Odori di Praga

Ieri Lek, Domenico ed io abbiamo preso il tram per andare al Castello di Praga.
A Malastrana abbiamo cambiato tram e siamo saliti sul numero 22 che sale dal bel quartiere medievale al bellissimo castello gotico.

Appena saliti  le mie pupille nasali hanno notato degli accenti acidi nell’aria.

L’inconfondibile odore da barbone.

L’odore da barbone è subdolo perché la sorgente delle esalazioni non é mai cosciente.
Probabilmente qualche settimana fa si é fatto una doccia ed era profumato.
Poi, giorno dopo giorno mentre il suo corpo esalava umori ed immagazzinava odori, il suo naso ci si é abituava, fino al risultato finale: una puzza con un raggio d’azione di 7,5 metri e lui (anzi, credo fosse una lei) che non se ne rende conto.

Un pò come l’Italia con Berlusconi.

Comunque, non di barboni e berlusconi volevo parlare ma dei misteri di Lek.

Come molti di voi sanno Lek ama cucinare e mangiare con una passione a volte incomprensibile per chi, come me, ha avuto storie d’amore col formaggio duro e il pane vecchio.
Non mi sto inventando un passato povero e romantico, ho davvero avuto i miei giorni di bassa liquidità.

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Rogito ergo sum?

l'iCafon

Eccoci tornati da due mesi a Fuerteventura.

Vi risparmio i vari commenti tipo “il sole e il vento che dominano l’isola sono lì a ricordarci che é nel nulla che l’uomo si ritrova” oppure “mentre camminavo per la strada principale di Corralejo ho capito che la cultura spagnola porta un retaggio africano” o altre cose del genere che potete trovare in tanti altri blog di viaggio.

A Fuerteventura non c’è praticamente niente degno di nota a parte alcune belle spiagge, degli scenari relativamente drammatici (che però stancano abbastanza presto) e  turisti in cerca di sole e tranquillità.
Sul livello culturale del turista medio vi basti sapere che i sombreri messicani vanno a ruba.

Ma a me piace così, proprio per il suo vuoto quasi assoluto.

Se esiste una strada verso il nulla, questa passa di sicuro per Fuerteventura, ed é bello ogni tanto staccare dalle mille cose che si potrebbero fare oggi alle due cose che si possono fare ma una non si può perché non ci sono onde per surfare (e manco lo so fare).

Mi spiego. In Italia, o altrove, ti alzi la mattina a vai a lavorare, per cui il problema del “what do you want to do today?” é risolto.
Ma per chi ha delle alternative come me, la cosa non é semplice. Leggi tutto “Rogito ergo sum?”