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Report 03 - Gli ultimi giorni
Messo on-line il 30 Gennaio 2002

Praga, Sabato sera 26 Gennaio 2002, ore 23:25 e il giorno dopo
L'ultimo giorno a Budapest c'era il sole. Un bel sole deciso come non se ne era visto da un pezzo in questa parte d'Europa. Incoraggiato dai colori vivaci, dopo aver lasciato l'appartamento nella casa e la valigia in stazione, decisi di girovagare per la citta' e scattare qualche foto.
In quei giorni infatti avevo solo girato per lavoro, passando accanto ad arte, storia ed architettura senza avere il tempo di goderne l'influsso benefico.
Dato che Dio probabilmente esiste (lo dice Bush) e non cessa mai di ricordarmi che dovrei andare in Chiesa piu' di una volta ogni tre anni quando fuori fa freddo e non ho altro da fare, una spessa coltre di nubi venne a coprire il sole rendendo cosi' le mie foto grigie e tristi.
Passeggiando allegramente con 15 chili di computer, macchina digitale e carte varie che non mi fidavo a lasciare nelle mani degli annoiati impiegati del deposito bagagli della stazione, mi godevo il sole (prima dell'intervento divino) e mi pareva di passeggiare per Sidney.
Ora, Budapest con Sidney c'entra poco ma come sapete la psiche umana non sempre segue le leggi della logica, specialmente nel campo delle associazioni spontanee, quindi rilassatevi e leggete lasciando da parte la vostra attivita' critica che se funzionasse non stareste certo leggendo queste righe ma magari qualcosa di piu' serio ed edificante.
Tornando a noi...me ne andavo come la bella donzelletta per la campagna in mezzo ai magiari quando finii davanti a un bel pezzo di Chiesa che si ergeva bella e possente vicino alla stazione dei pullman. Cominciava a far freddo e il braccio ormai da amputare a causa del peso del computer accentuarono la mia curiosita' verso l'interno della Chiesa (San Istvan o qualcosa del genere) e in particolare delle panche. Premettendo che sono un ignorante da paura, risultato di una scuola superiore di ragionieri programmatori dove le ultime cose che ti insegnano sono appunto ragionare e programmare, devo ammettere che di chiese ne ho viste talmente tante che ne ho le xxxxx piene, in particolare dell'interno. Il fatto e' che stavo leggendo "Il gobbo di Notre-Dame" del caro vecchio Hugo, e mi era venuta voglia di vedere che effetto faceva. Risultato: nessuno, purtroppo.
Questo non per dire che le chiese sono noiose ma che o hai un minimo di cultura o e' meglio che lasci stare. Ne derivo umilmente che la chiave del piacere del viaggiatore culturale sono i libri.
Ho letto due libri chiesa-centrici: "I Pilastri della terra" di Ken Follet e "Il gobbo di Notre-Dame" di Hugo. Adesso avrei voglia di vedermi le chiese di cui parlano, perche' me le sono immaginate, ne so la storia...i libri le hanno rese vive.
Quindi la nuova regola e': rovinarsi gli occhi sui libri prima di andare a vedere le citta' storiche.
In realta' c'e' un altro sistema per chi proprio di leggere non ha voglia: crearsi la propria storia della citta'. Cioe'? Cioe' andarci un sacco di volte cosi' che dopo qualche anno, passando per quella strada ti ricorderai di avvenimenti e situazioni.
Prima per esempio me ne passavo davanti alle venditrici di panini al formaggio e quasi mi mettevo a ridere perche' mi era venuto in mente di andare da loro con un cartello con su scritto: 100 - 25 = ?
e chiedere loro il risultato, ahahahahah!!! Giuro che questa storia del wrong changing (vedi report precedente) e' troppo forte perche' ha dell'innocenza insita nel gesto. Cioe' io sono convinto che queste signore abbiano costruito un sistema filosofico atto a giustificare moralmente la fregatura (turisti ricchi, troppe tasse, troppo freddo, prezzi bassi...) e quindi lo fanno senza senso di colpa alcuno.

