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La mappa del tragitto
Per informazioni pratiche sul mio viaggio vedi la


Alamo, Macuto, Estado Vargas, Venezuela (dalle parti di Caracas), Mercoledì 2 luglio 2003

Dopo una bellissima quanto inaspettata settimana di chiacchierate e sedute infinite di magica connessione Adsl stesi sul tappeto di Paulo il brasiliano nella casa di Londra di Paolotripmaitrop.com, mentre la moglie Célia incredibilmente simpatica nonostante lo squatting nella sua stanza, e il loro figlio di 5 anni Felype recentemente convertitosi alla Tv via cavo e successive lotte alla Hulk...(ho perso il filo)
Dopo tutto cio' e anche dopo la simpatia di Thomas, ecuadoriano, e la sua compagna di stanza anche lei brasiliana ..insomma dopo una settimana a Londra in mezzo a Sud Americani (e un abruzzese), come messi li dal caso in una specie di pre-accoglienza al sottoscritto nella loro parte di mondo.....finalmente e' arrivato il momento di partire!
Purtroppo e' arrivato proprio quando stavo bene e cominciavo a pensare di allungare l'auto-apparassitamento e, ancora purtroppo, e' arrivato alle due e dieci di mattina dopo un'ora di sonno in seguito a una nottata a passata a parlar del tripcentre con co-co-Cobretti ma il tempo e' tiranno e se vuoi voli cheap, in un modo o nell'altro la paghi.
E allora via con lo zaino in spalla in un night bus doppio e rosso londinese che mi scarica a Oxford Circus nel mezzo della notte ma prima mi regala una scena very-London con un tipo very jamaicano che scende dal secondo piano del bus e mi chiede una penna perche' "you know, ho appena pubblicato un disco c'e' un tizio sopra che gli piace e you know adesso gli do' il mio email, you know, man, cool man, right?" e poi arriva il tizio che si rivela un tizio-giapponese eccitatissimo che mi dice "great man, listen, listen" e mi sbatte sulle orecchie il suo walkman che mi avvolge in un rap soft, mentre l'email dell'artista diventa una lista di tutti i negozi di Londra dove sono in vendita i suoi dischi.
Il Very Jamaicano poi mi chiede di fare propaganda e io gli dico di si, mi fa lo spelling del suo nome ma non mi ricordo nulla se non la canzone che faceva "headphones, headphones..." (cuffie, cuffie..). Scena very very London, a Martellago queste cose non succedono.
Poi scendo a Oxford Circus e cammino nella notte verso Piccadilly sotto una pioggerella fina fina ritrovandomi nell'after party di strada dei festaioli del martedi' e mi sconvolgo soprattutto per delle ragazze nere succintamente vestite come nei video rap di Los Angeles. Pioviggina su di me e sul mio zaino, estremamente fuori posto in quel luogo, non così come l'ebreo (riconosco la "r") ubriacone e gay che mi indica la fermata, non come lui dico perche' lui "ci sta dentro" perfettamente nella scena. Hoopppss eccoci sopra il secondo Night Bus che scivoliamo verso Heathrow, mentre gia' ho sonno e cosciente che davanti a me ci sono piu' di 20 ore di viaggio prima di arrivare non tanto in Venezuela, non tanto a Caracas, non tanto all'albergo/ostello o bordello che sia ma al letto che ora sotto di me mi chiama e dice "scrivi domani, scrivi domani..." roooonfffff.......

A Londra a casa di Paolo Paolotripmaitrop.com
al lavoro sul suo computer-bidone
I simpaticissimi brasiliani a Londra Puerto la Cruz Il battello veloce da Puerto la Cruz alla Isla Margarita

Puerto La Cruz, a 300 km da Caracas Venerdi' 4 Luglio dosmiltres
Caracas, a sentire tutti, e' una citta' molto pericolosa e siccome l'ostello che avevo trovato via internet e' in una delle zone piu' brutte, decido di vedere la citta' tra qualche mese, quando le cose si saranno calmate.
Da Macuto passo comunque per la citta' che mi inghiotte nel metro', bello e pulito, e mi sembra di essere a Madrid, per cui cominciano a venirmi dubbi sulla pericolosita' del luogo. Alla stazione Plaza Venezuela quasi scendo e vado all'Ostello, ma poi mi lascio trasportare e scendo dove dovevo scendere.
Sulle scale mobili chiedo ad una signora dove si prende il minibus per il Terminal Oriental e lei mi aiuta. Appena arrivati in superficie mi dice che un tipo ha tentato di aprirmi lo zaino mentre eravamo sulle scale mobili "Sta' attento", mi dice. Non credo sarebbe riuscito a sfilarmi il computer impunemente, pero' mi sarebbe dispiaciuto, per lui, che si fosse portato via i calzetti sporchi.
Comunque tutto liscio fino al terminal oriental dove in attesa del bus per Puerto La Cruz mi mangio un tonno ai ferri per 1,5 Euro. La signora mi chiede con cosa voglio il tonno. "con cosa c'e'?", chiedo io. "con riso, patate, banane....o con me!"
"con te?", "si come contorno". E si fa una bella risata.
Tutti simpatici, si parla, si scherza e ci si saluta.
Salgo in pullman (6 Euro) e giuro che e' un cinema viaggiante con tutti i vetri oscurati, tendine chiuse, aria condizionata e...un buco al posto del televisore! Tutti si mettono a ronfare allegramente, io cerco di leggere un po' il libro di turno (romanzo storico sulla Regina Elisabetta in inglese) e guardo fuori.
Vedo le palme, gente al bordo della strada che dorme, auto vecchiotte...insomma il classico corollario di un paese tropicale.
Mi viene subito nostalgia di Bali, ma non sono li'. So gia' che ci vorra' un po' per ambientarsi e mi ritrovo a chiedermi se il Sud America entrera' in me così come l'Asia. E' qualcosa di molto simile all' innamoramento. Il Sud America mi fara' innamorare e dimenticare l'Asia? MMmmm...si vedra'.

Ad una fermata vedo un giornale con scritto "Berlusconi se pico'" e prendo un colpo, poi vedo che si e' impiccato solo virtualmente con la dichiarazione sugli SS...mi sembra difficile crederci..il potere logora.

La sera arrivo a Puerto la Cruz, scendo dal bus, alzo lo sguardo verso il cielo e il mio istinto naturale mi dice dov'e' il mare. Mi ci dirigo passando in mezzo gente che non mi nota nemmeno, e cerco di respirare l'atmosfera, ma non vi trovo violenza. Arrivo al mare e la baia e' bellissima, sembra quella di Benidorm ma molto piu' grande e senza tutti quei grattacieli.
Il primo Hotel ha un buon prezzo, 11,5 Euro con a/c, tv via cavo, acqua calda, molto spaziosa..insomma non perdo tempo e mi ci ficco. Scopro poi che vicino c'e' anche un internet cafe', per cui ne faccio la mia casa per il weekend.
Faccio un salto in spiaggia, piena di coppiette romanticamente abbracciate che sembra una scena di "Svegliatevi!!", quando il Regno di Dio scendera' sulla terra. La sabbia accoglie un po' troppa plastica, ma nessuno e' perfetto e Dio ha i suoi disegni imperscrutabili.
Una pizza da asporto la sera, e mentre aspetto un tipo mi viene addosso, dice "desculpe", poi mi guarda e dice "scusami".
Ma ce l'ho scritto in faccia che sono Italiano? Comunque ne approfitto per dire che qui ci sono esattamente 1 turista, io.

Stamattina collegamento con Paoletta su Radio Deejay, forte. Pensate che all'aeroporto di Milano mi sono messo a parlare con due ragazzi di Cremona che andavano alla Isla Margherita e uno dice "a...ma guarda che caso, proprio l'altro giorno ho sentito uno a Radio Deejay.." e io, dopo anni e anni di anonimato ho potuto finalmente, trionfalmente dire "SONO IO".
Comunque a parte la fama, spero che un po' di gente si renda conto che ci sono altri modi di viaggiare oltre ai soliti pacchetti. E che questo ci aiuti col Tripcentre!

 

Puerto la Cruz Paseo Colon, Puerto la Cruz Porlamar, Isla Margarita Playa el Agua, Isla Margarita Playa el Agua, Isla Margarita

Giovedì 10 Luglio 2003, Playa el Agua, Isla Margarita, Venezuela
Lo ammetto: i miei report sono spesso scritti sotto l' effetto di sostanze stupefacenti. Mi sono infatti accorto che due tazze di caffè mettono in moto il mio cervello in maniera eccellente. Se uniamo poi il fatto che la cosa piu' vergognosa, assurda, infantile, idiota e divertente che abbia mai fatto in vita mia e' appena stata nominata su Radio Deejay, l' energia si moltiplica.
Chi avrebbe mai pensato che la famosa serie del Tenente Cobretti sarebbe uscita dall 'anonimato che un 'estensione illeggibile in .mpg proteggeva teneramente? Ma vi rendete conto? Chi mi darà un lavoro ora che sanno che il mio vero nome e' Porchetti?
S e finora in qualsiasi momento sarei potuto tornare indietro, adesso il punto-di-non-ritorno e' stato definitivamente oltrepassato. Così come l' hai oltrepassato tu, caro Cobretti...

