Salva un Burocrate, manda un euro via sms! (parte seconda)

Salva un burocrate

Continua da Parte Prima

Permesso di Soggiorno
Sento dire che adesso si può richiedere anche alle Poste. Verifico il sito ed in effetti pare proprio di si.
Posso evitare la Questura!
L’ho ribattezzata “Africa”, perché ogni volta che ci sono stato mi é sembrato di essere in un altro paese a causa del numero di stranieri che ci sono sempre.
Per dire a Lek che andiamo in Questura, dico “Let’s go Africa”.
E’ un gioco un pò razzista, ma rimane tra di noi, per cui innocuo.
In fondo voglio bene agli stranieri, lo sono sempre anch’io quando viaggio.

Mi reco in Posta, mi danno un Kit, torno a casa ed inizio a riempirlo.
Mi blocco alla scelta tra Carta di Soggiorno e Permesso di Soggiorno.
Cosa voglio? Non conosco la differenza.
Cerco nelle istruzioni e non trovo nulla.
Chiamo il numero verde e non é altro che una voce registrata.

Ok, vado avanti, riempio tutto fino a che non leggo una frase sibillina “Per la richiesta di rilascio del permesso di soggiorno per motivi di famiglia il Modulo 1 é compilato presso lo Sportello Unico Immigrazione che ha rilasciato il nulla osta all’ingresso per il ricongiungimento familiare”.
Chi é lo Sportello Unico Immigrazione? La Questura?
Chi mi ha rilasciato il nulla osta all’ingresso per il ricongiungimento familiare? L’ambasciata italiana di Bangkok?
Perché cacchio sto riempiendo un Modulo che non posso spedire?

Non volendo spendere 30 + 14,6 euro per usufruire dei servizi imprecisi della posta (e perderli in caso di probabili errori) decido di rivolgermi alla Questura.
Al telefono non vogliono comunicarmi la lista dei documenti che mi servono, devo andare lì il giorno dopo.

Ieri torniamo, facciamo 40 minuti di fila e allo sportello ci sono gocce di pioggia che cadono proprio tra la cabina nella quale siede l’impiegato (siamo all’aperto) e lo spazio in piedi per l’utente.
Regolarmente chi presenta i documenti se li vede battezzati da una decina di gocce.
Amen.

Guardo Lek e penso agli uffici del Ministero thailandese dove siamo stati un mese fa: palazzo nuovo, aria condizionata, tre ragazze sorridenti che ti danno il numerino, ristorante, negozio, sedie a volontà.
Ordine, calma e bamboo.

Riguardo le gocce che ora cadono sui documenti di una signora ucraina, la cabina dell’impiegato, la fila di gente in piedi che fa un’ora di coda per ottenere un numero, andare dentro e attendere di essere chiamata.

Tocca a me.
Spiego la mia situazione.
In risposta ricevo una lista di documenti da produrre, a voce, devo scrivere di fretta.
Una mattinata persa per avere un’informazione del genere.

Oggi torniamo, terza volta in tre giorni, arriviamo alle 8 e 45 (apre alle 8 e 30).
Un’ora di coda. Arrivo dal tipo che mi dice:
– “Mi dispiace ma ho finito i numeri. Deve tornare domani.”
Mi blocco, non so cosa dire.
Mi controlla i documenti e dice che vanno bene.
I numeri? Che numeri? Non voglio numeri, voglio un cazzo di pezzo di carta che mi richiedete voi di avere, non so neanche perché dato che ha un visto. Lo volete voi questo pezzo di carta…che numeri?
Poi torno alla realtà.
– “Ma gli otto giorni?” chiedo.
– “Non si preoccupi, é inespellibile in quanto ha il visto”.
La prima reazione di una persona sana sarebbe di mettersi a gridare.
Ma ormai, dopo mesi di burocrazia italiana in Italia e all’estero, sono assimilato.
Anzi, illuminato.
So già che protestare non serve. Non otterrò il numero.
I numeri non sono suoi. Glieli danno. E chi glieli dà non ne può dare di più. Il personale é limitato.

Mentre faccio queste riflessioni, appoggiato alla cabina, spossato, lui cerca di spiegare che “se facciamo entrare troppa gente poi abbiamo problemi di ordine pubblico”.
Ascolto ma non reagisco, faccio fatica a seguire il ragionamento.
Sono sicuro che ha ragione.
Me ne vado, incredulo.

Lek mi chiede cosa é successo.
– “Hanno finito i numeri. Dobbiamo tornare. Africa, Lek, Africa”.
Mi sento in colpa per il giochetto di chiamare la Questura “Africa” a causa della gente che la frequenta.
L’Africa é nel sistema burocratico italiano.

E’ arrivato il momento di fare qualcosa.
Questa gente ha bisogno di aiuto.
Lanciamo la campagna “Salva un burocrate”, da spedire via Sms allo 2929292 (il 95% sarà trattenuto da Telecom).
Aiutiamoli a venirne fuori, assieme possiamo farcela.

Epilogo
Giusto per alleggerire e per dare un’idea della nostra reputazione nel mondo, rubo due episodi recenti a PaoloTripMaiTrop:

in Senegal “…veniamo assaliti dalla maggior parte dei venditori che appena capiscono che siamo italiani ci dicono: “Italia?! L’Africa d’Europa!””

in Mauritania: “…Iba, come tanti che abbiamo incontrato, è scappato dall’Italia perchè ci ha detto che ormai non si può più lavorare, è troppo dura la vita! E’ tornato nella sua terra perchè ci ha detto che per lui l’Africa sarà il futuro e che in Italia non c’è più niente da fare….”

Africa.

Una risposta a “Salva un Burocrate, manda un euro via sms! (parte seconda)”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *