Kuala Monkey

tripmonkeyIl mio volo per Londra parte da Kuala Lumpur, capitale della Malesia, il paese di adozione di due bestie: il Gatto e la Scimmia, detti anche Fulvio e il Monkey (si quello del Motherfucker Rock e tutte quelle minchiate lì).
Avevo quindi programmato di fermarmi una notte nella capitale malese per poterli vedere e fare un pò di “catch up” (aggiornamenti).

Conobbi il Monkey circa due anni fa a un tripraduno in Emilia o Romagna e si era subito distinto come un rockettaro che aveva fatto dei tour in America come gli U2 e non era diventato ricco ma era rimasto puro.
Dopo quel raduno era partito per la Cina a insegnare un inglese condito di “M****fucker”, “nigger” and “you can kiss my yellow ass” a ignari studenti delle steppe pre mongoliche.
Finalmente arricchitosi aveva deciso di prendere la pensione anticipata e di viaggiare verso Sud, attraversando l’ostica Cina e avvicinandosi pian piano al piacevole Sud Est asiatico.
Durante questo epico viaggio aveva dimostrato un’altra qualità: la scrittura.

E io, scrittore prolifico, ma lettore schizzinoso (non leggo mai blog di viaggio), avevo iniziato a seguire le sue avventure interiori, capendo forse per la prima volta cosa trovasse la gente nel leggere le mie.
Ogni suo articolo era una piacevole novità e mi dava sempre materiale per riflettere, tanto che qualche tempo fa lo nominai come mio figlio letterario, colui il quale, quando io sparirò dalle scene, prenderà il mio posto nell’olimpo degli scrittori di viaggio del 21esimo secolo.

Ero molto curioso di incontrarlo nuovamente anche per vedere gli effetti del fuoco del viaggio overland estremo (ha speso 2500 euro in molti mesi di viaggio, incluso deodorante Nivea e prostitute del venerdì), su questa giovane mente, che cercava di togliersi di dosso il retaggio anglosassone e di diventare un pò meno europeo.

Sono rimasto deluso.
Mentre mi stavo asciugando gli scaggi (ascelle pelose), dopo una doccia nell’ostello che mi avevano prenotato, qualcuno ha bussato alla porta e mi si é presentato davanti un ragazzo elegante, in camicia, che sembrava appena uscito da un salone di bellezza per gay.
Mi ha detto qualcosa in italiano ma nel mio shock mi è parso di sentire “dai, che siamo in ritardo per l’aperitivo, fiiiiiga!”.

Uno degli aspetti negativi del viaggiare é che giudichi per l’aspetto più di quanto facessi prima.
Il continuo contatto visivo con gente di tutte le razze ti porta ad affinare l’arte della scansione: guardi una persona e in due secondi l’hai già piazzata in una delle 23 categorie alle quali appartengono gli essere umani.

Ma, conscio di questo limite, ho dato al Monkey un’altra possibilità e non l’ho giudicato colpevole solo per una camicia semi stirata, sospendendo il responso fino all’indomani.

Ora, direte “ma quanto giudica questo tripluca“.
In realtà avevo iniziato a scrivere cercando l’effetto comico della bestia monkey che mi si presenta in versione aperitivo e mi sono incastrato.
Perché in realtà, il topic di questo report é un altro: la serata porno.

Ieri (perché scrivo da Londra, in una lunga notte a Stanstead in attesa del volo del mattino), era l’ultimo giorno di festa del Ramadoski in Malesia, la festività polacco mussulmana, e tramite i contatti del nostro Fulvio, eravamo stati invitati (o, forse autoinvitati, non si é capito) a una festa a casa di una tipa.

Dopo treni, telefonate, dubbi e taxi vari, siamo arrivati in un quartiere bene, con tanto di guardie ai cancelli, e ci siamo ritrovati davanti a una casa degna di Don Porchetti degli anni d’oro.
Si é aperto il cancello automatico e alcune ragazze sono venute ad accoglierci.
Noi eravamo in quattro, c’era anche Federico, un ragazzo che il Monkey ha recuperato dalle parti di Penang, ed eravamo tutti belli e italiani.

