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11 giugno 2004, Curitiba, Brasile
Il Peru' e stato il mio pantano, ci ho passato infatti quasi due mesi senza rendermene conto. Non ho il minimo rimorso ma mi e' toccato passare la Bolivia in un soffio e adesso che sono in Brasile mi rendo conto che Buenos Aires mi chiama con la sua voce velata dicendomi "vieni, vieni che c'e' l'aereo" e non ho tempo di godermelo.
Eh si, il tempo tiranno anche per me, nonostante i quasi quattro mesi disponibili per l'America del Sud.
Pensandoci bene la situazione non e' grave, assomiglia piuttosto a quella di Pinocchio (mmm.era lui?) nel paese dei balocchi che non sa che regalo scegliere. Io mi sono ritrovato a giocare molto col Peru' e mi sono trovato poi tra le mani la Bolivia senza avere il tempo di entrarci in contatto profondo. Per non parlare del Brasile che ha tanto da dare.
Solo l'entrare in Bolivia dal Peru' e ritrovarsi sui 4000 metri di La Paz con tutte queste donne ciccione vestite da boliviane andine con questi cappelli da uomo e la loro mercanzia in vendita sulla strada, e' un'esperienza in se'.
Comprare poi due litri di yogurt a 600 lire dalla vecchietta che se l'e' portato da Cochabamba per venderlo al mercato, bersi un "api" (bevanda dolce di mais) con frittella in mezzo ai locali in un locale zozzissimo, scendere poi verso Santa Cruz in un viaggio notturno in mezzo ad una pianura lunare a 4000 metri dove all'orizzonte vedi montagne ancora piu' alte e la mattina ritrovarti in un mondo non piu' freddo e alto ma tropicale e basso dove gli uomini hanno tutti un bel pacco di coca in bocca che masticano di continuo e sembra che abbiano un tumore (qui ci andrebbe il finale della frase iniziata con "Comprare poi due litri di yogurt", ma non lo trovo).
E poi, diciamoci la verita', meno un paese costa e meglio ci stai. Giusto per dare un'idea a Santa Cruz con 8 euro e mezzo ero in centro in un hotel a tre stelle bello e pulito con colazione, prendevo un taxi con 1 euro, mangiavo la zuppa di pesce con 50 cent, un pesce fritto con 1,5, una birra con 1 euro. Insomma senti i giorni passare e non ti preoccupi troppo dei soldi, per cui tutto si rilassa e sembra che il mondo ti sia piu amico.
A Santa Cruz sono stato spesso a trovare Michele, un amico dentista delle mie parti che ogni tanto si fa tre mesi qui in una missione salesiana e aiuta i bambini orfani. Appena arrivato mi ha messo sotto e ho dovuto fare il buon samaritano tenendo delle conferenze per minori sulle bestie che ho visto nei miei viaggi. Quelli piu' di successo sono stati gli animali che ho visto in Australia, specialmente Paolo e Giuseppe (si lo so e' sempre la solita battuta ma ho un buon turn-over di lettori e ne approfitto). I soldi non fanno la felicita', ma i prezzi bassi si, eh eh!
Sempre a Santa Cruz sono stato in compagnia di un australiano/nepalese/spagnolo/portoghese buddista che ho conosciuto in pullman e con lui ho continuato il viaggio verso la frontiera col Brasile dove si stende il Pantanal cioe' centomila miliardi di milioni di km quadrati di natura dove si vedono ben piu' animali che nel bel mezzo dell'amazzonia di Manaus.
Nel poco tempo a disposizione abbiamo preso una barca e ci hanno portato a vedere gli alligatori nella notte. Abbiamo visto solo gli occhi riflettenti la torcia ma erano un sacco e comunque avevamo avuto un incontro piu' che ravvicinato a mezzogiorno al ristorante dove ce ne hanno presentato uno in forma di polpette.
Li' le nostre strade si sono divise perche' Homer (il suo nome) aveva dimenticato che doveva farsi il visto per il Brasile perche' australiano. Per me nessun problema, gli italiani passano dappertutto, almeno per ora.
Ora sono in Brasile ma piove e fa freddo, che razza di Brasile e'? Non ho tempo di lussureggiarmi nel Nord-Est e mi limitero' a fare lo spettatore di due/tre citta' del Sud nel viaggio verso Buenos Aires.
Florianopolis, Brasile, 16 Giugno 2004
Continua la serie "le migliori onde del mondo di un non-surfista", qui a Florianapolis, praia Joaquina, uno dei migliori spot del Brasile per il surf.
E' inverno e non fa un gran caldo, ma non ho resistito e ho affittato tavola e muta per ritentare l'avventura del surfista.
Ho solo due giorni e il primo se n'e' andato in tentativi di surfaggio eroici ma tristi terminati con un inizio di crampo al polpaccio destro.
Per risollevarmi il morale mi sono fatto delle partitelle di calcio con l'australiano trovato in ostello col quale abbiamo deciso di spostarci in spiaggia.
Eh si, perche' in Brasile, a differenza di Cile e Peru', finisci sempre e per forza in spiaggia.
Oggi mi aspetta un'altra giornata di psuedo-surf, riusciro' ad alzarmi?
Santiago del Cile, 21 Giugno 2004
Ultimo giorno di Sudamerica. Stasera mi affido alle ali della Lan Chile che mi portera' tra le nuvole al di sopra dell'Oceano Pacifico fino in Nuova Zelanda. Il fuso orario e' qualcosa come +15 e coincide esattamente con la partita Italia-Bulgaria che quindi, per uno scherzo di quantum-post-temporale, nella mia vita non esistera'. Mi pregusto la sopresa di arrivare a Auckland e buttarmi in un internet per leggere il risultato.
Una nota folclorica: mi stavo guardando Italia-Svezia in stanza in Hotel a Buenos Aires. Eravamo sull'uno a zero ed era appena iniziato il classico "difendiamo il risultato" col quale regolarmente becchiamo un gol (Finale Europei 2002 con la Francia, ottavi dei mondiali con la Corea, eccetera eccetarea). Mi sono alzato con un gran senso di fatalismo che quasi mi sentivo il Gattopardo quando gli offrono il posto di Senatore, consapevole dell'inutilita' dell'intervento umano di fronte a una tradizione millenaria italica, che risale ai tempi di Roma che riusciva a perdere battaglie imperdibili con i barbari solo perche' sapeva di non poter perdere.
Insomma, me ne vado in bagno, lascio la porta aperta, alzo la tazza e inizio a pisciare. Sento la voce del cronista argentino che si alza di tono, immagino l'azione degli svedesi che si avvicinano alla porta, chiudo gli occhi per non vedere e non sapere, ma il grido arriva inesorabile. Un grido di "goooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooolllllllllllllllll" sudamericano, di quelli che durano 15 secondi e che ti penetrano nell'anima, togliendo ogni speranza di redenzione, di dubbio che sia fuorigioco o di aver capito male.
Finisco la mia pisciata, tiro l'acqua, mi giro, mi guardo il replay e sprofondo nel letto profondissimo che mi accoglie in un abbraccio consolatore.
A Buenos Aires sono uscito con Eugenio, conosciuto in Patagonia e che fa Donatello di cognome. Serata di pizza e birra e successivo incontro con amici. Erano le tre e si dirigevano ad una festa, ma purtroppo mi dovevo alzare alle sette e ho rinunciato. E' cosi, che dopo essere stato tre volte a Buenos Aires devo ancora vederne la famosa vita notturna.
Non ho rinunciato pero' alla vita culturale vedendomi, la sera prima, un musical tributo a Mina ("Mina. que cosa sei" scritto anche sbagliato), a 6 euro. Bellissimo.
Ho fatto anche shopping di libri comprandomi Agatha Christie, Tolstoy, un libro su vespucci, Neruda e Garcia Lorca, tutte edizioni nuove a una media di 1,5 euro.
Dopo due giorni a BA, eccomi a Santiago, una notte e via per Auckland, stanotte.
E' quindi arrivato il classico momento della riflessione finale come quando si andava in montagna col prete.
Sono stato in America del Sud per quasi quattro mesi, da aggiungere ai quattro dell'anno scorso, e direi che si puo' definire conquistata. Mi mancano solo Uruguay, Ecuador e Colombia (oltre ai tre mini-stati tra Brasile e Argentina).
Per conquistata intendo un sentimento di familiarita' unito a una certa conoscenza sul campo di luoghi e soprattutto di persone.
Il continente e' talmente grande che per conoscerlo bene e a fondo ci vorrebbero anni viaggiando meno e fermandosi di piu', ma un buon assaggio l'ho avuto.
Devo dire che la scelta di scendere fino alla Terra del Fuoco mi ha in un certo senso costretto a correre piu' del necessario e di non potermi fermare di piu' in alcuni luoghi.
