tubo rotto. Si cerca, prima, uno sfasciacarrozze.
Chiedo a un benzinaio.
-“non c’e’ in town, ma se vai qui di fronte dal giardiniere chiedi di Adam, lui qualche anno fa ce l’aveva e ha ancora dei pezzi”.
Vado nel negozio di giardinaggio e chiedo di Adam. Adam cerca ma non trova e dice:
-“vi conviene andare da VanDrift e ve lo fate fare”
Che idea…
andiamo da vanDrift, mezz’ora e 40 dollari dopo e grazie a Fabio siamo di nuovo in corsa. Mai mollare. Mai.

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