Siberian Rhapsody

novosibirskChi di voi è stato a Praga, Cracovia o simili nel 1989 e 1990 mi capirà quando dico che questa é terra di frontiera.
O, ancora meglio, città minori come Wroclaw, Poznan o Brno, luoghi dove essere straniero era di per sé interessante e coinvolgente.
Qui a Novosibirsk la sensazione da Far West me l’hanno data le guardarobiere, quelle signore che ti aspettano all’entrata anche dei locali più infimi e che ti custodiscono amorevolmente la giacca di pelle di vacca presa in Argentina.

Per esempio, una delle prime sere io e PaoloAttachment (un amico che dal 1989, appunto, vive di luce riflessa le proprie ferie e mi segue nei miei spostamenti, ultimamente spacciandosi addirittura per collaboratore), siamo finiti in un ristorante italiano per bere una birra e fare i cool, e ci siamo trovati a fare i due gay sulle poltrone di pelle, circondati da coppiette innamorate (perché a volte una guida locale servirebbe davvero).
La guardarobiera sessantenne ci ha chiesto di dove fossimo e quando ha scoperto la nostra origine si é quasi sciolta in lacrime, come, appunto, ai vecchi tempi quando bastava dire “Ai em from venis (ok, tuenti chiloimters from venis)” per suscitare sogni di felicità romantica tra bottiglie di vino, tramonti sul Canal Grande e bambini che corrono sull’erbetta delle colline toscane di Asolo.
E più passavano gli anni e meno sentiti erano quei gemiti tanto da costringerci a censurare il “tuenti chiloimters from venis” avvicinando la nostra residenza virtuale sempre più a Rialto e inventandoci particolari sempre più sfarzosi.
Una commedia che durò fino al triste giorno in cui la madre di un’amica polacca alla nostra frase “Ui are from venis” rispose: “Ah, Venezia. Ci sono stata tre volte Puzza.”
Minchia, abitava a Głogów.
Comunque, dichiarò ufficialmente la fine di un’epoca.

Ieri sera invece la guardarobiera, dopo avermi chiesto di dove fossi, ha sorriso e quando più tardi sono andato a riprendermi la vacca argentina se n’é uscita con un sorriso e un “cantare”, preso a prestito dal nostro “lasciatemi cantare” di Cutugno che qui è ancora un eroe.

(Nota post socialista: la prima guardarobiera ci ha tenuto a precisare di essere una professoressa universitaria di letteratura russa in pensione che deve arrotondare la magra pensione. E infatti le si leggeva in volto una certa eleganza e negli occhi una certa profondità e dolcezza che solo la conoscenza intima dei grandi autori russi può dare.
Triste destino di chi ha creduto nel primato della cultura e si é ritrovato tradito da un’infima pensione.)

A conferma del clima di frontiera l’incontro nell’Irish Pub con un italiano che ci ha visti e ha detto:
– “Ma come ci siete finiti qui?”
– “Abbiamo preso il treno sbagliato”
e questo fu “the start of a beautiful friendship”, con lui che ci porta in giro, ci chiede il numero di telefono e ci fa conoscere i suoi amici.

E anche nel rapporto con la ditta, noto una certa aria di novità, di ospite importante da seguire bene e da proteggere.
Cosa che però a volte sfocia nel ridicolo. Read on:
la mia Customer Care Manager, cioè la ragazza che segue il progetto dal punto di vista del rapporto col cliente (nel caso in cui il project manager si dimentichi di me), mi ha trovato l’appartamento dove abito, mi é venuta a prendere all’aeroporto alle 5 di mattina col marito e il Project Manager (quello che mi segue dal punto di vista del progetto nel caso in cui i programmatori si dimentichino di me), e mi ha perfino fatto la prima spesa (ottima scelta il tè ai frutti di bosco).

La povera ragazza é tenuta a riferire alla sua superiore del Customer Care Department tutte le mie attività…anche post lavorative.
Quindi si creano situazioni un pò strane con lei che alza lo sguardo dal laptop e mi chiede:
– “Luka, che piani hai per la settimana prossima?”
– “Beh, sto aggiustando le specifiche per il Calendar Management e il sistema di Widget, per cui penso che…”
– “No, cioé dopo il lavoro”
– “Ehmm..cioé la sera?”
– “Si, la sera e il weekend…”
– “Mmm…non saprei, a parte sopravvivere i -20, direi che deciderò di giorno in giorno”.
Momento di panico…non sa cosa dire…
– “Ok…ehm…é che al Quartier General mi chiedono cosa fai e gli devo dire qualcosa”.
Mi viene in mente, non posso farne a meno, il KGB. Brutta sensazione.
– “Ehmm…ok, cosa c’é da fare a Novosibirsk?”.
– “Lo Zoo”. Felicissima, già si immagina di poter riempire il report in maniera professionale e soddisfacente per la capa.
– “Lo Zoo?”
– “Si vuoi vedere lo Zoo?”
‘azzo me ne frega a me dello zoo.
– “Ehmm…ok, che bestie ci sono?”
– “Il Liger”
– “Ah…cos’é?”
– “Un incrocio tra tigre e leone”
Porca troia mi tocca vedere il risultato di un mezzo incesto.
– “Ok, e le tigri siberiane?”
– “Certo”.
– “Ok, vada per lo zoo”.
E spero di essere a posto.
Silenzio. Poi dice:
– “Quando?”
– “Come quando?”
– “Che giorno?”
Ormai ho capito l’aria che tira e rispondo:
– “Domani dalle 14:30 alle 17:30”.
– “Ok”.
Sollievo per entrambi.

Passano un paio di giorni, alza lo sguardo dal laptop:
– “Siete andati allo Zoo?”
Porca troia lo zoo, avevo dimenticato.
– “Ehmm…no, per causa di forza maggiore”.
E mi rendo conto di usare già un linguaggio kafkiano.
– “Ah…ok.”. Scrive qualcosa al computer.
– “E quando ci andate?”
– “Domenica”.
– “Ok.”. Scrive qualcosa al computer.

E domenica Paolo e io andiamo allo zoo, non troviamo il Liger, la tigre siberiana sta in un ambiente riscaldato attaccata al termosifone (giuro) e il leone africano e la tigre bengalese in gabbie all’aperto a -20 C (giuro di nuovo).
Tutto sommato molto bello e almeno ce lo siamo tolti dalle palle lo Zoo.

Ma non é finita, c’é la Sindrome della Madre Siberiana Apprensiva:
Ogni tanto mi portano fuori o mi accompagnano da qualche parte. Siccome la KGB Customer Care abita molto vicino a me (sono sicuro che mi vede dalla sua finestra e mi controlla mentre scrivo queste righe), scendiamo dal taxi assieme e ci salutiamo.
Da quel punto alle mie residenze invernali ci saranno massimo 200 metri. Devo attraversare la strada, fare venti metri, passare sotto un arco, girare a destra, fare quindici metri ed entrare nel portone. Massimo 3 minuti e 24 secondi.
Allora, scendiamo dal taxi e saluto:
– “ok, spassiba, ci vediamo domani”
– “ok, mandami un sms quando sei arrivato”
Mi fermo e la guardo. Il vento siberiano soffia dalle steppe, entra in periferia e arriva al centro città indomito e freddo, portando l’odore dei lupi a caccia.
– “Arrivato dove?”
– “A casa”
– “Ehmm..sms? Perché?”
– “Così sono tranquilla”
Vorrei dirle che il sottoscritto ha girato le giungle malesi a piedi nudi prima che esistesse la guida di Fulvio, affrontato i monaci shaolin incazzati per l’aumento del prezzo del pane ed é sopravvissuto a tre mesi in Brasile senza subire nemmeno un assalto a parte quello delle mulatte assetate di pelle bianca e occhi blu.
Ma la guardo negli occhi e vedo l’apprensione della Grande Madre Russia che poi altro non é che l’apprensione della Grande Madre Terra, la stessa che non fa dormire sogni tranquilli a tutte le madri del mondo, e che forse é il vero collante della società umana. La stessa che spinse mia madre a spiegarmi come prendere il bus da Scorzé per Venezia ricordandomi di timbrare il biglietto e di scendere a Piazzale Roma, non il mio primo giorno di scuola, ma una settimana dopo essere tornato dal giro del mondo in solitaria con ancora le cicatrici delle fruste dei shaolin visibili sotto l’occhio destro.
E nella notte siberiana torno figlio per un attimo, anche se ha 29 anni e un bel bimbo di 6 che la aspetta a casa, e mi commuovo.
La saluto, cammino per 3 minuti e 40 secondi, prendo l’ascensore, apro la porta e mando un sms:
– “sono arrivato. buona notte e grazie”

Guardo fuori dalla finestra di questo appartamento del nono piano di una remota città siberiana e dico ad alta voce (si, parlo spesso da solo):
“Dormiamo tranquilli, uomini, le madri vegliano su di noi”.

9 risposte a “Siberian Rhapsody”

  1. ah ah ah grande luca! mi ha fatto spattaccare sto racconto!!! tutto il mondo è paese!!! (fora che marcon, gaggio e dese…)

  2. Andare a Novosibirsk e trovare uno spunto interessante e al tempo stesso divertente di cui scrivere – questo è talento 🙂

  3. if you will ever planify any other trip up there in 2011 I’ll be your security Manager and I will keep all contacts with your customer care partner

  4. Mi sono commossa, e per un attimo ho sentito il freddo siberiano in quella notte di periferia.
    Non sono mai stata in Siberia e in tanti altri punti del mondo che descrivi… ma mi piacciono gli occhi con cui vedi l’espressione della vita.
    Comincio adesso a leggere i tuoi diari… forse sarà anche per me un breve viaggio interessante.
    Mary

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