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Report 06 - Laos, Cina, Yunnan, Lijiang, Kunming, Chiang Mai, Bangkok e casa

Dal caldo tropicale al freddo del Laos e della Cina and back

25 Dicembre 2002 (Natale), Vientiane, capitale del Laos
Gran bel viaggio quello da Bangkok a Vientiane, capitale del Laos sita quasi al confine con la Tailandia. Si viaggia di notte in cuccetta con tanto di cena e colazione e ci si sveglia la mattina al confine.
Io mi sono fatto il viaggi leggendomi "L'armata del Papa", una storia di Focolarini, CL e Neoecumenici che con la Tailandia centrano ben poco ma mi ha aiutato a passare la notte di Natale contento di essere fuori da quel mondo.
Poi ho conosciuto una signora polacca, quindi per default strenua difensora del Papa, e ci siamo fatti due chiacchere.
Adesso sono nella mia stanza a 6.5 Dollari a notte con doccia calda e bagno in camera, balcone e tavolino. Good value.
Lee, la receptionnista del Nita, mentre mi portava a visitare la stanza mi ha detto "Merry Xmas".
- "Come?', le ho chiesto.
- Merry Xmas!"
- "Ah...yes yes, thank you"
"E' vero, e' Natale", ho pensato.
Poi, uscito sul balcone del quarto piano con Vientiane ai miei piedi, e la bandiera comunista sventolante giusto sotto di me, ho avuto un flash e mi sono visto dittatore di stampo stalinista che grida al suo popolo "basta con la religione, basta col Natale!", e mentre tornavo nella mia stanza da 6 dollari a notte, la folla gridava:"Luca Khan, Luca Khan, Achi Kai, Luca Khan" (che non vuole dire niente ma suona molto Laos/Tahi).
Fa sempre piacere arringare il proprio popolo. Comunque ha ragione il Berlusca: sono ancora tra noi.

 

Luang Prabang, Laos, il mercato non molto conveniente
Luang Prabang, Laos
Un monaco in scalata
Vientiane, Laos
retaggi francesi
Luang Prabang, Laos
Vientiane, Laos
vista dalla camera
Vientiane, Laos
Luang Prabang, Laos
Luang Prabang, Laos
il fiume Mekong
Luang Prabang, Laos.
Il Mekong

 

Il Natale l'ho passato a dormire visto che evidentemente nel treno non mi sono riposato abbastanza. Ho appena fatto un giretto per la citta' e non sembra un granch'e' interessante a conferma di quello che dicono i vari travelers. Il posto migliore in Laos, dicono tutti, e' Luam Prabang. Quindi domani giretto per la citta' e poi via verso la Cina.


Santo Stefano, 26 Dicembre 2002, sempre qui
Oggi ho affittato una bici (1 dollaro, contro i 10 del motorino) e ho girato questa capitale che di capitale non ha niente: ne' la posizione (che ci fa una capitale in un punto attaccabile come la frontiera?), ne' la popolazione (saranno 100.000?), ne' il traffico (non che mi lamenti, dopo l'inferno di Bangkok), ne' l'atmosfera (sembra un villaggio) e nemmeno un cinema!!! E io che volevo vedermi le Due Torri del Signore degli Agnelli.
Allora dagli sui pedali che da qualche parte arrivi. Ok, due pennellate giusto per darvi un'idea:
- ci sono le baguette come a Parigi
- non parlano francese a parte gli anziani
- non parlano inglese a parte qualcuno
- un sacco di negozi di dolci colorati tipo torte da matrimonio
- un fiume, il Mekong, in questo momento con poca acqua, qualche baracchino per bersi una birra e godersi il tramonto.
- le strade larghe con un 50% di Tuc Tuc, 10% di bici, 30% di motorini e il resto % di auto.
- balle balle balle nessuno col cappellino da risaia a parte due venditrici di souvenir
- le donne sono carine e dolci ma non e' come in Indonesia che ti guardano
- in effetti non ti guarda nessuno quindi vai via indisturbato e un po' triste (dai che alla fine ci fai l'abitudine che ti guardano e quando non lo fanno ti manca!)
- La cucina NON e' come la Tailandese, molto piu' rozzi. Ma chi non e' rozzo sotto questo aspetto in confronto ai mitici tailandesi?
Insomma abbastanza noioso come posto. Ok, non mi sono fatto il giro dei templi perche' ne ho visti abbastanza in questi mesi. Ce n'e' uno a 40 minuti da qui dedicato al Buddha che dicono sia eccezionale. Dicono, lo dicono sempre, vedete voi.

