Confessioni di un imprenditore digitale – parte seconda

La promessa era qualcosa tipo: unisciti a noi e lavora in questo ufficio
non tutto il mare viene per nuocere.

Nella parte precedente ho spiegato che le cose non sono andate come speravo.
Non ho detto però che abbiamo chiuso e che tutto é andato male.
Siamo ancora in piedi, la ditta é in attivo grazie in particolare ai costi molto bassi, e alcuni dei Manager superstiti lavorano in un range che va dal molto bene all’accettabile.
Visto il tasso di mortalità delle start-up lo si potrebbe, volendo esagerare, definirlo un successo.
Ma non esageriamo, appunto.

La cosa più brutta per me è stato vedere la mia cara vacca da mungere dimagrire, poi ingrassarsi di nuovo un po’, poi dimagrire molto e alle fine rimanere lì, in piedi, scheletrica, senza promesse di lunga vita.
Sto parlando dei miei mercati dell’Est.


Avendoli ignorati per almeno tre anni (ero in caverna ricordate?) non mi sono accorto di cosa stava succedendo.
Cioè sì, vedevo i fatturati diminuire ma ero sempre pronto a soluzioni dietro l’angolo (quando lanciamo i siti nuovi, quando aggiungiamo le lingue e cose del genere) che non risolvevano mai nulla.
Se vai in guerra con una fiat 500 contro i carri armati e gli elicotteri degli americani, non basta verniciarla di rosso per vincere.

È stato anche brutto vedere persone che hanno messo 1000, 2000 Euro, lentamente svanire, presi da altri progetti più promettenti o tornare al lavoro dipendente.

Molti Manager non hanno nemmeno completato il ciclo e si sono fermati subito, a un terzo  a metà strada, con progetti che non avrebbero avuto successo nemmeno nel 2001.
È fisiologico ed accettabile.
Altri invece hanno fatto un ottimo lavoro, aperto il metaforico bar, stirato la divisa e si sono messi ad aspettare clienti che non arrivavano.
E ce li avevo portati io in quella situazione.
Se dovete coinvolgere persone in idee che rivoluzioneranno il mondo e vi renderanno ricchi come Zurckerberg, ricordatevi che la maggior parte dei progetti finiscono con le mani in tasca ad aspettare i clienti che non arrivano. Se vi va bene. Più spesso non si riesce nemmeno ad aprire il bar.

Whatsapp è l’eccezione, non la regola.

Detto questo dei soldi ai Manager sopravvissuti entrano: 50 € oggi, 100 domani…abbiamo visto anche commissioni da 500 €.
I loro siti girano e guadagnano. Alcuni anche abbastanza bene.
E il loro successo, anche se parziale, mi ripaga delle sofferenze dei fallimenti.
Tutto sommato ciò che abbiamo fatto assieme è servito a qualcosa e a qualcuno, e questo mi dà la forza di continuare nelle difficoltà.

Io sono nella fase di breeding di un vitello che, mandato su altri pascoli, ha dimostrato di crescere bene.
Ho trovato un nuovo approccio che si inserisce benissimo nella realtà odierna e potrebbe essere un nuovo 2001: trovato lo spazio, mi ci ficco e ci vivo.
Solo che questa volta la pacchia non durerà otto anni, ci sono troppi soldi sul mercato, credo di avere una finestra di massimo un anno.
O cresciamo e ci posizioniamo velocemente o ci schiacciano di nuovo.

Continua…

8 risposte a “Confessioni di un imprenditore digitale – parte seconda”

  1. In realtà a fine 2010 eravamo già sul mercato con una prima versione funzionante.
    E’ il focus che è rimasto sullo sviluppo fino a fine 2012.
    E comunque gli anni nelle caverne sono stati proprio per evolversi, è in quelli precedente che sono stato fermo, quando tutto andava bene.

  2. Mi dispiace che non sia andata come speravi, un po’ ti ho seguito in questi anni e speravo per il meglio.

    Le osservazioni che fai in merito a come è cambiato Google oggi, al traffico organico e a pagamento, le condivido pienamente e sono osservazioni lucidissime. E aggiungo anzi che queste cose rendono il web un posto meno democratico e simpatico di quanto non lo fosse prima.

    Ci andrebbero aggiunte alcune considerazioni sul mobile. O, più in generale, sull’evoluzione della tecnologia del web. Perché la visibilità di cui parli fa rima con accessibilità. Che vuol dire stare in caverna? Che non vi siete aggiornati tecnologicamente oltre ad aggiornarvi sui modelli di business che intanto venivano coltivati da altri?

    Anche perché le cose spesso viaggiano a braccetto: l’evoluzione delle cose, della tecnologia, dei pattern, etc. offre spunti per nuovi business. Tanto per cominciare, perché Adormo ancora oggi non ha un layout responsive? Nel peggiore dei modi, si tratta di aggiungere delle media queries al layout esistente.