Insomma rieccomi in questo appartamento di via Krakovska a guardare giu' dalla finestra e vedere la via dove per l'ultima volta ho visto la mia macchina e ogni volta sperare di vederla ricomparire, magari di un altro colore o con una targa diversa. Cammino e mi ritrovo ad immaginare la situazione, correre di sopra a prendere le chiavi, portarla via, andare alla polizia, ecc...illusioni.
Nella stanza dove stavano Manu e la sua ragazza adesso ci sono due polacchi, nell'altra nessuna.
Ho appena visto un'amica e ci siamo bevuti del vino, poi lei e' andata a casa e io qui a rileggermi "In Patagonia" di Chatwin.
Ad un certo punto leggo questa frase: "nel 1865, 153 coloni gallesi sbarcarono (...), avevano cercato in tutto il mondo un pezzo di terra libera e non inquinata dagli inglesi (...), il governo argentino concesse loro dei terreni lungo il rio (...)".
E arriva di colpo l'illuminazione che mi fa prendere una penna e segnare sul libro l'esatto momento dell'idea: creare una colonia in qualche isola, magari in Indonesia.
L'idea non e' certo nuova, Paolo aveva (proprio qui a Praga), parlato di "Free Island", un'isola dove puo' venire chi vuole e fare quello che vuole. Ne avevamo discusso, ma piu' di tanto non si era concluso. Ora, leggendo questo, mi viene in mente che forse si...cioe' creando un'associazione magari supportata anche solo a chiacchiere da qualche comune o ditta, ci si potrebbe presentare al governo indonesiano (o tailandese, filippino..) e chiederli di farsi assegnare un'isola da sviluppare turisticamente. Partendo dalla prosaica constatazione che a sentire parlare di soldi i politici si commuovono, che in Indonesia ci sono circa 8000, (ottomila) isole disabitate e che tra l'altro il governo indonesiano sta spingendo i Giavanesi a colonizzarle (e che quelli non ne hanno proprio voglia)...sono arrivato alla conclusione che si potrebbe provare, no? Insomma io mi sono gia' appuntato Re-Presidente-Direttore dell'isola e mi accontento di uno stipendio di 1550 Indo-Euro al mese (1 Indo-Euro = 1 Euro), Paolo lo faccio Ciambellano di corte e responsabile della viabilita', il resto della plebe lo tiriamo su strada facendo.
Proibiamo la musica di Ramazzotti e la Pausini puo' venire solo a fare la cameriera, chiunque sia stato con Alpi-Tour e gli e' piaciuto deve richiedere il visto (50 Indo-Euro per 20 giorni), vietiamo la plastica, mettiamo internet con linea ADSL e i ladri di macchine cechi li diamo in pasto agli squali, mentre quelli slovacchi alle termiti.
Ok, sto vaneggiando, ma l'idea non e' male, no?
Lo so, mi pare gia' di sentire tutti i "ma" e "pero'" e di vedere i sorrisetti compiaciuti degli scettici ma ricordatevi di Cristoforo Colombo quando disse che era arrivato alle Indie e nessuno gli credette (e infatti...).

Comunque ricordatevi della data del 27 gennaio 2002, e' destinata ad entrare nella Storia.