Luang Prabang, Laos
Luang Prabang, Laos
Luang Prabang, Laos
Luang Prabang, Laos, sul pulman
per andare al confine con la Cina

 

Luang Prabang, Laos, 28 Dicembre 2002
Questo e' il posto "in" del momento e sicuramente e' meglio di Vientiane. Il Viaggio in Bus dura una decina di ore tra salti, frenate, montagne in mezzo alla nebbia, case di locali, ottimi panorami, bambini che camminano lungo la strada. Un viaggio faticoso ma che vale la pena di fare insomma. Luang Prabang e' un po' la Ubud (a Bali) del Laos: il classico villaggio che e' ancora-come-dovrebbe-essere-quindi-invaso-dai turisti-e-trasformato-ma-tutto-sommato-ancora- genuino. E' un World Heritage Site.
siamo in montagna, quindi aria colorata di nebbia e gente vestita di colori. Un sacco di biciclette, motorini, tuc-tuc e gente che cammina per strada.
I fiumi sono lontano giu' in fondo e con l'acqua fangosa. Un sacco di monaci (ma non quelli seri, si tratta di ragazzini che lo fanno per un periodo obbligatorio) vestiti di arancione, templi e belle casette.
E' l'antica capitale.
Se non leggete emozione nelle mie parole e' perche' sono di passaggio (una notte), fa freddo, non ho un maglione, sono seduto scomodamente su di una sedia per bambini di 5 anni con laptop appoggiato a mini-tavolino spacca schiena e tra un'ora prendo il bus verso il NOrd.
Pero' il posto e' bello.

Dali (paesino), Yunnan (regione), Cina (nazione), 31 Dicembre 2002
Eccomi in Cina, il piu' grande mercato di telefonini del mondo. Un salto indietro e ricostruiamo la storia recente.
Il Laos e' passato come un sogno tra la nebbia, la stanchezza e il torpore del freddo. Il viaggio da Luang Prabang al confine con la Cina e' stato da pazzi: appena comprato il biglietto mi hanno detto che non c'erano posti a sedere (avevo chiesto:"ci sono posti a sedere?". "yes, yes, of course). Il bus arrivava da Vientiane ed era gia' bello carico, e invece di metterne un altro a disposizione hanno aggiunto delle seggioline di plastica. Io mi sono seduto sul motore e vi lascio immaginare il calore sulle mie chiappe che facevano da radiatore.
Comunque dopo solo 8 ore di chiaccherata con una coppia scozzese/catalana, tra sprazzi di lucidita' e di sonnolenza, ancora nebbia, pisciate collettive nella foresta (visti i bagni cinesi le rimpiango), e "cosa ci faccio qui?", "giuro torno in aereo", ecc..io, Olivier (un francese) e Terry (un sud-coreano), siamo scesi nella notte a 20 km dalla frontiera (ma non si sapeva se erano 20,50 o 80 km) e un miracoloso tuc-tuc secondo me inviato dal Buddha in persona, siamo arrivati alla frontiera. Dopo vari bussamenti di porta finalmente una Guest House ha aperto. "Quanto?", "10.000 Kip (1.2 Euro) a testa". "ok" e tutti a letto in camere separate con lettone,copertone e zanzariera che non c'entrava niente dato il freddo. A meno che i pinguini non succhino il sangue da queste parti.
Io, come al solito preparatissimo da mesi di studi coscienziosi, credevo che il Laos e il Sud della Cina fossero tropicali. D'estate forse. Adesso fa Un freddo bestiale.
La mattina sono riuscito a recuperare un caffe' (chiedete il Nescafe' che quello loro e' imbevibile) da una famiglia/ristorante dove mother stava scuoiando un coniglio e father and son stavano cuocendo il riso su del carbone all'aperto tipo aborigeni australiani.
Niente doccia, non c'era.
Mezza baruffa con la proprietaria dell'Hilton che tentava di estorcerci 20.000 a testa, fallendo, e poi via verso la Cina. Le guardie di frontiera facevano molto film di 007 ma non hanno stressato.
Senza nemmeno accorgercene eravamo in Cina. Per fortuna che Terry il Coreano che ci ha rubato il mondiale (sto aspettando un'occasione per la vendetta), parla cinese....