Ne faro' una lezione, nei prossimi mesi cerchero' di resistere alla tentazione di vedere molte cose mi fermero' in alcuni posti. Sono sicuro che ne possono venir fuori belle cose.
Se dovessi tornare rifarei il Nord-Est del Brasile, la Bolivia e la parte Andina del Peru. Non rifarei ne' Cile ne' Argentina, a parte Buenos Aires, perche' meno esotiche. Stessa cosa per il Sud del Brasile, bello ma troppo europeo.
Ecco, l'ho scritto perche' me poi me lo chiedono e sono stufo di rispondere sempre alle stesse domande.
Paihia, Northland, Nuova Zelanda 26 Giugno 2004
Atterrato a Auckland e vittima del jet lag ("intrippamento da fuso orario" secondo lo Zingarelli) ci ho messo tre giorni prima di capire qualcosa e uscire dalla citta'. Poco male perche' sono stato in un ostello a guardarmi le partite del mondiale, compresa quella dell'Italia, in compagnia di danesi e inglesi.
Bella cosa l'ostello, una volta risolto il problema sicurezza con una cassaforte alla reception, il resto e' piacevole. Si dorme in compagnia, si mangia in compagnia, si beve una birra in compagnia...insomma sembra quasi di stare a Taize' (www.taize.fr) senza l'aspetto religioso.
Al secondo giorno ho deciso di fare il Woofer (wwoof.org) e ho sono speso 20 euro per iscrivermi e ottenere la lista delle fattorie biologiche dove lavorare 4 ore al giorno in cambio di vitto e alloggio (vedere report del 2000 in Australia). Purtroppo tutti quelli che ho chiamato non mi volevano per cui ho deciso che se il lavoro scappa da Maometto, che minchia ci va a fare Maometto al lavoro?
In onore al mio glorioso passato di autostoppista sulle strade europee di mezza europa (bellissima 'sta frase) e in onore al mio portafoglio che ci tiene a un po' di rispetto e, inoltre, visti i prezzi dei bus kiwi (neo-zelandesi) , ho deciso di lustrarmi il pollice e di tornare on-the-road, che non si dica che solo PaoloTripMaiTrop e' un grande che fa autostop.
Questa mattina quindi ho fatto check-out e mi sono incamminato verso la fermata del bus. "ma che 'sta a dire questo, non doveva fare autostop?". Si, si ma dovete sapere che il vero autostoppista della vecchia scuola sa che e' sempre difficile uscire dalla citta' e vale la pena investire qualcosa per piazzarsi in un buon punto. E infatti un'ora e 8 dollari dopo ero bello piazzato al lato della motorway del nord, diretto verso il futuro e speranzoso nella bonta' di questi locali degli antipodi.
Quindi, appoggio lo zaino, tiro fuori il pollice sinistro (guidano dalla parte sbagliata), passa una macchina, ne passa un'altra e poi una terza che si ferma. Iniziamo bene.
E' un tipo sulla trentina che mi chiede da quanto aspetto. Gli dico che avevo appena iniziato e mi dice che lui a volte deve aspettare anche mezz'ora!! 'Azz, dico io, mezz'ora e' un ottimo tempo in Europa. MMm...mi sa che non sara' dura girare la NZ in autostop.
A un certo punto tira fuori il cellulare e chiama:
- "ciao mamma, sto per arrivare, sono con un autostoppista, puoi preparare anche per lui?"
Iniziamo molto bene, penso. A meno che non sia il famoso maniaco dell'autostop che non ho mai avuto il piacere di conoscere.
Mi porta a casa, tutta la famiglia sorridente, tutti sono stati in Italia e gli (si dice "gli" o "piaciuta loro'?) e' piaciuta, mi nutrono a base di pane e formaggio (lo chiamano pranzo, ma posso lamentarmi?) e prima di andare mi dicono di ripassare a trovarli che posso dormire da loro se c'e' bisogno.
Iniziamo benissimo.
Dylan, il mio benefattore, mi riporta in strada e mi rimetto a autostoppare. Mentre autostoppo mi viene in mente di aver ricevuto nel cuore della notte un sms di Roberto, mio vecchio compagno di avventure e autostop europeo, e gli scrivo che sto al lato della strada, come ai vecchi tempi, sicuro di aver toccato una corda di nostalgia nel suo animo di uomo sposato.
A un certo punto mi si avvicina un Maori (aborigeno neo-zelandese, quelli cattivi con tutti i tatuaggi sulla faccia e sul corpo) spuntato dal nulla, o forse da una macchina in lontananza.
- "Dove vai?", mi grida da lontano.
- "alla Bay of islands, Paihia", mentre si avvicina
- "ah..e' vicino, un paio di kilometri"
lo guardo e vedo i suoi tatuaggi. Non sorride, ma non sembra voglia mordere.
Secondo pero' la mia mappa sono almeno 50 km.
- "basta che in fondo li' vai a sinistra e cammini'
Secondo la mia mappa e' sempre dritto.
Gliela faccio vedere. La guarda e dice:
-"mmm..ah..si, e' lontano".
Un grande, penso, dovrebbe fare la guida turisitica.
Mi chiedo se mi vuole dare uno strappo o no.
-"ok, buona fortuna", e se ne va.
Lo vedo allontanarsi domandandomi cosa voleva. Sale in macchina e va' nell'altra direzione.
Mistero.
Il sole comincia a calare e inizio a pensare che non ho una tenda e che se non si ferma qualcuno presto sono nei guai.
Passano altri cinque minuti e si ferma un tipo che mi porta dritto a Paihia, facendo una deviazione di 20 km per me.
Anche lui simpatico, anche lui che e' stato in Italia.
Vado in ostello, chiacchierata con la recepsionista di Monaco di Baviera, vado a fare la spesa e passo davanti al bus dell'ostello di Auckland, entro a vedere se ci sono i Danesi e li trovo svaccati in stanza a dormire.
Erano partiti la mattina dall'ostello, avevamo diviso la stanza. Ci si mette d'accordo per la cena.
Vado al supermercato e un indiano sud-africano con moglie 8 figli si mette a parlare con me. Anche loro sono stati a Venezia.
Rimaniamo davanti al frigo del latte 20 minuti, poi se ne va con l'harem, compro il latte e il concentrato di pomodoro e me ne torno in ostello.
Come prima giornata da autostoppista non mi posso lamentare.
Auckland, 4 Luglio 2004
Giornata di pioggia costante a Pahia, le mie scarpe hanno raggiunto il punto di non ritorno e ormai succhiano acqua da tutte le parti. Decisamente sarebbe il momento di cambiarle ma dato che ho di fronte la secca Australia e la tropicale Bali credo che non lo faro'. Le buttero' semplicemente via a Bali, scattero' una foto di addio e mi comprero' un paio di ciabatte a Kuta con la speranza di non dover indossare scarpe per qualche mese.
L'autostop si e' confermato il miglior mezzo di trasporto in Nuova Zelanda, portandomi velocemente a Omapere, sulla costa ovest, dove sono andato a fare wwoofing in una casa in cima alla collina.
Invece di lavorare all'aperto mi sono dedicato a fare il sito (www.nzanity.co.nz) per il business di Louis, ex hippy, che produce puzzles e li vende nel su negozietto nella foresta e su internet.
Ho passato cinque giorni immerso nella natura, vista dalla finestra, davanti al computer.
Quando il tempo ha dato un piccolo break, ho visitato le spiagge e le foreste della zona, veramente da film.
Il resto e' stata un'orgia di mangiate e televisione.
Quindi il wwoofing si riconferma come ottimo sistema per uscire dal giro turistico e vedere un po' di realta' locale. E per non spendere una lira.
Alla fine dei cinque giorni, mi sono fatto portare in strada e in due passaggi mi sono ritrovato a Auckland.
Passaggio uno: camionista che consegna pane e latte e mi regala dei dolci (prossimi alla scadenza).
Passaggio due: trentenne tosa-pecore che mi porta a Auckland da sua sorella e mi offrono te' e biscotti fatti dalla giapponese che vive li.
Se dovete andare in Nuova Zelanda giratela in autostop.
Chiudo il report dicendo una cosa che deludera' moltissimo i turisti: non ho visto kiwis.
Sydney, Australia, 8 Luglio 2004
Eh eh, ce l'ho fatta. Sono in Australia. Nonostante la congiura internazionale tramata e messa in atto contro la mia persona in quel luglio del 2000 (vedi report 25 Triprerport) quando un'oscura funzionaria del Departement of Immigration sali' alla ribalta della cronaca in seguito alla mia famigerata espulsione per supposte attivita' lavorative in territorio sovrano, rieccomi qui.
