Sul leader forte e giusto

il-grande-dittatoreDopo tanti anni di regime democratico e libertà individuali e di fronte a questo livello di caos è normale che torni la tentazione di un po’ di sano autoritarismo.
Visto che questi politici incompetenti e ladri si stanno mangiando il Paese, stanno permettendo invasioni di estremisti islamici e tutto va a rotoli, non è arrivata forse l’ora di affidarsi ad un uomo forte, sano e giusto?

Forse. Io intanto ne ho parlato con qualcuno che vive sotto Putin.
Non vi dirò chi è, non è assolutamente rilevante, e chissà, potrebbe in futuro risultare anche pericoloso per lei/lui.

L’altra sera ne parlavo, appunto, e mi diceva che la stragrande maggioranza dei russi amano Putin.
Non lo considerano semplicemente un buon leader.
Lo amano proprio.
In quella che il mio amico chiama la l’Età d’oro della Russia, circa tra il 2000 e il 2008, si stava molto meglio, ma Putin non era molto popolare.
Adesso che la Russia è in una fase di declino, lo amano.
Vai a capire il popolo te.

  • «Come mai?», gli chiedo.
  • «Culto della personalità.».
  • «Ma quei Russi che prima viaggiavano, venivano in Italia a fare snowboard o a prendere grandi ville in affitto per tutta la stagione a Lignano?»
  • «Quelli sono scontenti. Ma ci sono due Russie. Anzi tre: Mosca, San Pietroburgo e il resto del paese, che è la maggioranza».

E’ stato quindi interessante notare come l’efficienza dello Stato e la popolarità dei leader non sembrano collegati.
E questo mi porta a parlare di un altro paradosso: di come i regimi totalitari appaiono più efficienti, ma in realtà alla lunga non lo sono.
E il perchè non lo sono è il nocciolo della questione, una di quelle ispirazioni che covano sotto le ceneri del mio cervello per anni e poi di colpo trovano sufficiente energia per farsi spazio in un articolo.
Ecco il mio ragionamento:

Da una parte ci sono i regimi con maggiore libertà.

  • Sono confusionari. Le decisioni sono difficili da prendere e spesso incoerenti, in quanto guidate da politici senza visione a lungo termine, che pensano solo alle prossime elezioni.
    Il capitano salterà su di un’altra nave poco prima che affondi portandosi via la cassa.
  • Sono alla mercè dell’opinione pubblica, profondamente ignorante e instabile in quanto influenzabile da interessi contrapposti.
    Il capitano della nave si comporta come se fosse ubriaco.
  • Gli interessi di pochi spesso bloccano quelli dei tanti. Il classico “voglio l’autostrada ma non sotto casa mia”. E alla fine l’autostrada si fa ma in vent’anni, a costi esorbitanti e magari 10 km più lunga perché il comitato cittadino di quel paesino era particolarmente forte.
    Nessuno ascolta il capitano e ognuno guarda solo al proprio interesse immediato.

Dall’altra parte invece i regimi autoritari:

  • Prendono decisioni velocemente e le mettono in pratica in maniera più efficace.
    Il capitano sà il fatto suo.
  •  Sono più coerenti e hanno una visione a più lungo termine.
    Il capitano sa dove vuole arrivare e ci sta portando in quella direzione.
  • Mettono l’interesse della collettività al primo posto: c’è da fare una diga ma ci sono un milione di persone da spostare? 小菜一碟 che in cinese vuol dire “e allola? Fuoli dai colioni”.
    Se c’è da buttare un marinaio a mare per salvare la nave, si butta subito. Anche due. Anche mille.

Viste le premesse sembrerebbe che il regime autoritario sia la scelta migliore (se non sei uno dei marinai dati in pasto agli squali, si intende).
Ma allora perché i paesi più potenti, efficienti e migliori dove vivere al mondo sono in genere quelli più liberi?

Perchè vogliono (sembra) andare tutti in Europa o Stati Uniti e non in Russia?

Qual’è l’elemento che manca in questa equazione?

E’ l’energia delle persone.

Secondo me in un regime autoritario le persone sono meno portate a impegnarsi e quindi rilasciano meno energia nel sistema.
I motivi sono vari:

  • Ci pensa lo Stato.
  • Non si può.
  • Forse non si può.
  • Si può ma poi se cambiano idea quelli in alto e non si può più, so’ cazzi.
  • Non ne posso parlare perché tocca argomenti sensibili.
  • Non posso farlo perché, nonostante sia legale, andrebbe a toccare interessi di gente in alto.
  • Non c’è uno Stato di Diritto per cui non mi basta rifarmi alla Legge e sapere se si può fare o meno, ma dovrei leggere la mente di quelli in alto.

E potrei andar avanti molto.
Sta di fatto che il Regime autoritario tende in genere ad avere un effetto congelante sulle persone più attive e propositive.
Che infatti se possono spesso vanno all’estero.