Appena arrivati in Cina a cambiare
soldi. Non hanno accettao i 100 U$ perche' forse falsi
Cina, al confine col Laos
Lijiang nuova, trasportatore di carbone
Lijinag vecchia, signore dell'etnia
Naxi
Lijiang nuova, schermo
al plasma
Lijinag vecchia, bambino in vendita al mercato
Lijinag vecchia, frattaglie di bambino
Lijinag vecchia, cani da bistecche
Lijinag vecchia, chili
Lijinag vecchia, Italiano dell'etnia romana, Marco

 

Lijang, Yunnan, Cina, 4 Gennaio 2003
Ecco il primo report scritto nel 2003! Sara' uno dei tanti o dei pochi? E che ne so?
Vai con la cronaca: una volta arrivati in Cina, a Mohan, abbiamo preso un minubus per Mengla. Dopo pochi minuti di percorso ci siamo fermati per mezz'ora perche' stavano facendo lavori per strada. Abbiamo comprato delle banane a 1 Rmb (circa 250 Lire) e ce le siamo mangiate nell'attesa e poi, desiderosi di adattarci ai costumi locali abbiamo gettato le bucce per terra.
Il resto del viaggio e' stato uno sputacchiare costante dei nostri compagni di cinesi che a quanto pare devono avere qualcosa che gli cresce in gola ogni 5 minuti e che non puo' essere tenuto dentro per imperscrutabili motivi di igiene.
Arrivati a Mengla, visto che c'era un'ora di tempo, siamo andati a ritirare dei soldi. Ad un certo punto ci siamo chiesti se non ci fosse il fuso orario e di colpo ci siamo resi conto che l'ora di tempo non era mai esisita e che il pulman, con i nostri bagagli dentro, stava per partire.
Dev'essere stato abbastanza strano per i locals vedere tre turisti, di cui due in ciabatte, di corsa per le pacifiche strade di Mengla ma alla stazione ci stavano aspettando,avevano ritardato il pulman per noi! Ci hanno dato perfino il tempo di andare a comprare qualcosa da mangiare ed e' cosi' che, per evitare di cibarmi di cane o serpente, mi sono ritrovato con una vaschetta piena di riso ed un pesce intero sbattutoci sopra la cui coda sporgeva all'esterno e gocciolava un sughetto rosso in giro per il pulmino.
L'uso delle bacchette poi, sicuramente non ha aiutato a tenere la situazione sotto controllo.
Arrivati a Jinghong, ero tutto da lavanderia.
A Jinghong siamo finiti in un Albergo che mi ricordava molto le Domo Studentski (Case per lo studente) polacche.
La citta' e' piacevole con zero turisti e gente molto tranquilla e disponibile. Mi sono comprato una giacca cinese a 70 Rmb (9 Euro) e dei calzini a 5 (0.6 Euro) per prepararmi al freddo che a quanto pare non mi avrebbe abbandonato fino al ritorno in Thailandia.
Grazie al grande Terry, il sud coreano ormai perdonato per lo sgarro dei mondiali, abbiamo sempre mangiato in posti di locali. La media di un piatto e' di 3/4 Rmb (sulle 1000 Lire), il The' e' gratis.
Non e' stato facile trovare un ATM (bancomat) dove funzionano le carte internazionali, inoltre le gente non capisce, non c'e' niente da fare. Anche la gestualita' europea e' differente per cui inutile imitare, con la carta in mano, l'inserimento nella macchina, l'unico risultato e' che ti prendono la carta e la guardano per qualche minuto. E il coreano che parla cinese mica era sempre con me.

Kunming, foto artistica
in viaggio verso Deli
Olivier, nella sua cuccetta
Olivier e Kim
Io, Italiano dellEtnia veneta

 