Scrivo dall'aeroporto di Sydney dopo tre giorni passati a visitare vecchi amici dei tempi di Londra, 1992, Jim, Michelle e i loro tre figli, adesso mi dirigo verso Perth, lato selvaggio dell'Australia ignobilmente negatomi in quell'occasione, e intendo raggiungere Darwin via terra. Grande distanza, un mese di tempo, dovrei farcela.
A Sydney ho conosciuto Davide di Milano, un ragazzo che e' venuto in Australia servendosi del mio forum e che mi ha ringraziato offrendomi da bere. Adesso che lo ha fatto si rende conto di quanto sia facil. Avete capito voi del "ma, se e pero'"?
Sono all'aeroporto e il wireless (collegamento senza cavo a internet) si rivela una chimera dato che c'e' linea ma per utilizzarla devi avere almeno 4 figli maggiorenni e 25 anni di residenza in Australia.'
Ma che l'hanno inventato a fare 'sto wireless se poi non si puo' mai usare? Bastardi maledetti.
Quasi Billabong, Western Australia, 11 luglio 2004
Dopo 4 anni di esistenza il mio sito tripaustralia.com finalmente ha prodotto risultati concreti facendomi conoscere in via preventiva due italiani recentemente atterrati a Perth che mi hanno contattato per condividere l'avventura del viaggio da Perth verso il selvaggio Nord.
Non vi voglio annoiare con i nomi ma dato che diventeranno personaggi a tutto tondo dei report vi dico che sono Fabio di Imola e Alberto di Monza. Poi con il paga due prendi tre c'era anche Diego della provincia di Torino che non c'entra niente con internet ma era nello stesso aereo di Alberto.
Gli ultimi due sono qui per restare un anno e vanno a Broome in cerca di lavoro mentre Fabio si fa tre mesi di viaggio puro.
Abbastanza strano che come nel 2000 non faccio in tempo a mettere piede in Australia e mi ritrovo in un gruppo di italiani.
In genere l'italiano in vacanza odia trovarne altri, ma ogni tanto e' bello e ci stiamo proprio godendo il viaggio.
A Perth abbiamo fatto un po' di vita notturna girando i vari locali, si entra gratis, e osservando compiaciuti come anche in questa sperduta citta' l'anglosassone adotta i comportamenti tipici della propria razza e il venerdi' si ubriaca fino a buttarsi sotto una macchina, scena alla quale abbiamo dovuto assistire verso le due di notte.
Verso le tre poi una coppia ci ha chiesto indicazioni per un pub e il lui della situazione si e' messo a disquisire sulle puttane italiane, secondo lui ottime mentre la lei della situazione non batteva un ciglio. Menti aperte, quasi dilatate.
Come diceva una volta paolotripmaitrop.com (il link e' sopra non ho voglia di rimetterlo) Perth e' il paese dei balocchi: ogni sera un locale regala birra e barbeque e i bus pubbici sono gratis. La citta' e' solare e pulita ma come tutte le citta' nuove non e' che ci sia molto da vedere a meno che non si abbia una fede asssoluta nelle guide turistiche e non ci si vada a sorbire il palazzo del 1897 dove il governatore ha firmato il primo atto pubblico o il parco del 1919 costruito nel 1919.
Nota di merito l'avvistamento di delfini dal traghetto nella baia della citta' con sfondo di grattacieli. Natura e civilta' unite in armonia.
Adesso siamo in strada e abbiamo gia' visto dei canguri vivi, che abbiamo quasi investito, e un canguro morto che qualcuno ha gia' pensato di investire in precedenza.
Ieri sera, invece di andare al backpackers, abbiamo preso una vera e propria casa a 85 dollari (50 euro) e ci siamo fatti una mangiata in vero stile italico. A dire la verita' e' da quando ci siamo conosciuti che l'attivita' principale e' la cucina e ci facciamo abbastanza schifo ma stiamo imparando a sopportarci.
In questo momento siamo in strada, rossa ai lati, passano le capre selvatiche, Diego dice che sono buone da arrostire, vediamo un cespuglio Alberto si domanda se sia rosmarino che ci starebbe bene con le capre e Fabio comincia a calcolare l'ora giusta per fermarsi a cucinare la pasta.
Adesso devo chiudere che ho una missione: cobrettizzare i miei compagni di viaggio che e' ora di produrre un nuovo film della serie e siamo a corto di idee.
Tra Port Hedland e Broome, Western Australia, 14 luglio 2004
Collegando il computer allo stereo della macchina ho cobrettizzato i ragazzi e ci siamo messi a girare "Porchetti nell'outback australiano" che contiamo di mettere online nel giro di qualche settimana.
(Nota postuma: ecco il il filmato, ma occhio che sono 20 Mega e ci vuole Windows media player 9)
Ieri sera Diego e Fabio sono andati a pescare al molo, con rocchetto e ami, e hanno preso cinque pesci che hanno regalato a un giapponese, mentre io e Alberto aspettavamo per cucinarli.
Tre giapponesi bloccati a Port Hedland a causa della macchina rotta se la spassano andando a raccogliere quotidianamente i polipi arenati in spiaggia e cucinandoseli in mille salse asiatiche.
Abbiamo socializzato un po', sono due ragazze e un ragazzo, ma l'uomo della situazione ringhiava e non abbiamo insistito.
Lo sfondo della citta' e' una grande petroliera e una serie di fabbriche e saliere, non un paesaggio proprio paradisiaco e, nonostante i polipi, non il miglior posto perche' si rompa la macchina.
L'altra sera ci siamo dimenticati di fare benzina e abbiamo sudato freddo perche' stavamo entrando in riserva e non apparivano benzinai. Alla fine ci siamo imbattuti in una miracolosa RoadHouse, praticamente un benzinaio + ristorante + campeggio + stanze.
Abbiamo fatto un barbeque (carne per loro, formaggio verdure per me) metre un ungherese parlava con una coppia irlandese e noi ce la ridavamo. Avete presente quelli che parlano per ore e non ti ascoltano? E che se provi a cambiare discorso si incazzano? E che sanno tutto loro? E che non puoi andare via perche' sarebbe maleducato mentre loro ti parlano e non si rendono conto che non ce la fai piu'?
Gli irlandesi ce l'avevano scritto in faccia che non ce la facevano piu' mentre l'ungherese continuava e continuava fin nel bel mezzo della notte tanto che prima di andare a letto c'erano solo loro alzati, sotto l'unica luce di un triste lampione.
Ho dato loro la buonanotte e nello sguardo degli irlandesi c'era una richiesta di aiuto mentre in quello dell'ungherese un "ok, ok, buonanotte e lasciami parlare che non ho finito".
Cosa complicata i rapporti sociali.
Al mattino abbiamo fatto provvista di verdura fresca in uno di quei monumenti al senso civico australiano: un baracchino al lato della strada con le verdure in esposizione con i prezzi e una cassettina per lasciare i soldi.
Abbiamo preso 10 dollari di verdure, circa 6 kg di roba e abbiamo lasciato 10 dollari (cioe' siamo stati onesti, capita).
Inutile dire che questo sara' possibile in Italia forse nel 2190, quando impareremo che a fare i furbi e a fregarci tra noi ci diamo la zappa sui piedi e tutto costa di piu' anche perche' comporta una larga serie di controlli.
Non ho citato i pinnacoli, una serie di specie di stalattiti nel deserto che visti la mattina fanno anche un bell'effetto, ma il freddo toglie gran parte del piacere. Sono parte della lista delle attrazioni turistiche australiane della serie "fatti una botta di km per vedere una cosa bella ma per la quale chissa' se ne valeva la pena" promossa dall'ufficio del Turismo "sopravvalutazione risorse turistiche australiane". Tutto questo per dire che l'Australia e' bellissima, ma non fatevi prendere troppa dalle cose da vedere assolutamente, la bellezza e il fascino di questo continente non risiedono esclusivamente nei luoghi a pagamento delle brochure, ma sono in gran parte gratuite e disponibilissime come quel cielo stellato dell'altra sera quando ci siamo fermati, abbiamo spento i fari e ci siamo messi a guardare l'immensa volta celeste che in realta' era nera.
Piu' passavano i minuti e piu' ci sentivamo piccoli davanti al creato, granelli di sabbia in questo deserto di anime sperdute e abbiamo capito (tutti nello stesso momento) di quanto siamo insignificanti e sfigati e non valiamo niente e forse e' meglio che facciamo un suicidio di massa buttandoci sotto il primo tir a quattro rimorchi che passa' in solidarieta' con i canguri.
Poi di tir non ne passavano e siamo tornati in macchina e ci siamo sentiti di nuovo grandi perche' ci sono un sacco di bagagli e si stava stretti. Le misteriose vie della percezione spirituale sono legate a banali situazioni bassamente materiali.
