Cronistoria del Coronavirus (Days 34-36): #milanononsiferma

Repubblica

Day 34
27 Febbraio 2020

Casi confermati: 82.700

La trappola è tutta qui: la crescita è ancora lineare.
Siamo molto prima del salto esponenziale.
Il raddoppio è avvenuto in 15 giorni.

Notate i toni tranquillizzanti sui giornali.
Le parole sono “isolato“, “riapre“, “45 guariti” messo prima dei morti.

Appare quel video di #milanonsiferma e mi si gela il sangue.

Milano si deve fermare, e non adesso, ma ieri.
Decidiamo invece di invitare le persone ad uscire e i turisti a tornare.

Facciamo esattamente il contrario di quello che dovremmo fare.

Guardate questo video col senno di poi:

Day 36
29 Febbraio 2020

Casi confermati: 86.000

Repubblica

Chiudono le scuole.

È il giorno del mio coming out.

Ammetto al mondo di essere estremamente preoccupato e dico che dovremmo esserlo tutti.

Lo faccio in due post in Facebook: uno in un gruppo di Host e uno sul mio profilo personale.

So benissimo cosa vuol dire scrivere in Facebook, una piattaforma che sembra aver trovato il modo per abbassare temporaneamente il quoziente intellettuale delle persone.
Lo fa per aumentare l’engagement e di conseguenza i guadagni.

Lo so, ma la gente è lì, dove devo andare per farmi ascoltare?

Prendo un grosso respiro e scrivo:

“Smettiamola con i post che invitano la gente a venire in Italia dicendo che è tutto tranquillo, dolcevita, spritz e gente felice nel sole.
A parte che è assolutamente inutile (credete davvero di convincere qualcuno?), NON è tutto tranquillo, il virus si sta diffondendo.
Se poi per caso ne convincete uno potreste averlo sulla coscienza per avergli fatto prendere dei rischi inutili:
– rischiano la quarantena al ritorno.
– rischiano di prendersi il virus in viaggio.
– rischiano di trovare i luoghi di interesse chiusi.
Non è con un bel video #nonsiferma che questi improvvisamente decidono di venire.
Non mi fa piacere scrivere queste righe, mi attirerò qualche insulto, ma credo vada fatto.
Mi pare che non ci si voglia rendere conto della realtà.
Parlate di isteria collettiva?
Ve lo immaginate un #Wuhannonsiferma quando avevano 1000 infetti (il 24 gennaio)?
Ve li ricordate i cartelli “No cinesi” nei ristoranti?
Quindi fermiamoci un attimo a ragionare:
stiamo parlando di turismo, gente, cos’è, un diritto umano inalienabile?
Non è che se si perdono la Cappella Sistina quest’anno è una tragedia per loro.
Non ci vengono in Italia, mettiamocela via.
Tra l’altro: il virus si sta probabilmente diffondendo anche nei loro paesi.
In molti paesi inoltre c’è sicuramente già ma semplicemente non testano (vedi USA, 400 test fatti fino a ieri!) per cui rischiate pure di accogliere gente infetta.
Non è che adesso che siamo gli untori siamo di colpo immuni.
A mio avviso bisognerebbe evitare di viaggiare se possibile.
Lo so, fa male, non ditelo a me.
Capisco che sia difficile accettare la situazione, e che ci venga l’ansia di “fare qualcosa”, ma allora facciamo un passo importante: accettiamo il fatto che tutto si fermerà per mesi.
Accettare è il primo passo, doloroso ma necessario, per rimettersi a ragionare e reagire in maniera efficace.”

Queste parole possono apparire sensate oggi, ma suonavano molto allarmiste il 29 Febbraio del 2020.
Suonavano come quello che nel mezzo di una festa grida “basta che c’è il riscaldamento globale!” con l’unica differenza che le tempistiche in questo caso sono molto più ristrette.
Il casino sta per arrivare, manca poco ed è evidente.

Le reazioni non si fanno attendere:  113 commenti nel gruppo e 69 nel profilo personale.
Facebook nelle polemiche da sempre il meglio di sé.