Con la coscienza chiara dell 'esclusione definitiva dal mondo reale, mi accingo a scrivere un po' su questi giorni passati.
Innanzitutto, come sempre agli inizi di un viaggio, e' passata una settimana e gia' mi sembra un mese. Primo vantaggio del viaggiare: non vivi piu' a lungo ma ne hai la forte impressione, con la vita che non ti scivola addosso nell'attesa di un qualcosa che arriva sempre domani e accade sempre da un'altra parte. No, ci sei in mezzo, e anche se non sempre e' quel paradiso che appare agli occhi degli altri, almeno ci sei in mezzo.

Cronaca: da Puerto de La Cruz ho preso un Ferry che in due ore mi ha portato alla Isla de Margarita dove mi sono piazzato in una spiaggia a caso, Playa el Agua, e ho trovato uno dei migliori Hotel del mondo per rapporto qualità prezzo: 20.000 bolivar che al cambio in nero di 1 euro per 2400 = sono 8.3 Euro!! Si chiama Miramar. www.miramarvillage.com
Maggiori informazioni nella TripGuida ma posso gia' dire che aria/condizionata, frigo, Tv, acqua calda, cambio asciugamani e lenzuola quotidiani, travi in legno, ambiente molto carino ecc ecc ecc a 8 Euro non li avevo trovato neanche a Bali o in Thailandia (ma occhio che in alta stagione cambiano le cose).
Per il momento, nonostante il prezzo uguale e la mancanza di alcune di queste facilities, il migliore resta il Warini di Ubud, Bali con le stanze in alto a sinistra, le mura intagliate a mano e soprattutto l'essere nelcuore vero e palpitante di Bali con la signora che la mattina tutta vestita da cerimonia ti viene a piazzare le offerte per gli dei fuori dalla stanza.

Playa el Agua non e' Ibiza, diciamolo subito, ma ieri ho fatto un salto nella discoteca in spiaggia e c'era movimento.
Per il resto e' una spiaggia lunghissima con parecchie zone isolate, dove si puo' fare anche un po' di surf oppure giocare a pallone con dei colombiani che intanto bevono whisky e mi chiedono per che squadra tifi e io che e' un po' che non tifo piu' faccio anche brutta figura. Simpatici i colombiani, ho gia' sentito che sono le persone piu' simpatiche del Sud America, quasi quasi ci vado? A sentir loro non c'e' problema, mmmm.
Un attimo che spiego: io non so ancora se andare in Centro America, Caraibi o Sud America. Cioè io volevo andare in Centro America per arrivare fino in Messico dove c'e' Manu (vedi Australia 2000). Il problema e' che non c'e' verso di arrivare in Centro America (Panama) senza passare per la Colombia. Ora, non e' che io sia uno che si fa troppi problemi ad andare in postacci, ma siccome mi piace leggere il giornale, ho letto che in questo momento in Colombia si stanno muovendo un po' di cose, e si stanno muovendo nella direzione sbagliata. In altre parole i rapporti tra guerriglia e governo sono in rotta. Questo di solito significa sequestri. Siccome gia' normalmente ce ne sono 3000 all'anno, siccome in Cina ho conosciuto una Svizzera che in Colombia e' stata sequestrata, siccome il mondo e' grande ecc ecc ecc non credo che ci passero'.
Certo i ragazzi mi hanno detto che i colombiani sono brava gente, ma...

Voi direte: vola! Ehhhhh siiiiii, e credete che costi 9 Euro piu' tasse? Qui si parla di 200/300 Euro al minimo! Quindi o trovo un ferry dal Venezuela a Panama o me ne scendo in Brasile che e' gente simpatica anche li, tie'!
E poi ho sempre i voli gratis della Lufthansa e magari volo dal Brasile al Messico. Insomma si vedra', relax.

Adesso sta piovendo e non accenna a smettere per cui finche' non sballa, niente surf che ho trovato dei ragazzi che mi affittano una tavola. Stavo quasi pensando di comprarmi la terza tavola della mia vita e stavolta passare tutta la costa del Sud America e surfarmela con costanza, chissà che sia la volta buona che imparo!! E anche se non imparo resta sempre il fascino del surfista che se ne va verso la spiaggia col sole che sale piano alle proprie spalle e lascia un'ombra sulla sabbia bagnata, mentre gli sguardi della gente denotano un'ammirazione per quell'uomo in sintonia con l'energia dell'oceano. Ma tanto non ci credo neanch'io.

Alcune delle mie famose imprese surfistiche, ormai famose in tutto il mondo

Sfuggendo da uno squalo
Fuerteventura,
Canarie
Fuerteventura,
Canarie
Fuerteventura, Canarie
Budapest
Praga
A una partita di football australiano, Melbourne
Great barrier reef, Australia
Bangkok, surfing buddista
Venessia


Repubblica del 9 Luglio 2003 che parla di me (qualcuno ci ha creduto...)

Giovedi' 17 Luglio 2003, da un bus in Brasile, verso Manaus
Ispirato da quello scrittore che diceva: "ho trovato due strade nel bosco, io ho preso quella piu' difficile e meno frequentata, ed e' stata la scelta giusta", io ho scelto quella piu' facile e me ne sono sceso in Brasile.
Ovviamente appena salito in bus ho conosciuto un australiano e un inglese che erano appena stati in Colombia e mi hanno detto che al momento attuale il Venezuela e' ben piu' pericoloso.
Non l'ho scritto ma in seguito alla crisi politica (colpo di stato fallito) e' aumentata la criminalita' e un centinaio di morti ammazzati nel weekend e' la norma.
Non ci crederete ma l'australiano del Queensland viaggia con tanto di didgeridoo al seguito, della serie supportiamo gli stereotipi., L'inglese invece si e' fatto 3 giorni di galera in Argentina perche' il tipo che l'aveva tirato su in autostop aveva appena rubato la macchina, poi ha fatto un incidente ed e' scappato, lasciando l'inglese solo a subire le accuse di furto in spagnolo (lui che sa dire solo "cerveza" - birra). 1300 Dollari hanno risolto il problema con un buon avvocato.
Non viaggiate da soli ragazzi, prendete un pacchetto, ve l'ho sempre detto.

Playa el Agua
Playa el Agua
sopa de pescado
questa zuppa..
e questo pesce a 3 euro con bibita inclusa
Santa Elena de Uariez
La Gran Sabana, nei dintorni di Santa Elana
La Gran Sabana
La bici (3 euro per mezza giornata)
I comodi sedili del bus da Santa Elena a Manaus

 

Ci eravamo lasciati alla Isla Margarita, no? Ok, dopo qualche giorno di spiaggia, corsette abbatti-panzetta (funzionano!!), tric-troc sul computer e un tocco di vita notturna, ma non troppo, ho deciso di andare, appunto in Brasile.
Devo dirlo chiaramente: non prendete me come esempio se dovete viaggiare indipendente. Una guida, tipo la Lonely Planet, compratela. Io ho le scusanti che
1) Non sapevo dove andavo quindi che guida compravo? Caraibi, Sud America. Centro America?
2) In Venezuela non l'ho trovata
3) Di solito scrocco la guida agli altri backpackers, ma in Venezuela non se ne sono visti
Insomma mi sono ritrovato bloccato da un mancato vaccino contro la febbre gialla che NON confermo ufficialmente di essermi procurato illegalmente come dicono abbia detto in radio, era solo un problema di collegamento telefonico che ha distorto le mie parole.

E' stato molto bello il viaggio dalla Isla Margarita fino a Santa Elena de Uariez (confine col Brasiu). Dato che nessuno pareva sapere niente di orari di ferry e bus ho deciso, molto logicamente, di partire presto per arrivare il piu' lontano possibile in quella giornata destinata al viaggio.
- sveglia alle 5:30 del mattino che per me, fautore del "m'arzo quanno me sveglioo" del romano Marco conosciuto in Cina,
e' gia' un sacrilegio.
- camminata con zaino fino al bus
- 1 bus per Porlamar (capitale dell'isola), 1 ora per 12 km
- 1 bus per Punta de Piedra (dove c'e' il ferry), 1 ora per 15 km
- arrivo alle 8 e il ferry e' alle 10
- arrivo a Puerto la Cruz (terraferma) alle 12
- camminata con zaino e sole spaccapietre fino alla stazione dei bus e il bus e' alle 4
- me ne vado a mangiare e torno alle 3, il pullman arriva alle 7.
Insomma alle 7 ero ancora a pochi km dal punto di partenza.

Ma il viaggio e' magia e proprio in una situazione come questa ci sono stati dei bei momenti. Come di solito accade, le disgrazie uniscono e mi sono messo a parlare con un venezuelano-tedesco che vive in Colombia ed e' costretto ad andare fisicamente da suo padre in un paesino venezuelano a prendere i soldi perche' c'e' il blocco totale dei bonifici in valuta.
Non ci e' arrivato perche' sul nostro pullman non l'hanno fatto salire in quanto non aveva biglietto che non aveva potuto comprare perche' non c'era nessuno all'ufficio. Il pullman era mezzo vuoto.