Io mi aspettavo qualcosa di molto mussulmano, un pò come quando ti invitano a Natale e fanno tutti finta di voler bene a Gesù.
Ma appena entrati in casa, ci siamo resi conto che la situazione aveva tutti i numeri per essere pericolosa: c’erano solo donne e alcune particolarmente gnocche.
Il primo pensiero: “se lo viene a sapere Lek mi castra chimicamente” (usando una miscela di peperoncino e cavallette di Ubon Ratchatani appresa dalla mamma).
Da bravo uomo sposato mi sono subito sentito in colpa per non essere in quel momento in una bettola indiana a bere té col latte e a lodare le qualità delle nostre dolci metà così lontane (la mia a Bangkok, quella di Fulvio in the village e quella del Monkey a Penang).

La casa era spettacolare, con laghetto a carpe koi e piscina per umani, moquette, vasi di Bohemia, quadri con scritte in arabo e perfino uno schermo con la TV a circuito chiuso dal quale si vedevano tutte le stanze.

Mentre salutavamo a mezza voce la folla di ragazze come se stessero dietro a un vetro vestite di pon pon rosa e blu, venivamo accompagnati in cucina dove c’era da mangiare.
Per soffocare un istinto con la soddisfazione di un altro (anche Fulvio e Monkey sono uomini in libertà vigilata auto imposta), ci siamo buttati sul cibo.

C’erano con noi alcune ragazze, la proprietaria malay e un paio di sue amiche meno ricche, e abbiamo chiacchierato un pò.
La padrona di casa era un misto di malay-occidentale con un ottimo inglese che tra un pò va a Padòva (accento sulla “ò”) a trovare degli amici, e poi a studiare in Australia e mentre parla fa capire di avere girato il mondo, di aspettarsi ammirazione perché anche se non é una gran figa come quelle in salotto, ha un sacco di soldi ed é estremamente cool.
Ciò nonostante, abbastanza simpatica e refreshing dopo la Thailandia dove la conversazione é un brutta cosa perché potrebbe portare a disaccordo e squilibrio dell’armonia universale e Bali dove ogni chiacchierata finisce con una proposta di acquisto.

Finito il cibo siamo passati ai biscotti, nell’angolino Chic del salotto Vip. Lì abbiamo anche fatto una foto session (la cosa più vicina al film porno che pensavamo di girare) con le spaziali e poi, per chiudere in bellezza “volete vedere la mia stanza? I need a beer!“.

Mentre saliamo arrivano i suoi genitori, vestiti da mussulmani, e io, uomo educato, guardo il padre e accenno un saluto.
He sees through me like a ghost, dimostrandomi l’apice dell’arte asiatica del non cagare il prossimo anche se ti sta alitando in faccia.
Eccelso.

Da quello cominciamo a immaginare i dissensi interni di una famiglia malese ricca e tradizionale (libri di Allah e quadri di scritte in Arabo da tutte le parti) con una figlia che beve, fuma, frequenta i club e se ne va in Europa a trovare gli amici. E probabilmente ha perso la purezza nel secolo scorso.

La stanza della figlia ribelle è al piano di sopra, 50 metri quadri di pareti rosse e design, mega lettone per orgie interreligiose e balcone con minigolf.
Il Monkey mi cade moralmente sul minigolf e decide che è troppo per il suo animo di uomo delle steppe mongole.