Viste le difficolta' di comunicazione mi sono detto "segui il coreano finche' puoi" e quindi il giorno dopo sono salito in un miticissimo pulman-cuccetta per andare con lui e Olivier (il francese) fino a Dali.
Allora, quello che sto per scrivere potrebbe rivoluzionare il modo di viaggiare in un'Europa dove it treni sono diventati troppo cari e i pulman restano scomodi per viaggi troppo lunghi. La soluzione? Il pulman-cuccetta!
Come potrete vedere dalla foto invece dei sedili ci sono dei lettini, i posti sono 42 e basterebbe aggiungere un 20 cm di lunghezza per adattarli alle misure europee.
Ora, a dire la verita', ci sono degli effetti collaterali:
1) Mal di collo se si tiene la testa troppo rialzata con un cuscino. Ma questo a causa della strada di montagna piena di buche quindi forse no su strade migliori.
2) 22 ore sdraiati non e' il massimo, uno vorrebbe anche sedersi ogni tanto (soluzione proposta: sedili che diventano letti)
3) Sputacchiamento cinese: le finestre si potrebbero aprire ma non e' piu' bello un bel "SSCCCCHRRRRUAAACCCHHHH" (fase di raccoglimento saliva e detriti vari), poi un "MMMMMMMMMM" (inspirazione) e uno "SPUACCHHHHH" imperiale finale con deposito sul pavimento? Ovviamente e' piu' folkloristico cosi. Dopotutto loro hanno 4000 anni di storia quindi devono per forza essere piu' avanti di noi.

Ad un certo punto ci siamo fermati e hanno smontato mezzo motore, saldato un pezzo delle marce, e poi siamo ripartiti.
Lo scenario delle montagne e delle vallate era veramente spettacolare, ore e ore di foreste, fiumi, risaie, villaggi di una bellezza impressionante. Un viaggio faticoso ma che vale sicuramente la pena di fare. Se volete avere un'idea andate (quando sara' pronto) a vedervi la puntata di Cobretti in Cina.

Dopo il massacrante viaggio in pulman, siamo arrivati a Xiaguan (Dali City) che, attenzione, non e' Dali. Colazione in ristorante di lusso a base di noodle soup (zuppa di spaghetti di riso) per loro due, e caffe' per me. I noodle 3 Rmb, il caffe' 4. Ragazzi/e, in Cina si beve The', se volete il caffe' lo pagate, ok?

Deli by night
Pani di the'
Deli by morning
Deli
Tetti di Deli

 

Bellissima la scena seguente, sempre nel risto di lux:
Chiedo alla cameriera:
- "Ehmm..cesuo? (cesso in Cinese)
Mi indica una porta.
Apro la porta e trovo uno sgabuzzino buio dove non c'e' niente, solo un secchio. L'aria e', giuro , profumata.
Torno da lei:
-"Ehmmm..cesuo?"
Mi riindica la porta. Terry mi guarda e dice:
-"Dice che quello e' il bagno"
-"Ma c'e' solo un secchio"
Conversazione in cinese tra lui e cameriera, poi mi dice:
-"piscia nel secchio, ma niente di piu' serio, solo pisciare"
Non vi dico l'emozione.

Altro bus e siamo a Dali, la citta' vecchia.

Kunming, 6 Gennaio 2003
Ieri sera sono arrivato a Kunming, la capitale della regione dello Yunnan, in bus da Lijang.
A Lijang avevo deciso di non andare verso le montagne perche' non attrezzato: non ho scarpe (giro in ciabatte), non ho maglione, non ho giacca pesante.
Mi sono quindi diretto verso Kunming da dove rientrero' in Thailandia, quel paese caldo al di la' del Laos.
Durante il viaggio in bus si sono visti dei bei panorami montanari e ogni tanto una fine pioggerella.
Arrivati a Kunming, sono sceso per prendere lo zaino e mi sono accorto che pioveva. Poi, guardando meglio mi sono accorto che era neve! Non faceva freddo e mi sono detto:"meglio, cosi' non mi bagno".
Poi, camminando verso dove credevo fosse l'ostello, la neve e' diventata una tempesta con forte vento, ombrelli che volano via e facce sorprese. Mentre i miei calzini, capelli e giacchetta si impregnavano di acqua fredda cinese e il vento minacciava una broncopolmonite asiatica, mi chiedevo perche' non ho preso un taxi (non crediate che abbia trovato una risposta plausibile).
Domanda a destra e domanda a sinistra mi sono accorto che ero ben lontano da dove credevo di essere e che dovevo cambiare obiettivo. Vicino (ma cos'e' vicino in una tempesta di neve?) c'era l'Hotel Yunda, segnalato nella Lonely Planet China. Mi fermo un attimo per indossare il nylon anti-tempesta-tropicale acquistato a Phuket e continuo. Per fortuna i cinesi hanno il grande pregio di farsi i fatti loro e nessuno si e' messo a ridere vedendo un fagotto blu piu' largo che alto in ciabatte aggirarsi per la citta' (tenete conto che avevo zaino davanti e dietro e che il nylon mi copriva tutto tranne mezze gambe), quindi mi sono risparmiato l'umiliazione.
Ogni tanto mi fermavo per chiedere dell'Hotel ma i problemi erano due:
1 - la mia pronuncia di "Yunda" (l'hotel che cercavo) era evidentemente non esatta (inoltre "hotel" non lo capiscono, credo siano gli unici al mondo).
2 - l'asiatico medio conosce il proprio territorio molto bene. Purtroppo l'ampiezza del territorio in questione non supera mai il tiro di sputo.
Ogni volta quindi mi toccava aprire lo zaino innevato, prendere la guida con le mani bagnate e tremanti e porgergliela, dopo due/tre minuti di studio arrivava la risposta, di solito incomprensibile e/o sbagliata.
Dopo un paio di direzioni sbagliate che coscienziosamente non ho seguito (glielo vedi negli occhi quando non sanno e per gentilezza "ci provano". Non sapete quanti backpackers sono morti assiderati o disitratati per non aver filtrato le info ricevute), ho chiesto a persone progressivamente piu' convinte, finche' sono arrivato. Notare che da quando ho iniziato a chiedere ero a massimo un km e mezzo dall'Hotel.
Insomma, arrivo a 'sto Hotel e mi spavento. Hall da 3 stelle, receptioniste in giacchetta rossa ("giacchetta rossa la trionfera', giacchetta rossa la trionfera',giacchetta rossa la trionfera' evviva il popolo e la liberta'!"), Body Guard in tenuta da parata militare con spruzzata di neve sul cappello, lampadario imponente..."qui mi mangiano", penso.

