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Dopo una bellissima quanto inaspettata settimana di chiacchierate
e sedute infinite di magica connessione Adsl stesi sul tappeto di Paulo
il brasiliano nella casa di Londra di Paolotripmaitrop.com,
mentre la moglie Célia incredibilmente simpatica nonostante lo squatting
nella sua stanza, e il loro figlio di 5 anni Felype recentemente convertitosi
alla Tv via cavo e successive lotte alla Hulk...(ho perso il filo)
Puerto La Cruz, a 300
km da Caracas Venerdi' 4 Luglio dosmiltres Ad una fermata vedo un giornale con scritto "Berlusconi se pico'" e prendo un colpo, poi vedo che si e' impiccato solo virtualmente con la dichiarazione sugli SS...mi sembra difficile crederci..il potere logora. La sera arrivo a Puerto la Cruz, scendo dal bus, alzo
lo sguardo verso il cielo e il mio istinto naturale mi dice dov'e' il
mare. Mi ci dirigo passando in mezzo gente che non mi nota nemmeno, e
cerco di respirare l'atmosfera, ma non vi trovo violenza. Arrivo al mare
e la baia e' bellissima, sembra quella di Benidorm ma molto piu' grande
e senza tutti quei grattacieli. Stamattina collegamento con Paoletta su Radio Deejay,
forte. Pensate che all'aeroporto di Milano mi sono messo a parlare con
due ragazzi di Cremona che andavano alla Isla Margherita e uno dice "a...ma
guarda che caso, proprio l'altro giorno ho sentito uno a Radio Deejay.."
e io, dopo anni e anni di anonimato ho potuto finalmente, trionfalmente
dire "SONO IO". |
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| Puerto la Cruz | Paseo Colon, Puerto la Cruz | Porlamar, Isla Margarita | Playa el Agua, Isla Margarita | Playa el Agua, Isla Margarita |
Giovedì 10 Luglio 2003, Playa el Agua,
Isla Margarita, Venezuela
Lo ammetto: i miei report sono spesso scritti sotto l' effetto di sostanze stupefacenti.
Mi sono infatti accorto che due tazze di caffè mettono in moto il mio
cervello in maniera eccellente. Se uniamo poi il fatto che la cosa piu' vergognosa,
assurda, infantile, idiota e divertente che abbia mai fatto in vita mia e' appena
stata nominata su Radio Deejay, l' energia si moltiplica.
Chi avrebbe mai pensato che la famosa serie del Tenente
Cobretti sarebbe uscita dall 'anonimato che un 'estensione illeggibile in
.mpg proteggeva teneramente? Ma vi rendete conto? Chi mi darà un lavoro
ora che sanno che il mio vero nome e' Porchetti?
S e finora in qualsiasi momento sarei potuto tornare indietro, adesso il punto-di-non-ritorno
e' stato definitivamente oltrepassato. Così come l' hai oltrepassato
tu, caro Cobretti...
Con la coscienza chiara dell 'esclusione definitiva dal mondo reale, mi accingo
a scrivere un po' su questi giorni passati.
Innanzitutto, come sempre agli inizi di un viaggio, e' passata una settimana
e gia' mi sembra un mese. Primo vantaggio del viaggiare: non vivi piu' a lungo
ma ne hai la forte impressione, con la vita che non ti scivola addosso nell'attesa
di un qualcosa che arriva sempre domani e accade sempre da un'altra parte. No,
ci sei in mezzo, e anche se non sempre e' quel paradiso che appare agli occhi
degli altri, almeno ci sei in mezzo.
Cronaca: da Puerto de La Cruz ho preso un Ferry che in due ore mi ha portato
alla Isla de Margarita dove mi sono piazzato in una spiaggia a caso, Playa el Agua, e ho trovato uno dei migliori Hotel del mondo per rapporto qualità
prezzo: 20.000 bolivar che al cambio in nero di 1 euro per 2400 = sono 8.3 Euro!!
Si chiama Miramar. www.miramarvillage.com
Maggiori informazioni nella
TripGuida ma posso gia' dire che aria/condizionata, frigo, Tv, acqua calda,
cambio asciugamani e lenzuola quotidiani, travi in legno, ambiente molto carino
ecc ecc ecc a 8 Euro non li avevo trovato neanche a Bali o in Thailandia (ma
occhio che in alta stagione cambiano le cose).
Per il momento, nonostante il prezzo uguale e la mancanza di alcune di queste
facilities, il migliore resta il Warini di Ubud, Bali con le stanze in alto
a sinistra, le mura intagliate a mano e soprattutto l'essere nelcuore vero e
palpitante di Bali con la signora che la mattina tutta vestita da cerimonia
ti viene a piazzare le offerte per gli dei fuori dalla stanza.
Playa el Agua non e' Ibiza, diciamolo subito, ma ieri ho fatto un salto nella
discoteca in spiaggia e c'era movimento.
Per il resto e' una spiaggia lunghissima con parecchie zone isolate, dove si
puo' fare anche un po' di surf oppure giocare a pallone con dei colombiani che
intanto bevono whisky e mi chiedono per che squadra tifi e io che e' un po'
che non tifo piu' faccio anche brutta figura. Simpatici i colombiani, ho gia'
sentito che sono le persone piu' simpatiche del Sud America, quasi quasi ci
vado? A sentir loro non c'e' problema, mmmm.
Un attimo che spiego: io non so ancora se andare in Centro America, Caraibi
o Sud America. Cioè io volevo andare in Centro America per arrivare fino
in Messico dove c'e' Manu (vedi Australia 2000). Il problema e' che non c'e'
verso di arrivare in Centro America (Panama) senza passare per la Colombia.
Ora, non e' che io sia uno che si fa troppi problemi ad andare in postacci,
ma siccome mi piace leggere il giornale, ho letto che in questo momento in Colombia
si stanno muovendo un po' di cose, e si stanno muovendo nella direzione sbagliata.
In altre parole i rapporti tra guerriglia e governo sono in rotta. Questo di
solito significa sequestri. Siccome gia' normalmente ce ne sono 3000 all'anno,
siccome in Cina ho conosciuto una Svizzera che in Colombia e' stata sequestrata,
siccome il mondo e' grande ecc ecc ecc non credo che ci passero'.
Certo i ragazzi mi hanno detto che i colombiani sono brava gente, ma...
Voi direte: vola! Ehhhhh siiiiii, e credete che costi 9 Euro piu' tasse? Qui
si parla di 200/300 Euro al minimo! Quindi o trovo un ferry dal Venezuela a
Panama o me ne scendo in Brasile che e' gente simpatica anche li, tie'!
E poi ho sempre i voli gratis della Lufthansa e magari volo dal Brasile al Messico.
Insomma si vedra', relax.
Adesso sta piovendo e non accenna a smettere per cui finche' non sballa, niente surf che ho trovato dei ragazzi che mi affittano una tavola. Stavo quasi pensando di comprarmi la terza tavola della mia vita e stavolta passare tutta la costa del Sud America e surfarmela con costanza, chissà che sia la volta buona che imparo!! E anche se non imparo resta sempre il fascino del surfista che se ne va verso la spiaggia col sole che sale piano alle proprie spalle e lascia un'ombra sulla sabbia bagnata, mentre gli sguardi della gente denotano un'ammirazione per quell'uomo in sintonia con l'energia dell'oceano. Ma tanto non ci credo neanch'io.
Alcune delle mie famose imprese surfistiche, ormai famose in tutto il mondo
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Sfuggendo da uno squalo |
Fuerteventura, Canarie |
Fuerteventura, Canarie |
Fuerteventura, Canarie |
Budapest |
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Praga |
A una partita di football australiano, Melbourne |
Great barrier reef, Australia |
Bangkok, surfing buddista |
Venessia |

Repubblica del 9 Luglio 2003 che parla di me (qualcuno ci ha creduto...)
