L’uomo tropicale e l’uomo del Nord

Gamberetti thailandesiChiang Mai, Thailandia del Nord, 10 Gennaio dosmiltres
Eccomi rientrato in zona calda. La natura e’ benevola all’uomo tropicale e l’uomo tropicale risponde con un sorriso. L’aria e’ sempre calda, la pioggia una benedizione, non esiste la neve, il vento freddo, il bisogno di carbone o di borse dell’acqua calda per scaldarsi. Esistono solo le farfalle tutto l’anno. Quindi si siede e contempla.
L’uomo del nord, abituato alla lotta contro gli elementi avversi, giustamente un po’ incazzato, arriva con le proprie convinzioni sul primato dell’efficienza, dell’organizzazione che permettono di combattere l’ambiente avverso, arriva con la propria religione opprimente che parla di punizioni, peccati e pene da scontare, col proprio Dio severo, lo stesso Dio che manda la neve, la grandine, il vento freddo, la pioggia pungente, le tasse, il tempo che non c’e’, i soldi che non bastano mai, la macchina da cambiare, il telefonino ormai vecchiotto, l’abbronzatura che se ne va, la vita che e’ una lotta non si sa bene contro cosa e contro chi…arriva e sorride sentendosi superiore. Arriva col suo Dio Maggiore, i soldi, quel simbolo della propria fatica, allo stesso tempo liberta’ e schiavitu’. Arriva e vede che e’ potente, che puo’ fare molte cose con i propri soldi, anche comprare una ragazzina, anche mangiare a volonta’, anche non fare niente tutto il giorno.
Si siede e guarda l’uomo tropicale passarli davanti. Lo vede sbagliare, dormire troppo, lavorare male, sorridere senza motivo. Pensa al proprio paese, con le sue strade pulite, i negozi efficienti, le belle macchine, i palazzi maestosi. Sorride, beve la propria birra, e pensa “siamo cento anni avanti”. Gli viene voglia di insegnare, si sente un maestro.
Poi, gli passa davanti una coppia di amici, parlano e ridono, camminano piano, sembra non vadano da nessuna parte. “Perche’ sorridono? Dove vanno? Non hanno niente da fare?”.
Gli vengono in mente le facce della gente della propria citta’, di corsa, incazzati, preoccupati, tesi verso un obiettivo.
Appoggia la propria birra e si sente pervaso da una sensazione nuova. Ripensa alla coppia di amici che gli era passata davanti e si rende conto che stavano facendo qualcosa di molto importante. Stavano vivendo. La loro attenzione era focalizzata sul momento attuale. Il loro corpo era li, la loro mente era li, il loro cuore era li. Armonia degli elementi.
L’uomo del nord si innamora dell’uomo tropicale, perche’ in lui trova quello che ha perso, chissa’ quanto tempo fa. Allo stesso modo l’uomo tropicale ammira l’uomo del nord, che possiede cose ed idee che lui non ha ancora avuto.
Non ci sono migliori o peggiori, solo chi abbandona la propria presunzione ed assorbe saggezza, e chi si gongola nelle proprie convinzioni e dimostra ignoranza.

Ok, chiuso il capitolo filosofico (era da un po’ che non divagavo), torniamo un attimo in Cina. Tre episodi:
– Pulitori d’orecchi: me ne stavo a passeggiare in giro per la pacifica-moderna-assolata Kunming che a un certo punto vedo delle signore sedute su delle seggioline con in mano dei cotton fioc! Le Pulitrici di Orecchie. Allora tiro fuori di nascosto la mia mega-digitale, la accendo e ZACC!!!! scatto una foto. Madonna Santa, altro che digitale, dev’esserci un laser dentro: hanno fatto un salto che a momenti si arrampicano al soffitto per non farsi fotografare. Con la mia proverbiale prontezza d’animo ho fatto la faccia delusa come a dire “ma come? Ho fatto 15.000 km per venire e non posso farvi una foto?”. La foto pero’ l’ho fatta e ve la presento qui. Ci tengo a sottolineare che ho tutto il rispetto per queste persone, molto di piu’ che per certi disoccupati sovvenzionati che non trovano lavoro perche’ non lo cercano. Tie’, la politica del cotton-fioc.

Lijiang, cani da macello – Cane flambe’: questo e’ successo a Lijiang. Me ne stavo a passeggiare con Marco El Romano Viaggiatore per il mercato di Lijinag ed ecco ad un certo punto vediamo, in mezzo a maiali, galline e conigli, dei cani vecchiotti, spelacchiati e tristi.
“Marco, questi sono da bistecche”, dico
“Enno’, no’ me’ di’ cosi’, so’ pe’ animali da compagnia” (e’ sempre bene avere un romano da inserire nei report, da’ colore e vita ai dialoghi).
“Marco, questi hanno tre mesi di vita, che animali da compagnia vuoi che siano?”
Ripieno probabile di carne di cane “No, no’, no’ me’ di’ cosi'”
Insomma Marco non voleva crederci. Quello stesso pomeriggio passiamo davanti ad un ristorante e in un secchio vediamo una decina di mega coscie spellate. Ovviamente di cane, ovviamente della stessa razza di quelli del mercato. Marco non ha voluto guardare. Io non ho voluto pensare che qualche giorno prima il coreano mi ha portato a mangiare i “dumplings” (specie di ravioli al vapore) nel ristorante vicino. Sapevano da barboncino.
Nota per gli animalisti e proprietari di cani in procinto di indignarsi: prima di mettervi a piangere per la sorte dei poveri cani pensate ai milioni di maiali, galline, vacche, ecc…che facciamo nascere, crescere e morire in condizioni pietose.
Se meritano compassione i cani, la meritano anche loro. Se non meritano compassione questi animali, non la meritano neanche i cani. Decidete voi se ci dev’essere compassione o no, ma non facciamo differenze assurde.
Comunque, povere bestie.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo. Più informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi