Ecco di cosa avrebbi paura se scrivevo per professione

Lo spettro dello Scrittore di professione aleggia sul Tripluca che deve scrivere un articolo prima che cali il sole, altrimenti verrà attaccato dagli zombie della fame. Wroclaw (foto di Lek)
Lo spettro dello Scrittore di professione aleggia sul Tripluca che deve scrivere un articolo prima che cali il sole, altrimenti verrà attaccato dagli zombie della fame. Wroclaw (foto di Lek)

Riga 25/26 Ottobre 2013

A Wroclaw l’altro giorno Monika mi ha detto “tu dovresti scrivere di professione”.
Non sono le parole esatte, non ricordo bene, ma il senso era quello.
La stessa cosa un paio di settimane prima me la disse mia cognata, anche in quel caso con parole probabilmente diverse.

Non é la prima volta, ma ultimamente questo suggerimento salta fuori più spesso.

E io, che ci sto pensando da anni, mi dico “eh si…mi piacerebbe, ma….”

Forse dovrei ritirarmi a Bali e mettermi a scrivere un libro, che so, il seguito della Lunga Estate o un romanzo.
Ma non lo faccio.

Tutte le mie energie mentali sono sul lavoro, da anni ormai, e riesco a scrivere solo in alcuni momenti che mi ritaglio proprio quando devo farlo per forza.
Se avessi tutto il tempo a disposizione forse sarei molto più prolifico e magari potrei anche vivere dei proventi dello scrivere, che so, vendendo molti PDF a 5 € o magari pubblicando online.

Ma ho delle paure. Eccole:

 

1) GESTIONE DEL “MAGAZZINO”

Oggi il mio rapporto “Idee Per Scrivere” / “Ciò che Scrivo” é sul 100 a 1.
Mi vengono in mente 100 cose e ne scrivo una.

Se lo dovessi fare per professione rischierei di trovarmi nella seguente situazione:
“100 cose da scrivere entro fine anno” / “23 scritte, 12 in progresso e 14 idee”.
Di cosa scrivo? Di cosa scrivo? Di cosa scrivo? Oddio oddio oddio!!

L’ansia da prestazione del dover scrivere assolutamente qualcosa oggi perchè di professione faccio lo scrittore potrebbe essere deleteria.

 

2) GESTIONE FEEDBACK

In passato chi scriveva un libro aveva una risposta da parte dei critici e del pubblico solo dopo molto tempo.
Ormai il libro era uscito e il prossimo l’avresti terminato tra un anno.
Facevi in tempo ad assimilare le critiche e prenderne le distanze.

Oggi il feedback é costante, online e spesso meschino.
Tripluca é un piccolo blog, ci viene relativamente poca gente e non é interessante lasciare un messaggio per farsi visibilità o scatenare una flame war, e di conseguenza la qualità dei commenti é altissima (grazie ragazzi).
Ma se il sito dovesse acquistare popolarità mi ritroverei a leggere dei commenti che potrebbero far male e che forse non saprei gestire.
Sicuramente mi influenzerebbero.

 

3) SCELTA CONTENUTI IN BASE A GUADAGNI

Dato che i soldini arriverebbero da ciò che scrivo, dopo un pò capirei che per esempio parlare di viaggi porta più click e più vendite, mentre elaborare riflessioni non genera molto.

Mi ritroverei a fare ragionamenti insani di questo tipo (mi conosco, fidatevi): “mmm..l’articolo sulla ruota bucata ha generato 5 Tripmanuali e 3 Lunghe Estati, 40 €, mentre quello su Everybody Hurts solo 2 Lunghe Estati. Aspetta che scrivo di quello che é successo a Wroclaw, non é il massimo ma se lo pompo un pò lo rendo interessante. E devo fare in fretta che senò come lo compro il biglietto per Bali?”.

 

4) REPLICA DEGLI ARTICOLI PIU’ DI SUCCESSO.

Quando Oatmeal ha pubblicato Columbus Day  ho subito pensato che la scelta fosse legata all’enorme successo di Tesla Vs Edison.
Non c’é ovviamente nulla di male, ma pensare che Oatmeal si sia messo a leggere dei libri per cercare altri personaggi da riabilitare, me lo ha reso un pò meno spontaneo e quindi interessante.

Io probabilmente andrei a vedere quali articoli sono stati più letti, linkati, condivisi ecc… e ne farei una seguel.
Quest’anno l’articolo più visto é stato: Vivere a Bali, i soldi, parte prima, sicuramente a causa di molte ricerche in google, vogliono tutti andare a vivere a Bali adesso, non certo perchè é l’articolo migliore.

Ma qual’é stato l’articolo che é servito a più gente?
O quello che é servito a una sola persona ma molto?
O quello che e’ stato importante per me scrivere?
Questo analytics non ce lo dice, per cui analytics non lo voglio ascoltare troppo.

 

E QUINDI?

E quindi continuo così.
I soldi devono arrivare dal lavoro, punto.
Magari potrò delegare di più e ritagliarmi maggior spazi per scrivere, o prendermi ogni tanto dei periodi liberi, ma finché sarò convinto che queste paure sono fondate non mi metterò a giocare a fare lo scrittore di professione per paura di rompere un equilibrio tutto sommato perfetto.

In fin dei conti se volessi davvero scrivere di più mi basterebbe mettere la sveglia alle 5 ogni giorno, bere un caffè, accendere il computer (ma non internet) e iniziare a buttar giù qualche frase.
Ecco cosa sarebbe giusto fare.
Maledetta pigrizia.
Ovviamente é più comodo dire “scrivo poco perché lavoro” quando la verità é che scrivo poco perché dormo.
(Stamattina mi sono alzato alle 6:30 e ho finito adesso, alle 8:50)

 

OCIO

1) Non so se fossi bravo a scrivere, ma però non importerebbe.

Mi piace scrivere, e ciò che scrivo piace ad alcune persone. Ad alcune piace molto e me lo dicono, probabilmente a tanta gente non piace e non me lo dicono quindi sarebbe stupido illudersi di essere il prossimo Hemingway.

Non importa se sono un bravo scrittore o meno, é abbastanza irrilevante, ciò che davvero conta é che ho una mia piccola “audience” che legge ciò che scrivo e ne trova giovamento. Questo giustifica pienamente lo sforzo.
Personalmente sono cosciente di pubblicare testi scritti troppo in fretta e riletti velocemente e quindi poco eleganti.
Spesso giorni dopo averli pubblicati mi accorgo di vari errori e a volte li correggo, altre volte restano lì, per i posteri.
Pazienza.

2) Non so se avrebbi successo o riuscirebbo a mantenermi scrivendo. 

Credo di no.
Vivere di scrittura é veramente difficile e farlo senza cedere alle pressioni del mercato probabilmente impossibile.
Il problema di base é che più é merda e più é vendibile.
Non voglio (ancora) scrivere: Tutte le trombate di Tripluca, le avventure erotiche di un viaggiatore.
O dovrei? Si? Lo comprereste? 🙂

 

9 risposte a “Ecco di cosa avrebbi paura se scrivevo per professione”

  1. Naaa le avventure erotiche generano solo invidia.
    Venderebbe molto di più : Come trombare viaggiando. Guida ai luoghi e alle tecniche di successo.
    Ma mooooooooolto di più 😉

  2. Non credo che “Tutte le trombate di Tripluca, le avventure erotiche di un viaggiatore” avrebbe successo,
    perché sarebbe una stanca riedizione della pagina bianca di Mallarmè

  3. A me piace come scrivi e ti leggo sempre volentieri ma non per questo ti spingerei a diventare scrittore e questo per alcune ragioni:

    -Ti stimo molto.
    -Quelli che ti consigliano di scrivere per vivere probabilmente sono gli stessi a pensare che il benzinaio si mette in tasca tutti i soldi che incassa… tanto per fare un esempio stupido.
    -Recentemente ho partecipato ad un incontro con altri papà blogger, era presente anche una giornalista che ci ha fatto notare la freschezza, la novità e la relativa concorrenza fra papà blogger, nel caso delle mamme invece è possibile tranquillamente dire che queste hanno ormai perso la “verginità”, intendendo ovviamente il bisogno di stupire, esagerare… spararla più grossa, questo proprio perché dietro ci sono donne che hanno scelto di fare del proprio blog, del proprio scrivere se vogliamo, una professione, non c’ è assolutamente nulla di male ma è innegabile quanto da te detto nel punto 3.
    -Stiamo parlando di libri? Per quel che ne so allo scrittore vanno 2 €uri a copia…
    -Uno dei blog più seguiti è quello di Selvaggia Lucarelli e ogni sacrosanto libro di Fabio Volo è immancabilmente in cima alle classifiche di vendita… non aggiungo altro.

    Un abbraccio, Piko

    P.s.: Claudio come stai? Sto traslocando è ho ritrovato un paio di pacchi di Lindo Boluto, che faccio conservo?

  4. I have couple of ideas for you – could be to take forward:
    1.) my friend Beata leaving in France, Paris has 2 kids and a job, and is at the moment writing a book for fun which by the way she is about to publish too ( a dream since we have been kids in the primary school). She always wanted to be writer – since she has been 7 or 8;

    Being such little girl, she was able to read books in the quantity I probably never did so far during the whole my life; later on “laureata in litteratura polacca” in Poland and in Paris, and a polish language, litterature and culture teacher in France;

    My advise is to exchange with her and other people like her to see how they did without leaving current job and style of life;

    My another friend working for Accenture ( world known consultancy famous for making people rather busy) did the same in Poland: I have lately heard an interview with him in a radio magazin talking about no-professional writers: he wrote a light book (a comedy – an sarcastric irony of of people from the midle class living in a big city);
    2. ) another adivise is to meet people – amateur writers – taking part in the worshops for amators
    There is many initiatives like this where you can know more about professional writing and techniques ands also can sourrand yourself with motivating people, make useful contacts with professional or recognised writers and editors that are often coaches for amators or debutants
    3.) what about felietons in the magazines for globtrotters at first? Stories I heard in my flat could be published! they are interesting and fun.
    4.) what about writing travel reports with nice pics based on a travel notes? those could be published easily as you trave since years and have great knowledge of the world!
    3.) the last one- if you don’t write professionally so far, maybe it is not your inner voice and the way in life? good things can be just a hobby too … but sometimes, just a hobby turns into bringing money and fame 🙂

  5. Chi ha girato il mondo ha sempre una storia da raccontare, allora raccontala! Racconta tante piccole storie e fanne un romanzo.

    Sono bravo a dare consigli agli altri, ma di fatto anche a me dicono le stesse cose e anche io reagisco come te!

    Wroclaw è uno di quei luoghi che posso chiamare Home. Ci tornerò molto presto.

    Ciao
    Pasquale

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