Done Naxi-skin a Lijiang vecchia
Lijiang vecchia
Lijiang vecchia
Lijiang vecchia
Lijiang vecchia, una delle poche belle ragazze che si sono viste

 

 

Mi avvicino un po' in colpa alla reception, lasciando una scia di neve sciolta dietro di me che sembro un bruco blu gigante, appoggio gli zaini sul marmo e dico:
- "Do you have a room?"
- "Yes, we have", mi risponde con un sorrisino, la giacchetta rossa.
- "How much?"
- "120"
Faccio due calcoli...30.000 Lire. Un po' caro per il backpacker che e' in me (a Lijang pagavo 3,5 Euro), ma i lupi della steppa in attesa per strada si erano messi a ululare, quindi ho accettato.
Dopo avermi fatto pagare, le receptionste sono corse fuori a vedere la neve. Era tre anni che non nevicava. Dio dei viaggiatori, perche' mi hai abbandonato?

Salendo mi dicevo "solo una notte", ma appena vista la stanza, ai livelli del Chaleena di Bangkok, ho capito che non me ne sarei staccato tanto facilmente.
Non vi dico il piacere di un bagno caldo in una notte come quella.

Preparando i "damplings" (tra due foto)
Lijiang nuova, soldi e donne
Probabilmente era di
cane il ripieno
Lijiang nuova
Lijiang vecchia
Lijiang vecchia
Lijiang vecchia, pesce al mercato
Lijiang vecchia
mercato
Lijiang vecchia
mercato

 

Ok, pero' adesso devo fare un salto indietro e parlarvi di Dali e Lijang.
Dali: bella ma se andate a Lijang non ne vale la pena. Ci abbiamo passato il capodanno in compagnia di francesi e cinesi. Non mi sono neppure ubriacato, pensa che bravo ragazzo.
Lijang: la cosa piu' vicina a Venezia che mi sia capitato di vedere in vita mia. I canali sono di acqua di montagna per cui scorrevoli e limpidi (ma occhio che e' come a Venezia che li usano come fogne per cui non e' troppo igienico bersi l'acqua in un raptus di bucolicismo). Un sacco di ristorantini e negozi di artigianato. E' un posto estremamente turistico, ma la maggior parte dei turisti sono cinesi per cui fa un bell'effetto (nel Sud-Est Asiatico i turisti sono solo occidentali e giapponesi/coreani). Lascio alle foto il compito di descrivervela, ma e' sicuramente uno dei piu' bei luoghi della Cina, anche a sentire chi l'ha vista tutta.
Il bello di Lijang e' che se stai nella Guest House giusta, conosci un sacco di gente. Io ho avuto la fortuna di conoscere Jannine, una diplomatica svizzera di Zurigo, e Marco, un romano viaggiatore incazzatissimo con i suoi amici danarosi che passano la giornata a lamentarsi e a dirgli "beato te", quando potrebbero farlo molto piu' tranquillamente con i soldi che hanno. Una storia gia' vissuta da me?