Poi conosco una cilena che lavora per l' Unicef con la quale mi faccio il viaggio di notte e mi racconta come devo fare per raccogliere sponsor per il Tripcentre, dato che lei proprio di 'ste cose si occupa.
Poi scende in mezzo alla Gran Savana/Sabana e mi dice di non perderla che' bellissima.

La Gran Sabana
la Gran Sabana
Questa macchina del caffe' a gas faceva un caffe' ottimo

 

Poi mi metto a parlare con un brasiliano molto simpatico che mi dice:
- "Eu soy pastore..."
e mentre io penso a qualcosa di simpatico da dire sulle pecore (giuro), aggiunge
- "..si, pastore evangelista e soy andato a evangelisare una iglesia en Venesuela" (ragazzi metteteci in mezzo l'accento brasiliano ed e' troppo forte).

Da dire: il bus era di una comodita' estrema, con sedili reclinabili quasi-a-letto e aria condizionata, tanto che mi sono detto:"invece di fermarmi vado fino in Brasile". E pensare che su due volte che ho preso l'intercity in Italia, due volte non funzionava l'aria condizionata e una volta abbiamo avuto due ore di ritardo e non mi hanno dato il bonus perche' non avevo prenotato (?!?!!). Vabbe'.

Ma insomma, arrivato in questa citta', scopro che ci vuole il certificato internazionale contro la febbre gialla e che dopo essersi inoculati il vaccino, bisogna aspettare 10 giorni. Uno sguardo agli avvoltoi volteggianti nella Savana e decido che 10 giorni qui non li voglio passare.
Avendo calcolato a puntino i soldi (non fatelo mai), mi sono ritrovato con 1000 bolivar (circa 1000 lire) e non ho potuto prendere un taxi, per cui via a piedi sotto una pioggerella fitta fitta fino a questo posto western dove come prima cosa mi butto in una banca e in solo un'ora me ne esco con dei soldi (perche' non sono andato al bancomat? Non prendeva la Visa e il conto sul quale ho la Maestro/Cirrus e' quasi a secco).
Mi piazzo poi in un bell'Hotel a pochi schei (7 euro) e via alla ricerca del certificato.
Una volta sistemato il problema burocratico apparentemente insolubile dato un ospedale in "sciopero indefinito finche' non ci pagano", mi faccio un giro in bicicletta per la Gran Sabana, con tanto di avvoltoi che si mangiano un cane morto, e al ritorno mi perdo col sole che quasi cala e le zanzare che iniziano a penetrare lo strato di Autan.
Cerco di orientarmi con il sole ma mi rendo conto che non me ne intendo di questi sistemi moderni e gia' mi vedo stecchito a fare da dessert agli avvoltoi ed ecco che tra l'erba alta un metro appare un indigeno in abiti civili e gli chiedo la strada e lui con lo sguardo saggio forte di una cultura millenaria, senza un attimo di dubbio, mi dice: "di la'".
Allora vado di la' e stanno bruciando l'erba e se arrivavo 5 minuti dopo avrei dovuto pernottare dagli indigeni e parlare in Swahili con i solito discorsi sulla Grande Luna e il Leopardo parlante.

Alla fine la mia avventura finisce e anche se il tutto si e' svolto a 5 km da Santa Elena, mi e' sembrato di essere un eroico esploratore.

Mercoledì 30 Luglio 2003, Belem, stato del Parà, Brasile

Devo fare uno sforzo mentale per ricordarmi cosa e' successo da quando ho scritto l'ultimo report anche se era solo 12 giorni fa..ma sono successe talmente tante cose che mi sembra almeno un mese.
Ho passato sei giorni a Manaus la maggior parte dei quali in giro per ospedali e punti di vaccinazione nella periferia della citta' perche' per il weekend o motivi vari erano sempre chiusi.
Ci sono riuscito solo al quarto giorno, lunedi, alla stazione dei bus (rodoviaria), dove l'infermiera dopo avermi iniettato mi ha chiesto:
- "parli spagnolo?"
- "si"
- "sei traduttore?"
- "no"
- "Mi puoi tradurre qualcosa in portoghese?"
(si trattava di un test di ammissione per un'Universita' spagnola).
- "No, non parlo portoghese"
- "Ecco, vedi, leggi e spiegami"
- "Si, ma non parlo portoghese"
- "E alla fine ci sono delle domande alle quali bisogna rispondere".
La conversazione si svolgeva in Portugnol (misto di spagnolo e portoghese), e dato che non voleva capire che andava incontro a una sicura bocciatura, gliel'ho tradotto. E' stato un po' imbarazzante spiegarle con un disegno cos'era un asparago...

Alla prima fermata in Brasile...
Manaus
Manaus
Il Rio delle Amazzoni a Manaus
Incendio a Manaus
Incendio a Manaus
Incendio a Manaus
Incendio con pop corn a Manaus
e che non si dica che non lavoro!!!

Ormai immunizzato anche contro questa malattia, mi sono messo alla ricerca del biglietto per Belem, e anche questo non e' stato facile perche' per l'Amazon Star, la barca che avevo scelto, non c'erano altri venditori che quelli da strada dei quali non mi fidavo troppo...
Il giorno prima della partenza, sempre per strada, sono spuntate delle ragazze con maglietta "Amazon Star" e ho deciso di fidarmi, acquistando un posto in cuccetta a 78 Euro (tutti i pasti inclusi).

Il Mercoledì pomeriggio siamo partiti ed e' iniziato un viaggio bellissimo. Appena preso possesso della cabina mi sono imbattuto in un Brasiliano vicino di stanza e siamo andati a berci una birra. Poi ho conosciuto un ebreo inglese che aveva girato il Brasile per 5 settimane. Poi una coppia di inglesi/irlandesi.
Poi Ivo e Zipi, uno svizzero e mezzo nel senso che Ivo e' meta' Toscano, poi un tedesco che ha fatto il giro del mondo, poi due ragazze Cilene anche loro in viaggio...e così via.
Le giornate si passavano a guardare lo spettacolo della Foresta Amazzonica, a leggere, a dormire, ecc..io che vi ricordo sono un lavoratore, le passavo anche al computer.
Tutto e' andato bene fino alla fatidica serata in cui gli anglosassoni hanno deciso di fare un gioco in cui chi perdeva una mano doveva bere...avendo perso le prime mi sono ritrovato svantaggiato e ho perso anche le successive. Ne e' risultata un'ubriacatura di dimensioni mostruose che mi ha rovinato la reputazione agli occhi dei brasiliani. Il giorno dopo infatti tutti a dire "eh, ieri sera, eh?", come se loro non bevessero mai.
Come se non bastasse sulla barca almeno la meta' erano fondamentalisti religiosi cristiani, evangelici, esercito di Dio, Assemblea di Dio, Gesù ti Ama e tutti con magliette tipo da calcio con scritto su qualcosa del genere. Uno su quattro era un missionario evangelico in viaggio per convertire le masse tanto che sembrava quasi un campionato di calcio di religioni diverse in costante guerra di conversioni.

Chiesa a Manaus
Manaus
Ecco come ottenere l'acqua calda senza boiler
Porto di Manaus
la Amazon Star
Sulla Amazon Star
Durante il viaggio
Rio delle Amazzoni
Rio delle Amazzoni
Manaus



Durante il viaggio non si sono visti molti animali, a parte alcuni insetti, uccelli e gli occidentali la sera quando bevevano (io per la cronaca mi sono astenuto la sera successiva). Verso tre quarti del viaggio sono iniziati gli abbordaggi degli indigeni che con le loro barchette a remi si affiancavano al mega barcone in corsa, si attaccavano con una corda e salivano a vendere cibo.
Moltissimi bambini di pochi anni invece si limitavano ad avvicinarsi al Titanic con la canoa, salutare, ed aspettare il lancio di patatine, caramelle ed altre schifezze così da potersi rovinare la salute in maniera piu' moderna.

A Santarem, grande citta' nel mezzo del Rio, ci siamo fermati qualche ora e siccome avevo appena finito il bellissimo Guerra e Pace di Tolstoj, mi sono comprato Anna Karenina che era in offerta speciale in portoghese. E' forte perche' parlando spagnolo e italiano si capisce quasi tutto di cio' che si legge in portoghese!

Arrivati a Belem, dopo la colazione sull'erba del parco tipo figli dei fiori, il gruppo ha dimostrato coesione e siamo tutti andati insieme all'isola di Algodoal che un amico di Ivo aveva detto essere molto bella e sconosciuta al turismo internazionale (ma non a quello brasiliano, occhio).
Tre ore di salti col bus, un'ora di barca ed eccoci in questa isola che in effetti si rivela proprio bella. Peccato per la plastica un po' dappertutto nelle zone abitate e spesso anche in quelle non. C'e' da dire, anche se non sara' molto politicamente corretto, che i brasiliani (almeno quelli visti finora) oltre al calcio amano un altro sport: il lancio della lattina e del sacchetto di plastica. Peccato perche' sono i custodi di una bella fetta della natura del mondo.