Praga, 28 Gennaio 2002
Boom! E' arrivata di sorpresa e di soppiatto senza darmi il tempo di abituarmi all'idea, si e' infiltrata tra una corsa in metro' e la visita ad un appartamento per poi rivelarsi sfacciatamente al desk della Eurolines. Di cosa sto parlando? Della partenza.
Pensavo di poter stare ancora qualche giorno ma ecco che mi ritrovo davanti alla decisione: o martedi' (domani) o venerdi'. Venerdi' e' troppo in la', devo essere a casa presto per preparare la partenza per il Messico e quindi compro il biglietto e domani alle 15:30 diro' addio a Praga e a questo viaggio.
E mentre in un disperato tentativo di portare a casa in pullman tutto quello che mi sono portato da casa in macchina, sono nella stanza a selezionare, dividere e pesare i miei averi terreni, e ascolto "Bobby Marley" di Manu Chao, mi coglie l'angoscia del rientro.
E' una sensazione tipica che accompagna la fine di ogni viaggio, la cosa piu' simile a quel sentimento ormai caduto in disuso tra le cellule del mio cervello e le vene del mio cuore, chiamato tristezza. Mi passa la voglia di attivita' tra le valigie e mi rimetto a leggere.
Ma ho appena finito "in Patagonia" di Chatwin e il nuovo "Il Fantasma dell'Opera" non e' ancora un amico, sono infatti solo alla terza pagina.
Allora mi metto a scrivere perche' tanto lo so che o lo faccio adesso o una volta a casa non lo faro' piu'. Questo dovrebbe essere quindi il report della conclusione, della verifica e della eventuale nostalgia.
Com'e' andato questo viaggio? Sono partito verso fine Ottobre e quindi sono piu' di tre mesi. Da un punto di vista economico-professionale e'andato bene, poteva andare meglio ma credo di aver seminato abbastanza e chissa' che non ne venga fuori un raccolto chiamato liberta' (ma adesso non voglio approfondire).
E dal punto di vista umano? A parte il tragico episodio dell'over 30 arrivato inaspettatamente il giorno del mio compleanno, ho passato dei bei momenti. Ho rivisto vecchi amici, ho viaggiato con Paolo Polentone e Paolo Terrone, poi a Capodanno sono venuti su da Hammerlake (Martellago in inglese) altri amici, Paul dalla Scozia e Manu dai suoi viaggi. A Vilnius ho conosciuto gente simpatica.
Sono stato solo a Praga in Dicembre, ho visto poca gente ma me la sono goduta. Poi Cracovia e Budapest in un soffio.
E oggi Praga mi ha detto addio (o arrivederci) e si e' presentata in forma, con un bel vento caldo che mi ricordava la mia primavera a Parigi. Era una Praga piu' profonda ed intima.
Ho quindi camminato un sacco invece di prendere il metro perche' avevo voglia di stare un po' con lei. Cosi' scendendo la via Manesova verso Piazza Vencesloskikoviski ho avuto uno di quegli attimi che Joyce chiama "epifanie" anche se non ho mai capito che c'entri la Befana.
Mi sono detto che ancora una volta il mio vagare e' stato premiato. Le difficolta' che risultano dall'andarsi a ficcare in luoghi "stranieri", la sensazione di non conoscere quello che ti circonda, il non avere dei punti di riferimento e poi, di colpo, dopo una settimana o un mese o piu', grazie al vento o al sole o all'odore di panino fritto all'olio Castrol ecco che ti fermi e ti senti a casa. La stessa sensazione di Parigi.
Sara' questo quello che cerchiamo? Questa sensazione gioiosa, di assoluta calma. La scoperta, o la conferma, che casa non e' solo un luogo fisico, non e' solo dove c'e' gente che ti vuole bene e alla quale vuoi bene. Casa e', potenzialmente, dappertutto dove tu vuoi che sia.
Quante paure che se ne vanno cosi!
Mi aveva un po' stupito Manu che un paio di settimane fa, diretto a Bangkok, diceva che si stava dirigendo a casa. E poi da Bangkok ancora "eccomi a casa". Ma come? Non hai amici li', ci sei stato qualche volta...come fa ad essere casa? E adesso secondo lo sviluppo classico dei ragionamenti dovrei invece spiegare com'e' possibile. E invece no, onestamente, mi stupisce ancora ma rileggendo un po' le righe qua sopra mi dico che forse un po' lo capisco. Ma solo un po'...


Protesta: ma li devo scrivere 'sti report o no? Madonna quando ero in Australia pareva che se non scrivessi una volta alla settimana era una tragedia, adesso il feedback e' abbastanza piu' tranquillo, perche'? Vi fate sentire? Datemi una spinta dai...INSERIRE GUESTBOOK

Polentonia, 30 gennaio 2002
Sono a casa dopo un massacrante viaggio in pullman. Per fortuna che ho fatto conoscenza con un ragazzo trevisano e una coppia australiana e abbiamo chiacchierato. Alla fine e' stato un viaggio divertente a parte nell'Autogrill della Bazzera (Mestre) dove un Ceco non si capiva con gli euro e il cassiere frustrato e testa di casso lanciava bestemmie a tutto andare che mi ha fatto vergognare di essere italiano, padano e mezzo mestrino. Ma poi ho pensato che almeno il resto glielo ha dato giusto e che era la giusta vendetta per il Wrong Changing.
Adesso due settimane di preparazione e poi vado, speriamo, a Cancun, Mexico. Amores perros.


Questo Guestbook e' nato in febbraio 2000 in Australia e mi ha seguito un po' dappertutto. Quindi ci troverai messaggi relativi e tutti i viaggi.
Non sempre rispondo ai
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La Chiesa di Santo Stefano (Istavn?)
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davanti al parlamento
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vicino al metro Moskva
dalle parti del castello
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zona castello
la chiesa della foto sopra
zona castello
zona castello
zona castello
zona castello
dal castello
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La stazione centrale (Keleti)