Restiamo un pò lì a far finta di essere eccitati dal poter far parte per una sera della KL (Kuala Lumpur) bene, e arrivano altre ragazze.
Una, portatrice di influenza suina, si mette a parlare in un inglese di Notthing Hill e un’altra mi permette di chiudere il racconto della serata in grandezza.
La tipetta, forse 18 anni, forse meno, è vestita da sera e mostra i cosciotti con orgoglio, con una mezza permanente, è grassottella ma comunque piacevole e tiene in mano una sigaretta fine col mignolo alzato.
Ma è quando parla che si rivela nel suo genio.
Mi chiede:
– “So, what’s your name?
Le guardo la bocca e noto che la parte destra del labbro si alza più della sinistra.
Nessuna malformazione, è un comportamento indotto, che ha come scopo il trasmettere un’aria aristocratica.
In una frazione di secondo il mio cervello malato ricrea la storia di quella smorfia:
Il tutto nasce nel 1880 quando in “ritratto di Signora” Henry James scrive di Madame Merle e del suo sorriso obliquo.
Il romanzo diventa un classico e il sorriso obliquo riappare regolarmente nella letteratura, fino a che, nel 1981, Joan Collins della serie Dinasty, si presenta per la prima volta al pubblico americano e diventa l’icona della matrona miliardaria e vagamente troia (immagino, non credo di aver mai visto Dinasty).
Il suo sorriso è leggermente obliquo e diventa iconico anche quello.
Da lì viene ripreso da attrici e attricette di tutte le telenovele del mondo, seguendo la traversale Hollywood – Rio de Janeiro – Londra – Shanghai – Bangkok – Kuala Lumpur.
Oggi, infatti, se guardate una qualsiasi telenovela, riconoscerete la cattiva di turno da tre elementi:
– Ha il sorriso obliquo.
– Ha lo sguardo obliquo che dura quattro secondi (fino a sei secondi in India) durante i quali sai che sta pensando qualcosa di cattivo.
– E’ bella, ma usa troppo trucco.

Così rispondo alla cara Veronica, un pò imbarazzato dal fatto che una che “c’ha 20 anni di meno” mi vuole mettere a mio agio, e non trovo altro di meglio da dire che “Luca“, come uno scolaretto, e lei rincara la dose:
– “E i tuoi amici, come si chiamano?”, buttando la cenere, sempre col mignolo alzato.
No“, penso, “mi ha proprio chiesto come si chiamano i miei amichetti?!?!?
E’ in atto una lotta per la supremazia, la ragazzina ha evidentemente l’intenzione di dichiarare di non essere una ragazzina ma una donna di mondo, e che le regole qui, le detta lei.
E soccombo:
– “Ehmm…Marco, Fulvio e Federico, eh eh “.
Sorrido imbarazzato, ha vinto lei.
I need a beer.

La serata finisce e ci chiedono di andare con loro in un club a bere, ma noi duri viaggiatori della steppa non vediamo l’ora di andare sulla terrazza dell’ostello con delle birre prese al 7eleven e fare discorsi di viaggiatori della steppa.

Così ci ritroviamo a petto nudo nel cielo di KL con birre e noccioline a parlare del rapporto con le nostre amate, a scambiarci consigli sul come gestire il gap culturale che si separa da loro e come non abbandonare dei rapporti che per quanto difficili ci danno un senso di appartenenza e di distacco allo stesso tempo.
L’appartenenza della devozione asiatica della donna verso l’uomo e il distacco di quel gap culturale che rende tutto così difficile ma interessante e formativo.

Facciamo le tre, il Monkey si riconferma il Monkey, e vado a letto riconciliato col mondo del viaggio che in poche ore mi ha dato più di tre settimane di vita residente a Bangkok.

Il giorno dopo finisce con noi che camminiamo per le strade di KL, e il Monkey che viene fermato per strada da un tipo che lo riconosce dalla foto del suo blog e che si rivela essere il Giredue, un frequentatore del tripforum, che nessuno di noi ha mai conosciuto dal vivo e che se ne va in giro con la bella ragazza giapponese.
Foto ricordo, li lascio a discutere di quanto fa schifo Bali, e vado a prendere il treno con Federico che si piazza a fare couchsurfing in zona universitaria.
Bus per l’aeroporto. Volo. Stanstead. Notte all’adiaccio, scrivo il report. Tra un pò a casa.

TripAsia 2009  non poteva finire meglio.