L’energia potenziale che potrebbero apportare al Paese non entra nel sistema che quindi, nonostante sia più efficiente, genera meno risultati.

Nei regimi liberi invece l’energia immessa nel sistema è maggiore.
Certo, moltissima viene dissipata dalle inefficienze ma il risultato è migliore.

MA COS’E’ UN PAESE LIBERO?

Immagino che leggendo quanto sopra abbiate dato per scontato che per paesi liberi intendessi le democrazie.

No, intendevo paesi liberi.

Qui non si devono considerare le categorie classiche, tipo che l’Italia è una democrazia con lo Stato di Diritto e la Cina un paese autoritario.

L’Italia è sotto molti aspetti molto meno libera che la Cina.
Per esempio mi viene da pensare al sistema fiscale e burocratico che in Italia spesso ottiene un effetto indesiderato sulla gestione di questa energia: molta gente non inizia perché sa che troverà paletti spesso insormontabili da quella parte.
Mentre in Cina, posso immaginare, ci sono meno vincoli e si è abbastanza liberi di provarci.

Quindi quando parlo di regimi con maggiore libertà sto usando intenzionalmente una terminologia vaga perché questa mia categorizzazione non ha nulla a che vedere con la situazione politica.
Dittatura, democrazia, monarchia o i vari mix che ne conseguono sono solo parole.
Ciò che conta in questa mia analisi è il grado di libertà che ha la gente di perseguire i propri obbiettivi.

Se il padre di famiglia che ha messo i figli al centro di tutto e vuole solo vedere la Champions il mercoledí riesce a farlo in serenità, darà volentieri la sua energia al sistema sotto forma di lavoro dipendente onesto e impegnato.
Se la madre è appassionata di cucina e vuole tenere corsi su come fare la lasagna guadagnando anche qualche soldo per arrotondare, la sua energia sarà condivisa col sistema.
Se la figlia vuole fare volontariato ed esiste un modo semplice se sicuro per farlo, anche l’energia di lei sarà condivisa.
Se il giovane ambizioso col santino di Steve Jobs in camera vuole creare la Silicon Valley locale, darà tutta la sua energia al sistema e anche se probabilmente fallirà, sulla via imparerà, conoscerà persone e renderà tutto un po’ più vivo.

Se invece il papà vive nella preoccupazione di non poter mandare i figli all’università o curarli se malati ed è costretto a far due lavori, l’impressione è che metta più energia nel sistema ma probabilmente li farà entrambi male e senza convinzione.
Se la madre per tirare su un corso di cucina in casa deve visitare 3 uffici, aprirsi la Partita IVA, iscriversi all’Albo delle Lasagne, fare otto esami medici e poi dopo tre mesi sentirsi dire che in base al comma 8 dell’art.12 di un oscuro regolamento di cui nessuno le aveva parlato, può solo usare uova liofilizzate in quanto non ha le qualifiche necessarie per operare con uova fresche a rischio salmonella, probabilmente si terrà l’energia, e le lasagne, per sé.
Se la figlia ha paura di fare volontariato perché il mese scorso tre ONG sono state messe fuori legge per ingerenza straniera e i loro membri hanno perso il posto all’Università, probabilmente sfogherà l’energia in qualche altro modo.
Se il figlio non riesce a mettere in piedi nemmeno la Start-up, andrà a vivere in California.

Non è quindi questione di paesi democratici o meno, ma di capacità dei vari sistemi di accogliere e convogliare le energie latenti della popolazione.

E’ quindi un esercizio interessante analizzare ogni paese nelle sue capacità di gestione di tale energia.
Un modo forse nuovo di guardare ai paesi dove viaggiamo e viviamo.

E’ facile dare il meglio di te? Se lo condividi sarai premiato?
Se esprimi il tuo pensiero sarai ascoltato o censurato? Se lavori sarai pagato o sfruttato? Se rischi sarai supportato o punito?
E così via.

La libertà ha molte facce e la democrazia o la dittatura sono spesso solo etichette.
Come capire quindi ciò che conta davvero e cioè il grado di libertà?
Forse basta vedere se la gente è incoraggiata a dare il massimo o a stare ferma.

E un’ultima domanda per i compiti per case: se questa mia analisi è giusta l’Italia è da considerarsi una vera e propria dittatura?

Concludo ripetendo la mia teoria: i regimi liberi sono meno efficienti nella gestione dell’energia, ma ne hanno molta di più a disposizione e quindi vincono.

Che, in altre parole significa che la nave ha una strumentazione di bordo talmente avanzata che va avanti anche senza un gran capitano, basta la ciurma.

E quindi lo vogliamo o no questo leader forte e giusto?
Io no, grazie, voglio semplicemente uno Stato di Diritto.

Magari anche in Italia.