Abbordaggio di indigeni
Indigeni
Indigeni
Rio delle Amazzoni
Rio delle Amazzoni
Rio delle Amazzoni
Indigene
Sul ponte
Sul ponte
Rio delle Amazzoni



Per l'alloggio della prima notte abbiamo seguito dei francesi che ci hanno portato da un loro connazionale e ci siamo sistemati su delle amache sotto di una tettoia di paglia. Il bagno funzionava con acqua tirata da un pozzo vuoto e con secchio rotto, mentre la doccia con un secchiello. Costava 5 reales (1,5 euro) ma hanno resistito solo gli svizzeri, Ivo e Zipi. Il giorno dopo io, Fabio, le cilene e gli inglesi ci siamo spostati in alloggi piu' accoglienti.

La sera i brasiliani giustamente suonavano tamburi e le ragazze ballavano, mentre dall'altra parte della strada nel centro culturale/bar altri brasiliani, in particolare i camerieri, si rovinavano di super alcolici. Noi siamo andati in spiaggia dove pisciando sulla sabbia o sbattendo i piedi per terra apparivano delle lucette, alzando gli occhi al cielo si vedevano stelle cadenti e laggiù, lontano nel buio qualcuno suonava una chitarra.

Al secondo giorno me ne sono dovuto andare per colpa di internet a 15 euro all'ora (record mondiale), ed ora eccomi a Belem a lavorare. Domani riparto e dovrei ritrovare qualcuno a Sao Luis dove c'e' un festival reggae. E' bello aver conosciuto della gente, il viaggio ha acquistato quel gusto particolare che lo rende cosi' bello. Non c'e' niente da fare: per quanto un posto possa essere bello, sono sempre le persone a fare la differenza. Sia in viaggio che a casa.



Indigeni
Abitazioni al lato del Rio delle Amazzoni
Una chiesetta
Balli languidi sul ponte
Occidentali dediti all'alcolismo itinerante
Locale dedito all'alcolismo stanziale
Foto di alcolismo di gruppo censurate
dalla Lega contro L'alcool
Foto di alcolismo di gruppo censurate dalla Lega contro L'alcool
Foto di alcolismo di gruppo censurate dalla Lega contro L'alcool
Foto di alcolismo di gruppo censurate dalla Lega contro L'alcool

L'arrivo del gruppo a Belem
Cena sull'isola di Algodoal. Quello che vedete costa 1,5 euro
Musica sull'isola di Algodoal
Algodoal

Martedi, 5 agosto su di un bus tra Sao Luis e Fortaleza

A Belem sono uscito con Isaque, un tipo che avevo conosciuto sulla barca. Mi ha portato in un bar del centro con le mura di mattoni antichi e i camerieri che ogni tanto ci portavano degli assaggi. Buonissima una specie di fagiolata da bere che assomiglia moltissimo alla pasta fagioli nostrana. Mentre un solista suonava e cantava con quel tono rassicurante che solo i brasiliani sanno dare alla musica, noi si parlava del piu' e' del meno. Dato che la conversazione si svolgeva in portoghese la cosa era abbstanza stancante per cui i momenti di silenzio, o meglio, di ascolto della musica non erano rari.
A un certo punto mi chiede:
-"Da quant'e' che viaggi?"
-"Un po' da sempre, ma e' dall'inizio del 2000 che non mi fermo piu' di 4 mesi in un posto"
-"E non ti manca un posto fisso? Io dopo un mese anche se vivo solo, sento il bisgno di tornare alle mie cose, ai miei libri."
-"Io se mi fermo, dopo un po' devo tornare a viaggiare".
L'ho visto spesso quello sguardo, in molte persone, negli ultimi tempi, ma questa volta l'ho visto meglio e ne ho sentito piu' forte il significato.
E' il muro. Quella sensazione di tristezza e di solitudine del residente che non ha la capacita' di capire il viaggiatore. E' uno sguardo che rispecchia un sentimento di pena, di compassione, per il viaggiatore costretto per un motivo solo a lui conosciuto, di "girare il mondo tutto solo", come in Desperado, degli Eagles.
Ogni volta che vedo quello sguardo mi sento un po' come quando adolescente la suora mi guardava, io ateo convinto, e mi diceva di ascoltare Gesu' che si sarebbe fatto sentire. Vedeva in me un vuoto, quella cosa che la riempiva in me non c'era, e di conseguenza sentiva tristezza.
Non capiva che non credendo in Gesu', non potevo neanche mettermi a parlare con lui. Se glielo dicevo, ripeteva di provare a parlare con Lui.
Non ci si capiva.
Gesu', per la cronaca non mi ha mai parlato, e onestamente non avrei saputo cosa dirgli.
Allo stesso modo il residente che pensa alla sensazione di sicurezza e familiarita' della casa, si immagina senza di essa e sente un vuoto.
E' un processo di sottrazione teorico che non trova riscontro nella realta' del viaggiatore. Una volta avrei tentato di spiegare che quella sensazione di casa, io la provo in continuazione praticamente ovunque. mi basta essere in buona compagnia davanti a una birra, e a volte anche da solo.
Se siamo tutti fratelli, perche' lo dovrebbero essere di piu' quelli con un indirizzo simile? I miei fratelli sono i viaggiatori che incontro per strada.

Lasciando Belem in bus ho ritrovato il tedesco round-the-world, della barca che andava anche lui al Festival Reagge di Sao Luis.
Sedutomi al mio posto vedo che la mia compagna di viaggio e' una ragazza che guarda fuori dal finestrino.
-"Vai a Sao Luis?"
Si gira verso di me con gli occhi in lacrime, mi sussurra un si spaventato e si rigira. Che fare? Che dire? Consolarla in un portoghese vecchio di due settimane? Decido di lasciarla tranquilla che odio essere invadente e durante la notte con lei nascosta completamente sotto un pareo, mi accorgo che vado piano piano identificandola con una delle ragazze dal pianto facile dei romanzi di Tolstoi tanto che all'alba, mezzo assonnato, mi pare di vederla spuntare vestita per un ballo a corte e che mi parli in russo. Niente di tutto cio'. se ne sguscia fuori e zompetta giu', in mezzo alla campagna di palme.
Addio Natasha Bronski.

IL FESTIVAL REAGGE SENZA CANNE E LA SPIAGGIA BRASILIANA SENZA MACCHIA

Il festival reagge di Sao Luis entrara' nella storia per essere il primo e l'unico ad avere avuto piu' poliziotti che spettatori, un Ministro della Cultura mezzo rasta, Gilberto Gil, che suona cover di Bob Marley e la mancanza di quel caratteristico odorino di fumo di erbe medicinali vietatissime appunto dall'onnipresente polizia.
E' stata la distruzione dei luoghi comuni.
Il giorno dopo pero' ce ne siamo andati in spiaggia, io Ivo-il-mezzo-svizzero-mezzo-toscano, Zipi lo svizzero-doc e un belga rasta....ed e' stato il festival dei luoghi comuni.
Immaginatevi un baracchino in spiaggia con una band che suona, ragazze in costumini succinti che ballano sotto il sole, li in fondo una partita di calcetto da spiaggia, un cocco con la cannuccia sul tavolo e noi a parlare con tre sorelle in bikini conosciute nel pulman.
Ogni tanto ci guardavamo attorno e ci domandavamo se era tutto vero o una montatura dell'Ufficio Turistico!

Fortaleza, 13 Agosto 2003
Uno strano caso del destino ha voluto che finissi a Fortaleza in pieno Agosto e la rottura del computer ha rafforzato la forza del suddetto destino costrigendomi a restare.
Fortaleza ad Agosto e´ terreno di caccia per mandrie di maschi italiani alla ricerca dell´anima gemella, fosse anche solo per una notte. Ci sono anche donne italiane ma e´ evidente nello sguardo dei rispettivi morosi il peso che rappresentano per loro, oppressi nei loro istinti poligamo-cosmopoliti,
gia´ oppressi nei restanti 11 mesi all´anno.
Come accade di solito il turista cerca la compagina del turista e va a creare luoghi improbabili come la zona attorno al Pozo metallico sulla Praia de Iracem, dove tutto cio´ che si vede sono turisti, brasiliane-da-turista (bella definizione di largo spettro, no?), venditori e taxi.
Dico luogo improbabile perche´ il commento di una mia amica non-brasiliana-da-turista (l´avete mai trovata una che vi paga la cena e vi scarrozza in macchina?), con la quale sono andato ieri a bermi un succo di melone e´ stato:´´ qui non c´e´ nessuno della citta´, credevo fosse tutto chiuso durante la settimana!´´.
Ripensando al viaggio fato finora mi permetto di dire che chi viene qui e passa tutto il tempo in questi posti, in spiaggia e magari fa un salto nelle belle zone limitrofe, non ha visto molto del Brasile. Ma tanto sono i soliti discorsi, uno ci deve arrivare da solo.

