Riflessioni finali sull’Asia

Dall’aereo per Taipei, lunedi 27 gennaio 2003
Ho sempre sognato di scrivere un report in aereo ma non ho mai avuto una batteria abbastanza carica per tentare l’impresa.
Adesso, col mio mega-Acer, 27% di batteria, due bicchieri di vino bianco in corpo, ventisette minuti di Hemingway appena letti e la panza piena, mi accingo all’impresa.
Sei mesi di Asia.
Sei mesi e una decina di giorni.
Che bello che la decina di giorni siano solo le briciole, mentre per la maggior parte della gente 10 giorni sono i soli preziosi dieci giorni di vacanza. Ricchi o poveri.
Sono ricco, ricco di tempo. Forse i soldi arriveranno piu’ avanti, ma ormai ho deciso: il tempo e’ piu’ importante.
La mia scelta “prima mi prendo la liberta’ e poi, forse me la guadagno”, si e’ rivelata finora azzeccata.
Troppi “prima faccio i soldi e poi me li godo” attorno, troppi, tanto da non crederci piu’.
Il problema di questa teoria (quelle del “prima i soldi)? E’ rischiosa. Basata sull’assunto che ci sara’ un dopo + che in quel dopo avrai la voglia/tempo/liberta’/possibilita’ di fare quello che volevi fare prima.
In un certo senso e’ come fare un mutuo ma non entrare nella casa che dopo averlo pagato tutto.
Io prima sono entrato, e poi ho iniziato le carte per il mutuo. Finche’ dura, chi se ne frega se lo paghero’ mai, intanto sono dentro, al calduccio. Uno squatter della vita? Considerato che mi appartiene, direi di no.
Quanti vivono con la sensazione che la vita non appartenga loro ma a qualcun’altro? Molti.
Ora, caro squatter, cos’hai imparato dall’Asia. Cosa ti ha insegnato l’Asia? Mmmmm….
Intanto che 8% di batteria corrisponde a circa 20 minuti di stesura report, poi che Hemingway componeva frasi con due “e” di congiunzione, tipo: “e i leone camminava per la steppa e io bevevo la birra e Mary era nel suo letto che dormiva felice”.
Non lo so cos’ho imparato, sicuramente molto, ma come al solito me ne rendero’ conto in un momento tra x mesi/anni, quando una situazione mi riportera’ in Asia e con un sorriso tutto interiore il mio viso assumera’ un’espressione di saggezza secolare. Tipo quando mangero’ degli spaghetti con le bacchette per esempio, uah uah uah!

Bali, mi viene in mente sempre la terrazza del Warini dove uscivo la mattina insolitamente presto per colpa dei galli bastardi e mi godevo il sole sulla tazza di the’ caldo e i colori dei tetti delle case di Ubud, con sotto qualcuno che conosco o non conosco, e i pesciolini rossi nello stagnetto, mentre la signora Warini in abito religioso se ne andava per la casa a spargere incenso e benedizioni, anche sul motorino di Stefano che poi era contentissimo.
Singapore e quel pesce al curry nella Little India, consumato velocemente in mezzo a tutti quegli indiani che secondo me hanno sempre l’aria gentile.
Phuket e le danesi tettone mai piu’ ritrovate. Bangkok e le sue strade studentesche come un mondo a se’ fatto di belle ragazze e mille cibi diversi tutti quasi gratis e incredibilmente buoni. Il riso dolce col mango a fette inondato di latte di cocco concentrato era come una droga e quanto mi presentavo, immancabile, al banchetto c’era una sguardo d’intesa.
Il Laos nebbioso e dormente con troppi monaci, troppi bambini colorati, troppa nebbia per essere vero e infatti forse l’ho solo sognato.
La Cina e l’odore acre del cibo, il freddo inatteso, le cosce di cane spellato nel secchio una fredda mattina di Dicembre, i molti compagni di viaggio e le chiacchierate che sono sempre la cosa piu’ bella.

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