TripLife 1.0 – Interviste – Lucia Pedroni, 4 anni dopo (34)

TripLife 1.0 - Manuale per vivere e lavorare viaggiandoQuesto é un capitolo del libro che sto scrivendo online…da nove anni (si, mi sono preso una bella pausa!):
TripLife 1.0 Manuale per Vivere e Lavorare Viaggiando.
Qui c’é la presentazione.
Mandami commenti, critiche e suggerimenti, mi aiuterai a scriverlo nel miglior modo possibile.
Questo capitolo si chiama:

Interviste – Lucia Pedroni – 4 anni dopo

1) Vai, ti facciamo l’esame. Nella prima intervista dicevi “Ho lasciato perché mi sentivo come un uccello in gabbia, volevo conoscere il mondo, imparare le lingue”. Dove sei stata e che lingue hai imparato?

Ho lasciato l’Italia a maggio del 2005. Ai tempi parlavo solo Italiano e male.
Il pretesto per andarmene era imparare il tedesco che mi sarebbe servito per lavoro. Era una scusa che il mio capo non si era bevuto, sapeva benissimo che una volta conosciuta la libertà non sarei mai tornata. Me lo disse, io non gli credetti. Nonostante ciò mi lasciò libera di andarmene anche se avevo l’obbligo di restare almeno 3 anni per i corsi che mi avevano pagato.

Fui in Germania per 8 mesi, poi in Spagna 2 anni, in Irlanda 7 mesi, in Nuova Zelanda, Australia, Indonesia 6 mesi. In Sud America 5 mesi.
Parlo spagnolo ad un buon livello, tedesco e inglese da migliorare ma posso orgogliosamente metterli nel CV.

2) Adesso sei a Tenerife. Di cosa ti occupi?

Circa 4 anni fa ero in una fase che dopo parecchi viaggi avevo bisogno di piantare le tende da qualche parte. Creare una base da chiamare casa e potermi mantenere di alcuna maniera.
Da qualche anno collaboro con una famosa pagina per affittare appartamenti. Adormo, la conosci, no?
Ho iniziato con la zona del Lago Maggiore ma la stagione turistica dura solo pochi mesi. Inoltre in Italia non avevo alcuna intenzione di tornare.
Quale posto migliore di Tenerife per concigliare la buona vita e il mio progetto turistico dove la stagione dura 12 mesi all’anno? Qua ho aperto la mia “Partita Iva”, inoltre durante la stagione invernale lavoro qualche oretta nel Bar della mia nuova famiglia tinerfeña. Tra una cosa e l’altra mi mantengo dignamente e mi rimane ancora parecchio tempo libero.
18 dicembre

3) Tenerife sembra una delle destinazioni preferite dei nomadi digitali. Mi diresti in poche parole i vantaggi e svantaggi dell’isola per un nomade digitale? Io ho vissuto a Fuerteventura e l’ho trovata eccezionale per staccare dal mondo ed entrare in un rapporto carico di significati con le capre ma dopo un po’ cominciavo a perdere neuroni per strada…è facile perdersi nel nulla. Tenerife mi pare sia piú viva e varia, giusto?

Non puoi paragonare Fuerteventura con Tenerife, sembra strano dirlo ma sono due mondi opposti.
A dirtela tutta, la prima volta che sono capitata a Tenerife nel 2006 (quasi per caso) non mi è piaciuta particolarmente e tutt’ora non penso sia il paradiso sulla terra. Iniziando con i difetti: è sovrappopolata, un abuso edilizio inappropriato ai miei gusti, frequentata da over 65 (che quando hai 25 anni non è il massimo), poche spiagge.
Quando però, anni dopo, mi sono trovata a scegliere dove mettere le basi non sono riuscita a pensare a posto migliore (e ci ho provato). Senza dubbio il clima fa la differenza, l’isola è in Europa e vicina alla famiglia, la vita è più rilassata, si vive in un ambiente internazionale, i paesaggi sono mozzafiato, variegati e fantascientifici. C’è inoltre molto verde. Come detto per me è importante la stagione turistica ma la cosa che veramente mi ha spinto a tornare sono stati i buoni amici che ho sull’isola, perchè alla fine nella vita ti rendi conto che il posto dove vivi è relativo, la felicità è reale solo quando condivisa. “Cit. tutti sapete da chi” 😉

Quando sono a Tenerife, normalmente vivo, in questo caso sopravvivo, nel nord dell’isola, a Puerto de la Cruz. Da una settimana però sono nel sud, per diversi motivi, la scusa é il mio business di appartamenti con Tripluca ma in realtà ho dovuto lasciare la mia camera ad ospiti della mia coinquilina…

4) Ok quindi in Europa non c’è nulla di meglio secondo te? Sembra tu abbia ragione, siete veramente in tanti lí. Sogniamo un po’: come dovrebbe essere il tuo posto ideale? Cioè se potessi creare un paese/isola/città perfetta per il tuo stile di vita, come dovrebbe essere?