Kununurra, Kimberley, Western Australia, lunedi, 19 Luglio 2004
Quello che segue e' un report di Alberto che ha appena trovato lavoro come schiavo.
Il seguente testo si inserisce nell'ormai consolidata corrente letteraria degli italiani che lasciano un comodo lavoro in Italia per andarsi a spaccare la schiena in Australia (vedi tripreport per altri esempi sotto: report 18 e Paolo)
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REPORT DELLO SCHIAVO DI MONZA
Sono costretto a lavorare. Questo terribile momento e` arrivato ed e` con il capo chino che mi accingo ad andare all`appuntamento col destino, al piazzale del supermercato di Kununurra.
Sono le cinque e da fonti ben informate qui davanti dovrebbero esserci almeno venti persone che litigano per un posto come raccoglitore di frutta, ma non si vede nessuno. Alle cinque e mezza, ormai rassegnato e immensamente felice per il ritorno a letto, vedo arrivare un'orda di giapponesi e il caporale che con il suo pulmino ci portera` ad esercitare la professione gratificante di schiavi. Salito sul pullman noto da subito i risolini e intuisco qualche sfotto` che i maledetti musi gialli mi rivolgono, dopo qualche minuto capisco il perche'. Abbigliamento musi gialli: jeans, calze di lana, scarponi, maglioni, berretti, zaini con cibarie, 12 litri d`acqua a testa. Abbigliamento Alberto: calzoncini, maglietta, scarpe da vela.
Superato l`imbarazzo dopo 15 minuti veniamo scaricati come bestiame su un campo sterminato di meloni, l`orizzonte e` lontano, lo sconforto mi prende lo stomaco. I cinesi o giapponesi che dir si voglia cominciano a lavorare a ritmi mostruosi scegliendo e raccogliendo i famosi meloni in base a criteri a me sconosciuti, rimango basito, lo sguardo cerca aiuto, il caporale farfugliando mi si avvicina e dice :"avri bai iu can fres,all right?" al terzo "all right" rispondo yes per non farlo incazzare, e` il panico. Decido di seguire i jap e dopo cinque minuti intuisco cosa stanno facendo e copio pari pari. Guarda il melone, abbassati, prova a staccarlo dal suo `gambo`, se lo fa e` maturo, buttalo nella cesta del trattore guidato dal caporale, ripeti il gesto quindicimila volte sotto il sole cocente.
Sono le quattro e dopo otto ore di lavoro, dopo aver mangiato un melone a pranzo, prego il mio dio perche` tutto abbia fine, non ci vedo piu`, mi abbasso a caso giusto per dare un`idea di moto a 'sto schiavista sul trattore, qualcuno dice: ragazzi per oggi basta! Alzo gli occhi al cielo e ringrazio.
Ho ricordi molto vaghi del mio ritorno a casa, ricordo solo gente che parla e io che mi trascino fino alla
mia stanza ed al mio cibo. E` tutto finito fino a domani alle cinque. Ho voluto la bici...
ALBERTO
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Kununurra, Kimberley, Western Australia, martedi 20 Luglio 2004
Da qualche giorno ormai eccheggiava nell'aria quella parola: "Broome". Sterminati km di deserto ai lati della strada di terra rossa e un sole sarebbero dovuti terminare gloriosamente col rientro nella civilta' una volta arrivati a Broome.
Le preoccupazioni economiche di Diego e Alberto sarebbero dovute terminare con il lavoro che avrebbero trovato a Broome.
A Broome avremmo trovato anche altri viaggiatrici e viaggiatori (applico il politically correct anche ai miei report adesso) con i quali condividere momenti di felicita' dopo il nulla del deserto.
Quando ormai ci avvicinavamo alla citta' sentivamo che ci aspettavano momenti di gloria indimenticabile e fiduciosi prenetrammo nel conglomerato urbano alla ricerca di un alloggio. Tutto pieno: ostelli, camping, Hotel e panchine nel parco.
Quasi rassegnati ad una nottata in macchina chiediamo in giro e ci indicano un ostello un po' nascosto: il Last Resort. Il nome non ispirava molto fiducia, perche' L'Ultimo Resort? Ma presto avremmo capito.
Avevano quattro letti, in tre stanze differenti. A Diego e Fabio dicono: Voi andate in stanza con una Svedese. Nei loro occhi si legge subito un improvviso aumento del testerone e un blocco completo della salivazione.
A me danno la 12, ad Alberto la 14.
Salgo e in stanza trovo una coppia, li scansiono, ci faccio due chiacchiere. Lui non parla, ma lei parla anche per lui. E' simpatica, 120 kg di simpatia per essere esatti. Lui e' evidentemente sottomesso fino al midollo e forse parla solo col permesso. D'improvviso mi rendo conto che forse dovro' assistere alle loro effusioni amorose notturne sul letto matriminiale e mi spavento. Mentre parlo con lei, solite cose che si dicono i backpackers, tasto nella mia borsa e verifico di avere i tappi per le orecchie. Ok, gia' meglio.
Scendo, trovo Alberto.
- "Com'e' la stanza?"
- "Boh, non c'era nessuno"
Troviamo Fabio e Diego:
- "Com'e' la Svedese?"
Non rispondono, ma lo sguardo deluso e' chiaro
E' gia' sera e questo vuole dire che le inglesi e gli inglesi sono gia' ubriachi. In effetti in quei poti non serve avere un'orologio, basta vedere se gli inglesi sono ubriachi. Se lo sono, sono passate le sette. Piu' precisi di un tramonto.
Mentre cuciniamo qualcosa sotto lo sguardo attonito degl'inglesi (loro non cucinano, scaldano scatolette e si nutrono di birra), cominciamo a capire dove siamo finiti.
Il 90% delle donne hanno gravi problemi di obesita' che stanno cercando di curare con massicce dosi di birra prima che finisca l'happy hour. Mentre ci mangiamo l'insalatona arriva la Svedese, barcollante e la fotocopia al contrario della Venere di Milo, e praticamente si autoinvita a divorare qualcosa del nostro cibo.
A un certo punto una voce dice "e' arrivato il pullman, tutti dentro!!". E' il bus che ci portera' gratis alla discoteca.
Saliamo e ci rendiamo presto conto di aver fatto un errore. E' Sodoma e Gomorra, versione Western Australia.
Salgono una decina di inglesi abbruttiti dall'alcol e una ventina di ragazze alcolizzate. Sono tutte, 100%, sopra i 100 kg.
Una biondona che vale tre miss universo si siede sulle gambe di Diego che d'improvviso non parlava, ma gli si leggeva chiaro in faccia che soffriva, ma lei era un piccolo grande grande grande amore.
Una maltese, ubriaca, scopre che siamo italiani e ci dice che le piace l'Italia e ci vieta categoricamente di parlare italiano "stop talking fucking italian" e' la sua frase ricorrente. In cinque minuti siamo dominati e abbiamo paura a parlarci.
Ci dice che basta che diciamo che siamo italiani e tutte le donne saranno per noi. Per la prima volta in vita mia ascolto con terrore questa leggenda metropolitana, sperando non sia vera.
Assistiamo a un "concorso miss maglietta bagnata" ma non vediamo niente e in realta' non dispiace neanche molto.
La serata passa tranquilla, nessuno di noi beve troppo per non perdere il controllo ed evitare tragedie, e ce ne torniamo a piedi belli sobri.
Arrivo in stanza, la coppia non c''e, infilo i tappi e dormo.
La mattina mi sveglio e loro sono a letto, dormono. Vado in bagno, torno, lei lo sta accarezzando. Lui guarda il soffitto triste e non parla. Mi da' l'impressione di un agnello consapevole che e' la vigilia di Pasqua. Esco e non ci penso piu'.
Il giorno dopo andiamo in spiaggia "la spiaggia piu' bella del mondo", classica pompata da ufficio turistico australiano,e giochiamo a pallone con altri due italo/bresciani. Alberto che ha il piedino delicato da ragioniere di Monza perde la pelle dei talloni e va in infortunio per due giorni.
Dopo qualche giorno Alberto decide che a Broome non trovera' lavoro e punta su Kununurra, io e Fabio, vacanzieri, decidiamo di seguirlo, Diego resta. Ci si divide, dividiamo i corn flakes, Diego e' un po' preoccupato ma sicuramente fara' amicizia con qualcuno. Da soli si conosce sempre molta gente.
Cosi noi ripartiamo per i 600 km che ci separano da Kununurra solo per scoprire in seguito che in realta' sono 1000, un errore di soli 400 km, che vuoi che sia.
La notte decidiamo di risparmiare e dormiamo fuori.