Giovedi' 17 Luglio 2003, da un
bus in Brasile, verso Manaus
Ispirato da quello scrittore che diceva: "ho trovato due strade nel bosco,
io ho preso quella piu' difficile e meno frequentata, ed e' stata la scelta
giusta", io ho scelto quella piu' facile e me ne sono sceso in Brasile.
Ovviamente appena salito in bus ho conosciuto un australiano e un inglese che
erano appena stati in Colombia e mi hanno detto che al momento attuale il Venezuela
e' ben piu' pericoloso.
Non l'ho scritto ma in seguito alla crisi politica (colpo di stato fallito)
e' aumentata la criminalita' e un centinaio di morti ammazzati nel weekend e'
la norma.
Non ci crederete ma l'australiano del Queensland viaggia con tanto di didgeridoo
al seguito, della serie supportiamo gli stereotipi., L'inglese invece si e'
fatto 3 giorni di galera in Argentina perche' il tipo che l'aveva tirato su
in autostop aveva appena rubato la macchina, poi ha fatto un incidente ed e'
scappato, lasciando l'inglese solo a subire le accuse di furto in spagnolo (lui
che sa dire solo "cerveza" - birra). 1300 Dollari hanno risolto il
problema con un buon avvocato.
Non viaggiate da soli ragazzi, prendete un pacchetto, ve l'ho sempre detto.
| Playa el Agua |
Playa el Agua |
sopa de pescado |
questa zuppa.. |
e questo pesce a 3 euro con bibita inclusa |
| Santa Elena de Uariez |
La Gran Sabana, nei dintorni di Santa Elana |
La Gran Sabana |
La bici (3 euro per mezza giornata) |
I comodi sedili del bus da Santa Elena a Manaus |
Ci eravamo lasciati alla Isla Margarita, no? Ok, dopo qualche
giorno di spiaggia, corsette abbatti-panzetta (funzionano!!), tric-troc sul
computer e un tocco di vita notturna, ma non troppo, ho deciso di andare, appunto
in Brasile.
Devo dirlo chiaramente: non prendete me come esempio se dovete viaggiare indipendente.
Una guida, tipo la Lonely Planet, compratela. Io ho le scusanti che
1) Non sapevo dove andavo quindi che guida compravo? Caraibi, Sud America. Centro
America?
2) In Venezuela non l'ho trovata
3) Di solito scrocco la guida agli altri backpackers, ma in Venezuela non se
ne sono visti
Insomma mi sono ritrovato bloccato da un mancato vaccino contro la febbre gialla
che NON confermo ufficialmente di essermi procurato illegalmente come dicono
abbia detto in radio, era solo un problema di collegamento telefonico che ha
distorto le mie parole.
E' stato molto bello il viaggio dalla Isla Margarita fino a Santa
Elena de Uariez (confine col Brasiu). Dato che nessuno pareva sapere niente
di orari di ferry e bus ho deciso, molto logicamente, di partire presto per
arrivare il piu' lontano possibile in quella giornata destinata al viaggio.
- sveglia alle 5:30 del mattino che per me, fautore del "m'arzo quanno
me sveglioo" del romano Marco conosciuto in Cina,
e' gia' un sacrilegio.
- camminata con zaino fino al bus
- 1 bus per Porlamar (capitale dell'isola), 1 ora per 12 km
- 1 bus per Punta de Piedra (dove c'e' il ferry), 1 ora per 15 km
- arrivo alle 8 e il ferry e' alle 10
- arrivo a Puerto la Cruz (terraferma) alle 12
- camminata con zaino e sole spaccapietre fino alla stazione dei bus e il bus
e' alle 4
- me ne vado a mangiare e torno alle 3, il pullman arriva alle 7.
Insomma alle 7 ero ancora a pochi km dal punto di partenza.
Ma il viaggio e' magia e proprio in una situazione come questa
ci sono stati dei bei momenti. Come di solito accade, le disgrazie uniscono
e mi sono messo a parlare con un venezuelano-tedesco che vive in Colombia ed
e' costretto ad andare fisicamente da suo padre in un paesino venezuelano a
prendere i soldi perche' c'e' il blocco totale dei bonifici in valuta.
Non ci e' arrivato perche' sul nostro pullman non l'hanno fatto salire in quanto
non aveva biglietto che non aveva potuto comprare perche' non c'era nessuno
all'ufficio. Il pullman era mezzo vuoto.
Poi conosco una cilena che lavora per l' Unicef con la quale mi
faccio il viaggio di notte e mi racconta come devo fare per raccogliere sponsor
per il Tripcentre, dato che lei proprio di 'ste cose si occupa.
Poi scende in mezzo alla Gran Savana/Sabana e mi dice di non perderla che' bellissima.
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La Gran Sabana |
la Gran Sabana |
Questa macchina del caffe' a gas faceva un caffe'
ottimo |
Poi mi metto a parlare con un brasiliano molto simpatico che mi
dice:
- "Eu soy pastore..."
e mentre io penso a qualcosa di simpatico da dire sulle pecore (giuro), aggiunge
- "..si, pastore evangelista e soy andato a evangelisare una iglesia en
Venesuela" (ragazzi metteteci in mezzo l'accento brasiliano ed e' troppo
forte).
Da dire: il bus era di una comodita' estrema, con sedili reclinabili quasi-a-letto e aria condizionata, tanto che mi sono detto:"invece di fermarmi vado fino in Brasile". E pensare che su due volte che ho preso l'intercity in Italia, due volte non funzionava l'aria condizionata e una volta abbiamo avuto due ore di ritardo e non mi hanno dato il bonus perche' non avevo prenotato (?!?!!). Vabbe'.
Ma insomma, arrivato in questa citta', scopro che ci vuole il
certificato internazionale contro la febbre gialla e che dopo essersi inoculati
il vaccino, bisogna aspettare 10 giorni. Uno sguardo agli avvoltoi volteggianti
nella Savana e decido che 10 giorni qui non li voglio passare.
Avendo calcolato a puntino i soldi (non fatelo mai), mi sono ritrovato con 1000
bolivar (circa 1000 lire) e non ho potuto prendere un taxi, per cui via a piedi
sotto una pioggerella fitta fitta fino a questo posto western dove come prima
cosa mi butto in una banca e in solo un'ora me ne esco con dei soldi (perche'
non sono andato al bancomat? Non prendeva la Visa e il conto sul quale ho la
Maestro/Cirrus e' quasi a secco).
Mi piazzo poi in un bell'Hotel a pochi schei (7 euro) e via alla ricerca del
certificato.
Una volta sistemato il problema burocratico apparentemente insolubile dato un
ospedale in "sciopero indefinito finche' non ci pagano", mi faccio
un giro in bicicletta per la Gran Sabana, con tanto di avvoltoi che si mangiano
un cane morto, e al ritorno mi perdo col sole che quasi cala e le zanzare che
iniziano a penetrare lo strato di Autan.
Cerco di orientarmi con il sole ma mi rendo conto che non me ne intendo di questi
sistemi moderni e gia' mi vedo stecchito a fare da dessert agli avvoltoi ed
ecco che tra l'erba alta un metro appare un indigeno in abiti civili e gli chiedo
la strada e lui con lo sguardo saggio forte di una cultura millenaria, senza
un attimo di dubbio, mi dice: "di la'".
Allora vado di la' e stanno bruciando l'erba e se arrivavo 5 minuti dopo avrei
dovuto pernottare dagli indigeni e parlare in Swahili con i solito discorsi
sulla Grande Luna e il Leopardo parlante.
Alla fine la mia avventura finisce e anche se il tutto si e' svolto a 5 km da Santa Elena, mi e' sembrato di essere un eroico esploratore.
Mercoledì 30 Luglio 2003, Belem, stato del Parà, Brasile
Devo fare uno sforzo mentale per ricordarmi cosa e'
successo da quando ho scritto l'ultimo report anche se era solo 12 giorni fa..ma
sono successe talmente tante cose che mi sembra almeno un mese.