Ma perche' scrivo cosi tanto oggi? Nevica e le mie ciabatte stanno implorando di restare all'asciutto. Le nobili motivazioni della letteratura vanno sempre cercate nel piu' profondo dell'animo umano.

Lijiang vecchia, mercato
Lijiang vecchia, barniere
Kunming dopo la tempesta di neve
Kunming, il giorno dopo
Kunming, tassista
Kunming
Kunming
Kunming
Kunminge un simbolo
comunismo
Kunming, pulitrici di orecchie 2 secondi prima di saltare e cominciare a bestemmiare

 

Kunming, 8 gennaio 2003
Mi sono trasferito al Camelia Hotel che e' bello in centro e costa 90 Rmb (11 Euro). Peccato che qui non ci sia il riscaldamento. Ma siamo uomini duri o no? Certo, sopo una notte a zero gradi morbido non sei.
Ho comprato il VCD (ovviamente originale) di "Le due Torri" doppiato in cinese, poi per fortuna ho capito che bastava spostare l'audio a sinistra e il cinese veniva tagliato fuori.
Insomma ieri serata molto sociale a guardarmi il film sul computer, e poi "La mia Africa" in italiano trovato in un bar.
Strana la vita del viaggiatore, a volte sei pieno di gente attorno e non trovi un attimo per te (o per lavorare), a volte sei solo. Credo che una delle piu' grandi conquiste del viaggiatore sia l'amore per la solitudine. Sei passare uno, due, tre giorni da solo ti fa paura, non puoi viaggiare molto rilassato.

Dato che ho finito le pagine sul passaporto non posso tornare via terra, perche' il Laos richiede una pagina intera per il visto. Quindi ho cercato un biglietto per la Thailandia e alla fine la cosa meno cara 1240 + 90 Rmb (158 E) e' risultato un volo sola andata verso Chiang Mai, Thailandia, dove volevo comunque tornare per comprare delle lampade in carta Saa, bellissime.

Aeroporto di Kunming
pure

 

Chiang Mai, Thailandia del Nord, 10 Gennaio dosmiltres
Eccomi rientrato in zona calda. La natura e' benevola all'uomo tropicale e l'uomo tropicale risponde con un sorriso. L'aria e' sempre calda, la pioggia una benedizione, non esiste la neve, il vento freddo, il bisogno di carbone o di borse dell'acqua calda per scaldarsi. Esistono solo le farfalle tutto l'anno. Quindi si siede e contempla.
L'uomo del nord, abituato alla lotta contro gli elementi avversi, giustamente un po' incazzato, arriva con le proprie convinzioni sul primato dell'efficienza, dell'organizzazione che permettono di combattere l'ambiente avverso, arriva con la propria religione opprimente che parla di punizioni, peccati e pene da scontare, col proprio Dio severo, lo stesso Dio che manda la neve, la grandine, il vento freddo, la pioggia pungente, le tasse, il tempo che non c'e', i soldi che non bastano mai, la macchina da cambiare, il telefonino ormai vecchiotto, l'abbronzatura che se ne va, la vita che e' una lotta non si sa bene contro cosa e contro chi...arriva e sorride sentendosi superiore. Arriva col suo Dio Maggiore, i soldi, quel simbolo della propria fatica, allo stesso tempo liberta' e schiavitu'. Arriva e vede che e' potente, che puo' fare molte cose con i propri soldi, anche comprare una ragazzina, anche mangiare a volonta', anche non fare niente tutto il giorno.
Si siede e guarda l'uomo tropicale passarli davanti. Lo vede sbagliare, dormire troppo, lavorare male, sorridere senza motivo. Pensa al proprio paese, con le sue strade pulite, i negozi efficienti, le belle macchine, i palazzi maestosi. Sorride, beve la propria birra, e pensa "siamo cento anni avanti". Gli viene voglia di insegnare, si sente un maestro.
Poi, gli passa davanti una coppia di amici, parlano e ridono, camminano piano, sembra non vadano da nessuna parte. "Perche' sorridono? Dove vanno? Non hanno niente da fare?".
Gli vengono in mente le facce della gente della propria citta', di corsa, incazzati, preoccupati, tesi verso un obiettivo.
Appoggia la propria birra e si sente pervaso da una sensazione nuova. Ripensa alla coppia di amici che gli era passata davanti e si rende conto che stavano facendo qualcosa di molto importante. Stavano vivendo. La loro attenzione era focalizzata sul momento attuale. Il loro corpo era li, la loro mente era li, il loro cuore era li. Armonia degli elementi.
L'uomo del nord si innamora dell'uomo tropicale, perche' in lui trova quello che ha perso, chissa' quanto tempo fa. Allo stesso modo l'uomo tropicale ammira l'uomo del nord, che possiede cose ed idee che lui non ha ancora avuto.
Non ci sono migliori o peggiori, solo chi abbandona la propria presunzione ed assorbe saggezza, e chi si gongola nelle proprie convinzioni e dimostra ignoranza.