Ci mettiamo due ore a far bollire l'acqua a causa di un vento pazzesco ma quando la pasta e' pronta si raffredda in 15 secondi e scopriamo perche' gli aborigeni preferiscono i vermetti bianchi alla Barilla.
Passiamo poi un'oretta a guardare le stelle e facciamo una scoperta destinata a rivoluzionare l'astronomia: una costellazione a forma di boomerang. La battezziamo Vic 2004 in onore al rumeno dell'ostello di Perth e ce ne andiamo a dormire.
Io e Alberto dormiamo in macchina, freddo e spifferoso, con fondo duro e aguzzo. Inoltre le malelingue dicono che russo ma e' sicuramente il rumore del vento.
Fabio si piazza nella sua tenda iper-tecnologica con sacco a pelo dell'ultima generazione, pila alogena da mettere in testa e lenzuola di seta thailandese. Lo sentiamo aprire e chiudere cerniere fino a notte inoltrata.
La mattina si alza bello fresco e non ci resta che ammettere la sua superiorita' organizzativa.
Il viaggio continua tra deserti, ora collinosi e mai veramente deserti, e stazioni di servizio che, abbiamo scoperto, affittano aborigeni per dare un tocco di colore al business.
Gli aborigeni in questione sono pagati per passare la giornata sdraiati sull'erba a fare gli aborigeni in modo che i turisti possano dire:"hai visto come sentono il bisogno del contatto con la terra".
Noi li vediamo, diciamo "hai visto come sentono il bisogno del contatto con la terra", e ce ne andiamo piu' felici sentendoci davvero in Australia.
Nel frattempo penso che mi piacerebbe parlare con un aborigeno e ci provo in una galleria di arte aborigena a Kununurra.
Entro, vedo dei didgeridoo, e chiedo alla tipa alla cassa, aborigena:
- "posso provare i didgeridoo?"
Ci mette un secolo e quattro primavere a girare la testa, mi guarda, inarca la fronte e capisco che non capisce. Il didgeridoo ha almeno 30 nomi in aborigeno, penso, magari lei lo chiama in maniera diversa.
- "quei cosi li", le indico.
23 anni dopo focalizza i pezzi di legno e mi dice un "si" cavernoso e secolare.
Ne suono due tre, sono pesantissimi, strano. Torno da lei:
-" sono in eucalipto?*"
* NDTL (nota di TripLuca) - i didgeridoo di solito sono in eucalipto.
Mi metto in attesa per i prossimi 3 secoli ma dopo solo due generazioni mi risponde.
-"credo che siani di vari materiali"
Ok, credo che parlero' con un aborigeno maschio, con piu' calma e fuori dal contesto commerciale di un negozio.
Kununurra verso Katherine, Northern Territory, lunedi' 26 luglio 2004
Inaspettatamente ci ritroviamo ancora noi tre in macchina, la fedele Ford Falcon Vic, sulla lunga strada verso il futuro.
Dico inaspettatamente perche' fino a ieri sera Fabio e io si doveva fare l'autostop ma un provvidenziale spino di melone qualche giorno fa si e' andato a ficcare nel piede delicato da ragionere di Monza Alberto che e' cosi diventato inatto al lavoro nei campi di schiavi.
.
Questo e' il prologo, cioe' la fine della storia fino a questo preciso momento, noi in macchina, Vasco che canta dicendo di essere un uomo (mai messo in dubbio, Vasco, non ce n'era bisogno) e una sensazione di miracolo per essere riusciti a sfuggire a una serie di tragedie. Ma delle tragedie ne parleremo dopo.
Adesso vi devo raccontare dei tre giorni in canoa sul fiume Ord che ci siamo fatti Fabio e io.
55 km di remate in mezzo a coccodrilli (teorici), pellicani (da lontano), scenari da film western (Australia) e soprattutto una serie infinita di uccelli svolazzanti di giorno e rumorosissimi di notte.
In pratica abbiamo sborsato 140 Aus dollars e un tipo ci ha dato una canoa e il materiale necessario, poi ci ha portati a un certo punto della strada e ci ha detto "iu sciud go streit end padle asmaciasiucan rait meit? gret gud evanaistime sia leider jolly jolly" che vuol dire "remate".
La notte ci si fermava ai campi dove trovavamo gas, fuoco per il barbeque e gli altri quattro australiani con le loro canoe.
Qui ci starebbe bene un "e si passava la notte raccontando storie e cantando attorno al fuoco" ma alle otto e mezza gli aussie erano gia' a letto a smaltire le remate, mentre Fabio e io si tirava tardi fino alle nove e mezza/dieci e li si raggiungeva nel mondo dei sogni.
(siamo sempre in macchina e Vasco intanto canta: Forse eravamo stupidi pero' adesso siamo cosa?)
Ok, non mi dilungo troppo sui tre giorni che comunque sono stati una gran cosa e che forse le foto potranno spiegare meglio.
Mi resta solo da dire che a cinque minuti dalla partenza abbiamo visto un coccodrillo di 30 centimetri che prendeva il sole e non si e' nemmeno accorto di noi che gli passavamo a un metro di distanza. Inutile dire che non averne piu' visti per i tre giorni successivi e' stato abbastanza deludente.
Abbiamo anche pescato un po', ma dei due pescegatti che abbiamo preso, uno lo abbiamo perso a causa di un sacchetto nel sacchetto messi in acqua per tenerlo fresco. Adesso il povero essere e' nel fondo del fiume dove ha passato la giovinezza, chiuso dentro un sacchetto blu senza cibo ne' compagnia adatta al suo livello sociale. L'altro invece ha avuto l'onore di finire sul barbeque e nutrirci con le sue carni, saporitissime nonostante avessimo aggiunto solo dell'olio d'oliva.
Prima tragedia: dopo tre giorni di remate torniamo all'ostello dove avevamo lasciato i bagagli, il portatile/biglietto/passaporto in cassaforte e un raccoglitore di meloni di Monza.
Siamo stanchi e sporchi e una doccia e' il desiderio piu' vivo in noi. Entro e vedo la simpatica vecchietta che quando avevo visto appena arrivati dissi "tipica rompipalle" mentre poi mi ero ricreduto perche' sorridente e sempre amabile.
" Hello, uir bec" (salve, siamo tornati)
(intanto Stevie Wonder canta: no new years day, to celebrate..I just called to say I love you)
La vecchietta gentile Si gira, mi fissa con uno sguardo uscito dritto dritto dall'inverno di Reijkiavik, e dice:
-"dove siete stati?"
Spiazzato. Non so cosa dire. Che c'entra dove siamo stati?
Lei approfitta del mezzo secondo di titubanza, la mossa e' stata probabilmente studiata per tre giorni, e dice:
-"iu dident liv de ki end ui dident no uer iu uere end dis is not de uei to ewoireoroje rm rjewr kew ewrjkew jr"
(siete partiti senza lasciare la chiave, non sapevamo dov'eravate e bla bla bla...")
-"si ma ve l'avevamo detto e anche a suo marito..."
-"niente ma, vado a chiamare Rodney?". Sparisce.
Chi e' Rodney? Ah si, il sottomesso, forse marito, pover'uomo.
Arriva Rodney, confuso, e mi dice:
-"ok ok, allora siete partiti senza dire niente, non avete lasciato la chiave e noi abbiamo fatto pagare al vostro amico le notti che non siete stati qui".
-"no, guardi che il nostro amico ha pagato le sue notti e non c'entra niente"
-"e allora perche' volete indietro i soldi?"
-"che soldi?"
-"niente, allora tutto bene".
Boh, non ci si capisce molto.
Andiamo a farci un giro e quando torniamo c'e' Alberto, o meglio quel che resta di lui.
-"Ragazzi, io non ho capito molto ma mi hanno fatto pagare 76 dollari, quando sono andato a portarle le vostre valigie mi ha detto che dovevo pagare o chiamava la polizia"
Tutto diventa chiaro: estorsione e circumnavigazione di straniero con piede molle che non capisce molto l'inglese.
Torniamo alla reception, c'e' Lei.
-"scusi, mica avevo capito che avevate fatto pagare al nostro amico"
-"Oh no, ancora? Dobbiamo ripetere tutto?"
-'Certo, e dovete ridargli i soldi"
Si alza e se na va. Sparita. Arriva un cliente e si mette ad aspettare. Non arriva nessuno.
Poi riappare Rodney e senza nemmeno guardarci dice:
- "tornate domani mattina"
-"no, domani andiamo via, dovete dargli i soldi subito"
-"no, no domani mattina"
Riappare Miss Lei e dice:
-"fuori fuori devo chiudere" e comincia a sbattere fuori tutti dalla reception. Arriva Alberto, lei lo vede e gli dice:
-"e te ne vai dall'ostello anche tu". Alberto, che prima mi aveva detto di andarci piano che seno' lo sbattono fuori e non sa dove andare, rimane male, nero come solo chi passa cinque giorni tra i meloni e si infetta un piede puo' essere.
Penso siano le sette, l'ora di chiusura, e comincio a prendere gli zaini. Poi mi accorgo che sono le sei e mezza e dico:
-"noi restiamo qui finche' non ci risolve il problema".
-"allora chiamo la polizia"
-"ok"
Sparisce. Ritorna.
-"ho chiamato la polizia"
non ci credo, comincio a cercare nelle pagine gialle il numero della polizia per chiamarla io. Non trovo niente. Cioe' non trovo il numero della polizia nelle pagine gialle, pazzesco, no? Poi vado da lei che e' fuori dalla reception a sbuffare e le dico:
-"mica ci credo che ha chiamato la polizia, mi da' il numero per favore?"
Me lo da'. Strano. Chiamo. Risponde un tipo:
-"Kununurra Police Station Department Investigation Section how can I help you you're right mate?". Poi riprende fiato.
Gli spiego un po' la storia, so che stiamo parlando di 70 dollari, ma almeno metto le mani avanti per quando loro chiameranno la polizia perche' non ce ne vogliamo andare.
Mentre parlo mi accorgo che il poliziotto sta mangiando, sento tanto chiaramente il rumore della masticazione che quasi potrei giurare che si tratta di lardo e fagioli.
Lo visualizzo con i piedi sulla scrivania e un cane spelacchiato ma fidato con le chiavi della cella in bocca.
In due parole mi dice che non riguarda loro perche' siamo nel civile e non nel penale.
-"ok, capisco, e cosa dovrei fare?"
-"provi, sglurp, a rivolgersi al tribunale per i Problemi Pecuniari di, slurp, Carattere Minore"
-"si, io vado via domani e vuole che apra un caso civile che dura anni?"
-"Mmmmm..." continua a mangiare.
-"ok, ok, magari ci vediamo dopo dato che noi da qui non ce ne andiamo fino a che non ci ridanno i soldi, gday mate"
-"ok, good luck"
Lascio il poliziotto al suo piatto di lardo e fagioli e vedo che in reception non c'e' piu' nessuno. La signora ha preso la macchina e se n'e' andata.
Arriva un tipo che sembra un aborigeno bianco, non vede nessuno:
-"nessuno in questa merda di reception?"
-"no, sembra siano tutti spariti", dico
-"bloody fucker mad woman" (maledetta donnaccia pazza)
Rutta. Un rutto sonoro e rotondo, una cosa che potrebbe sostituire i campanili di una citta' di medie dimensioni.
Resta li. Non arriva nessuno. Io e Fabio siamo seduti, aspettiamo che appaia qualcuno.
Il tipo nel frattempo e' entrato in standby, in piedi, guarda dritto davanti a se', rutta ogni cinque minuti e ogni due dice:
-"bloody fucker mad woman"
E' una di quelle situazioni che nei film non esistono. Non sai come uscirne a testa alta, non sai come uscirne a testa bassa. Non sai come uscirne.
-"bloody fucker mad woman", ripete l'aborigeno bianco.
Poi riappare Rodney, col suo capello bianco raccolto in un codino lungo tanto quanto le sue frustrazioni di compagno di Miss Lei.
-"tra mezz'ora sono da voi"
Aspettiamo.
Dopo un quarto d'ora arriva e dice:
-"ok, vediamo un po' perche' non so bene la situazione, io non lavoro qui sono troppo occupato e non so bene cosa succede, insomma adesso io ho una proposta, io vi do' la meta' dei soldi e siamo a posto".
Traduco per Fabio e Alberto. Proposta bocciata.
-"Guardi, io non so che casino abbiate in questa reception, ma noi non vogliamo pagare per errori vostri. La sera prima le ho lasciato il computer dicendo che tornavamo il 25 e lei lo ha pure scritto sopra, guardi".
Mentre parlo sbatte gli occhi nervoso come a dire "gia' non ci capisco niente, se mi aggiungi elementi non ne veniamo fuori".
-"Si, ma io non so che accordi aveste preso con la Signora"
-"Nessun accordo. Lei mi aveva anche chiesto se avevo prenotato per il ritorno e io avevo detto di no e lei aveva detto che tanto non si puo' prenotare. Quindi lei sapeva che saremmo tornati il 25. Perche' avete fatto pagare le notti che non c'eravamo al nostro amico?"
-"Perche' non abbiamo potuto dare i letti ad altre persone"
-"Ma perche' se sapevate che tornavamo il 25, il nostro amico vi ha dato i bagagli in deposito, aveva il mio computer con scritto sopra 'ritornano il 25'"
-"Perche' il vostro amico non ha detto che tornavate il 25?
-"Lo ha detto alla signora, ma lei si e' messa a minacciare di chiamare la polizia"
-"E perche' non avete lasciato le chiavi?"
-"Perche' voi eravate chiusi alle 6 e mezza di mattina"
-"Potevate lasciarle al vostro amico"
-"Se n'e' andato a lavorare alle 5 e dovevamo chiudere la stanza "
-"Potevate lasciarle sul letto"
-"E come chiudavamo?"
-"La porta si chiude dall'interno"
-"si ma dovevamo uscire"
-"Ok, ok, insomma cosa volete fare?"
-"non so, sono le sette, non abbiamo un posto dove dormire perche' abbiamo perso tempo qui, stia tranquillo che da qui non mi muovo fino a che non ci rida' tutti i soldi".
E accade il miracolo. Appare una stanza libera che ci da' al prezzo di dormitorio e in piu' ci rida' i soldi della differenza. Vittoria.
ci porta alla stanza, da rifare ma non importa, e dice:
-"che resti tra noi, ok? Siete qui ma Lei (qui mi sembra che il cielo si oscuri per un attimo) non deve saperlo. Mantenete un profilo basso".
Un "low profile". Un profilo basso. Fantastico, nessuno mi aveva mai detto di mantenere un profilo basso. Passiamo il resto della serata col terrore di vedere apparire lo sguardo malefico di Lady Male attraverso le vetrate. Un pasta ai quattro formaggi, capperi e cipolle (i resti, domani si passa il confine di stato e c'e' la quarantena, non si possono fare spese) e finiamo al serata di un grande giorno di battaglia. Capisco come si poteva sentire un Lech Walesa nei giorni piu' duri di Solidarnosc.
Arriva l'alba e ci risvegliamo memori della vittoria, pronti a emigrare, ma i guai non sono finiti.
Sotto la macchina una pozza d'olio. L'olio del servosterzo. Si va dal meccanico, reminescenza del 2000 col furgone Mazda sfigato.
Primo meccanico: domani facciamo la diagnosi, 44 dollari, poi ci saranno da ordinare i pezzi, ci vuole una settimana, e poi si ripara.
Secondo meccanico: sono occupato per due settimane.
Terzo meccanico: non se ne parla neanche. Voi backpackers dovreste viaggiare con piu' calma, non sempre stare due o tre
giorni per posto. (La moglie forse ha un business per turisti che va male.)
Quarto meccanico: otto giorni.
Ok, troppi turisti, troppe macchine rotte.
Fabio da un'occhiata e la diagnosi e' "tubo rotto". Si cerca un tubo rotto. Si cerca, prima, uno sfasciacarrozze.
Chiedo a un benzinaio.
-"non c'e' in town, ma se vai qui di fronte dal giardiniere chiedi di Adam, lui qualche anno fa ce l'aveva e ha ancora dei pezzi".
Vado nel negozio di giardinaggio e chiedo di Adam. Adam cerca ma non trova e dice:
-"vi conviene andare da VanDrift e ve lo fate fare"
Che idea...
andiamo da vanDrift, mezz'ora e 40 dollari dopo e grazie a Fabio siamo di nuovo in corsa. Mai mollare. Mai.
Katherine, 1 Agosto 2004
Il canguro vive solo in Australia. Ce ne sono un sacco e sono un problema perche' hanno la tendenza suicida di buttarsi sotto le macchine in corsa. Noi in 5000 km ne abbiamo visti solo due, oltre a un wallaby, una specie di minicanguro. 5000 km, tre pezzi, circa uno ogni 1600 km. Pochi.
Fabio e Alberto sono un po' delusi, si aspettavano qualcosa di piu'. Io ne ho visti a sufficienza in passato e non mi lamento anche se vedere una mandria saltellante contro il tramonto calante mi sarebbe piaciuto.
Sono le sei di sera. Di sera non si dovrebbe viaggiare perche' seno' si beccano i canguri, ma siamo partiti in ritardo e siamo quasi arrivati a Katherine per cui continuiamo.
Andiamo piano, sugli 80 all'ora, e si chiacchiera. Io sto scrivendo il report sopra, anzi ho finito e mi guardo alcune foto.
A un certo punto Fabio frena di colpo, si sente uno scrriiiccccckkkk di gomme e poi uno STONF!!! e intravedo un canguro volare. Abbiamo beccato un canguro!
Siamo fermi nella notte australiana, si sente odore di gomma bruciata e si respira un'aria di tragedia.
Scendiamo, vediamo la frenata e il faro rotto. Del canguro, o ex-canguro, nessuna traccia. O meglio, una traccia c'e': il suo pelo sul faro rotto.
Risaliamo in macchina e facciamo retromarcia alla ricerca del cadavere. Niente cadavere, andavamo piano e abbiamo frenato abbastanza, forse e' vivo. Cerchiamo ai lati ma niente. Ripartiamo. Povera bestia. Cominciamo a fare ipotesi sulla sua fine ma un canguro con una gamba rotta non credo abbia molte possibilita'.
Ok, adesso e' chiaro perche' non si deve viaggiare la notte.
Continuiamo verso Katherine mentre Fabio, l'assassino di canguri, e' alle prese con la propria coscienza. Noi non lo aiutiamo, anzi infieriamo "maledetto assassino", "ti si legge in faccia che ti e' piaciuto", "e vai piano che seno' ne becchi un altro", ecc...
Arriviamo a Katherine la sera e ci piazziamo nel primo ostello libero, il Coco's, in 1st street 21.
Appena entrati capiamo che e' un buon posto. La gente ci guarda e ci saluta, c'e' una buona percentuale di giapponesi e coreani, sul 30%, e un'ottima di inglesi, 10%. Niente contro gli inglesi ma e' meglio evitare quelli che viaggiano in gruppo.
L'inglese che viaggia da solo invece e' ottimo.
La mattina portiamo Alberto detto "piede molle" in ospedale, la sua ferita si e' infettata. Lo lasciamo li con i suoi nuovi amici aborigeni e ci passa la notte sotto i ferri. 24 ore e 2400 dollari dopo esce e ringrazia il cielo del fatto che esista la convenzione sanitaria Italia-Australia che paghera' le spese.
Ci racconta di un aborigeno che all'alba e al tramonto salutava il sole con canti tradizionali e la cosa mi resta, chissa' perche', impressa.
Io passo un paio di giorni cercando didgeridoos da comprare ma la cosa si preannuncia difficile. Tutti i negozi del centro hanno dei bei didgeridoos, ma sono cari e soprattutto non si capisce bene da chi siano fatti.
La maggior parte in effetti sono fatti da bianchi, o tagliata da bianchi e fatti pitturare da aborigeni, spesso non artisti ma solo aborigeni che non ne sanno niente e vogliono fare qualche soldo. Tutti ti offrono certificati di garanzia ma per me sono solo pezzi di carta, io voglio essere sicuro che chi lo ha fatto sia un aborigeno che se l'e' andato a cercare nel mezzo del bush (qualsiasi luogo lontano dalla civilta' si chiama bush, tranne il Montello, TV) e lo abbia pitturato sapendo quel che faceva..un vero artista. Ma i veri artisti producono poco e sono eclettici...niente di simile alla catena di montaggio che ci vorrebbe per soddisfare la domanda del mercato. Allora i furbacchioni li fanno produrre a backpackers o a gente che non c'entra niente con la cultura aborigena. Poi finiscono nei negozi e successivamente, con qualche chiacchiera ben assestata, in mano al turista danaroso che sborsa 400 dollari per un pezzo di legno trapanato e pitturato da un backpacker giapponese.
Vado in cerca di un aborigeno per comprarli direttamente ma non e' facile, i veri artisti sono tutti in mezzo al bush e per arrivarci ci vuole un permesso speciale, una quattro ruote e soprattutto il tempo che io non ho.
Poi trovo questa cooperativa di aborigeni, gestita da aborigeni, finanziata dallo stato, che ha come scopo il dare lavoro agli aborigeni. Non hanno molte cose ma quel che hanno e' genuino, rappresentano artisti di tutta la zona di Katherine, gente che vive nel bush e che non viene mai nella civilta'...forse comprero' da loro.
Intanto sul fronte Fabio/Alberto che sarebbero dovuti partire gia' da qualche giorno ci sono novita'. Verranno anche loro al "walking with spirits", un festival aborigeno nel mezzo del bush, che si terra' il fine settimana.
Non si sa bene cos'e' ma io spero di poter comprare dei didg da un artista mentre Fabio e Alberto non vogliono perdere l'occasione di entrare in terra aborigena, zona dove di solito serve un permesso, tranne appunto questo weekend.
Partiamo addirittura la sera prima con due ragazze e due ragazzi austro/tedeschi/inglesi e una giapponese di vent'anni, Keiko, che e' la terza volta che mi vede e si presenta, dimenticandosi sempre di avermi gia' conosciuto. Faccio proprio colpo sulle donne.
Adesso mi riconosce ma continua a sbagliare i nostri nomi, Alberto e' diventato Algentino, mentre Fabio lo imbrocca ma dice sempre:
-"Fo..Fi...Fabio". Di me si ricorda solo che inizia per L.
A un certo punto arriviamo all'ultimo incrocio e non ci prendiamo la briga di leggere bene il cartello dove (ho scoperto solo ieri, una volta tornato) c'era scritto "solo quattroruote".
Inizia cosi' una strada di polvere finissima che quando passa la macchina si alza una colonna di cinque metri e che basta mettere un piede per terra per non respirare piu'.
Nel buio della notte avanziamo a 40 all'ora che potra' sembrare poco ma e' tantissimo per quella strada, tanto che ogni tanto diciamo a Alberto di rallentare che ci sembra di essere in un rally. Ma rallentare non si puo' altrimenti ci impantaniamo.
A un certo punto arriviamo in una radura e ci fermiamo. La luna e' piena, poche stelle, alberi e rumori di uccelli in lontananza. Aspettiamo gli austroungarici/tedeschi/inglesi e quando arrivano decidiamo di accampare li' la notte.
Accendiamo un fuoco e cuciniamo una pasta. In lontananaza il suono strano di un animale strano. Max, bavarese, dice che si tratta di asini selvatici. Mangiamo attorno al fuoco, beviamo un po' di vino (era vietato portarlo all'incontro) e suoniamo la chitarra. I veri hippy del 2004. Niente chiacchiere di amore universale e volonta' di cambiare il mondo, ma una bella nottata sotto le stelle australiane, lontani da tutti e tutto, in perfetta armonia, per un attimo, senza pretese.
Piss (bellissimo all'ombra lunare di un eucalipto) and love.
Il giorno dopo continuiamo per la strada e arriviamo a un ruscello coperto da delle grate. Proviamo a passare e spacchiamo il silenziatore della marmitta (le malelingue insinueranno che io ho detto "vai vai non c'e' problema" ma e' solo una leggenda del deserto). Poi passiamo e arriviamo in un posto che nessuna brochure di nessun Tour Operator del mondo ha mai avuto l'onore di ospitare.
Si tratta di un laghetto pullulante di coccodrilli (alcuni lunghi tre metri), circondato da rocce alte 20 metri con in fondo delle cascate, la spiaggia e' di sabbia e ci sono vari tipi di alberi. Qui i turisti non ci possono venire, e' terra aborigena e, scopriamo dopo, il posto non e' nemmeno segnato nelle mappe. Mi sento fortemente privilegiato, piu' o meno come se mi avessero dato la Gold Card di qualche club di golf. Ma e' questo e' meglio del golf.
Qualcuno dice che dato che i coccodrilli sono di acqua dolce e non sono pericolosi, si puo' nuotare. C'e gente gia' in acqua. Siamo pieni di polvere e non resistiamo, ci buttiamo. Iniziamo a nuotare tentando di non pensare ai coccodrilli che poco prima vedevamo dalla riva. Dopo un po' non ci pensiamo piu' e ci mettiamo persino a farci degli scherzi. Io mi lancio sott'acqua e attacco da sotto la giapponese che lancia un urlo bestiale. Sono un bastardo lo so, ma da quel momento in poi si ricorda del mio nome.
Poi si esce e si va un po' in giro, ci si rilassa sulla spiaggia e si guardano le donne aborigene che pescano solo col filo e l'amo.
Quando decidiamo di tornare in acqua non c'e' nessuno che fa il bagno. In compenso la spiaggia si e' riempita di gente che arriva per il festival. Io, Alberto e un inglese ci dirigiamo verso le cascate, dall'altra parte del laghetto, a grandi bracciate. Noto che Alberto "Piede Molle" e' completamente ristabilito e mi stacca di parecchio, raggiungendo l'inglese che era li da un po'.
A un certo punto sento una voce femminile che grida allarmata:
- "get out!!" (uscite)
io dico:
-"why?" (perche'?)
