Smooth Seas Do Not Make Good Sailors

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Aeroporto di Tallinn, 10 Novembre 2013

Questo fermo immagine e’ tratto da The Walking Dead. E’ un dettaglio, facile da ignorare, ma mi ha colpito come solo quelle frasi che in pochissime parole riescono a esprimere decine di pensieri che ti circolano per la testa, continuamente, e che tu non riesci mai a sintetizzare, finché non scopri che qualcuno l’ha già fatto per te, secoli fa.
D’altra parte é abbastanza prevedibile che concetti universali come questo siano già stati profondamente studiati in passato.
Chissà forse l’hanno chiamata “Teoria della formazione caratteriale ambientale e situazionale di Krugg & Knorgistein”.

La tradurrei più o meno così: “i mari calmi non fanno buoni marinai”.

Secoli fa avevo iniziato a studiare Filosofia a Venezia. La mia carriera universitaria iniziò con un 30 e lode in Psicologia.
Genio? No, quel professore emerito aveva come teoria pedagogica la seguente “diamo 30 e lode a tutti così iniziano bene e li incoraggiamo a continuare”.
Sei mesi dopo ero a fare il cameriere part time a Monaco di Baviera con alle spalle una media che non volevo rischiare di rovinare affrontando un altro esame.
Se avessi continuato probabilmente verso il secondo anno mi sarei trovato tra le mani un libro e al XV capitolo avrei letto: “Teoria della formazione caratteriale ambientale e situazionale di Krugg & Knorgistein”.
E una media del 18,1 dove quel 0,1 sarebbe stato il residuo del primo esame.

L’avrei studiata, imparata a memoria, e ripetuta con piglio arguto al professore di turno.
Ma non avrei avuto la minima idea di cosa volesse veramente dire.

Perchè? Perchè l’avrei letta dalla poppa di un moscone a 50 metri dalla riva di Jesolo.
Come spiegare un mare in tempesta a un marinaio del genere?

Ora, vi ricordate quella scena di Forrest Gump dove il tipo senzò gambe grida a Dio dall’albero del peschereccio durante la tempesta? E si sente vivo?
Ecco, quando vediamo persone in difficoltà o magari completamente a terra, cerchiamo di non pensare sempre “hanno programmato male la loro vita e adesso ne pagano le conseguenze”.
A volte sono persone che hanno preferito l’Oceano Atlantico al Garda e si sono lanciate nella tempesta con un misto di paura ed eccitazione.
Che sarebbe arrivata l’onda troppo grande per la loro barca era praticamente garantito, ma ne troverete pochi che vi diranno che non ne e’ valsa la pena.

Appena visto quel quadro nel telefilm, ho fermato VLC e fatto uno screenshot (Cmd+shift+4 sul Mac, imparatelo e non ne potrete più fare a meno) convinto che avrei scritto qualcosa a riguardo.
Il giorno dopo Valeria in FB posta questo frase:

il mare calmo non crea un buon marinaio
anche lei quindi ne é stata colpita, e Valeria é un’altra che ha voluto provare il mare in tempesta, anche se adesso fa la contadina sexy nelle lande abruzzesi.

Ma arriviamo al punto.
Questa frase può essere terapeutica per l’Italia di oggi e in particolare per la mia generazione: abbiamo avuto mari poco mossi e non siamo dei buoni marinai.
Prima ce ne rendiamo conto e meglio é.
Noi prendiamo per il culo i nostri genitori e nonni che non sanno usare il computer e sono un pò spersi in questo mondo digitale, ma sono loro che ci hanno portato in queste baie tranquille a forza di bestemmie, levatacce e mille preoccupazioni.
Non hanno trasformato l’Italia da un paese distrutto ad uno dei paesi più ricchi del mondo a forza di petizioni in Facebook e followers in Twitter.

Noi ci siamo limitati a godere dei frutti, fino a svuotare la dispensa e ora ci disperiamo in maniera molto social piangendoci addosso con status update fantasiosi.
E’ tutto abbastanza triste.
Si é alzato il vento, é arrivato un uragano, ne stanno arrivando altri e siamo completamente impreparati con le nostre barche dotate di wifi ma incapaci di fare un nodo parlato (grazie a te Vesco de Gama posso anche passare per marinaio esperto!).

La buona notizia é che ci sarà tempesta e questo porterà buoni marinai, e i buoni marinai ci porteranno di nuovo in baia.
Chi saranno? Gli adolescenti di oggi, o i bambini o quelli che nasceranno tra un paio d’anni? Non so lo, ma so che saranno quelli che appena cominciano a capire di essere al mondo si renderanno conto che o muovono il culo o son cazzi.

La cosa triste é che la nostra generazione avrà avuto un ruolo meschino in questa storia, molto affine al tipico figlio dell’industriale del nord con la Mercedes a 18 anni, l’MBA alla Bocconi e senza un briciolo di qualità del padre, che si mangia fino all’ultimo capannone.

Siamo forse in tempo per redimerci? Non lo so, vedo piuttosto tanta gente che si attacca al poco di benessere rimasto sperando che avvenga un miracolo, giri il vento e si torni ai bei tempi navigando cullati dallo scirocco.
Purtroppo un marinaio che spera in un cambio di vento improvviso di solito finisce a ciucciare le cime in cerca di proteine.

“Non abbiate paura”, come diceva il Uoitua (nella pronuncia polacca corretta del suo nome), il mare in tempesta ci sa regalare emozioni forti e profonde e rende la vita più interessante.
Non guardiamo alla baia, quella é lontana e ci distrae, ammiriamo invece la potenza del vento e delle onde che c sbattono addosso e lasciamoci bruciare dal sale negli occhi, magari gridando bestemmie sempre più colorite cercando di resistere per molto, molto tempo.

Vedrete che alla fine alla baia ci arriveremo solo per accorgerci che ci manca la tempesta perché c’é qualcosa in noi che ci fa innamorare di tutto ciò che ci ha resi un po’ più forti.

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