Ho passato sei giorni a Manaus la maggior parte dei quali in giro per ospedali
e punti di vaccinazione nella periferia della citta' perche' per il weekend
o motivi vari erano sempre chiusi.
Ci sono riuscito solo al quarto giorno, lunedi, alla stazione dei bus (rodoviaria),
dove l'infermiera dopo avermi iniettato mi ha chiesto:
- "parli spagnolo?"
- "si"
- "sei traduttore?"
- "no"
- "Mi puoi tradurre qualcosa in portoghese?"
(si trattava di un test di ammissione per un'Universita' spagnola).
- "No, non parlo portoghese"
- "Ecco, vedi, leggi e spiegami"
- "Si, ma non parlo portoghese"
- "E alla fine ci sono delle domande alle quali bisogna rispondere".
La conversazione si svolgeva in Portugnol (misto di spagnolo e portoghese),
e dato che non voleva capire che andava incontro a una sicura bocciatura, gliel'ho
tradotto. E' stato un po' imbarazzante spiegarle con un disegno cos'era un asparago...
| Alla prima fermata in Brasile... |
Manaus |
Manaus |
Il Rio delle Amazzoni a Manaus |
Incendio a Manaus |
| Incendio a Manaus |
Incendio a Manaus |
Incendio con pop corn a Manaus |
e che non si dica che non lavoro!!! |
Ormai immunizzato anche contro questa malattia, mi sono
messo alla ricerca del biglietto per Belem, e anche questo non e' stato facile
perche' per l'Amazon Star, la barca che avevo scelto, non c'erano altri venditori
che quelli da strada dei quali non mi fidavo troppo...
Il giorno prima della partenza, sempre per strada, sono spuntate delle ragazze
con maglietta "Amazon Star" e ho deciso di fidarmi, acquistando un
posto in cuccetta a 78 Euro (tutti i pasti inclusi).
Il Mercoledì pomeriggio siamo partiti ed e' iniziato un viaggio bellissimo.
Appena preso possesso della cabina mi sono imbattuto in un Brasiliano vicino
di stanza e siamo andati a berci una birra. Poi ho conosciuto un ebreo inglese
che aveva girato il Brasile per 5 settimane. Poi una coppia di inglesi/irlandesi.
Poi Ivo e Zipi, uno svizzero e mezzo nel senso che Ivo e' meta' Toscano, poi
un tedesco che ha fatto il giro del mondo, poi due ragazze Cilene anche loro
in viaggio...e così via.
Le giornate si passavano a guardare lo spettacolo della Foresta Amazzonica,
a leggere, a dormire, ecc..io che vi ricordo sono un lavoratore, le passavo
anche al computer.
Tutto e' andato bene fino alla fatidica serata in cui gli anglosassoni hanno
deciso di fare un gioco in cui chi perdeva una mano doveva bere...avendo perso
le prime mi sono ritrovato svantaggiato e ho perso anche le successive. Ne e'
risultata un'ubriacatura di dimensioni mostruose che mi ha rovinato la reputazione
agli occhi dei brasiliani. Il giorno dopo infatti tutti a dire "eh, ieri
sera, eh?", come se loro non bevessero mai.
Come se non bastasse sulla barca almeno la meta' erano fondamentalisti religiosi
cristiani, evangelici, esercito di Dio, Assemblea di Dio, Gesù ti Ama
e tutti con magliette tipo da calcio con scritto su qualcosa del genere. Uno
su quattro era un missionario evangelico in viaggio per convertire le masse
tanto che sembrava quasi un campionato di calcio di religioni diverse in costante
guerra di conversioni.
| Chiesa a Manaus |
Manaus |
Ecco come ottenere l'acqua calda senza boiler |
Porto di Manaus |
la Amazon Star |
| Sulla Amazon Star |
Durante il viaggio |
Rio delle Amazzoni |
Rio delle Amazzoni |
Manaus |
Durante il viaggio non si sono visti molti animali, a parte alcuni insetti,
uccelli e gli occidentali la sera quando bevevano (io per la cronaca mi sono
astenuto la sera successiva). Verso tre quarti del viaggio sono iniziati gli
abbordaggi degli indigeni che con le loro barchette a remi si affiancavano al
mega barcone in corsa, si attaccavano con una corda e salivano a vendere cibo.
Moltissimi bambini di pochi anni invece si limitavano ad avvicinarsi al Titanic
con la canoa, salutare, ed aspettare il lancio di patatine, caramelle ed altre
schifezze così da potersi rovinare la salute in maniera piu' moderna.
A Santarem, grande citta' nel mezzo del Rio, ci siamo fermati qualche ora e
siccome avevo appena finito il bellissimo Guerra e Pace di Tolstoj, mi sono
comprato Anna Karenina che era in offerta speciale in portoghese. E' forte perche'
parlando spagnolo e italiano si capisce quasi tutto di cio' che si legge in
portoghese!
Arrivati a Belem, dopo la colazione sull'erba del parco tipo figli dei fiori,
il gruppo ha dimostrato coesione e siamo tutti andati insieme all'isola di Algodoal
che un amico di Ivo aveva detto essere molto bella e sconosciuta al turismo
internazionale (ma non a quello brasiliano, occhio).
Tre ore di salti col bus, un'ora di barca ed eccoci in questa isola che in effetti
si rivela proprio bella. Peccato per la plastica un po' dappertutto nelle zone
abitate e spesso anche in quelle non. C'e' da dire, anche se non sara' molto
politicamente corretto, che i brasiliani (almeno quelli visti finora) oltre
al calcio amano un altro sport: il lancio della lattina e del sacchetto di plastica.
Peccato perche' sono i custodi di una bella fetta della natura del mondo.
| Abbordaggio di indigeni |
Indigeni |
Indigeni |
Rio delle Amazzoni |
Rio delle Amazzoni |
| Rio delle Amazzoni |
Indigene |
Sul ponte |
Sul ponte |
Rio delle Amazzoni |
Per l'alloggio della prima notte abbiamo seguito dei francesi che ci hanno portato
da un loro connazionale e ci siamo sistemati su delle amache sotto di una tettoia
di paglia. Il bagno funzionava con acqua tirata da un pozzo vuoto e con secchio
rotto, mentre la doccia con un secchiello. Costava 5 reales (1,5 euro) ma hanno
resistito solo gli svizzeri, Ivo e Zipi. Il giorno dopo io, Fabio, le cilene
e gli inglesi ci siamo spostati in alloggi piu' accoglienti.
La sera i brasiliani giustamente suonavano tamburi e le ragazze ballavano, mentre
dall'altra parte della strada nel centro culturale/bar altri brasiliani, in
particolare i camerieri, si rovinavano di super alcolici. Noi siamo andati in
spiaggia dove pisciando sulla sabbia o sbattendo i piedi per terra apparivano
delle lucette, alzando gli occhi al cielo si vedevano stelle cadenti e laggiù,
lontano nel buio qualcuno suonava una chitarra.
Al secondo giorno me ne sono dovuto andare per colpa di internet a 15 euro all'ora
(record mondiale), ed ora eccomi a Belem a lavorare. Domani riparto e dovrei
ritrovare qualcuno a Sao Luis dove c'e' un festival reggae. E' bello aver conosciuto
della gente, il viaggio ha acquistato quel gusto particolare che lo rende cosi'
bello. Non c'e' niente da fare: per quanto un posto possa essere bello, sono
sempre le persone a fare la differenza. Sia in viaggio che a casa.
| Indigeni |
Abitazioni al lato del Rio delle Amazzoni |
Una chiesetta |
Balli languidi sul ponte |
Occidentali dediti all'alcolismo itinerante |
| Locale dedito all'alcolismo stanziale |
Foto di alcolismo di gruppo censurate dalla Lega contro L'alcool |
Foto di alcolismo di gruppo censurate dalla Lega
contro L'alcool |
Foto di alcolismo di gruppo censurate dalla Lega
contro L'alcool |
Foto di alcolismo di gruppo censurate dalla Lega
contro L'alcool |
| L'arrivo del gruppo a Belem |
Cena sull'isola di Algodoal. Quello che vedete costa
1,5 euro |
Musica sull'isola di Algodoal |
Algodoal |
Martedi, 5 agosto su di un bus tra Sao Luis e Fortaleza
A Belem sono uscito con Isaque, un tipo che avevo conosciuto
sulla barca. Mi ha portato in un bar del centro con le mura di mattoni antichi
e i camerieri che ogni tanto ci portavano degli assaggi. Buonissima una specie
di fagiolata da bere che assomiglia moltissimo alla pasta fagioli nostrana.