-"croc!" (coccodrillo)
e si aggiunge una voce maschile:
-"get out!"
guardo e vedo che il tipo e' vestito da ranger e inizio a preoccuparmi.
Ora, che ci fossero coccodrilli lo sapevamo, ma sapevamo anche che erano innocui. Inoltre, devo ammettere, "mi hanno detto che gli hanno detto che"..informazione di seconda mano. Brutta cosa per affidarci la propria vita.
Chi e' quella ragazza e soprattutto chi e' quel ranger o pseudo ranger?
Mmmm...devo decidere e in fretta, magari il ranger e' solo uno pseudo ranger e sono appena arrivati e nessuno li ha informati dell'innocenza dei coccodrilli. Ma se invece...?
Nella mia mente inizia un'attivita' celebrale velocissima che crea una serie di ipotesi:
- tra i tanti coccodrilli di acqua dolce si e' infiltrato uno di acqua salata (quelli cattivi mangiauomini) che in televisione dicono arrivi fino a 70 km nell'interno ma magari questo non ce l'ha la televisione e non lo sa.
- tra i tanti coccodrilli innocui uno e' il pazzo del villaggio e ha un problema di relazionamento con l'Io e non sa che non si mangiano gli uomini.
- tra i tanti coccodrilli innocui uno non ha l'enzima giusto e vomita ogni volta che mangia pesce, odia le rane e non vede l'ora di mangiare carne bianca.
- i coccodrilli non mangiano gli aborigeni, solo i bianchi.
- tra i tanti coccodrilli innocui uno e' miope
- i coccodrilli non sono innocui e l'inglese e' stato semplicemente mal informato.
alla quinta ipotesi ero gia' a meta' strada verso il ritorno, decisamente piu' religioso di mezz'ora prima, e ringraziando il cielo di aver fatto jogging le ultime settimane. Il respiro pero' non sembra abbastanza e chiudo gli occhi per nuotare meglio.
Immagino pero' il coccodrillo che si avvicina strisciante verso di me. Meglio riaprire gli occhi. Mi stanco di nuotare a stile libero e inizio a rana. Tre bracciate e penso "no, a rana no!!! i coccodrilli mangiano rane!!!", e riparto in stile libero.
Intanto la riva non si avvicina, mi guardo indietro e vedo Alberto e l'inglese. Mi ritrovo a pensare "Alberto ha un piede ferito che forse sanguina, magari si mangia loro invece che me" e mi rassicuro un po'.
La situazione e' gia' tesa ma la maledetta turista disinformata e il maledetto psuedo ranger cominciano ad indicare col braccio bello teso un punto a 10 metri di me, ovviamente indicando il coccodrillo.
Ormai ho piu' fede di Padre Pio e raddoppio la bracciata ma le braccia non rispondono piu', mi devo fermare a respirare. Mi fermo, immagino il croc che scende sotto pronto ad attaccare. Riprendo, la costa e' vicina , non ce la faccio piu', splash, splash..tocco terra, esco, mi allontano dalla riva e inizio a respirare. Alberto e l'inglese sono ancora in acqua ma ormai non me ne frega piu' niente. Chiudo gli occhi. E' finita.
Poi Alberto e l'inglese arrivano e si buttano vicino a me e restiamo senza parlare per un po'.
Arriva Fabio e gli spieghiamo tutto, ride. Dopo un po' si butta in acqua tranquillo e nuota di qua' e di la'. mmm..che coraggio.
(Per la cronaca: in seguito ci informiamo per bene e il verdetto unamine e' "si puo' nuotare, nessun pericolo". Maledetto pseudo ranger).
Il festival e' fortissimo, gli aborigeni suonano, cantano e ballano mentre noi li guardiamo seduti sulla sabbia con in bocca del melone offerto e facciamo pure delle belle foto.
Dietro di noi altri aborigeni si fanno delle risate pazzesche guardando probabilmente i propri bambini ballare. Bella atmosfera, davvero.
La notte la passiamo in riva al lago, accanto al fuoco, con il suono dei didgeridoo in lontananza e il lago pieno di candeline accese. Dormiamo accanto al fuoco, io e Alberto non abbiamo il sacco a pelo, solo due coperte, lui e' piu' vicino al fuoco e quando si gira di lato da Appennini diventa Alpi e mi blocca quel poco calore che arrivava. Per lui invece e' anche troppo caldo.
Nel mezzo della notte mi alzo infreddolito e vado a cercare legna in giro, riporto mezza foresta e mi rimetto a dormire.
La mattina presto arriva Keiko, la giapponese col nome da microonde, che ci saluta. Vuole salutare anche Fabio che dorme nella sua tenda iperteconologica e lo chiama:
-"Fo, Fi...Fabio"
-"Ehh...??" dice lui dalla tenda
-"Ai mast go, gudbai" (devo andare, ciao)
-"Ok, ok, aspetta".
Sprinz, striz, frishh..inizia una serie di rumori di cerniere che si aprono e io e Alberto ci guardiamo. Friz, sprin, slash...continuano. Ma quanto ci vuole? sicuramente ci mettono meno ad aprire il caveau di una banca svizzera (battuta copyright © Alberto Marchetti "piede molle') ma alla fine esce e la saluta.
Riprendiamo a dormire. Ci sveglia la luce del sole, le braci ancora calde, i coccodrilli a filo d'acqua. Li voglio fotografare e salgo sulle rocce.
Per strada mi faccio un'"imperiale" che praticamente e' una defecazione in piena natura con pulitura di sabbia e successivo (posticipato) bagno in acqua. Una delle esperienze mistiche piu' profonde concesse all'essere umano.
Alberto e Fabio negheranno di averla fatta per motivi di immagine, ma io li sputtano e vi confermo che lo hanno fatto e ne sono stati felici.
Salgo sulle rocce vedo tre coccodrilli (ma c'e' chi ne ha contati fino a trentuno in altri orari), fotografo e torno giu'.
Mi faccio il bagno, esco e dico:
-"ho fatto le foto ai croc"
Fabio ride.
-"Perche' ridi?"
-"Dai basta con questa balla dei coccodrilli"
-"come balla, non ci credi?"
Ride ancora.
Tiro fuori la macchina e glieli faccio vedere. Ci crede. Una goccia di sudore scende dalla tempia sinistra. No, era vero che non ci credeva.
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Api |
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Incontro ravvicinato con coccodrillo boliviano (jacare') |
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Brasile, Florianapolis, praia Joaquina |
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Auckland, Nuova zelanda, ristorante |
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Nuova Zelanda, il mio datore di lavoro, Louis |
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Il camionista che mi ha regalato dei dolci e il cartello |
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Delfini a Perth |
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Fame in Australia |
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si, si, ci fanno tutti la foto qui, ma non posso mica fare sempre l'originale per forza |
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Libellula rossa sull'Ord river, Western Australia |
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Ord river |
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Pelo di canguro "e' tutto cio' che ho di te" |
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Sessione di didgeridoos a Katherine, da coco's |
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meditazione e divertimento in terra aborigena (laghetto con coccodrilli) |
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Aborigeni che ballano |
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quel punto marrone nella parte bassa della foto e' un coccodrillo (giusto sopra l'ombra) |
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solita frase "pericolo autista italiano" |
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Jim, Michelle e pargoli |
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Sydney |
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Prima della partenza da Perth |
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I Pinnacoli |
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come si chiama 'sta bestia? Euchineda? |
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bagagli, travel light |
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Broome |
| Il filmato girato con i ragazzi in Australia:
Porchetti se ne va in giro tranquillo per l'Australia quando tira su due autostoppisti sospetti...mai fidarsi di Cobretti.
La maggior produzione dei TripStudios fino ad oggi!
(6 minuti, 20 mega) Vedi il fimato 
parte del filmato e' girata in zona aborigena protetta chiusa ai tursiti!!
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baobab e aborigencella |
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Ord river, dalla canoa |
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ord river |
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Piede Molle, Alberto |
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La bella e la bestia |
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Yogi, giapponese alternativo |
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Hippies 2004 |
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Notare la tenda in fondo che ben messa che e' |
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Keiko |
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Aborigene a pesca |
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Julia mimetizzata nel paesaggio |
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Aborigeno vincente |
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Quanto paghereste per essere qui? |
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Io che faccio l'aborigeno a Darwin (alle mie spalle spiaggia infestata di coccodrilli mangiauomini) |
Adesso, visto che ci stanno, le foto restanti
(ma se le volete vedere tutte sono, o saranno, in Tripfoto.com) |
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Bolivia, La Paz |
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la Paz, teschi vari |
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la Paz, foglie di coca |
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Homer |
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Brasile |
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Florianapolis, Brasile |
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