    Un altro errore forse è anche quello di pensare di fare tutto in outsourcing: mi pare di capire che quasi tutto, alla fine, è stato fatto da un solo programmatore russo, o mi sbaglio? Sei in grado di giudicare se ciò che ha tirato fuori è fatto bene o meno, al di là delle buone intenzioni? Quali tecnologie ha adottato e perché? È codice mantenibile? Che succede se il tipo scompare, avete un versioning? Unit tests ci sono? Di UI e UX chi se ne occupa? E via dicendo. Oggidì se costruisci qualcosa su un modello che vuole essere innovativo (non semplice CMS, non tradizionale ecommerce), che non ruoti esclusivamente su una community (difficilissima da costruire, quasi tutti oramai vanno sui gruppi FB) o su dei contenuti (che come dici tu, oggi sembrano lasciare il tempo che trovano), quantomeno dovresti avere nel tuo gruppo qualcuno – idealmente più di una persona perché il crescere della complessità comporta specializzazioni – che ci lavori dietro e che sia in grado di cavare fuori soluzioni originali utilizzando una tecnologia che si adatti bene ai tempi per essere presentabile e consumabile anche da dispositivi non tradizionali (mobile, etc.).

    Scusa se mi sono dilungato. Ora come ora si può dire che sono alla seconda “startup” (non ci siamo mai chiamati in questo modo, né prima, né adesso) in due campi completamente diversi. E a parte le cose di cui sopra, ho imparato anche che è molto più difficile rivendere servizi che non prodotti fisici; che pur avendo imparato io tantissimo, senza risorse, senza specializzazioni e senza soldi non si va da nessuna parte a meno che non fare le cose molto in piccolo e di nicchia – ma non piattaforme e soluzioni generaliste. In particolare il mondo del turismo e dell’ospitalità è molto complesso e per certi versi anche bruttino. Se ti può essere d’aiuto per ispirazione, prova a leggere Tnooz, un magazine dedicato alla tecnologia e soluzioni IT per l’industria del turismo e dell’ospitalità, magari ti vengono delle idee.

    in bocca al lupo per la finestra 🙂

    ps – ma sei passato in Malesia e non mi hai detto nulla? ahiahi… vedi così ci facevamo una chiacchierata da vicino però

  3. Ciao Fulvio,
    Non siamo riusciti ad arrivare a pensare il mobile come avremmo voluto per mancanza di risorse: app, responsive e tutte ‘ste cose qui. Non avevamo più il programmatore.
    Mancavano i soldi.
    Detto questo dubito che con un template mobile o un’app sarebbe cambiato molto sai.
    Sono cose che contano se hai gente che ti trova. Se non ti trovano, aiuta ben poco.

    Tnooz lo conosco e ci ho anche commentato.

    Ero in Malesia ma tu eri in Italia secondo me sai?

  4. Ciao

    No infatti, la semplice interfaccia o persino un app non sarebbero bastate a cambiare troppo le cose (il mio era un esempio, chiaro che il discorso è lungo e ci hai scritto 3 post sopra). Però direi che è la base per almeno dare l’illusione al cliente occasionale di essere al passo coi tempi oppure semplicemente per andare a inserirsi in certi pattern di usabilità. Direi che la prima cosa è (ora più che prima) il marketing, perché anche se hai un’idea buona e le risorse tecnologiche, mentre stai costruendo una community e anche se riesci ad acquisire piccole quote di mercato, significa che vieni notato anche da chi ha più munizioni (soldi) che ti copia il modello prima che tu ti espanda (o abbia l’abilità/possibilità/fortuna di cercare finanziatori).

    Lo scenario è un po’ desolante comunque e i livelli di un po’ tutto si alzano (know how, specializzazioni, investimento iniziale, ecc). Forse è rimasto spazio ai più piccoli per la creazione di tool o servizi nel segmento business più che quello consumer – cioè qualche cosa utile non tanto ai viaggiatori quanto a chi vende beni e servizi al viaggiatore.

    No sono in Malesia da più di un anno ormai e salvo viaggi nei paesi circostanti non sono tornato in Europa, forse in estate o a Natale, vediamo. Quando torni qui?

  5. si, i livelli si sono alzati di molto e spesso l’unica è appoggiarsi a degli incubatori o comunque strutture che ti possono dare suuporto, soldi e contatti.
    Io per ora sono in Europa, Asia forse per fine anno.
    Ciao!!!

  6. Io vengo in Malesia ai primi di luglio destinazione Pulau Kapas e poi ancora a fine agosto, visto che ho il volo il 4 settembre da Kl per Paris (247€ con Vietnam Airlines), se volete posso fare da messaggero

    Luca, dovevi chiuderla al 3° articolo, così era una bella trilogia.
    Adesso ho paura di dovermi sorbire 7 pezzi come le 7 piaghe

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