A livello clima, soldi, distanza dall’Italia…dici che si potrebbe creare? Tipo invadendo un’isola Greca per esempio? Chiedo perchè mi viene in mente che ormai la massa critica per CREARE un posto perfetto forse c’è, senza doverla per forza cercare.
Come creare? Bhe, se vuoi in internet c’è un sito per comprare isole.
Invece della Triphouse, se uniamo la massa critica, possiamo creare la Tripisola, l’isola perfetta per nomadi digitali. 😉
A parte gli scherzi, non sò… per me non esiste la perfezione, la perfezione è soggettiva e relativa. Non sono neanche più tanto sicura di voler vivere con più gente come qualche anno fa. Troppo difficile.
La mia perfezione sarebbe avere una postazione fissa e viaggiare lavorando quando ne ho voglia. E se voglio adesso lo posso fare! Ho raggiunto la mia perfezione? Quasi!

5) Sei entrata in contatto a Tenerife con la nuova ondata di nomadi digitali? Quelli che sono partiti negli ultimi anni? Se sì, cosa è cambiato rispetto ai ehmm…nostri tempi?

Ti riferisci all’ondata di nomadi digitali italiani?
Non proprio, mi pare di capire che la maggior parte siano a Gran Canaria o nel Sud di Tenerife. Sono però venute a trovarmi vecchie conoscenze, come Claudio, Michela o Marco.
Oramai lavorare viaggiando non è più quella cosa straordinaria che era … ai nostri tempi!
Ultimamente nel nostro bar si vede spesso gente che lavora con il suo portatile.
La categoria oggi è molto più ampia, ai nostri tempi se volevi viaggiare dovevi lasciare il posto fisso e fare lavoretti qua e là per mantenerti ma a lungo termine la situazione stancava e allora l’unica soluzione era crearti una attività online. Un sogno, cui poche persone potevano realizzare.
Oggi, a differenza di ieri, molte imprese ti permettono di lavorare in remoto, quindi di poter viaggiare o vivere, per esempio, a Tenerife 4 mesi all’anno, rispettando però gli orari d’ufficio. Ne conosco alcuni e probabilmente lo avrei fatto anche io se la mia ditta me lo avesse permesso.

Poi c’è un’altro tipo di persone interessanti qua alle Canarie, quelli che aprono imprese, per lo più digitali e si portano lavoratori dalla propria terra. Per esempio frequento gente di una start-up finlandese/svedese con ufficio nel centro del Puerto de la Cruz. Il motivo principale credo sia la pressione fiscale più leggera rispetto al loro paese d’origine.
Inoltre ultimamente stavo aiutando dei tipi Slovacchi giovanissimi a trovare una villa per creare una specie di “Nomad-house”, dove nomadi digitali di passaggio possono stare un periodo di tempo e vivere con altri nomadi digitali. Una specie di cooworking però vivendo tutti assieme nella stessa casa…. insomma, tipo la Triphouse, però solo di passaggio! 😉 Insomma cercano di fare business con i nomadi digitali che loro chiamano Remote-workers.

insomma sì, si nota che la categoria è in costante aumento ed è molto varia, e le Canarie sembrano una meta ambita.

6) Per chi non conosce, la TripHouse era un nostro progetto nato nel 2003 che voleva essere una casa dove i viaggiatori potessero tornare dopo i loro viaggi, leccarsi le ferite e magari guadagnare qualcosa. L’idea era di evitare lo shock di tornare di colpo in mezzo ai residenti e sentirsi spiazzati mentre paravano del rigore non concesso a Del Piero.
Fallito miseramente. All’epoca solo io e Claudio lavoravamo online.
Adesso sarebbe più facile farlo, c’è la massa critica.
Ma non sarebbe la stessa cosa vero Lucia?
Quando le cose diventano facili anche il tipo di persone che lo fanno cambia. Non so, noi ci sentivamo un po’ frontiera, pionieri a cavallo.

Adesso arrivano i dipendenti in macchina.
Se apri un posto del genere poi vengono a dirti che le lenzuola non sono stirate bene. Lo so che suona tutto molto elitario, e lo è, inutile dirsi balle. Che ne pensi Lucia?