Mentre un solista suonava e cantava con quel tono rassicurante che solo i brasiliani
sanno dare alla musica, noi si parlava del piu' e' del meno. Dato che la conversazione
si svolgeva in portoghese la cosa era abbstanza stancante per cui i momenti
di silenzio, o meglio, di ascolto della musica non erano rari.
A un certo punto mi chiede:
-"Da quant'e' che viaggi?"
-"Un po' da sempre, ma e' dall'inizio del 2000 che non mi fermo piu' di
4 mesi in un posto"
-"E non ti manca un posto fisso? Io dopo un mese anche se vivo solo, sento
il bisgno di tornare alle mie cose, ai miei libri."
-"Io se mi fermo, dopo un po' devo tornare a viaggiare".
L'ho visto spesso quello sguardo, in molte persone, negli ultimi tempi, ma questa
volta l'ho visto meglio e ne ho sentito piu' forte il significato.
E' il muro. Quella sensazione di tristezza e di solitudine del residente che
non ha la capacita' di capire il viaggiatore. E' uno sguardo che rispecchia
un sentimento di pena, di compassione, per il viaggiatore costretto per un motivo
solo a lui conosciuto, di "girare il mondo tutto solo", come in Desperado,
degli Eagles.
Ogni volta che vedo quello sguardo mi sento un po' come quando adolescente la
suora mi guardava, io ateo convinto, e mi diceva di ascoltare Gesu' che si sarebbe
fatto sentire. Vedeva in me un vuoto, quella cosa che la riempiva in me non
c'era, e di conseguenza sentiva tristezza.
Non capiva che non credendo in Gesu', non potevo neanche mettermi a parlare
con lui. Se glielo dicevo, ripeteva di provare a parlare con Lui.
Non ci si capiva.
Gesu', per la cronaca non mi ha mai parlato, e onestamente non avrei saputo
cosa dirgli.
Allo stesso modo il residente che pensa alla sensazione di sicurezza e familiarita'
della casa, si immagina senza di essa e sente un vuoto.
E' un processo di sottrazione teorico che non trova riscontro nella realta'
del viaggiatore. Una volta avrei tentato di spiegare che quella sensazione di
casa, io la provo in continuazione praticamente ovunque. mi basta essere in
buona compagnia davanti a una birra, e a volte anche da solo.
Se siamo tutti fratelli, perche' lo dovrebbero essere di piu' quelli con un
indirizzo simile? I miei fratelli sono i viaggiatori che incontro per strada.
Lasciando Belem in bus ho ritrovato il tedesco round-the-world, della barca
che andava anche lui al Festival Reagge di Sao Luis.
Sedutomi al mio posto vedo che la mia compagna di viaggio e' una ragazza che
guarda fuori dal finestrino.
-"Vai a Sao Luis?"
Si gira verso di me con gli occhi in lacrime, mi sussurra un si spaventato e
si rigira. Che fare? Che dire? Consolarla in un portoghese vecchio di due settimane?
Decido di lasciarla tranquilla che odio essere invadente e durante la notte
con lei nascosta completamente sotto un pareo, mi accorgo che vado piano piano
identificandola con una delle ragazze dal pianto facile dei romanzi di Tolstoi
tanto che all'alba, mezzo assonnato, mi pare di vederla spuntare vestita per
un ballo a corte e che mi parli in russo. Niente di tutto cio'. se ne sguscia
fuori e zompetta giu', in mezzo alla campagna di palme.
Addio Natasha Bronski.
IL FESTIVAL REAGGE SENZA CANNE E LA SPIAGGIA
BRASILIANA SENZA MACCHIA
Il festival reagge di Sao Luis entrara' nella storia
per essere il primo e l'unico ad avere avuto piu' poliziotti che spettatori,
un Ministro della Cultura mezzo rasta, Gilberto Gil, che suona cover di Bob
Marley e la mancanza di quel caratteristico odorino di fumo di erbe medicinali
vietatissime appunto dall'onnipresente polizia.
E' stata la distruzione dei luoghi comuni.
Il giorno dopo pero' ce ne siamo andati in spiaggia, io Ivo-il-mezzo-svizzero-mezzo-toscano,
Zipi lo svizzero-doc e un belga rasta....ed e' stato il festival dei luoghi
comuni.
Immaginatevi un baracchino in spiaggia con una band che suona, ragazze in costumini
succinti che ballano sotto il sole, li in fondo una partita di calcetto da spiaggia,
un cocco con la cannuccia sul tavolo e noi a parlare con tre sorelle in bikini
conosciute nel pulman.
Ogni tanto ci guardavamo attorno e ci domandavamo se era tutto vero o una montatura
dell'Ufficio Turistico!
Fortaleza, 13 Agosto 2003
Uno strano caso del destino ha voluto che finissi a Fortaleza in pieno Agosto
e la rottura del computer ha rafforzato la forza del suddetto destino costrigendomi
a restare.
Fortaleza ad Agosto e´ terreno di caccia per mandrie di maschi italiani
alla ricerca dell´anima gemella, fosse anche solo per una notte. Ci sono
anche donne italiane ma e´ evidente nello sguardo dei rispettivi morosi
il peso che rappresentano per loro, oppressi nei loro istinti poligamo-cosmopoliti,
gia´ oppressi nei restanti 11 mesi all´anno.
Come accade di solito il turista cerca la compagina del turista e va a creare
luoghi improbabili come la zona attorno al Pozo metallico sulla Praia de Iracem,
dove tutto cio´ che si vede sono turisti, brasiliane-da-turista (bella
definizione di largo spettro, no?), venditori e taxi.
Dico luogo improbabile perche´ il commento di una mia amica non-brasiliana-da-turista
(l´avete mai trovata una che vi paga la cena e vi scarrozza in macchina?),
con la quale sono andato ieri a bermi un succo di melone e´ stato:´´
qui non c´e´ nessuno della citta´, credevo fosse tutto chiuso
durante la settimana!´´.
Ripensando al viaggio fato finora mi permetto di dire che chi viene qui e passa
tutto il tempo in questi posti, in spiaggia e magari fa un salto nelle belle
zone limitrofe, non ha visto molto del Brasile. Ma tanto sono i soliti discorsi,
uno ci deve arrivare da solo.
Cambiando discorso e andando sul tragico, mi si e´ rotto il computer.
Mi sembrava comunque impossibile che il portatile ACER vecchio di sei mesi,
funzionasse ancora, di solito i miei portatili si rompono prima.
E infatti l´altro giorno ha deciso di non accendersi.
La Mega Garanzia per Viaggiatori dove promettono che in qualsiasi parte del
mondo te lo riparano in due giorni si e´ rivelata, come al solito, teorica.
Ci sono voluti 5 giorni perche´ la accettassero. Adesso sono in attasa
che, forse me lo riparino qui, seno´ devo spedirlo a San Paolo, poverino,
lui che da solo ha paura di viaggiare.
Anyway, ho reagito eroicamente e sono andato a comprarmi una tavola da surf
usata e il tipo che me l´ha venduta mi ha proposto di ospitarmi gratis
e darmi lezioni a 5 euro all´ora.