Cambiando discorso e andando sul tragico, mi si e´ rotto il computer.
Mi sembrava comunque impossibile che il portatile ACER vecchio di sei mesi, funzionasse ancora, di solito i miei portatili si rompono prima.
E infatti l´altro giorno ha deciso di non accendersi.
La Mega Garanzia per Viaggiatori dove promettono che in qualsiasi parte del mondo te lo riparano in due giorni si e´ rivelata, come al solito, teorica.
Ci sono voluti 5 giorni perche´ la accettassero. Adesso sono in attasa che, forse me lo riparino qui, seno´ devo spedirlo a San Paolo, poverino, lui che da solo ha paura di viaggiare.
Anyway, ho reagito eroicamente e sono andato a comprarmi una tavola da surf usata e il tipo che me l´ha venduta mi ha proposto di ospitarmi gratis e darmi lezioni a 5 euro all´ora.

Ieri la prima lezione, io, la tavola, il prof e il mare rabbioso. Grande.
Il ritorno a Madre Natura, l´energia delle onde, nemiche se non le conosci, amiche che ti fanno volare se impari a cavalcarle.
Per me, ancora nemiche. Comunque grande.

Fortaleza, lunedi 18 agosto 2003
I giorni passati a Fortaleza sono stati una continua guerra con i vari centri di servizio Acer che adesso non sanno come risolvere il problema di mandare
il computer a San Paolo, ripararlo e tenerlo lí finche non arrivo io a riprenderlo.
Il Piano Quinquennale e la Direttiva de Consiglio Comunista del Politburo della Acer infatti prevede (dal 1965) che se un computer parte da un
posto ci deve ritornare. Il fatto che la garanzia per viaggiatori probabilmente sará utilizzata da un viaggiatore (leggi: che si sposta) che non puó aspettare 40 giorni in un posto, non é stato preso in considerazione.
Per la cronaca: le mie email alla Acer centrale sono state finora ignorate. (spero che leggendo queste righe nessuno pensi "allora mi compro un compaq", ho avuto un'esperienza anche peggiore con la compaq).

Comunque nel weekend sono andato a Paracurú a 100 km a nord di Fortaleza
dove un mio amico tre anni fa ha deciso di porre fine alla propria esistenza da 'soltero' e si é sposato. Lui, e lei, adesso sono nella produttiva Padania e io sono andato a trovare la famiglia.
Paracurú é un paese di pescatori molto bello con delle ottime spiagge e con quell'indefinibile atmosfera di 'qui non succede nulla ma va bene cosí'.
Sono stato accolto da Maria, la sorella, e suo marito Pierre, uno svizzero e dai genitori di Giaisa, la sposa del mio
amico.

Ieri, per la prima volta, ho giocato a pallone in spiaggia con dei brasiliani. Era una cosa che volevo fare da tempo e devo dire che la soddisfazione di essere all'altezza e' stata grande. La cosa che mi ha salvato e' che le partite duravano 10 minuti di orologio, poi chi perdeva usciva.
Me ne sono tornato a Fortaleza con la pelle degli alluci staccata per cui sto camminando con difficoltá.

Natal, Rio Grande Do Norte, Lunedi 26 Agosto 2003
Canoa Quebrada (canoa rotta) e´ un nome abbastanza famoso in Brasile. Il fascino del posto sta nella lunghissima spiaggia con le falesia di terra alle sue spalle, nelle belle zone circostanti, nel fatto che la stradina principale del paese non é asfaltata (ma ci stanno mettendo le pietre) e nel fatto che ci vivono un sacco di stranieri che hano aperto ristoranti e posadas. Gira un sacco di droga pesante (retaggio del passato hippy di Canoa) ma non si vede per cui mandateci pure le famiglie.
Io ci sono arrivato con la mia tavola da surf e per la prima volta in Brasile sono stato accolto da persone che mi proponevano alloggi appena sceso dal bus.
Io sono finito in una bella posada a 6 euro con piscina e ottima colazione (la prima marmellata e il primo burro del viaggio!!!) gestita da un italiano e una brasiliana.
Lí ho conosciuto tre piemontesi (anche se uno era olandese) in viaggio breve disorganizzato.
Uno di loro era insieme a una brasiliana che secondo me, a parte il nome, Tania, era estone piú che brasiliana sia per viso che vestiti. Poverina, noi parlavamo in Italiano e lei se ne stava zitta. É il solito difetto nostro.
Comunque dato che Canoa non offriva le onde di 15 metri che sono abituato a surfare prima di colazione mi sono spostato a Natal, dove intanto erano andati i tre piemontesi.
Per caso sono finito a Ponta Negra, per caso in un albergo a 50 real (15 euro) e per caso loro erano lí.
La stessa sera, tramite della gente che avevano conosciuto, siamo finiti ad una festa in una casa nel paese dove abitano delle ragazze, diciamo cosí, originali.
La situazione ci é piaciuta subito perché abbiamo respirato l´atmosfera-non-turista. Eravamo nel mezzo del villaggio in una casa senza mobili (si dovevano trasferire il giorno dopo) e ad un certo punto é arrivato un camion con delle mega-casse che ha fatto partire la musica.
Mentre il frango (pollo) sfriggettava sulla griglia improvvisata noi ci scolavamo le birre fresche e riflettavamo sulla situazione. Il villaggio attorno sonnecchiava e delle bambine stavano fuori dal cancello a sentire che succedeva.

Sul fronte surf sono orgoglioso di annunciare di essermi fatto la prima ferita da surfista: un´ondqa troppo vicina alla spiaggia mi ha sbattuto conto il suolo sabbioso e la mia fronte a sfregato violentemente contro milioni di milioni di particelle sabbiose che hanno provocato una ferita sanguinolenta. Mentre me ne tornavo all´hotel mi immaginavo di lasciare una scia di sangue alle mie spalle e che la gente mi guardasse ammirata. Sono stati 300 metri eroici, passati quasi con la caratteristica lentezza e rarefazione di un sogno. In camera si sono guardato allo specchio ma quasi non si vedeva e mi sono reso conto di avere fatto una brutta figura con mé stesso.
Comunque per fortuna nei giorni seguenti la ferita ha preso un pó di colore e la gente mi chiedeva cos´era permettendomi cosí di rispondere come se nulla fosse che era una ferita da surf.
Tutto questo con lo sguardo verso la spiaggia dove dei bambini si tuffavano incolumi nella stessa onda che quasi mi aveva spezzato il collo. Triste.

Per i tecnici comunque sono riuscito a prendere due onde senza alzarmi e la sensazione di energia
e´ stata forte. Non ti rendi conto del potere di un´onda finché non ti spinge violentemente senza che tu possa fare niente per fermarla. E stiamo parlando di ondine d 1 metro, 1 metro e mezzo.

Il mio corpo e´ sempre piú in forma ed entrare nell´acqua é sempre piú bello, con meno paura e piú familiaritá. Passare due tre ore in ammolo (si, si mi metto la magliettina) osservando il colore del cielo e dell´acqua cambiare, la costa lontana, le montagne in parte e´una cosa speciale.

Ierio mentre tentavo di alzarmi in piedi mi é venuto un crampo al polpaccio (´il mio corpo é sempre piú in forma´ diceva qualcuno) e sono dovuto tornare a riva dove prima Tatiana (una delle ragazze della casa di Babylon) e poi uno sconosciuto me lo hanno massaggiato gentilmente. Brava gente i brasiliani.

Nel frattempo mi sono sposato in un appartamento con aria condizionata, piscina, acqua calda, due camere, due bagni, cucina/entrata grande, balcone con amaca vista mare, tutto completamente nuovo a 12 euro al giorno e mi ci trovo talmente bene che ho deciso di fermarmi qui dato che e´ comunque uno dei posti migliori per imparare il surf. Mi sono un pó imborghesito ma ogni tanto fa bene fermarsi, no?