5 risposte a “Sul leader forte e giusto”

  1. Credo che un ulteriore problema dei paesi liberi, e’ che tendono a fare “cartello”, e quindi anche le liberta’ dei singoli stati non sono indipendenti dagli altri governi.

    Prendiamo l’Europa unita: 20+ stati che hanno deciso di mettersi insieme garantendo libera circolazione nella EU, lavoro senza visti per i cittadini di paesi membri, etc.. Pero’ hanno voluto mantenere la loro sovranita’ individuale. Quindi tu Italiano ti stufi e vai a Londra, dove il sistema ti aiuta piu’ che in Italia – e ti senti di essere atterrato in paradiso, che magari e’ in realta’ un purgatorio, ma se vieni dall’inferno la tua visione e’ distorta dalla troppa sofferenza precedente. Vivi felicemente a Londra, apri la tua startup, fai carriera, diventi un ricercatore affermato alla Imperial University, sei arrivato. Poi arriva un evento inaspettato come il referendum Brexi, preso sottogamba dai laburisti e molto seriamente dai conservatori che fanno campagna a tappeto a favore del LEAVE, che alla fine vince. Ah, nessuno se lo aspettava, tanto che neppure i vincitori ci credevano tanto da preparare un piano per la Brexit, che a oggi non si e’ ancora capito se/quando si fara’. Pero’ nel frattempo, in 2 mesi, le sterline che da buon italiano avevi risparmiato in banca, hanno perso il 20% del valore, e scenderanno ancora. Quindi benissimo se vuoi spendere sul suolo Britannico, ma quel progetto di tornare in Italia o trasferirsi alle Canarie a investire un po di Euro, si e’ allontanato di qualche mese, e magari domani di un anno. E pensare che si pensava di vivere in un paese dove queste cose non succedono, UK che si fa beffare da una campagna populista? Surprise!

    Simili esempi si potrebbero applicare alla Spagna, Portogallo, Grecia e tutti i paesi che per qualunque ragione si siano trovati in difficolta. Ormai i “paesi liberi” non sono neppure liberi di poter affondare da soli. Alla Grecia non e’ stato permesso, obbligandola a firmare la propria condanna a morte lenta, invece che rapida.

    Non dico che sono a fovore dei regimi autoritari, ci mancherebbe, ma dico che quello stato di diritto dovrebbe essere garantito per davvero, e indipendetemente dalle pressioni esterne al proprio paese.

    Alla fine, la mia sensazione e’ che vinca sempre il banco, e non i giocatori.

  2. indirettamente concordi con quello che dico: le problematiche che esprimi nel tuo commento derivano dalla mancanza di Stato di Diritto nei paesi che se ne fanno i portatori per eccellenza.
    Il sistema italiano che non ti aiuta, la Brexit, la Grecia, sono appunto sacche di autoritarismo e non applicazione delle regole.
    Il tuo ragionamento è giusto ma considera ancora alcuni paesi come liberi (dici “l’ulteriore problema dei paesi liberi”), mentre secondo me questa etichetta non vale più.
    Ci sono solo diversi gradi di libertà in diversi settori, ed è difficilissimo fare una sintesi.
    Un esempio potrebbe essere la Thailandia, paese dove la democrazia è a dir poco debole: c’è però una gran libertà nel mettere in piedi piccole attività di autosostentamento (il ristorantino, il negozietto, la bancarella) e questo la rende, sotto questo aspetto, più libera di qualsiasi paese europeo.
    E quindi è più libera l’Europa o la Thailandia? Non ha nemmeno senso porsi la domanda. Dipende da chi sei tu e come vuoi vivere la tua vita in questi paesi.
    Se vuoi fare il mago dei noodle, è più libera la Thailandia.
    Se vuoi fare il giornalista, stai in Europa.
    Nell’articolo voglio semplicemente ad analizzare le dinamiche che portano al successo o il fallimento di un paese.

  3. Purtroppo in Thailandia c’è in atto la rivoluzione dei marciapiedi http://andreainthailandia.tumblr.com/post/151695426587/bangkok-e-la-rivoluzione-dei-marciapiedi
    e dopo le spiagge ripulite a Puhuket e altri i episodi simili, credo che la libertà economica è stata limitata in modo molto pesante.
    Il punto secondo me è la democrazia di oggi è solo una illusione e anzi negli ultimi anni le libertà personali (politiche, economiche, sociali, a ogni livello) sono state fortemente limitate negli stati più evoluti.
    Mi sconvolge però vedere tante persone suppostamente intelligenti e colte dedurre che quindi sia meglio un regime autoritario..
    Certo la complessità è più difficile da gestire, e avere uno che ti va contro per partito preso è peggio che dover fare tutto da soli.
    Però logicamente e oserei dire ontologicamente, l’intelligenza collettiva è sempre superiore a qualunque despota illuminato.
    Strength in numbers

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