Ieri la prima lezione, io, la tavola, il prof e il mare rabbioso. Grande.
Il ritorno a Madre Natura, l´energia delle onde, nemiche se non le conosci,
amiche che ti fanno volare se impari a cavalcarle.
Per me, ancora nemiche. Comunque grande.
Fortaleza, lunedi 18 agosto 2003
I giorni passati a Fortaleza sono stati una continua guerra con i vari centri
di servizio Acer che adesso non sanno come risolvere il problema di mandare
il computer a San Paolo, ripararlo e tenerlo lí finche non arrivo io
a riprenderlo.
Il Piano Quinquennale e la Direttiva de Consiglio Comunista del Politburo della
Acer infatti prevede (dal 1965) che se un computer parte da un
posto ci deve ritornare. Il fatto che la garanzia per viaggiatori probabilmente
sará utilizzata da un viaggiatore (leggi: che si sposta) che non puó
aspettare 40 giorni in un posto, non é stato preso in considerazione.
Per la cronaca: le mie email alla Acer centrale sono state finora ignorate.
(spero che leggendo queste righe nessuno pensi "allora mi compro un compaq",
ho avuto un'esperienza anche peggiore con la compaq).
Comunque nel weekend sono andato a Paracurú a 100 km a nord di Fortaleza
dove un mio amico tre anni fa ha deciso di porre fine alla propria esistenza
da 'soltero' e si é sposato. Lui, e lei, adesso sono nella produttiva
Padania e io sono andato a trovare la famiglia.
Paracurú é un paese di pescatori molto bello con delle ottime
spiagge e con quell'indefinibile atmosfera di 'qui non succede nulla ma va bene
cosí'.
Sono stato accolto da Maria, la sorella, e suo marito Pierre, uno svizzero e
dai genitori di Giaisa, la sposa del mio
amico.
Ieri, per la prima volta, ho giocato a pallone in spiaggia con dei brasiliani.
Era una cosa che volevo fare da tempo e devo dire che la soddisfazione di essere
all'altezza e' stata grande. La cosa che mi ha salvato e' che le partite duravano
10 minuti di orologio, poi chi perdeva usciva.
Me ne sono tornato a Fortaleza con la pelle degli alluci staccata per cui sto
camminando con difficoltá.
Natal, Rio Grande Do Norte, Lunedi 26 Agosto 2003
Canoa Quebrada (canoa rotta) e´ un nome abbastanza famoso in Brasile.
Il fascino del posto sta nella lunghissima spiaggia con le falesia di terra
alle sue spalle, nelle belle zone circostanti, nel fatto che la stradina principale
del paese non é asfaltata (ma ci stanno mettendo le pietre) e nel fatto
che ci vivono un sacco di stranieri che hano aperto ristoranti e posadas. Gira
un sacco di droga pesante (retaggio del passato hippy di Canoa) ma non si vede
per cui mandateci pure le famiglie.
Io ci sono arrivato con la mia tavola da surf e per la prima volta in Brasile
sono stato accolto da persone che mi proponevano alloggi appena sceso dal bus.
Io sono finito in una bella posada a 6 euro con piscina e ottima colazione (la
prima marmellata e il primo burro del viaggio!!!) gestita da un italiano e una
brasiliana.
Lí ho conosciuto tre piemontesi (anche se uno era olandese) in viaggio
breve disorganizzato.
Uno di loro era insieme a una brasiliana che secondo me, a parte il nome, Tania,
era estone piú che brasiliana sia per viso che vestiti. Poverina, noi
parlavamo in Italiano e lei se ne stava zitta. É il solito difetto nostro.
Comunque dato che Canoa non offriva le onde di 15 metri che sono abituato a
surfare prima di colazione mi sono spostato a Natal, dove intanto erano andati
i tre piemontesi.
Per caso sono finito a Ponta Negra, per caso in un albergo a 50 real (15 euro)
e per caso loro erano lí.
La stessa sera, tramite della gente che avevano conosciuto, siamo finiti ad
una festa in una casa nel paese dove abitano delle ragazze, diciamo cosí,
originali.
La situazione ci é piaciuta subito perché abbiamo respirato l´atmosfera-non-turista.
Eravamo nel mezzo del villaggio in una casa senza mobili (si dovevano trasferire
il giorno dopo) e ad un certo punto é arrivato un camion con delle mega-casse
che ha fatto partire la musica.
Mentre il frango (pollo) sfriggettava sulla griglia improvvisata noi ci scolavamo
le birre fresche e riflettavamo sulla situazione. Il villaggio attorno sonnecchiava
e delle bambine stavano fuori dal cancello a sentire che succedeva.
Sul fronte surf sono orgoglioso di annunciare di essermi fatto la prima ferita
da surfista: un´ondqa troppo vicina alla spiaggia mi ha sbattuto conto
il suolo sabbioso e la mia fronte a sfregato violentemente contro milioni di
milioni di particelle sabbiose che hanno provocato una ferita sanguinolenta.
Mentre me ne tornavo all´hotel mi immaginavo di lasciare una scia di sangue
alle mie spalle e che la gente mi guardasse ammirata. Sono stati 300 metri eroici,
passati quasi con la caratteristica lentezza e rarefazione di un sogno. In camera
si sono guardato allo specchio ma quasi non si vedeva e mi sono reso conto di
avere fatto una brutta figura con mé stesso.
Comunque per fortuna nei giorni seguenti la ferita ha preso un pó di
colore e la gente mi chiedeva cos´era permettendomi cosí di rispondere
come se nulla fosse che era una ferita da surf.
Tutto questo con lo sguardo verso la spiaggia dove dei bambini si tuffavano
incolumi nella stessa onda che quasi mi aveva spezzato il collo. Triste.
Per i tecnici comunque sono riuscito a prendere due onde senza alzarmi e la
sensazione di energia
e´ stata forte. Non ti rendi conto del potere di un´onda finché
non ti spinge violentemente senza che tu possa fare niente per fermarla. E stiamo
parlando di ondine d 1 metro, 1 metro e mezzo.
Il mio corpo e´ sempre piú in forma ed entrare nell´acqua é sempre piú bello, con meno paura e piú familiaritá. Passare due tre ore in ammolo (si, si mi metto la magliettina) osservando il colore del cielo e dell´acqua cambiare, la costa lontana, le montagne in parte e´una cosa speciale.
Ierio mentre tentavo di alzarmi in piedi mi é venuto un crampo al polpaccio (´il mio corpo é sempre piú in forma´ diceva qualcuno) e sono dovuto tornare a riva dove prima Tatiana (una delle ragazze della casa di Babylon) e poi uno sconosciuto me lo hanno massaggiato gentilmente. Brava gente i brasiliani.
Nel frattempo mi sono sposato in un appartamento con aria condizionata, piscina, acqua calda, due camere, due bagni, cucina/entrata grande, balcone con amaca vista mare, tutto completamente nuovo a 12 euro al giorno e mi ci trovo talmente bene che ho deciso di fermarmi qui dato che e´ comunque uno dei posti migliori per imparare il surf. Mi sono un pó imborghesito ma ogni tanto fa bene fermarsi, no?
Tornando alla padrona di casa, una sera e´ stata con due uomini e poi in un locale si e´messa a baciarne un altro. Poi il numero due e´ tornato ed é stata con lui.
Comunque, no, non e´come state pensando che sono invidioso perché non ha mai scelto me! Comunque in effetti non mi ha mai scelto.
Un giorno invito la mia amica surfista (quella buona che abita con i cattivi)
ad andare a Pipa, noleggio una macchina a 16 euro e mi ritrovo in macchina 5
persone.
Andiamo in spiaggia, mangiano e bevono e alla fine della fiera domandano i soldi
a me.
Ok, me lo aspettavo, ma siamo arrivati al capolinea e glielo dico. Si incazzano,
si sentono offesi e decidono di tornarsene a casa da soli.