 


FUGA DA NATAL
Natal, 6 settembre 2003
Ridendo e scherzando sono passati 15 giorni da quando quel famoso venerdí arrivai a Ponta Negra e mi imbattei nei tre quasi-piemontesi'. Al momento di pagare l'appartamento super lux credevo di dovere una settimana invece erano due! Sono dovuto andare a internet a verificare le email per rendermi conto che erano davvero passati tutti quei giorni.
Non sto li´ a raccontarvi i fatti miei ma lascio ricordi belli e brutti, per cui e´stata un´ esperienza forte e viva.
Ho peró il dovere storico di raccontarvi almeno della casa di Sodoma e Gomorra perché é giusto che il mondo sappia (anche se non faro´ nomi).
Vi vivono piú o meno due ragazze (non sono quelle delle foto), ognuna con la sua stanza, cucina e bagno. La casa ha solo il pianoterra e un piccolo cortile in fronte. Oltre alle due ragazze ci vive una prostituta incinta che adesso non puó lavorare e stá li. Secondo me e´una bella ragazza, ma adesso incinta e con un dente che le manca in fronte non lo sembra.
Ho passato varie serate in quella casa perché frequentavo una surfista troppo simpatica che aveva conosciuto le sodomagomorriane da un paio di settimane e stava da loro invece che dallo zio.
In quella casa ogni sera c´e´ una festa a base di birre, musica ad altissimo volume, carne ai ferri, riso, magogna (marijuana), sesso e droga. Dato che so che i miei lettori sono in gran parte dei pervertiti (altrimenti non potrebbero essere miei lettori), approfondiró gli ultimi due punti:
Droga: ad un certo punto della sera arriva sempre un tipo con scritto 'spacciatore' in faccia, si chiude in stanza con altra gente e si mettono a tirare coca. Niente di segreto ma non obbligano nessuno a vederlo. Io una delle prime sere me ne giravo per la casa, aprii una porta e li vidi intenti a preparare le famose righe.
- ´Vuoi anche tu?´ (´maaa le si leggeva chiarooo in facciaaa che le dispiacevaaaaa´ - Baglioni, Piccolo Grande Tiro).
- ´Ehm...no grazie´
Ora, non per fare il pulitino, ma come la religione, Rimini ad Agosto e Emilio Fede io da quella roba preferisco stare lontano tanto che nonostante le migliaia di km passati sotto i piedi e le varie possibilitá non ne ho mai fatto uso.
Ecco, per non fare nemmeno il moralista, non credo impersonifichino neanche il diavolo per cui se uno ne fa uso non lo guardo storto. E´ solo uno dei molti elementi che servono a farsi un´idea di una persona.
Comunque questo era per dire della droga, in definitiva niente di interessante se non per l´aspetto economico che andremo poi a ad approfondire.
Sesso: qui sono riuscite a soprendere anche me, uomo-che-ha-visto-molto. Cioe´..come dire...su questo aspetto non sono né animale né moralista. Anche qui vale la regola ´Fa´quello che vuoi basta che non mi rompi i maroni a me´, ma...ogni sera, entrambe le co-inquiline, se ne trombavano uno nuovo. Non sto a raccontarvi le manovre di circopezione di incapace perché non ce n´erano o io non me ne accorgevo neanche. Bastava forse uno sguardo e sparivano in camera per poi sorgerne con sguardi non proprio da innamorati, ma piú da chi e'andato in bagno, ha fatto la pipí che proprio gli scappava e se ne esce soddisfatto. Romantico, no?
Un giorno trovo una di loro in spiaggia e mi dice:
-´Ti piace quello?´, indicandomi un tipo che giocava a racchette.
-´Sembra simpatico´
-´Ha un bel culo´, dice lei.
La sera era alla festa a condividerne le gioie nuziali.
Poi mi tira fuori una storia che ha portato il cane dal veterinario, che mi ha cercato e che le servono 45 real in prestito. Io penso che dopo tutte le feste glieli posso anche dare nonostante non credessi alla storia. Appena dico che glieli dó, diventano 78 perché c´era il taxi.
La sera arrivo e gliene dó 30 per punizione.
C´e´anche da dire che ogni sera servivano sempre soldi per le birre e non c´era limite, se ne portavo fuori 20 sparivano 20, se ne portavo 30 sparivano 30 e cosí via.
Una sera che li avevo finiti la prostituta-incinta fa chiamare un taxi perche´ vada a prenderli in casa. Un pó sfacciatina? (ma non sono andato).
A proposito, la madre incinta fa un buon uso di birre, sigarette, marijuana e, mi hanno detto, anche coca. Triste.

Tornando alla padrona di casa, una sera e´ stata con due uomini e poi in un locale si e´messa a baciarne un altro. Poi il numero due e´ tornato ed é stata con lui.

Comunque, no, non e´come state pensando che sono invidioso perché non ha mai scelto me! Comunque in effetti non mi ha mai scelto.

Un giorno invito la mia amica surfista (quella buona che abita con i cattivi) ad andare a Pipa, noleggio una macchina a 16 euro e mi ritrovo in macchina 5 persone.
Andiamo in spiaggia, mangiano e bevono e alla fine della fiera domandano i soldi a me.
Ok, me lo aspettavo, ma siamo arrivati al capolinea e glielo dico. Si incazzano, si sentono offesi e decidono di tornarsene a casa da soli.
La mia surfista viene con me alla macchina a prendere la roba, le dó i soldi per pagare (tanto erano 8 real, eh eh) e dico anche che aspetto se vogliono tornare con me, ma dice che le altre sono troppo orgogliose per tornare sui propri passi. Io credevo che l´orgoglio fosse una questione di dingitá ma mi sbagliavo.

Comunque quella bella giornata segnó la fine della mia frequentazione della casa di Sodoma e Gomorra, fine che sarebbe arrivata comunque perché come dice un italiano che vive a Ponta Negra 'divertente ma dopo 3 giorni ti nauseano'.

Nonostante tutto la mia amica surfista buona decide che anche lei e'un pó nauseata e finiamo nel suo villaggio vicino a Genipabu dove ci sono delle bellissime dune e mi fa conoscere un Paulista (un tipo di San Paolo) pittore che vive in una casa con due tavolini fuori che fanno da bar e che ha come passione Mina, Patty Pravo e compagnia. Non vi dico l'emozione di sentire Mina che canta in un villaggio di dune brasiliano.

Comunque le cose belle devono finire e un bel giorno dico alla proprietaria che vado.
Avevano appena finito di lavorare al gardino con cascata e laghetto e mi dice:
-"Cosa pensi dei testimoni di Geova?"
Io penso "no, anche qui" ma dico:
-"Ehm..ci ho provato a parlare qualche anno fa ma non ne e'venuto fuori molto"
Grande errore. Dovev dire che ero mussulmano sciita del partito di Saddam impegnato in azioni terroristiche in America latina, anche se dubito avrebbe mollato l'osso.
Per decenza non sto lí a tediarvi con i dettagli ma e' stata la solita inutile discussione tra chi vuole dialogare (io) e chi vuole solo insegnare (lei) convinta che se riesci a convincerti avrai salva la vita eterna.
La cosa che mi ha terrorizzato di piú é stato il rendermi conto che stavamo seduti al lato di appunto quel laghetto con gli uccellini che ciguettavano e i fiorellini rossi che cadevano dall'albero per cui lei si sentiva nel bel mezzo di una di quelle scene colorite dei loro libretti "Svegliatevi" ed era ancora piú infervorita che d'abitudine potendo impunemente dire "ma secondo te chi ha creato tutta questa bellezza ecc ecc.." (originale no comunque).
Avrei voluto essere a Porto Marghera con un Tv che trasmette il TG4 e sentire cosa avrebbe detto. Opera del diavolo, probabilmente.
Comunque me ne sono liberato in 30 minuti (tempo massimo consentito dal mio codice morale per attivita' inutili e spiacevoli) ma non sono riuscito ad evitare che mi regalassero due libri (mezzo kilo in tutto) che non sono ancora riuscito a lasciare in qualche stanza d'albergo perche'mi sentivo sempre in colpa nei confronti di chi li avrebbe trovati.


Foz de Iguacu, Brasile 12 Ottobre 2003

Le mie ultime ore in Brasile. In un caffe' della stazione di bus di Foz di Iguacu attendo il pullman ovviamente in ritardo, mentre la televisione presenta impietosamente una messa di qualche chiesa evangelica (o forse cattolica) dove dei devoti cantano stonati. Ma come ci sono finiti in tv? Poi ripensandoci mi rendo conto che non e' raro che un brasiliano stonato si erga a cantante per le masse e che, tanto preso dall'amore per la musica cosi' innato nel suo popolo, non si accorga dei propri limiti. Se poi la musica ricambi questo amore, non si sa.
Tre mesi. Doveva essere uno, ma problemi tecnici mi hanno 'retrasado'. Non e' stato un male poi cosi' grande.
La grande domanda se, come l'Asia, il Sud America mi sarebbe entrato nella pelle per ora non ha risposta, ma se proprio mi incalzate direi di si. Almeno il Brasile.
Motivi differenti da quelli asiatici, ma in un modo o nell'altro e' riuscito a penetrare le difese (amare e' soffrire) e mi e' entrato dentro. In termini pratici e terra-terra: I will come back (almeno I hope).
Ci sarebbero un sacco di cose da dire ma comincio gia' a preoccuparmi che il bus arrivi in anticipo sul ritardo e mi lasci giu'. Inoltre adesso in TV si e' messa a cantare una signora non migliore della precedente e tra un "misericordia de Deus", "Jesus te ama" e banalita' del genere (com'e' che gli scrittori di musica religiosa non riescono ad avere un po' di fantasia?), mi e' gia' venuto il latte al Pentium 4 (yes, ho un Pentium 4 eh eh).
Come dice la mia censora Irene, e' un mese che non scrivo e quindi facciamo un po' di cronaca.
Dopo la riuscita fuga da Natal sono andato a Recife, o meglio, a Porto de Galinhas dove sono scappato da internet a 15 real all'ora. Sono arrivato a Maceio', dove dopo una notte gratis all'Hotel Ibis (c'era l'acqua fredda e ho richiesto l'applicazione del contratto ti-risolviamo-il-problema-in-15-minuti-o-non-paghi) ho proseguito per Salvador.
A Salvador, di Bahia, mi sono piazzato in un appartamento a Farrol-da-barra, in riva al mare con aria condizionata, due Tv e amaca a 50 real (circa 15 euro a notte).
Dopo qualche giorno e' arrivato Paolo, il parassita delle vacanze, che invece di fare come tutti gli altri e comprare un pacchetto per Sharm el Sheik o andarsene a Jesolo, mi raggiunge sempre in qualsiasi buco del culo del mondo io mi ficchi.
Cosi io faccio tutto il lavoro di preparazione tecnica e sociale, e lui arriva e si diverte.
Ma io sono buono, troppo buono e lui lo sa e ne approfitta.
Comunque: Salvador e' famosa per essere la citta' che non si ferma mai e un po' di vita notturna si e' vista al Pelourinho, ma niente di sconcertante. Tra l'altro, anche li' se vi avvicina qualche simpatica ragazza locale, sappiate che probabilmente non e' il vostro sguardo sicuro e simpatico che le attrae, e nemmeno i vostri muscoli palestrati durante l'inverno. Insomma ci siamo capiti.

