La forza centripeta

luca al lavoro
“Tripluca al lavoro”. Matita su carta. Siria (artista locale) 2013

Qualche giorno fa si faceva una chiacchierata tra vecchietti brontoloni, Riccardo ed io.

Ad un certo punto si rifletteva su come la societá tenda a rispedirti sempre verso il centro, come se ci fosse una forza centripeta (si diceva centrifuga ma ho verificato con un ingegnere ieri ed é centripeta).

La teoria é la seguente:

  • Il centro è quel luogo dove tu vivi nel modo più normale possibile. Non senti la tensione perchè non c’è molto vento nell’occhio del ciclone.
  • Appena provi ad allontanarti verso l’esterno, cominci a percepire una spinta verso il centro, e devi impiegare energie per non essere rispedito indietro.
  • Più ti allontani e più queste forze aumentano.
  • Quando sei finalmente all’esterno, queste forze si riducono, ma basta poco per ricadere nel vortice ed essere rispedito al centro in un batter d’occhio.

Vorrei sottolineare che in questa teoria non c’è nessun giudizio sul valore della scelta di stare al centro o ai margini.
L’aspetto intrigante è analizzare cosa genera tali forze.
Perchè siamo sempre spinti verso il centro?

Chiunque abbia mai provato a crearsi un lavoro indipendente, mettersi in proprio, per poter avere più controllo sulla propria giornata, sa di cosa parlo.
Ci provi, riesci a staccarti un po’, ma appena qualcosa va male ti ritrovi incollato alla scrivania a lavorare per qualcuno, magari dalle 9 alle 17.

Le risposte possono essere varie.
Quella che a me piace di più è che è giusto cosí.

Le societá funzionano grazie alle persone che fanno il loro lavoro, che stanno al centro, per cui è fisiologico che la societá stessa, che tende alla propria conservazione, metta in atto dei processi per i quali convenga stare lí.

Ma le societá avanzano grazie alle persone che escono dal vortice e si inventano qualcosa: siano questi viaggiatori che scoprono nuovi continenti come Colombo, scienziati che vanno contro i dogmi della Chiesa come Galileo o politici che cercano nuove strade come Ghandi.

La storia è come un libro per bambini dove chi è uscito dal centro ha tracciato a matita le sagome e chi è rimasto al centro le ha colorate.

La storia é scritta da chi è uscito ed eseguita da chi è rimasto.

E’ quindi uno sforzo collettivo dove ognuno fa la propria parte (nel bene e nel male).

Il fatto che sia difficile uscire è una prova del fuoco che permette solo agli elementi più caparbi di acquisire quel ruolo di innovatori (ancora, nel bene e nel male. Stalin rientra in questa categoria per intenderci) che non può essere, per forza di cose, affidato a chiunque.

Secondo questa lettura quindi le forze centripete servono a selezionare gli individui un po’ come in natura solo lo spermatozoo più cocciuto riesce ad arrivare all’uovo.
Non è giusto o sbagliato, non è crudele o classista. E’ semplicemente necessario.

 

Nel sottofondo di questa mia teoria sará facile leggere un “noi siamo più fighi di voi” ma non è cosí.
Se da una parte ovviamente apprezzo il fatto che uno ci voglia almeno provare, dall’altra riconosco che molto spesso lo stare al centro sia la cosa giusta da fare, specialmente quando è un sacrificio che si fa per altri.
Inoltre il mondo è pieno di “alternativi per finta”, apparentemente originali e pensatori liberi ma in realtà parte perfettamente integrante della società, che non portano alcuna innovazione.

Di solito li riconosci perchè sai che per uscire non hanno fatto nessuno sforzo e che si vestono in modo strano.

Una risposta a “La forza centripeta”

  1. Come disse Doi Malingri, (googolate per vedere chi e’) ad un giornalista Rai che in un’intervista gli chiese al ritorno dal giro del mondo a vela: “come si sente ad aver passato quattro anni in giro per il mondo a vela? Si sente un po’ un eroe?” lui rispose “in realtà avrebbe più senso che lo chiedessi io a lei, dev’essere stata dura passare quattro anni a Milano”…mi sa che con altre parole intendeva lo stesso concetto che stai esprimendo te.

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