La mia surfista viene con me alla macchina a prendere la roba, le dó
i soldi per pagare (tanto erano 8 real, eh eh) e dico anche che aspetto se vogliono
tornare con me, ma dice che le altre sono troppo orgogliose per tornare sui
propri passi. Io credevo che l´orgoglio fosse una questione di dingitá
ma mi sbagliavo.
Comunque quella bella giornata segnó la fine della mia frequentazione della casa di Sodoma e Gomorra, fine che sarebbe arrivata comunque perché come dice un italiano che vive a Ponta Negra 'divertente ma dopo 3 giorni ti nauseano'.
Nonostante tutto la mia amica surfista buona decide che anche lei e'un pó nauseata e finiamo nel suo villaggio vicino a Genipabu dove ci sono delle bellissime dune e mi fa conoscere un Paulista (un tipo di San Paolo) pittore che vive in una casa con due tavolini fuori che fanno da bar e che ha come passione Mina, Patty Pravo e compagnia. Non vi dico l'emozione di sentire Mina che canta in un villaggio di dune brasiliano.
Comunque le cose belle devono finire e un bel giorno dico alla proprietaria
che vado.
Avevano appena finito di lavorare al gardino con cascata e laghetto e mi dice:
-"Cosa pensi dei testimoni di Geova?"
Io penso "no, anche qui" ma dico:
-"Ehm..ci ho provato a parlare qualche anno fa ma non ne e'venuto fuori
molto"
Grande errore. Dovev dire che ero mussulmano sciita del partito di Saddam impegnato
in azioni terroristiche in America latina, anche se dubito avrebbe mollato l'osso.
Per decenza non sto lí a tediarvi con i dettagli ma e' stata la solita
inutile discussione tra chi vuole dialogare (io) e chi vuole solo insegnare
(lei) convinta che se riesci a convincerti avrai salva la vita eterna.
La cosa che mi ha terrorizzato di piú é stato il rendermi conto
che stavamo seduti al lato di appunto quel laghetto con gli uccellini che ciguettavano
e i fiorellini rossi che cadevano dall'albero per cui lei si sentiva nel bel
mezzo di una di quelle scene colorite dei loro libretti "Svegliatevi"
ed era ancora piú infervorita che d'abitudine potendo impunemente dire
"ma secondo te chi ha creato tutta questa bellezza ecc ecc.." (originale
no comunque).
Avrei voluto essere a Porto Marghera con un Tv che trasmette il TG4 e sentire
cosa avrebbe detto. Opera del diavolo, probabilmente.
Comunque me ne sono liberato in 30 minuti (tempo massimo consentito dal mio
codice morale per attivita' inutili e spiacevoli) ma non sono riuscito ad evitare
che mi regalassero due libri (mezzo kilo in tutto) che non sono ancora riuscito
a lasciare in qualche stanza d'albergo perche'mi sentivo sempre in colpa nei
confronti di chi li avrebbe trovati.
Foz de Iguacu, Brasile 12 Ottobre 2003
Le mie ultime ore in Brasile. In un caffe' della stazione di bus di Foz di
Iguacu attendo il pullman ovviamente in ritardo, mentre la televisione presenta
impietosamente una messa di qualche chiesa evangelica (o forse cattolica)
dove dei devoti cantano stonati. Ma come ci sono finiti in tv? Poi ripensandoci
mi rendo conto che non e' raro che un brasiliano stonato si erga a cantante
per le masse e che, tanto preso dall'amore per la musica cosi' innato nel
suo popolo, non si accorga dei propri limiti. Se poi la musica ricambi questo
amore, non si sa.
Tre mesi. Doveva essere uno, ma problemi tecnici mi hanno 'retrasado'. Non
e' stato un male poi cosi' grande.
La grande domanda se, come l'Asia, il Sud America mi sarebbe entrato nella
pelle per ora non ha risposta, ma se proprio mi incalzate direi di si. Almeno
il Brasile.
Motivi differenti da quelli asiatici, ma in un modo o nell'altro e' riuscito
a penetrare le difese (amare e' soffrire) e mi e' entrato dentro. In termini
pratici e terra-terra: I will come back (almeno I hope).
Ci sarebbero un sacco di cose da dire ma comincio gia' a preoccuparmi che
il bus arrivi in anticipo sul ritardo e mi lasci giu'. Inoltre adesso in TV
si e' messa a cantare una signora non migliore della precedente e tra un "misericordia
de Deus", "Jesus te ama" e banalita' del genere (com'e' che
gli scrittori di musica religiosa non riescono ad avere un po' di fantasia?),
mi e' gia' venuto il latte al Pentium 4 (yes, ho un Pentium 4 eh eh).
Come dice la mia censora Irene, e' un mese che non scrivo e quindi facciamo
un po' di cronaca.
Dopo la riuscita fuga da Natal sono andato a Recife, o meglio, a Porto de
Galinhas dove sono scappato da internet a 15 real all'ora. Sono arrivato a
Maceio', dove dopo una notte gratis all'Hotel Ibis (c'era l'acqua fredda e
ho richiesto l'applicazione del contratto ti-risolviamo-il-problema-in-15-minuti-o-non-paghi)
ho proseguito per Salvador.
A Salvador, di Bahia, mi sono piazzato in un appartamento a Farrol-da-barra,
in riva al mare con aria condizionata, due Tv e amaca a 50 real (circa 15
euro a notte).
Dopo qualche giorno e' arrivato Paolo, il parassita delle vacanze, che invece
di fare come tutti gli altri e comprare un pacchetto per Sharm el Sheik o
andarsene a Jesolo, mi raggiunge sempre in qualsiasi buco del culo del mondo
io mi ficchi.
Cosi io faccio tutto il lavoro di preparazione tecnica e sociale, e lui arriva
e si diverte.
Ma io sono buono, troppo buono e lui lo sa e ne approfitta.
Comunque: Salvador e' famosa per essere la citta' che non si ferma mai e un
po' di vita notturna si e' vista al Pelourinho, ma niente di sconcertante.
Tra l'altro, anche li' se vi avvicina qualche simpatica ragazza locale, sappiate
che probabilmente non e' il vostro sguardo sicuro e simpatico che le attrae,
e nemmeno i vostri muscoli palestrati durante l'inverno. Insomma ci siamo
capiti.
Qui sotto alcune foto vecchiotte recuperate (avevo il computer
rotto)
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Il mio maestro di Surf a Fortaleza, Capi (lo trovate
a Praia del futuro)
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Famiglia e amici della moglie brasiliana del mio amico
italiano
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Paracuru'
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Paracuru', Buggy
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La vista dall'appartamento di Ponta Negra, Natal
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Pipa (100 km da Natal)
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S. Rita, Natal
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E' da quando ho messo piede in Brasile che la Tv e i locali continuano a garantirmi
che prima della fine del viaggio saro' derubato o ammazzato da qualche "vagabundo"
(bella espressione brasiliana per designare i criminali, associando cosi' il
non avere un posto fisso, come me, al crimine. Simpatico).
E finalmente qualcosa e' successo e per fortuna non a me. In due parole: serata
al Pelourinho dove Paolo beve una capirinha di troppo e glielo si legge in faccia,
una quasi-non-prostituta* lo ri-approccia (rifiutata precedentemente) e lui
ci si mette a parlare mentre una mano veloce di un forse-complice gli sfila
artisticamente 30 real dalla tasca e sparisce nell'oscurita' e nell'oblio della
notte bahiana. Per fortuna che zio Luca gli aveva detto: non uscire col portafoglio.
Danno limitato e profezia quasi avverata.
Com'e' che a me non succede mai niente? E' il Dio dei viaggiatori, forse. Amen.
