La gioia della ruota bucata e la poesia di una pisciata

trip goulash
io sono l’unica foto fatta finora a Budapest. Sono un goulash.

Un ragazzo e una ragazza ridono gonfiando la ruota di una bicicletta con una pompetta a Budapest.
Il tripluca passa, guarda e inizia a scrivere un articolo nella sua mente.
Cammina per il boulevard e scrive nella propria testa.
E’ esattamente come se fosse davanti al computer ma senza poter battere i tasti.
Se ci fosse un Ctrl + S per il cervello questo blog sfornerebbe almeno un articolo al giorno.
Ma non c’é, e il tripluca arriva a casa, apre l’editor di testo e scrive il titolo: la ruota bucata.
Il resto e già stato tutto scritto nella sua mente, si tratta solo di trasferirlo dai neuroni alla tastiera.
Poi succedono altre cose, il tripluca si distrae e l’articolo non vede la luce.
Ecco come muoiono gli articoli, le canzoni, nuove melodie, quadri, idee…con distrazioni tipo una mail o un aggiornamento di Facebook.
Ed ecco perché sono sempre più convinto che nel 2013 il trucco stia nel togliere, non nell’aggiungere.
Ma questa é un’altra pippa mentale e ne parleremo un altro giorno.

Stamattina c’é il sole e decido (passo alla prima persona và) di uscire ed andare a lavorare in un bar.
Cappuccino da 1,5 litri e riprendo il filo del discorso (a proposito: ecco come resuscitano gli articoli):

Un ragazzo e una ragazza ridono gonfiando la ruota di una bicicletta con una pompetta a Budapest.
Sono le prime persone che ho visto ridere a Budapest. E hanno un problema.
E’ il contrasto che mi colpisce.
Perché le uniche persone che ho visto ridere sono persone con un problema, per quanto piccolo?
Non ci devo pensare molto, la risposta arriva immediatamente: é un’avventura. Una mini avventura. Anzi, nemmeno, é un riflesso di un’avventura. Azzo vuoi che sia una ruota bucata?
Un piccolo episodio che ricorda che a volte capitano delle cose non previste e ci si deve fermare un attimo, trovare una soluzione, metterla in pratica e ripartire.
Attivare il cervello e magari farci due risate.
Credo che la cosa divertente fosse che la ragazza stava pompando con quella pompetta come una forsennata.
E rideva.
Chissà forse era l’atto vagamente sessuale, forse la fatica inaspettata nel gonfiare una ruota, forse la situazione tragicomica che li facevano ridere.
Non so, ma era un attimo di pausa al di fuori dei binari. Credo.

Ieri il mio amico, che rimarrà anonimo, dopo due birre al Szimpla  (grazie della dritta Stefano! Postaccio mitico!), mentre torniamo a casa non ce la fa più e si mette a pisciare in un angolo come un vero barbone locale.
Quando mi raggiunge mi dice: “era una vita che non pisciavo per strada”.

Si vergogna un po’ ma é anche felice di averlo fatto. Glielo leggo negli occhi.

Abbiamo pisciato per strada per migliaia di anni, poi abbiamo inventato i cessi, e quando per necessità lo facciamo di nuovo sentiamo dentro una vocina che ci dice “piscia caro piscia, é cosa buona e giusta”.
Ora, pisciare per strada a Budapest non é cosa buona e giusta perché vitupera il patrimonio edile, ma anche questa nel suo piccolo é un’avventura.

Siamo proprio a secco di avventure.

Ma come cercarle?
Da una parte abbiamo il bisogno di avventura, ma dall’altro il bisogno di sicurezza.
La sicurezza uccide l’avventura e l’avventura uccide le sicurezze.
La risposta sta nel mezzo, nel classico equilibrio?
Non lo so. Forse no. Non é che per ogni cosa adesso possiamo dire che la soluzione sta nell’equilibrio e magari sbatterci un tao

 

tao
io non sono la soluzione a tutti i quesiti, troppo facile sbattermi sempre in mezzo.

 

Il mio amico vive schiacciato dalla sicurezza e sfugge a qualsiasi decisione che lo porti fuori dalla comfort zone.
Io vivo schiacciato dal bisogno di avventura e sfuggo qualsiasi decisione che mi riporti nella comfort zone. Ed é una comfort zone anche questa. Forse sono più pigro io.

In ogni caso lui non si sente sicuro e io non mi sento avventuroso.

Che casino gente.

5 risposte a “La gioia della ruota bucata e la poesia di una pisciata”

  1. A parte l’errore ortografico “un ragazzo e una ragazzo” ripetuto ben 2 volte, questo post è veramente tanta roba come si dice da noi!!!
    Il primo concetto me lo ripeto sempre anche io.. ogni giorno, ora che faccio un lavoro monotono e ripetitivo, nella mia testa esplodono potenziali capolavori concettuali che aspettano solo di essere trasferiti su “blog”. Poi, una volta arrivato a casa, le mille distrazioni fanno si che ciò non si verifichi!! E’ un vero peccato!

    Togliere è il segreto!

  2. mercoledì prossimo a milano c’è coelho che fa una lecture di 30 min. non so perchè, ma leggendo il tuo post ho fatto quest’automatica associazione 😉

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