Io ti ho conosciuto nel 2009-10, ne erano già passati di anni dal 2003! Ahahah
Non saprei, sicuramente è sempre gente alternativa quella che esce dalla sua zona di comfort e viaggia-lavorando, quindi diversa dal figlio di papà o dal fighetto delle mie zone del nord Italia.
Io credo che la categoria in questo momento è ancora buona, gente interessante che lotta per potersi muovere. Non è ancora da tutti! Il futuro, però, non promette bene.
Certo, fino a pochi anni fa, in Italia perlomeno, i viaggiatori erano visti come extraterrestri.
La difficoltà nel creare la Triphouse era appunto la mancanza di gente e quindi quei pochi che eravamo ci conoscevamo praticamente tutti, però non riuscivamo a metterci d’accordo sulla zona della base. Ora, con la massa critica, si potrebbero creare più basi in varie zone.
Però hai ragione, la Triphouse non è più l’idea alternativa di qualche anno fa. Tra un pò sarà venduta su Airbnb. (se non lo è già).

7) Secondo te quale sarà lo sviluppo dei prossimi anni del nomade digitale? Di solito quando diventa di massa poi iniziano le nicchie. Cioè roba tipo Nomade Tech, Nomade Marketing, Nomade Cheap, Nomade VIP..mi spiego? Io farò parte della Nomade Pioniere Vecchio e Patetico. Tu ti senti a tuo agio nella definizione di Nomade Digitale? Se sì, a che sotto categoria appartieni?

No, io al momento non mi sento nomade digitale, perchè nomade non sono. Da 4 anni sono qua ferma a Tenerife. Sì, lavoro in casa, non ho capo nè orari. Potrei esserlo se lo voglio … ho lottato per esserlo mentre viaggiavo e quando ci sono riuscita mi sono fermata. Ora va così, è bello però sentirsi liberi!
8) Bando alle ciance. Com’è a livello fiscale per un imprenditore individuale come te a Tenerife? E’ un buon posto per aprire una ditta di attività online?
24 dicembre

Le isole Canarie sono considerate zona periferica d’europa, per tanto godono di un regime fiscale vantaggioso.
I vantaggi considerevoli sono per chi vuole investire sulle isole con sgravi fiscali fino al 90%, o per chi costituisce società e crea impiego!
Nel mio caso specifico, come ditta individuale, i vantaggi non sono molti.
Non ho molti dati di altri paesi per il confronto ma sò che per esempio, Regno Unito o Bulgaria, hanno condizioni migliori .
Alle Canarie, la quota minima “autonomo” costa 267 euro al mese, che corrisponde alla quota INPS in Italia, ossia per Previdenza sociale e contributi. Le tasse sono al 20% , l’IVA non esiste, in cambio c’è l’IGIC con un aliquota del 7 % nella maggior parte dei casi.
E’ molto facile e rapido iniziare, con poca burocrazia e agevolazioni interessanti.
La dichiarazione dei redditi mi sembra abbastanza vantaggiosa ma anche qua non ho paragoni perchè in Italia non l’ho mai fatta.

Ossia, solo per aprire una ditta individuale, le condizioni fiscali (anche se probabilmente migliori rispetto all’Italia) non sono una ragione di trasferimento 😉
ma ci sono altre cose da considerare che ti fanno risparmiare in soldi e salute se si trascorre un gran parte dell’anno qua:
il miglior clima d’Europa
non c’è riscaldamento
pochissima delinquenza
sanità buona
abbigliamento leggero tutto l’anno
in spiaggia tutto l’anno
ambiente rilassato

9) Vai, ormai ne approfitto per farti scrivere una guida su come trasferirsi a Tenerife. Per capire meglio la sanità, com’è in confronto a quella Italiana? In particolare della tua zona, cioè la Lombardia? Tempi di attesa, costi eccetera. Ci sono molti casi per i quali si deve prendere un aereo e andare in Spagna?

Bha, sono la persona meno indicata per questo argomento. Ho conosciuto il mio medico il mese scorso dopo 3 anni che sono assicurata qua.
Comunque il sistema sanitario funziona più o meno come in Italia e per tanto i tempi di attesa in certi casi possono essere lunghi, soprattutto per visite o operazioni poco importanti ma (a mio parere) più veloci che in Italia.
Comunque, per chi ha bisogno di trattamenti speciali o semplicemente ha bisogno di sentirsi più sicuro è possibile stipulare assicurazioni private non molto care che garantiscono tempi brevi con medici convenzionati o privati.

