I nuovi pericoli della staticità

Una micro manifestazione sindacale in Argentina
Una micro manifestazione sindacale in Argentina

Io non so se quello che sto facendo sia giusto o sbagliato ma di sicuro in questo momento ha tutta l’aria di essere una buona mossa.

Da qualche giorno abbiamo iniziato un periodo di mobilità che potrebbe durare anche quattro anni, almeno finchè Leila non andrà a scuola e dovremo fermarci (maledetta scuola, già la odio di nuovo).

L’appartamento in Italia è stato svuotato, un sacco di roba inutile buttata, un sacco di roba “abbastanza inutile ma che forse un giorno potrebbe servire” messa in un magazzino, altra roba cacciata in macchina e, armati di salsa di pesce Megachef e fusilli Voiello perchè non si trovava De Cecco, siamo tornati a Sofia, Bulgaristan.
(da quando ho scoperto che in turco si chiama cosí ho deciso che è questo il nome voluto da Dio).

Visti da qui, gli anni scorsi assumono sempre piú nitidamente il contorno di un periodo passato in grotta a leccarmi le ferite (morte di mio padre e quasi morte della mia attività), crescere i cuccioli e rimettermi in sesto.

Il riposo del guerriero con la pancetta.

Al momento provo soprattutto un gran sollievo, in quanto stavo iniziando a pensare che quel riposo sarebbe durato per sempre.

La mattina guardavo giù dalla finestra e vedevo il supermercato dove arrivavano i primi anziani a fare la spesa, e l’immancabile locandina con titoli quali “volpi killer: uccise altre 40 galline”.
Giuro, notizia di pochi giorni fa.

Ora, il mondo è uno schifo e succedono tante cose brutte e capisco che possa essere rassicurante credere che il problema piú grosso di oggi siano 40 galline martoriate, e che viviamo qui e non in Africa e che quindi vogliamo leggere le cose delle nostre terre eccetera eccetera,…ma le 40 galline uccise dalle volpi sono francamente un po’ troppo irrilevanti.
Nel senso che comunque vada a finire non cambierà nulla.

Ma è cosí: quando vivi in una grotta, inizi a pensare da lí.
E questo mi ha ricordato che dove vivi è fondamentale, perchè definisce la tua prospettiva.
E la prospettiva, per definizione, ti fa vedere le cose vicine come più grandi e importanti, anche se non lo sono.
La prospettiva distorce e se vedi sempre tutto dallo stesso punto, hai una visione distorta della realtà.

Comoda e familiare, per carità, ma distorta.

Sembrano cazzate da blog, ma fidatevi, sono importanti perchè tutto inizia sempre da un’idea e le idee nascono dalla prospettiva che hai.
Quindi la prospettiva è molto preziosa e vale la pena investirci tempo e denaro.

Quindi?
Quindi posso finalmente contestare in maniera ufficiale l’idea secondo la quale vivere sempre nello stesso posto sia più sicuro che vivere in vari luoghi.

Fino a qualche anno fa sarà anche stato rischioso e difficile, ma ho l’impressione che siano cambiate le carte in tavola e che chi non si muove sia un bersaglio molto più facile.

Perchè domani non saranno le volpi delle campagne circostanti a fregarti, ma qualcosa che sta succedendo proprio oggi al di fuori della tua visuale.

Non serve nemmeno fare previsioni, basta vedere il passato: ti sei accorto che il tuo stipendio vale sempre meno? Non sono state le volpi, ma la globalizzazione.
Il tuo lavoro che può essere svolto da altri in paesi meno ricchi.
O dall’automazione che si mangia parti sempre più grandi delle tue competenze.

Quindi la ciccia che prima ti davano sta per essere mangiata dall’outsourcing da un lato e dal capitale (che investe in tecnologia) dall’altro.
E se l’outsourcing almeno riduce le differenze tra paesi, lo strapotere del capitale aumenta le diseguaglianze, anche all’interno anche dei paesi più ricchi.

Di conseguenza avere avuto la gran fortuna di nascere in un paese ricco è sempre meno una garanzia.
Un altro pilastro dell’edificio delle nostre sicurezze che se ne va o se n’è già andato.

Quando i processi che hanno portato a questi cambiamenti iniziavano, tu forse leggevi di cose irrilevanti.
Ed è arrivato, improvviso ed inaspettato, il calo dello stipendio (reale o in potere d’acquisto, poco importa).

Per giustificare i sacrifici richiesti ripetono sempre che il mondo si è globalizzato, ma che per difenderci ci dobbiamo globalizzare anche noi è cosa meno discussa.

E cos’è la globalizzazione se non la libertà di movimento e il vedere le cose da una prospettiva mondiale?

Credo che in futuro chi rimarrà fisso in Italia sarà l’equivalente moderno del contadino che non ha mai abitato in città e ci va una volta all’anno a comprare le scarpe, col cappello in mano e la timidezza nello sguardo.

—-

Qualche settimana fa ero in un campo ad una festa estiva della mia zona. Costicine, braciole e vino, solo uomini. Serata molto virile.

Un mio amico mi indica al suo vicino di panca e gli dice: “guarda, quello lí ha scoperto internet prima di tutti”.

Il suo commento mi ha fatto pensare.

Ovviamente non ho scoperto internet prima di tutti, ma in un certo senso ha ragione lui: <vanto>l’ho scoperto, ed utilizzato a mio favore, prima della maggior parte delle persone.</vanto>

E perchè ho scoperto internet prima di tanti?
Forse perchè saltavo le notizie delle galline e andavo subito alla pagina della tecnologia del Gazzettino?
No, lí avrei trovato solo roba vecchia, già massificata.
E’ successo semplicemente perchè ero in giro per il mondo e la mia prospettiva era diversa.

Soprattutto non ero distratto da cazzate irrilevanti.

Quindi:

la vita residente è meno interessante ma più sicura
la vita non-residente è più interessante ma meno sicura.

è una formula probabilmente saltata.

Che una della due sia più  interessante a prescindere non è mai stata vera: uno può anche muoversi e fare una routine noiosissima.
O stare fermo e vivere in maniera super eccitante.

Ma la parte della sicurezza l’abbiamo, bene o male, sempre data per scontata.

E’ comprensibile: Se ti muovi rischi, spendi, interagisci con molte più situazioni, sei spesso in ambienti poco familiari e cosí via.
Per forza che prima o poi ti succede qualcosa.

Cappuccetto Rosso mica sono andati a prenderla a casa di notte, era nel bosco a cercare guai. Ben le stà, o no?

E il terzo maialino che si è costruito la casa di mattoni è l’eroe della storia, giusto?

Ma come continua la storia?
Il terzo porcellino ha fatto scappare il lupo, ma poi è stato fregato dall’IMU e dall’abbonamento RAI anche se non aveva la TV.
Per ripicca voleva buttare giù la casa ma gli sarebbe costato troppo smaltire gli inerti.
E adesso è li che si fa un culo tanto per arrivare a fine mese.
E gli altri due porcellini? In qualche Co-porking in giro per il mondo a crearsi una piccola attività.

Non voglio e non posso dire che la vita nomade sia più sicura per definizione, non lo è.
E’ sicuramente piuù sicura di un tempo e, forse di conseguenza, la vita residente lo è meno.
Insomma tutto un articolo per dire che sono cambiate leggermente le cose?
Si, ma potrebbe essere solo l’inizio di un cambiamento epocale.

Oggi sotto certi aspetti la vita non-residente è più sicura perchè ti tiene sempre aggiornato sulle tendenze importanti e ti permette di reagire in tempo.
Ti costringe a tenere gli occhi aperti in un’era nella quale è meglio tenerli aperti.
E anche perché la tendenza di base è l’erosione dei privilegi della classe media statica.
Sanno con precisione millimetrica fino a quanto spingere prima che la corda si spezzi.
All’operaio/impiegato dei decenni passati bastava una riduzione del 0,1% dell’incremento dello stipendio per scendere in piazza.
Quello moderno ha perso il 30% del potere d’acquisto con l’Euro limitandosi a proverbiali lamenti che durano da anni ma non hanno mai portato a nulla.
E combatte firmando petizioni su Facebook, che però stranamente non ottengono risultati.

E poi c’è chi, capita l’antifona, se ne va: si crea un’attività gestibile online e cerca di sopravvivere con quella.
Si trasferisce all’estero per far durare di più quel poco che guadagna e come effetto collaterale comincia a vedere le mille possibilità che la libertà di movimento gli offre.

E si tiene aggiornato leggendo il mondo reale.

Il fenomeno è ancora relativamente di nicchia ma mi chiedo come sarà la situazione tra 5/10 anni.

Al momento i nomadi digitali sono ancora da molti ancora considerati gli hippie del ventunesimo secolo, gente un po’ sbandata che non riesce ad adattarsi e fugge temporaneamente in comunità pace e amore che poi finiscono sempre a sberle ed eroina.

La verità è che siamo il risultato piú logico dell’adattamento alla nuova realtà.
Forse una nuova classe sociale.

Staremo a vedere, intanto io vado avanti e cerco di raccontarvi un po’ la strada.

 

 

9 risposte a “I nuovi pericoli della staticità”

  1. “O dall’automazione che si mangia parti sempre più grandi delle tue competenze.”

    Personalmente, la mia soluzione (anche se quando l’ho fatto non l’ho fatto per quello, ma solo perché mi suonava fico) è stata diventare un esperto di machine learning.

  2. “Per giustificare i sacrifici richiesti ripetono sempre che il mondo si è globalizzato, ma che per difenderci ci dobbiamo globalizzare anche noi è cosa meno discussa”

    Applausi!!
    Questa riflessione mi ha colpito come un fulmine.

  3. A differenza del contadino di tanti anni fa, abbiamo Internet, quindi ci si puo’ spostare, anche virtualmente, senza molta fatica. Infatti, molti di questi nomadi digitali stanno diventando semplicemente “digitali”, non sempre nomadi. Buona avventura.

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