(e se volete un altro punto di vista, leggete, in inglese, il Monkey e il suo resoconto della serata)

16 risposte a “Kuala Monkey”

  1. Mi spiace di averti deluso sulla camicia, ma sono ormai diventato un metrosessuale milanese in cerca di lavoro con uno zaino troppo piccolo per farci stare i vestiti ingombranti 🙂 questo post e’ ottimo, ottima scrittura, si vede che ci voleva che ci reincontrassimo per ridarti la fiamma… e felice di non averti deluso, quando ho letto la prima parte di sto post mi e’ venuto il magone… siamo proprio due culandre, ma che serata!!! Complimenti al Gatto per la lauta organizzazione, cmq te dovevi rimanere a KL, qua son tre sere che si sfiora il fim porno con sto Couchsurfing…. adesso sara’ il momento di incontrare i coniugi TripMaiTrop e il cerchio sara’ finamente chiuso!!

  2. ah ah…mancano solo loro e poi è completo, concordo 🙂

    Claudio, grazie per i commenti anonimi e i ratings da 1. Non é che hai lavorato troppo in gazzetta a fare il moderatore a combattere proprio quelli che facevano come te fai adesso?
    Dai, goditi il Nicaragua e lascia stare i nostri blog sfigati.

  3. Interessante quel “… a scambiarci consigli sul come gestire il gap culturale che si separa da loro e come non abbandonare dei rapporti che per quanto difficili….”.
    Dopo 2 mesi e mezzo di convivenza amorosa italo-colombiana inizio ad aver timore di quel brutto detto “moglie e buoi dei paesi tuoi”… 🙁
    In fondo credo sia proprio il rapporto diverso (rispetto ad una classica coppia italiana) uno dei punti di forza delle nostre relazioni “internazionali”, però è anche vero che talvolta il gap appare insormontabile…
    Un saluto dal continente latino-americano!

  4. gran bel post.. e gran serata! bravi!
    poi internazionali come siete avete incontrato anche il più grande cazzaro (nel senso buono) che io abbia mai conosciuto, gire2!

  5. “ma noi duri viaggiatori della steppa non vediamo l’ora di andare sulla terrazza dell’ostello con delle birre prese al 7eleven e fare discorsi di viaggiatori della steppa.”

    Cazzo non sai quanto avrei voluto esserci! Anche se viaggiatore della steppa lo sono piu’ che altro a parole 😛

  6. Dal Corriere Della Sera di oggi:
    ORGIA A KUALA LUMPUR PER FESTEGGIARE LA FINE DEL RAMADAN
    l’incontro in un’abitazione provata tenuta sotto controllo dagli agenti
    Malesia, orgia per 48 ore: arrestati
    Il gruppo, composto da 20 uomini e 3 prostitute, stava festeggiando la fine del Ramadam
    KUALA LUMPUR- C’è chi mangia fino a scoppiare. C’è chi balla fino all’alba. E c’è chi decide di fare sesso per due giorni. Diverse maniere per festeggiare la fine del Ramadam. Solo che l’ultima nei paesi musulmani è illegale se non si è sposati. Ed ecco che venti uomini provenienti dal Bangladesh e tre prostitute, di cui una minorenne, sono stati arrestati dopo essere stati scoperti a fare un’orgia per più di 48 ore nello Stato di Pahang.

    LA MARATONA- L’incontro a luci rosse è avvenuto in una casa privata. La polizia, dopo alcune segnalazioni, aveva deciso di tenere sotto controllo l’abitazione. Dopo due giorni ha deciso di fare irruzione. Una volta entrati, si sono trovati davanti a decine di preservativi usati. E non ci ha pensato due volte: ha ammanettato tutti i partecipanti e li ha portati in prigione.

    24 settembre 2009

  7. al decimo posto come ricerche in google che portano a tripluca c’é: “incontro tripluca monkey”. Sarei curioso di sapere com’é girata la voce.

  8. Divertente.
    Hai sintetizzato cosa significa viaggiare come fai tu.
    È bello trovare persone con uno spirito diverso dal mio.

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