* Perfette per gli italiani che poi tornano a casa e dicono "ehh..un bel pezzo di ragazza, e poi non era una prostituta, no, sai studiava e ogni tanto andava con qualche straniero, e mica con tutti, solo con quelli simpatici e che gli piacciono". (sigh!)
(Adesso sono in bus in Paraguay e ci stiamo dirigendo ad alta velocita' verso la capitale...dai che tanto non lo sapete che si chiama Asuncion.)
Continuando...da Salvador siamo andati a Itacare'. Perche'? Boh, dovevamo andare
verso Rio e abbiamo chiesto che c'era di bello per strada e ci hanno detto Itacare'.
Insomma arriviamo in 'sto posto molto turistico, ci piazziamo in una pousada
a 35 real (6 euro a testa) con colazione magnifica e andiamo a visitare le varie
spiagge e baie.
Sabato sera usciamo che c'e' la sagra del paese e con la capirinha in mano comincia
quella sensazione del che-ci-faccio-qui?
Sembrava una festa dell'Acr con un sacco di ragazzini e ragazzine che ballano
(ma qui a 9 anni si muovono come se stessero ballando in un lap dance) e i genitori
in giro a rovinarsi di cap (rinha, roska) vari.
Il portoghese 21enne scroccone che avevamo rimediato in pullman era sparito,
assatanato di sesso alla ricerca di una vittima con la bava alla bocca.
Flashback: pensate che prima di uscire ci entra in stanza e comincia a stilare
un piano di attacco complicatissimo per la serata:
"Allora, adesso andiamo a comprare casacha, limao, ghiaccio e zucchero
per fare la capirinha e li portiamo nella mia pousada, cosi poi se conosciamo
3 ragazze abbiamo la scusa per portarle li. Poi usciamo ma se uno conosce tre
ragazze entra il diritto di prelazione e ci puo' provare con una, mentre gli
altri due aspettano. Se la prima non ci sta', puo' provare con l'altra e gli
altri due aspettano, tranne per la prima. Se neanche le seconda ci sta', intanto
le prime due sono libere per l'attacco degli altri e il primo prova con la terza."
Lo guardo e gli chiedo se serve una lavagna e del gesso per indicare le posizioni
dell'artiglieria. Risponde serio che no e che tutto dovrebbe essere chiaro.
Chiedo a Paolo se per caso hanno conosciuto tre ragazze, e mi dice che no ma
che il tutto probabilmente nasce dal fatto che il portog ha conosciuto una ragazza
e che Paolo, en passant, ha detto che e' carina per cui lui si e' sentito insicuro
e sta cercando di contenere i potenziali danni.
Insomma, nel piano di attacco, il portog era quello che conosceva le tre e noi
i due che devono aspettare. Sembrava troppo complicato per essere meramente
teorico e non basato sula conoscenza preventiva del nemico.
Gli dico che il mio programma e' andare fuori un po' e bere una o due capirinhe,
non prepararmi per una battaglia e che se si rilassa e' meglio perche' gli si
legge in faccia che vuole scopare.
-"ok, ok ma andiamo a comprare la bottiglia"
Riluttanti lo seguiamo e facciamo la spesa di 8 real (2,5 euro) e lui ovviamente
"i soldi ve li do' dopo".
Fine del flashback.
Insomma, siamo li, il portog e' sparito e ci guardiamo il concerto. Appaiono
delle ragazze che avevamo conosciuto la sera prima e facciamo due chiacchiere.
Poi, di colpo, appaiono tre angeli.
La sensazione e' cosi' chiara che non ho parole per esprimerlo. Cioe', sembravano
appena sbarcate dallo shuttle in arrivo da un'altra galassia perche' non c'entravano
niente col popolo attorno. Due sono gemelle, l'altra no (mmm che frase scalcinata).
Tiro fuori il telecomando e clicco il bottone "attacco", Paolo riceve
il segnale e fa il suo lavoro da subalterno avvicinandole nel suo tipico ballo-sospetto
(sembra gay e quindi innocuo) e da li' nasce la nostra nuova amicizia.
I due giorni seguenti sono dunque allietati dalla presenza dei tre angeli,
simpatiche, belle e non-scroccone (cosa rara e apprezzabile da 'ste parti).
Epilogo: il portoghese lo abbiamo poi ritrovato alle 4 di mattina, solo soletto,
sconfitto in una battaglia senza eroi. Lo abbiamo quindi pietosamente invitato
ad unirsi a noi ma i suoi non-velati approcci animali (dopo 5 minuti era gia'
all'attacco) sono stati rifiutati dalle ragazze. Tra gli altri motivi, uno ci
permette di chiudere la storia in maniera gloriosa riportando le parole di Daiane:"Ha
l'alito che puzza".
Dio c'e' ed e' giusto.
Poi il triste giorno arriva: Paolo deve partire ed andare a Rio a prendere
l'aereo. Siccome io sono un vero amico e avevo promesso di accompagnarlo a Rio
e lui l'ultimo giorno sta anche male (le due capirinhe di 3 giorni prima?) dopo
essere caduto nel bagno (come il Papa, si) ed aver battuto il cranio (ma il
Papa fu piu' lesto), gli dico:
-"Caro Paolo, io ti avevo promesso di accompagnarti a Rio e anche se mi
piange il cuore a lasciare queste simpatiche ragazze con le quali mi trovo cosi
bene, ho deciso che a Rio ci vado ma magari in futuro ed e' arrivato il momento
che alla tua eta' tu impari ad arrangiarti e vada a Rio da solo e magari mi
porti anche la tavola da surf a casa".
Insomma l'ho caricato mezzo moribondo su di un pullman per Rio e ho detto al
motorista (autista):
- "Se schiatta avvisatemi che vi do' istruzioni per la tavola da surf".
E questo e' quanto so di lui, spero che sia vivo e in ufficio.
La tavola da Surf per la cronaca e' ferma al deposito bagagli dell'aeroporto
di Rio e ci restera' per sempre. Se qualcuno la vuole mi scriva, e' gratis.
A questo punto mi mancavano pochi giorni prima che i 3 mesi di visto scadessero
e decisi di passarli a Ilheus in compagnia delle ragazze che intanto erano tornate
a casa, a Ilheus appunto.
Ci voleva, perche' mai in questo viaggio sono entrato nel Brasile vero in maniera
cosi' profonda come a Ilheus.
Tramite le ragazze, ho conosciuto Roqui il parrucchiere gay, Annette la nullafacente
scroccona, Janette la panettiera sguardo-spento e un'innumerevole serie di personaggi
che, uno ad uno, partecipano all'esistenza della loro strada, viva ed intima
dove non si riesce a camminare per duecento metri senza fermarsi almeno cinque
volte a chiacchierare, il che onestamente sembra l'occupazione principale di
gran parte dei locals.
Ancora piu' brasiliana la strada della casa di Alessandra, che mi ha portato
a conoscere la sua famiglia e le sue due bambine, dove la madre ha un ristorante
di "comida caseira" (cibo di casa).
Ricordo quella strada allagata dal sole delle cinque della tarde quando tutti
i colori sono piu' vivi ed emozionanti, con persone sedute ai tavoli, altre
che camminano, altre che lavorano, il tutto in un'atmosfera non-e'-che-vada-bene-ma-puo'-andare-peggio-per-cui-relax.
Chiudo con una scena pietosa: io in giro per le strade di Ilheus che porto al circo tre bambini (mentre le madri se ne stanno a casa). Al ritorno me ne metto uno in groppa. Si era pisciato addosso.
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Vista dall'appartamento di Salvador
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Paolo: "fammi una foto col surf da mostrare in
ufficio". Poi ha provato a surfare e ha avuto paura.
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"Fammi una foto col cocco, sull'amaca da mostrare
in ufficio".
Poi il cocco non gli piaceva. |
La pousada di Itacare'
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Itacare'
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I tre angeli
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A Ilheus
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Surf estremo
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Ilheus
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Foz de Iguacu
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BUENOS AIRES, L'EUROPA ACCESSIBILE
Buenos Aires, 18 Ottobre 2003
Ne approfitto. Approfittatene anche voi perche' qui sono senza difese.