Per quanto riguarda il pronto soccorso, per la poca esperienza che ho avuto per me e per per qualche amico, i tempi d’attesa sono stati brevissimi, le infermiere e i medici professionali e sorridenti. In Italia un paio di volte sono stata 5 ore aspettando il mio turno. Inoltre l’isola inoltre è piena di centri di salute pubblici e privati , normalmente preparati per accogliere turisti che parlano altre lingue.

Per quanto riguarda questioni più gravi o urgenze, l’isola possiede un importante e professionale ospedale universitario pubblico che credo possa assistere i casi più gravi.

Per concludere, credo che Tenerife dispone di una sanità buona, certo non ai livelli della Spagna penisola ma buona per essere un’isola di fronte all’Africa.

10) Mi racconti di quando hai deciso in maniera irrevocabile di lasciare la vita che facevi? Intendo il momento esatto, se lo ricordi, nel quale nella tua mente è passato dal “che bello che sarebbe” al “è deciso, caschi il mondo, lo faccio”. Cosa ti ha dato il coraggio, la spinta per entrare in quello stato mentale?

Io non ho una “crisi del semaforo” o simile da raccontare, fu un processo molto più lungo.

Ero felice nella mia ignoranza: un ottimo lavoro ben pagato, un ragazzo stupendo, un appartamento meraviglioso vista lago, vita abbastanza avventurosa e variata …
Poi nel novembre 2003, convinta dal mio ragazzo, feci un viaggio in Nepal di 3 settimane. Fu difficile convincere i miei superiori a concedermi ben 3 settimane libere, in un periodo che non era nè agosto, nè Natale ma alla fine riuscii a partire. Avevo 24 anni, era la prima volta che uscivo dall’Europa.

Non solo il Nepal estremo, povero e selvaggio ma i ragazzi che conobbi in quel viaggio diedero vita ad un sentimento di libertà che probabilmente era sempre esistito ma aspettava solo di essere svegliato.

Al ritorno in Italia passai un periodo di depressione, capii che volevo essere come loro, come quei ragazzi che lavoravano qualche mese e il resto dell’anno lo passavano viaggiando con pochi soldi. Improvvisamente mi sentii in gabbia.
Non era tanto il viaggio che desideravo ma la loro libertà! Mi sentii come un leone nato in uno zoo che aveva conosciuto la savana, ed ora costretto a tornare nella sua cella.

Dal ritorno di quel viaggio, ci volle poco più di un anno per lasciare tutto.
Era già deciso, solo che io ancora non lo sapevo.
Dalla spendacciona che ero, capii che il dinero aveva molto più valore se utilizzato in un’altra maniera. Iniziai a risparmiare, cosa che non avevo mai fatto prima e il lavoro che mi piaceva tanto, iniziò a pesarmi.
Con il passare dei mesi il sentimento di libertà andava scemando… almeno così credevo.
Ogni tanto cercavo di convincere il mio ragazzo ad andarcene:
“Dai! solo 3 mesi in Inghilterra per imparare inglese. Poi torniamo!”
“E il lavoro?” Rispondeva lui, poco convinto.
“Ne troverai un altro quando torni, poi non stai bene e lo sai!” rispondevo io.
Era un tipo in gamba, ne avrebbe trovati mille di lavori. Non era tempo di crisi e in Svizzera si trovava.
“E il nostro appartamento?” Ribatteva lui.
“Ma se siamo in affitto!” dicevo io.
“ E gli amici?” tentava ancora
“Gli amici non scappano” rispondevo sicura
“e la mamma… la nonna anziana” tentava senza sapere più cosa dire
“ Eh va bhe….” me ne andavo sconsolata

Non lo capirò mai, in fondo anche lui avrebbe voluto cambiare vita e credo soffrì molto quando un anno dopo ci lasciammo e io me ne andai veramente, senza pensarci due volte. Lui era l’unica ragione per la quale dopo quel viaggio in Nepal rimasi in Italia. Nel momento in cui scoprii con grande tristezza che la ragione per cui rimanere non aveva più senso, me ne andai.
Fu difficile? Fu molto difficile!
Il ritrovarmi improvvisamente sola, il pensare solo per me, mi rendeva vulnerabile! Non ero mai stata da sola in vita mia.
Il futuro, che fino a pochi mesi prima sembrava scritto davanti a me, fu improvvisamente cancellato. Non avevo più nessuna certezza, solo domande alle quali potevo rispondere solo io …. alle quali non sapevo le risposte! Troppa libertà in un colpo solo.
Quando però, alcuni mesi dopo, imparai a convivere con la solitudine, ci vollero anni e diversi viaggi per farmi accettare un compromesso di qualsiasi genere e natura che potesse intaccare la mia libertà….

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