Donne e motori

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Ed eccoci in questa stanza disordinata con un grande forno da fornaio da un lato e poi un tavolo, sedie e frigo anni ’80 di quelli come si vedevano una volta nelle nostre case prima che arrivasse Ikea a rendere tutto più bello, nuovo, funzionale e arido di storie.

Un tavolo anonimo comprato probabilmente nel 1976 a pochi soldi ma sul quale si sono sicuramente depositati quarant’anni di bevute, risate e lacrime e quindi comunque meno anonimo dell’ultimo modello di Norråker.
E ai muri tanti poster pieni di macchine da rally, pane, e farine.
E un gran mappamondo con tanti puntini rossi e qualche foto e ritaglio di giornale attaccati con il coccolino.
Ce n’è una di una ragazza nera con una figura snella e sexy, vicino al Brasile.

Mi domando: «siamo finiti nella casa di un viaggiatore?».

Siamo seduti al tavolo e abbiamo di fronte una bottiglia di bianco e un anziano signore che parla e fa battute che hanno il sapore di cose dette mille volte.
Quelle cose che dicono i vecchi parlando a una platea, non importa troppo chi sia davanti, l’importante è che qualcuno ascolti.
Ma io li capisco un po’ meglio i vecchi adesso.
Cosa vuoi dirgli che tanto qualsiasi cosa tu gli dica non cambierà il loro futuro. Anche se per caso imparano qualcosa non avranno il tempo di metterlo in pratica, o no?
E poi, cosa vuoi che ti risponda un’ottantenne?
• «Ah si? Dici che è inutile mettere via i soldi per viaggiare in futuro ma è meglio farlo subito? Grande Tripluca, che svolta! Preparo subito lo zaino e vado per un Round The World ‘fanculo la pensione tanto le pillole per la pressione le vendono anche in Cambogia no?».
Moto meglio ascoltarli.
Le cazzate che hanno fatto tu le stai probabilmente per fare, e se ascolti, forse ti risparmi anni di sofferenze.
Dico forse, la probabilità è forse minima, ma almeno c’è.
Ma lui non parla soltanto, ci studia di soppiatto e io me ne accorgo.
Spesso quando parliamo noi ci interrompe e ricomincia a parlare lui raccontandoci di come da ragazzino portava i sacchi di farina del mulino del padre con la Topolino in giro per le strade di sassi del Polesine e di come imparasse così a fare la doppietta in corsa solo ascoltando il numero di giri del motore.
E ci guarda, inizia a capire che forse ha davanti due pazzi come lui.

• «Ah si? Avete viaggiato un po’?», chiede con divertito sospetto.
• «Bè, lui più di me», dice Roberto.
• «Si si ma l’Est Europa se lo siamo fatti assieme in lungo e in largo per anni, senza mai dormire in albergo. Sempre a casa di gente», dico io.

E mentre continua a raccontarci di come un giorno qualcuno lo invitò a correre ad uno dei primi Rally italiani, io guardo i puntini su quel mappamondo e ne vedo un gran numero, in tutti i continenti.
E ho il sospetto che non siano i posti dov’è andato a fotografare i monumenti.
E ci racconta di come lui e i suoi amici furono i primi a correre i Rally in Italia.
E di come sia stato quattro volte Campione d’Italia di Rally.
E di come abbia scoperto e insegnato a correre a Sandro Munari, poi Campione del Mondo.
Dal padre del Rally Italiano, ecco dove siamo finiti.
Cercando la Ciabatta.

E poi il discorso scivola sulle donne.

Perchè questo signore ha fatto una cosa che non ho mai sentito fare a nessuno.

Allora, ci sono due tipi di poligami: quelli che si sposano e poi soddisfano la vera voce dell’Io più profondo con amanti e/o prostitute e i musulmani (o persone di altre religioni poligame) che sposano più donne.

E poi c’è Cavallari che un giorno in Africa, dopo aver parlato con un amico musulmano, decide di averne molte anche lui, ma senza il bagaglio della religione.
E una dopo l’altra, conosce delle donne, ci fa dei figli e le mantiene a distanza.
Occhio, non il classico progetto dell’italiano che considera bandierine l’aver passato una notte, ma la precisa intenzione di fare figli e mantenere la famiglia.

Alla base c’è un matrimonio senza figli, il grande desiderio di averne e l’ex moglie che gli dà la benedizione.
E’ alto, bello e credo anche abbastanza ricco e si ritrova cosí con figli e donne sparse in vari paesi, dall’America Latina all’Europa dell’Est.
Da come ce lo racconta non sembra che tutte fossero felici della cosa e infatti spesso finiva a dormire in albergo finché la rabbia di quella prima che veniva a sapere di quella dopo sbolliva.
Non capisco molto di come funziona il tutto, e sono curiosissimo, ma lo lasciamo parlare, che ci racconti quello che vuole.
Ci fa vedere le foto dei vari figli e delle varie compagne ma il vederlo solo in quella grande casa mi fa pensare che qualcosa di questo suo progetto non ha funzionato.

Ma anche in questo caso è interessante avere a che fare con uno che ha provato una cosa diversa senza fermarsi a quello che gli è stato insegnato.
E’ difficile scrivere di questo senza pensare al muro di moralismo che subito rischia di alzarsi se non lo condanno.
Ma non lo condanno.
Sarà probabilmente il buon Dio a misurare quanta felicità e dolore ha portato in questo mondo con questa decisione, non spetta a noi.
Non ne so abbastanza e quindi la cosa migliore da fare è ascoltarlo.

Perché di cose da raccontare ne ha veramente tante.

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