Qui sotto alcune foto vecchiotte recuperate (avevo il computer rotto)

Il mio maestro di Surf a Fortaleza, Capi (lo trovate a Praia del futuro)
Famiglia e amici della moglie brasiliana del mio amico italiano
Paracuru'
Paracuru', Buggy
La vista dall'appartamento di Ponta Negra, Natal
Pipa (100 km da Natal)
S. Rita, Natal

 

E' da quando ho messo piede in Brasile che la Tv e i locali continuano a garantirmi che prima della fine del viaggio saro' derubato o ammazzato da qualche "vagabundo" (bella espressione brasiliana per designare i criminali, associando cosi' il non avere un posto fisso, come me, al crimine. Simpatico).
E finalmente qualcosa e' successo e per fortuna non a me. In due parole: serata al Pelourinho dove Paolo beve una capirinha di troppo e glielo si legge in faccia, una quasi-non-prostituta* lo ri-approccia (rifiutata precedentemente) e lui ci si mette a parlare mentre una mano veloce di un forse-complice gli sfila artisticamente 30 real dalla tasca e sparisce nell'oscurita' e nell'oblio della notte bahiana. Per fortuna che zio Luca gli aveva detto: non uscire col portafoglio. Danno limitato e profezia quasi avverata.
Com'e' che a me non succede mai niente? E' il Dio dei viaggiatori, forse. Amen.

* Perfette per gli italiani che poi tornano a casa e dicono "ehh..un bel pezzo di ragazza, e poi non era una prostituta, no, sai studiava e ogni tanto andava con qualche straniero, e mica con tutti, solo con quelli simpatici e che gli piacciono". (sigh!)

(Adesso sono in bus in Paraguay e ci stiamo dirigendo ad alta velocita' verso la capitale...dai che tanto non lo sapete che si chiama Asuncion.)

Continuando...da Salvador siamo andati a Itacare'. Perche'? Boh, dovevamo andare verso Rio e abbiamo chiesto che c'era di bello per strada e ci hanno detto Itacare'.
Insomma arriviamo in 'sto posto molto turistico, ci piazziamo in una pousada a 35 real (6 euro a testa) con colazione magnifica e andiamo a visitare le varie spiagge e baie.
Sabato sera usciamo che c'e' la sagra del paese e con la capirinha in mano comincia quella sensazione del che-ci-faccio-qui?
Sembrava una festa dell'Acr con un sacco di ragazzini e ragazzine che ballano (ma qui a 9 anni si muovono come se stessero ballando in un lap dance) e i genitori in giro a rovinarsi di cap (rinha, roska) vari.
Il portoghese 21enne scroccone che avevamo rimediato in pullman era sparito, assatanato di sesso alla ricerca di una vittima con la bava alla bocca.

Flashback: pensate che prima di uscire ci entra in stanza e comincia a stilare un piano di attacco complicatissimo per la serata:
"Allora, adesso andiamo a comprare casacha, limao, ghiaccio e zucchero per fare la capirinha e li portiamo nella mia pousada, cosi poi se conosciamo 3 ragazze abbiamo la scusa per portarle li. Poi usciamo ma se uno conosce tre ragazze entra il diritto di prelazione e ci puo' provare con una, mentre gli altri due aspettano. Se la prima non ci sta', puo' provare con l'altra e gli altri due aspettano, tranne per la prima. Se neanche le seconda ci sta', intanto le prime due sono libere per l'attacco degli altri e il primo prova con la terza."
Lo guardo e gli chiedo se serve una lavagna e del gesso per indicare le posizioni dell'artiglieria. Risponde serio che no e che tutto dovrebbe essere chiaro.
Chiedo a Paolo se per caso hanno conosciuto tre ragazze, e mi dice che no ma che il tutto probabilmente nasce dal fatto che il portog ha conosciuto una ragazza e che Paolo, en passant, ha detto che e' carina per cui lui si e' sentito insicuro e sta cercando di contenere i potenziali danni.
Insomma, nel piano di attacco, il portog era quello che conosceva le tre e noi i due che devono aspettare. Sembrava troppo complicato per essere meramente teorico e non basato sula conoscenza preventiva del nemico.
Gli dico che il mio programma e' andare fuori un po' e bere una o due capirinhe, non prepararmi per una battaglia e che se si rilassa e' meglio perche' gli si legge in faccia che vuole scopare.
-"ok, ok ma andiamo a comprare la bottiglia"
Riluttanti lo seguiamo e facciamo la spesa di 8 real (2,5 euro) e lui ovviamente "i soldi ve li do' dopo".
Fine del flashback.

Insomma, siamo li, il portog e' sparito e ci guardiamo il concerto. Appaiono delle ragazze che avevamo conosciuto la sera prima e facciamo due chiacchiere.
Poi, di colpo, appaiono tre angeli.
La sensazione e' cosi' chiara che non ho parole per esprimerlo. Cioe', sembravano appena sbarcate dallo shuttle in arrivo da un'altra galassia perche' non c'entravano niente col popolo attorno. Due sono gemelle, l'altra no (mmm che frase scalcinata).
Tiro fuori il telecomando e clicco il bottone "attacco", Paolo riceve il segnale e fa il suo lavoro da subalterno avvicinandole nel suo tipico ballo-sospetto (sembra gay e quindi innocuo) e da li' nasce la nostra nuova amicizia.

I due giorni seguenti sono dunque allietati dalla presenza dei tre angeli, simpatiche, belle e non-scroccone (cosa rara e apprezzabile da 'ste parti).
Epilogo: il portoghese lo abbiamo poi ritrovato alle 4 di mattina, solo soletto, sconfitto in una battaglia senza eroi. Lo abbiamo quindi pietosamente invitato ad unirsi a noi ma i suoi non-velati approcci animali (dopo 5 minuti era gia' all'attacco) sono stati rifiutati dalle ragazze. Tra gli altri motivi, uno ci permette di chiudere la storia in maniera gloriosa riportando le parole di Daiane:"Ha l'alito che puzza".
Dio c'e' ed e' giusto.

Poi il triste giorno arriva: Paolo deve partire ed andare a Rio a prendere l'aereo. Siccome io sono un vero amico e avevo promesso di accompagnarlo a Rio e lui l'ultimo giorno sta anche male (le due capirinhe di 3 giorni prima?) dopo essere caduto nel bagno (come il Papa, si) ed aver battuto il cranio (ma il Papa fu piu' lesto), gli dico:
-"Caro Paolo, io ti avevo promesso di accompagnarti a Rio e anche se mi piange il cuore a lasciare queste simpatiche ragazze con le quali mi trovo cosi bene, ho deciso che a Rio ci vado ma magari in futuro ed e' arrivato il momento che alla tua eta' tu impari ad arrangiarti e vada a Rio da solo e magari mi porti anche la tavola da surf a casa".

Insomma l'ho caricato mezzo moribondo su di un pullman per Rio e ho detto al motorista (autista):
- "Se schiatta avvisatemi che vi do' istruzioni per la tavola da surf".
E questo e' quanto so di lui, spero che sia vivo e in ufficio.
La tavola da Surf per la cronaca e' ferma al deposito bagagli dell'aeroporto di Rio e ci restera' per sempre. Se qualcuno la vuole mi scriva, e' gratis.

A questo punto mi mancavano pochi giorni prima che i 3 mesi di visto scadessero e decisi di passarli a Ilheus in compagnia delle ragazze che intanto erano tornate a casa, a Ilheus appunto.
Ci voleva, perche' mai in questo viaggio sono entrato nel Brasile vero in maniera cosi' profonda come a Ilheus.
Tramite le ragazze, ho conosciuto Roqui il parrucchiere gay, Annette la nullafacente scroccona, Janette la panettiera sguardo-spento e un'innumerevole serie di personaggi che, uno ad uno, partecipano all'esistenza della loro strada, viva ed intima dove non si riesce a camminare per duecento metri senza fermarsi almeno cinque volte a chiacchierare, il che onestamente sembra l'occupazione principale di gran parte dei locals.