Ok, chiuso il capitolo filosofico (era da un po' che non divagavo), torniamo un attimo in Cina. Tre episodi:
- Pulitori d'orecchi: me ne stavo a passeggiare in giro per la pacifica-moderna-assolata Kunming che a un certo punto vedo delle signore sedute su delle seggioline con in mano dei cotton fioc! Le Pulitrici di Orecchie. Allora tiro fuori di nascosto la mia mega-digitale, la accendo e ZACC!!!! scatto una foto. Madonna Santa, altro che digitale, dev'esserci un laser dentro: hanno fatto un salto che a momenti si arrampicano al soffitto per non farsi fotografare. Con la mia proverbiale prontezza d'animo ho fatto la faccia delusa come a dire "ma come? Ho fatto 15.000 km per venire e non posso farvi una foto?". La foto pero' l'ho fatta e ve la presento qui. Ci tengo a sottolineare che ho tutto il rispetto per queste persone, molto di piu' che per certi disoccupati sovvenzionati che non trovano lavoro perche' non lo cercano. Tie', la politica del cotton-fioc.

- Cane flambe': questo e' successo a Lijiang. Me ne stavo a passeggiare con Marco El Romano Viaggiatore per il mercato di Lijinag ed ecco ad un certo punto vediamo, in mezzo a maiali, galline e conigli, dei cani vecchiotti, spelacchiati e tristi.
"Marco, questi sono da bistecche", dico
"Enno', no' me' di' cosi', so' pe' animali da compagnia" (e' sempre bene avere un romano da inserire nei report, da' colore e vita ai dialoghi).
"Marco, questi hanno tre mesi di vita, che animali da compagnia vuoi che siano?"
"No, no', no' me' di' cosi'"
Insomma Marco non voleva crederci. Quello stesso pomeriggio passiamo davanti ad un ristorante e in un secchio vediamo una decina di mega coscie spellate. Ovviamente di cane, ovviamente della stessa razza di quelli del mercato. Marco non ha voluto guardare. Io non ho voluto pensare che qualche giorno prima il coreano mi ha portato a mangiare i "dumplings" (specie di ravioli al vapore) nel ristorante vicino. Sapevano da barboncino.
Nota per gli animalisti e proprietari di cani in procinto di indignarsi: prima di mettervi a piangere per la sorte dei poveri cani pensate ai milioni di maiali, galline, vacche, ecc...che facciamo nascere, crescere e morire in condizioni pietose.
Se meritano compassione i cani, la meritano anche loro. Se non meritano compassione questi animali, non la meritano neanche i cani. Decidete voi se ci dev'essere compassione o no, ma non facciamo differenze assurde.
Comunque, povere bestie.

Bangkok, telefonini pubblici
(2 bath al minuti, 100 Lire)
Bangkok, cena di gamberetti
Kanchanaburi, dolci
Aloe vela
Kanchanaburi, monaci e laici
sbattono un albero e mangiano
Kanchanaburi, foto di donne al pic-nic.
Sembra un Monet
Bangkok, moto-taxi
Kanchanaburi, bambu' ripieno di riso dolce, 10 bath
Bangkok, Ramkahmeng rd
treno Bangkok-Kanchanaburi


