TripLife 1.0 – Interviste – Riccardo Carrieri. 4 anni dopo (33)

TripLife 1.0 - Manuale per vivere e lavorare viaggiandoQuesto é un capitolo del libro che sto scrivendo online…da nove anni (si, mi sono preso una bella pausa!):
TripLife 1.0 Manuale per Vivere e Lavorare Viaggiando.
Qui c’é la presentazione.
Mandami commenti, critiche e suggerimenti, mi aiuterai a scriverlo nel miglior modo possibile.
Questo capitolo si chiama:

Interviste – Riccardo Carrieri – 4 anni dopo

Il sito di Riccardo è Logomacosworld.com

  • Quattro anni fa ti ho fatto un’intervista.
    Fai sempre la stessa vita vero? Come giudichi questi quattro anni? E’ stata una ripetizione o sei riuscito a trovare nuovi stimoli perché tutto abbia un senso lo stesso, a parte il lavoro?
    (P.S. per il lettori: Riccardo mi ha invitato sulla sua barchetta da 3000 posti, mi ha fatto fare il giro della nave e persino mangiare. Badate, è un boss che gira in divisa, a gente si inchina e gli bacia la mano, siamo a questi livelli eh!)

Ebbene sì, sono sempre in navigazione in giro per il mondo, al momento da oltre dodici anni.
Dalla prima intervista sono cambiate diverse cose, ora ho la possibilità di ricoprire una nuova posizione lavorativa interessante e dinamica, dove c’è bisogno di una costante attenzione a tutto quello che succede a bordo, rendendo il mio lavoro difficilmente noioso.
C’è da dire però che la vita a bordo è la vera sfida, dove non c’è una linea di demarcazione evidente tra il lavoro e la tua vita privata.
Nel mio caso è un’esperienza che mi ha fatto crescere molto ma, che comunque non vedo come punto d’arrivo.

  • In dodici anni di pirateggio avrai messo via un bottino sufficiente per mollare tutto e viaggiare un bel po’ o fermarti da qualche parte ad inseguire una qualche idea. Perchè non lo fai? E’ difficile trovare un lavoro del genere al tuo ritorno se fai questa mossa? O sei semplicemente contento cosí per ora?

Bingo! Domanda estremamente attuale la tua.
Qualche risparmio l’ho messo si da parte in questi anni, ma puntualmente ad ogni ritorno con i piedi sulla terra ferma, mi risulta difficile decifrare il mondo attorno.
Idee che mi passano per la testa c’è ne sono diverse e proprio tutte legate al viaggio, o meglio a vivere e lavorare viaggiando.
Perché non le ho ancora concretizzate?
Comunemente chi lavora a bordo la chiama la malattia del ferro, quell’attrazione fatale alla vita sul mare alla quale si diventa estremamente dipendenti.
Contento? Diciamo che al momento è il miglior compromesso per me per godere di almeno quattro mesi l’anno di libertà dove, i viaggi indipendenti con lo zaino in spalla la fanno da padrone.
È vero comunque che se decidessi di fermarmi per un po’ non sarebbe poi impossibile trovare un altro impiego magari altrove, infatti il settore delle crociere è sempre in costante crescita.

  • Mi pare di capire che hai il problema del “sogno realizzato”. Hai ottenuto quello che volevi, ci stai bene dentro e le alternative non sono altrettanto allettanti. Perchè mollare? Ma d’altra parte hai bisogno di guardare avanti, di un po’ di avventura, qualcosa che ti stimoli e ti faccia crescere.
    Dai, ti regalo una seduta di psicanalisi gratuita: se domani ti dovessero buttare a mare (cosa che non è detto che non ti meriti) dicendoti di non mettere mai più piede sul ferro, e arrivassi a nuoto a Sabaudia…cosa faresti?

Vero, anzi verissimo. La noia è sempre in agguato dietro l’angolo, e per chi ha avuto la grande fortuna di girare un bel po’ per il mondo, è difficile pensare di non lanciarsi in qualche nuova stimolante avventura.
Sarebbe un errore mettere radici; ops!
Nel mio caso sarebbe più opportuno dire gettare l’ancora.
Non penso però di poter fare qualcosa ora a casa.
Piuttosto vedrei con particolare interesse una semi residenza in qualche buen retiro al caldo, magari sperimentando un’esperienza di lavoro da “nomade digitale”.

  • Non hai dato risposte forse un po’ troppo diplomatiche alle precedenti domande?

Si, infatti ora ho deciso di mollare tutto e andarmene per un po’ di tempo a svernare nel mar dei caraibi.
Caspita ma questo è vero; a gennaio infatti ritorno a Bocas del Toro a Panama per un po’ di settimane, l’attrazione verso il viaggio, il caldo è il mare sono incontrollabili.

  • Se una persona oggi, a fine 2016, che vive in Italia e ha un lavoro residente (non mi azzardo nemmeno a chiamarlo fisso) ti dovesse fermare e chiedere: “voglio partire, viaggiare il mondo, lavorare., al momento ho poche migliaia di Euro. Aiutami o Saggio Navigatore dei mari!”. Cosa gli diresti?

Non lo fare, sei forse un pazzo? Rimani lì dove sei! Il mondo è pieno di pericoli e brutte persone.
Beh non è proprio così anzi, avendo la fortuna di viaggiare che s’incontrano le persone e i luoghi per me più interessanti, bisogna solo avere un pizzico di incoscienza iniziale.
Poi non importa troppo quanto uno abbia in tasca (ovvio che un minimo di partenza uno lo debba avere), quanto la voglia di rompere con gli schemi del lavoro residente, il cappuccino del bar sotto casa e il divano per la pennichella troppo comodo.
Le possibilità per vivere e lavorare viaggiando sono le più disparate, bisogna essere bravi però a cogliere quella più adatta a te.
Ad esempio a bordo, io ho contratti dai quattro ai cinque mesi con poi delle pause in media fino a tre mesi. Tra il lavoro solcando il mare e il tempo speso in viaggio, a casa ci rimango ben poco.
La ricetta non è unica per tutti, ma lo spazio è il tempo per cambiare c’è, sempre.

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