Ancora piu' brasiliana la strada della casa di Alessandra, che mi ha portato a conoscere la sua famiglia e le sue due bambine, dove la madre ha un ristorante di "comida caseira" (cibo di casa).
Ricordo quella strada allagata dal sole delle cinque della tarde quando tutti i colori sono piu' vivi ed emozionanti, con persone sedute ai tavoli, altre che camminano, altre che lavorano, il tutto in un'atmosfera non-e'-che-vada-bene-ma-puo'-andare-peggio-per-cui-relax.

Chiudo con una scena pietosa: io in giro per le strade di Ilheus che porto al circo tre bambini (mentre le madri se ne stanno a casa). Al ritorno me ne metto uno in groppa. Si era pisciato addosso.

Vista dall'appartamento di Salvador
Paolo: "fammi una foto col surf da mostrare in ufficio". Poi ha provato a surfare e ha avuto paura.
"Fammi una foto col cocco, sull'amaca da mostrare in ufficio".
Poi il cocco non gli piaceva.
La pousada di Itacare'
Itacare'
I tre angeli
A Ilheus
Surf estremo
Ilheus
Foz de Iguacu


BUENOS AIRES, L'EUROPA ACCESSIBILE

Buenos Aires, 18 Ottobre 2003
Ne approfitto. Approfittatene anche voi perche' qui sono senza difese.
Mi sono piazzato in un appartamento in centrissssssssimo a Buenos Aires a pago 7 euro a notte. Oggi ho fatto la spesa dai cinesi e mi sono fatto una meritata pasta.
Aglio, cipolla, peperoni, olio di oliva extra vergine, vino rosso e tonno. Ottima.
Il vino, mentre cucinavo, e' scivolato giu' per la mia garganta (gola in qualche lingua latina) e mentre mangiavo mi sono reso conto che mi ero mezzo ubriacato.
Forse perche' ero andato in palestra prima (non si surfa qui), forse perche' ne ho bevuto mezzo litro senza accorgermene. Comunque ho la cabeza (testa) un po' per i fatti suoi.
E ne patrafitto, cioe' ne approfitto perche' da ubriaco scrivo sempre delle cazzate storiche che il popolo poi apprezza.
Le dita se ne vanno da sole su e giu' per la tastiera di 'sto Acer americano da 30000 Gb che mi hanno dato in cambio dell'altro dopo la Biblica Penitenza dei 40 giorni di attesa.
Bellissimo ieri sera sono andato in una libreria e ho trovato un libro scritto per me: "Cacao" di Jorge Amado. Un libro bahiano, di un autore di Ilheus, da dove vengo se ricordate. Leggendo comincio a capire molte cose del come e del perche' e di quella strada illuminata dal sole delle 5 del pomeriggio con quei colori cosi' vivi, etc..etc... E mi viene in mente quel vecchio ubriaco nel bar che non voleva andare a casa con la figlia-nipote-chissa' che insisteva e lui si mise a cantare qualcosa e a me fece ridere ma adesso mi viene in mente che negli anni 30, gli anni di "Cacao" forse era un ragazzino e io sto leggendo di lui magari ex-piantatore di cacao a salario da fame o ex "coronel" violento e schiavista.
Insisto: esistono due modi di viaggiare: andare e leggere. E non so quale sia piu' reale.

Ok, vorrete sentire di Buenos Aires ma per ora sono rimasto in esplorazione della zona centrale, e non ho visto molto a parte il cyber cafe' dove Dio mi da' il mio internet quotidiano, due ragazze che ci lavorano mi vengono sempre a chiedere se voglio un caffe' e mi guardano con amore intenso, il centro pullulante di argentini, i mendicanti giovani, vecchi, belli e brutti che la sera rovistano le immondizie, i prezzi incredibilmente bassi e la qualita' incredibilmente alta dei ristoranti.
Dovete sapere che il mio primo contatto con Buenos Aires e' stato, parecchi anni fa, con il fumetto "L'Eternauta" e chi lo ha letto capira' perche' mi e' rimasto in mente e ho comprato un nuovo episodio giusto per riambientarmi, ma era troppo corto e mi sa che dovro' rileggermi il primo e il secondo.
Azz, mi piacerebbe conoscere Robin Wood, Sergio Lopez e tutti gli autori di fumetti argentini che per anni ho letto in Lanciostory e Scorpio...mmmm..magari li trovo per strada.

Ok, il vantaggio della non-autocensura e' bilanciato dallo svantaggio dello stancamento-precoce. Chiudo. Hich!


San Paolo, 28 Ottobre 2003
Ok, a BA (Buenos Aires, come Bkk e' Bangkok) ho fatto il bravo e ho lavorato un sacco. Sveglia al mattino (pero' sempre la mia sveglia biologica "m'arzo quanno me sveglio"), caffe' alla turco-polacca (non viaggio con la moca, per favore!), cyber-cafe', salto a un ristorante dove per 5/8 pesos (1.5 - 2.5 Euro) pranzavo da executive, salto in palestra (giusto per stare in forma), secondo salto al cyber, serata culturale.
Tre giorni di fila al cinema (1,5 euro), una commedia musicale (8 euro), un cabaret (10 euro in primissima fila), etc..etc..
e..grande come al solito le sbaglio tutte: non ho mai visto uno spettacolo di tango!!!
Come al solito, domani, domani e alla fine sono tornato in Brasile e non ci sono piu' andato.
Comunque confermo che Buenos Aires oggi vale la pena di andarci: fate la vita da ricchi e colti, prendete un bell'appartamento in centro, mangiate in ristorante bistecche da 3 kg tutti i giorni, andate al teatro/opera/cabaret/balletto/tango tutti i giorni e ve ne tornate a casa felici e contenti.
Non so se nel film finisse cosi', ma nel libro di Hannibal, lui e la tipa dell'FBI alla fine si rifugiano a Buenos Aires a fare proprio questa vita. Ok, era prima della svalutazione per cui moltiplicate i prezzi per 3, ma il collega Lecter non aveva problemi di soldi come me.
Sembra di essere a Parigi, Roma, Martellago o Madrid senza lo stress dell'euro pesante. Insomma un sogno che non durera' molto, credo.
Ah..se volete comunque andare a Jesolo e dargli 1000 euro per una settimana di appartamentino e 10 euro di una pizza...fate pure, eh eh!!!
Indovinello: chi e' andato a Buenos Aires a cercare lavoro nel momento peggiore della storia dell'Argentina, mentre svaligiavano le banche e le valigerie, sbittecavano le macellerie, spanificavano i panifici e la gente era disperata e lui chiedeva "hay trabajo" (c'e' lavoro?) e se non gli ridevano in faccia e' perche' gli piangevano in faccia e il peso era ancora a pari con un dollaro (adesso e' 3 pesos per un dollaro) e nel giro di un mese ha finito i soldi ed e' tornato a casa? Ma certo che e' lui; paolotripmaitrop.com!!!
Un po' dopo il suo viaggio svalutarono il peso e lui avrebbe potuto vivere con poco e bene e magari trovare anche un lavoretto.
Quando si dice: il posto giusto al momento giusto.

Da qualche parte sull'Oceano Atlantico, Domenica 2 Novembre 2003
Sono in aereo, ecco spiegato il titolo.
Siccome non ho mai superato lo shock di non avere pubblicato le frasi finali del viaggio in Australia e Asia del 2000, scritte in aereo al ritorno e rimaste su carta ad oggi, per pigrizia, priorita' diverse e successiva dimenticanza, adesso scrivo le ultime righe di questi 4 mesi direttamente qui.
Come al solito quando uno deve fare qualcosa gli manca l'ispirazione e a dire la verita' non sento molto la fine del viaggio perche' davanti a me c'e' una settimana di Italia e poi subito due mesi di Est Europa seguiti da chissa' che altri giri, per cui nessun ritorno in realta'.
Per la cronaca non ho imparato a surfare. c'e' l'ho messa tutta, ci sono andato regolarmente, ho imparato a fare tutto tranne ad alzarmi in piedi. Ma ne e' valsa la pena e non mi pento. E' un fallimento, ma la strada che mi ha portato al suddetto fallimento e' stata grande, mitica e bagnata.
Come dicevo il bello del surf e' passare petto in fuori davanti a tutti che tanto poi una volta in acqua non ti vedono e si rimettono a fare le parole crociate. Non mi biasimate, sono vittima della societa' dell'immagine.
Ieri in aeroporto ho conosciuto due spagnoli che stavano tornando da Santo Domingo dove hanno lavorato con i famosi dell'isola dei famosi. No, lo dico per dare un po' di glamour al report.
Per il resto che dire? A consuntivo sembra ormai assodata la regola che quando viaggi, anche se non e' come puo' sembrare che ogni giorni sei alle stelle, alla fine ne e' sempre valsa la pena.
Come sarebbero stati 4 mesi in ufficio?