Mi sono piazzato in un appartamento in centrissssssssimo a Buenos Aires a pago
7 euro a notte. Oggi ho fatto la spesa dai cinesi e mi sono fatto una meritata
pasta.
Aglio, cipolla, peperoni, olio di oliva extra vergine, vino rosso e tonno. Ottima.
Il vino, mentre cucinavo, e' scivolato giu' per la mia garganta (gola in qualche
lingua latina) e mentre mangiavo mi sono reso conto che mi ero mezzo ubriacato.
Forse perche' ero andato in palestra prima (non si surfa qui), forse perche'
ne ho bevuto mezzo litro senza accorgermene. Comunque ho la cabeza (testa) un
po' per i fatti suoi.
E ne patrafitto, cioe' ne approfitto perche' da ubriaco scrivo sempre delle
cazzate storiche che il popolo poi apprezza.
Le dita se ne vanno da sole su e giu' per la tastiera di 'sto Acer americano
da 30000 Gb che mi hanno dato in cambio dell'altro dopo la Biblica Penitenza
dei 40 giorni di attesa.
Bellissimo ieri sera sono andato in una libreria e ho trovato un libro scritto
per me: "Cacao" di Jorge Amado. Un libro bahiano, di un autore di
Ilheus, da dove vengo se ricordate. Leggendo comincio a capire molte cose del
come e del perche' e di quella strada illuminata dal sole delle 5 del pomeriggio
con quei colori cosi' vivi, etc..etc... E mi viene in mente quel vecchio ubriaco
nel bar che non voleva andare a casa con la figlia-nipote-chissa' che insisteva
e lui si mise a cantare qualcosa e a me fece ridere ma adesso mi viene in mente
che negli anni 30, gli anni di "Cacao" forse era un ragazzino e io
sto leggendo di lui magari ex-piantatore di cacao a salario da fame o ex "coronel"
violento e schiavista.
Insisto: esistono due modi di viaggiare: andare e leggere. E non so quale sia
piu' reale.
Ok, vorrete sentire di Buenos Aires ma per ora sono rimasto in esplorazione
della zona centrale, e non ho visto molto a parte il cyber cafe' dove Dio mi
da' il mio internet quotidiano, due ragazze che ci lavorano mi vengono sempre
a chiedere se voglio un caffe' e mi guardano con amore intenso, il centro pullulante
di argentini, i mendicanti giovani, vecchi, belli e brutti che la sera rovistano
le immondizie, i prezzi incredibilmente bassi e la qualita' incredibilmente
alta dei ristoranti.
Dovete sapere che il mio primo contatto con Buenos Aires e' stato, parecchi
anni fa, con il fumetto "L'Eternauta" e chi lo ha letto capira' perche'
mi e' rimasto in mente e ho comprato un nuovo episodio giusto per riambientarmi,
ma era troppo corto e mi sa che dovro' rileggermi il primo e il secondo.
Azz, mi piacerebbe conoscere Robin Wood, Sergio Lopez e tutti gli autori di
fumetti argentini che per anni ho letto in Lanciostory e Scorpio...mmmm..magari
li trovo per strada.
Ok, il vantaggio della non-autocensura e' bilanciato dallo svantaggio dello stancamento-precoce. Chiudo. Hich!
San Paolo, 28 Ottobre 2003
Ok, a BA (Buenos Aires, come Bkk e' Bangkok) ho fatto il bravo e ho lavorato
un sacco. Sveglia al mattino (pero' sempre la mia sveglia biologica "m'arzo
quanno me sveglio"), caffe' alla turco-polacca (non viaggio con la moca,
per favore!), cyber-cafe', salto a un ristorante dove per 5/8 pesos (1.5 - 2.5
Euro) pranzavo da executive, salto in palestra (giusto per stare in forma),
secondo salto al cyber, serata culturale.
Tre giorni di fila al cinema (1,5 euro), una commedia musicale (8 euro), un
cabaret (10 euro in primissima fila), etc..etc..
e..grande come al solito le sbaglio tutte: non ho mai visto uno spettacolo di
tango!!!
Come al solito, domani, domani e alla fine sono tornato in Brasile e non ci
sono piu' andato.
Comunque confermo che Buenos Aires oggi vale la pena di andarci: fate la vita
da ricchi e colti, prendete un bell'appartamento in centro, mangiate in ristorante
bistecche da 3 kg tutti i giorni, andate al teatro/opera/cabaret/balletto/tango
tutti i giorni e ve ne tornate a casa felici e contenti.
Non so se nel film finisse cosi', ma nel libro di Hannibal, lui e la tipa dell'FBI
alla fine si rifugiano a Buenos Aires a fare proprio questa vita. Ok, era prima
della svalutazione per cui moltiplicate i prezzi per 3, ma il collega Lecter
non aveva problemi di soldi come me.
Sembra di essere a Parigi, Roma, Martellago o Madrid senza lo stress dell'euro
pesante. Insomma un sogno che non durera' molto, credo.
Ah..se volete comunque andare a Jesolo e dargli 1000 euro per una settimana
di appartamentino e 10 euro di una pizza...fate pure, eh eh!!!
Indovinello: chi e' andato a Buenos Aires a cercare lavoro nel momento peggiore
della storia dell'Argentina, mentre svaligiavano le banche e le valigerie, sbittecavano
le macellerie, spanificavano i panifici e la gente era disperata e lui chiedeva
"hay trabajo" (c'e' lavoro?) e se non gli ridevano in faccia e' perche'
gli piangevano in faccia e il peso era ancora a pari con un dollaro (adesso
e' 3 pesos per un dollaro) e nel giro di un mese ha finito i soldi ed e' tornato
a casa? Ma certo che e' lui; paolotripmaitrop.com!!!
Un po' dopo il suo viaggio svalutarono il peso e lui avrebbe potuto vivere con
poco e bene e magari trovare anche un lavoretto.
Quando si dice: il posto giusto al momento giusto.
Da qualche parte sull'Oceano Atlantico, Domenica
2 Novembre 2003
Sono in aereo, ecco spiegato il titolo.
Siccome non ho mai superato lo shock di non avere pubblicato le frasi finali
del viaggio in Australia e Asia del 2000, scritte in aereo al ritorno e rimaste
su carta ad oggi, per pigrizia, priorita' diverse e successiva dimenticanza,
adesso scrivo le ultime righe di questi 4 mesi direttamente qui.
Come al solito quando uno deve fare qualcosa gli manca l'ispirazione e a dire
la verita' non sento molto la fine del viaggio perche' davanti a me c'e' una
settimana di Italia e poi subito due mesi di Est Europa seguiti da chissa' che
altri giri, per cui nessun ritorno in realta'.
Per la cronaca non ho imparato a surfare. c'e' l'ho messa tutta, ci sono andato
regolarmente, ho imparato a fare tutto tranne ad alzarmi in piedi. Ma ne e'
valsa la pena e non mi pento. E' un fallimento, ma la strada che mi ha portato
al suddetto fallimento e' stata grande, mitica e bagnata.
Come dicevo il bello del surf e' passare petto in fuori davanti a tutti che
tanto poi una volta in acqua non ti vedono e si rimettono a fare le parole crociate.
Non mi biasimate, sono vittima della societa' dell'immagine.
Ieri in aeroporto ho conosciuto due spagnoli che stavano tornando da Santo Domingo
dove hanno lavorato con i famosi dell'isola dei famosi. No, lo dico per dare
un po' di glamour al report.
Per il resto che dire? A consuntivo sembra ormai assodata la regola che quando
viaggi, anche se non e' come puo' sembrare che ogni giorni sei alle stelle,
alla fine ne e' sempre valsa la pena.
Come sarebbero stati 4 mesi in ufficio?