Un buon 80% è molto negativo nei miei confronti.
Ne cito alcune perchè sono illuminanti e ci fanno capire come ragioniamo, dove sbagliamo e come possiamo migliorare.

– “Può essere ma ci sono zone dove non si sta diffondendo proprio nulla e dove è tutto aperto!

Ora, questo commento ha due problemi:

1) Analizza lo Status Quo in una situazione esponenziale.
È un errore che facciamo spesso tutti, io compreso.
È un difetto della psicologia umana.
Anche a Codogno, 8 giorni prima, non c’era nessun caso.
Anche lì si poteva affermare “a Codogno non si sta diffondendo nulla“.

2) “È tutto aperto
Esistono studi che provano un fatto: per analizzare il rischio siamo portati a guardare a ciò che fanno gli altri.
In questo esperimento si prova che se nessuno è preoccupato in una stanza che si sta riempiendo di fumo, e da dove dietro la porta se sente il crepitio del fuoco…9 persone su 10 non si muovono rischiando la morte.

Col Coronavirus abbiamo fatto la stessa cosa: abbiamo guardato gli altri invece dei dati.
E siamo stati travolti.

– “Post iniquo di chi come tanta massa di gente che non usa la testa e vuole per forza vedere una gravità che in realtà non c’è. Gli stessi governanti se ne sono accorti e fanno macchina Indietro

Questo è interessante perchè si confonde la preoccupazione della minoranza con il panico della maggioranza.
Quando vedi 10 persone scappare pensi “che idioti e caproni” senza renderti conto che 9990 sono fermi a dire la stessa cosa.
La massa è ferma, tu sei fermo, e credi che la minoranza sia la massa idiota.

– “Noi abbiamo l’obbligo di informare, di contrastare la psicosi

Il problema quindi sembra non essere il virus, ma la psicosi che il virus crea.
In realtà in quel momento il problema è il virus e il fatto che viene sottovalutato.

Per una volta che la cosa semplice da capire è quella giusta, andiamo a cercare spiegazioni più complesse.

Ma come ribattere?

Faccio notare che molte di queste persone sono intelligenti e istruite.
Cosa manca all’equazione per permettere loro di cogliere la gravità del problema?

Me lo sono chiesto per giorni, poi una mattina al parco dopo una corsetta, ho capito: manca l’attenzione.

Ci torneremo perché è fondamentale anche per navigare i prossimi decenni.

Interviene anche l’autore del video #Milanonsiferma e dice

– “io sono l’autore del video di di cui Luca De Giglio lamenta l’inutilità. Fossi il destination manager di Praga, Berlino, Parigi o Londra non batterei ciglio per fare pubblicità mirata. Per questo ho fatto il video.
Poi concordo con te: è un’influenza che altrove trattano come tale, mentre da noi viene considerata la peste.
Luca, i problemi che sollevi quali quarantena al ritorno e rimanere bloccati sono dovuti al clamore che se ne è fatto. Sono reazioni alle reazioni iniziali di politici, amministratori e giornali locali.
Infine, se poi a te sta bene e te la puoi mettere via che non vengano, a me no: ho una famiglia da mantenere con i servizi che offriamo.”

Ancora l’influenza, la psicosi, i giornali e gli amministratori che esagerano.

Nessuno parla di Whuan bloccata e i camion che spruzzano disinfettante.
Nessuno sembra porsi quel problema.

LA FASE DELLA NEGAZIONE

La famiglia da mantenere, l’esigenza che il problema sia risolvibile con il marketing emozionale, la voglia di non accettare la realtà sono caratteristiche della prima fase dell’elaborazione del lutto: la negazione.

Aggiunge:

abbiamo Ospiti che hanno saltato la diffidenza mediatica e ci hanno chiesto come stessero davvero le cose. Confermando poi il soggiorno.

Campagna che quindi ha convinto delle persone a mettersi in viaggio e quindi potenzialmente in pericolo.

Qualcosa ha sicuramente colto l’invito ad andare in ferie: la capacità analitica di molte persone.

È uno spettacolo terrificante che mi lascia perplesso e disarmato.

Che fare quando la logica non si applica più?

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