Dall'aereo per Taipei, lunedi 27 gennaio 2003
Ho sempre sognato di scrivere un report in aereo ma non ho mai avuto una batteria abbastanza carica per tentare l'impresa.
Adesso, col mio mega-Acer, 27% di batteria, due bicchieri di vino bianco in corpo, ventisette minuti di Hemingway appena letti e la panza piena, mi accingo all'impresa.
Sei mesi di Asia.
Sei mesi e una decina di giorni.
Che bello che la decina di giorni siano solo le briciole, mentre per la maggior parte della gente 10 giorni sono i soli preziosi dieci giorni di vacanza. Ricchi o poveri.
Sono ricco, ricco di tempo. Forse i soldi arriveranno piu' avanti, ma ormai ho deciso: il tempo e' piu' importante.
La mia scelta "prima mi prendo la liberta' e poi, forse me la guadagno", si e' rivelata finora azzeccata.
Troppi "prima faccio i soldi e poi me li godo" attorno, troppi, tanto da non crederci piu'.
Il problema di questa teoria (quelle del "prima i soldi)? E' rischiosa. Basata sull'assunto che ci sara' un dopo + che in quel dopo avrai la voglia/tempo/liberta'/possibilita' di fare quello che volevi fare prima.
In un certo senso e' come fare un mutuo ma non entrare nella casa che dopo averlo pagato tutto.
Io prima sono entrato, e poi ho iniziato le carte per il mutuo. Finche' dura, chi se ne frega se lo paghero' mai, intanto sono dentro, al calduccio. Uno squatter della vita? Considerato che mi appartiene, direi di no.
Quanti vivono con la sensazione che la vita non appartenga loro ma a qualcun'altro? Molti.
Ora, caro squatter, cos'hai imparato dall'Asia. Cosa ti ha insegnato l'Asia? Mmmmm....
Intanto che 8% di batteria corrisponde a circa 20 minuti di stesura report, poi che Hemingway componeva frasi con due "e" di congiunzione, tipo: "e i leone camminava per la steppa e io bevevo la birra e Mary era nel suo letto che dormiva felice".
Non lo so cos'ho imparato, sicuramente molto, ma come al solito me ne rendero' conto in un momento tra x mesi/anni, quando una situazione mi riportera' in Asia e con un sorriso tutto interiore il mio viso assumera' un'espressione di saggezza secolare. Tipo quando mangero' degli spaghetti con le bacchette per esempio, uah uah uah!

Bali, mi viene in mente sempre la terrazza del Warini dove uscivo la mattina insolitamente presto per colpa dei galli bastardi e mi godevo il sole sulla tazza di the' caldo e i colori dei tetti delle case di Ubud, con sotto qualcuno che conosco o non conosco, e i pesciolini rossi nello stagnetto, mentre la signora Warini in abito religioso se ne andava per la casa a spargere incenso e benedizioni, anche sul motorino di Stefano che poi era contentissimo.
Singapore e quel pesce al curry nella Little India, consumato velocemente in mezzo a tutti quegli indiani che secondo me hanno sempre l'aria gentile.
Phuket e le danesi tettone mai piu' ritrovate. Bangkok e le sue strade studentesche come un mondo a se' fatto di belle ragazze e mille cibi diversi tutti quasi gratis e incredibilmente buoni. Il riso dolce col mango a fette inondato di latte di cocco concentrato era come una droga e quanto mi presentavo, immancabile, al banchetto c'era una sguardo d'intesa.
Il Laos nebbioso e dormente con troppi monaci, troppi bambini colorati, troppa nebbia per essere vero e infatti forse l'ho solo sognato.
La Cina e l'odore acre del cibo, il freddo inatteso, le cosce di cane spellato nl secchio una fredda mattina di Dicembre, i molti compagni di viaggio e le chiaccherate che sono sempre la cosa piu' bella.

Scorze, 31 gennaio 2003
La batteria era finita o e' arrivata l'hostess col cibo e ho smesso di scrivere.
Ora sono a casa da qualche giorno e mi sono detto di finire un report per una volta, non sempre lasciarli incompiuti.
Leggendo quello che ho scritto assaporo le situazioni con quel non so che' di storico, ora che sono qui. E' gia' passato, gia' mito. Cosi' in fretta.
Ora guardo avanti, il Tripcentre e' la prossima sfida, forse e' davvero arrivato il punto di non ritorno. L'istituzionalizzazione del viaggiare, forse rischiamo di distruggerne la magia? Non lo so, ma proviamo, si fa sempre in tempo a tornare indietro quando si e' andati. E' quando non vai che e' poi troppo tardi per partire.