Cronistoria del Coronavirus (Days 26 -29): Codogno e l’Area Rossa

Day 26
18 Febbraio 2020

Casi confermati: 75.100

Repubblica

Il Covid è sempre metà pagina.
Burioni conferma la linea dura e viene criticato.

Io porto la bambina dal dottore di base per un disturbo all’orecchio.
Prima di andarmene le chiedo cosa pensa del Coronavirus, fa un sorrisetto e dice “sono infetti lo 0,000000[…]1% dei Cinesi, un numero esiguo, non si preoccupi”.

Sono spiazzato.
Mi rendo conto dell’assurdità di essere un ignorante qualsiasi che crede di saperla più lunga di un dottore.
Vorrei credere al dottore, la vita sarebbe più semplice se potessi credere al dottore.
Sono caduto in un tunnel di fake news o teorie del complotto?
Eppure ho fatto attenzione.

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E se ti muoiono entrambi i genitori e sei bloccato in Perù?

Ve la faccio breve e se poi volete approfondire sono qui.
Il Monkey, detto anche Marco Ferrarese è un amico scrittore che gira il mondo con la ragazza cinese della Malesia a scrivere per testate come il The Guardian e Lonely Planet.

Se volete conoscerlo un po’ vi consiglio la lettura di Kuala Monkey, il racconto di una serata a Kuala Lumpur dieci anni fa.
Me la sono appena riletta e mi sono fatto quattro risate.
L’ho scritta io, quindi sorvolate l’autocompiacimento, ma vi garantisco che sono 5 minuti spesi bene.

Ora, mentre era in Perù il Covid-19 si è portato via mamma e papà a Voghera.

Vi lascio immaginare il ricevere la notizia via call, il non poterli vedere, il sapere che non li potrà vedere nemmeno in futuro, il dover organizzare tutta una serie di aspetti burocratici, il fratello a casa da solo e il non sapere nemmeno come tornare a casa nel mezzo di una pandemia.

I voli di rientro vanno organizzati e costano un botto.

Ho vissuto un’esperienza vagamente simile quando ero a Shanghai in procinto di andare verso Pechino ed iniziare la Transiberiana.

Quando eravamo ragazzini mia madre ci portò a vedere una serata di diapositive sulla Transiberiana e disse che un giorno magari ci saremmo andati assieme.
Fu una delle prime volte che mi resi conto del fatto che avrei voluto viaggiare.

Quel sogno venne presto abbandonato, ma lo stavo per realizzare io e già mi pregustavo il piacere di scriverne sapendo che mia mamma lo avrebbe letto.

Lessi invece una mail di mio fratello che mi diceva di chiamare a casa.
Mia mamma se ne stava per andare.

Ricordo ancora la camminata solitaria per Pudong la serata stessa.
Il pensare che forse non l’avrei mai più rivista, il dover prendere un volo…

Scrissi questo.

E adesso immagino quello shock moltiplicato per cento dal fatto di non poterlo prendere quel volo,  dal fatto che sono morti entrambi i genitori, dal fatto di rendersi conto, tra le altre cose, di essere orfano,  dal fratello da solo e da chissà quanti altri casini.

E dal dover chiedere aiuto.
Magari a gente che pensa “cazzi tuoi, potevi trovarti un lavoro serio e mettere via dei soldi“.
Quella frase che è sempre latente in chi, come me o come Marco, ha semplicemente dato priorità diverse alle proprie scelte.

Il viaggiatore per prima cosa sa che la sua è una scelta e che non potrà pretendere aiuto da chi è rimasto a casa a pensare al futuro.

Il viaggiatore sa che è solo.

Ma questa non è la fiaba della cicala e della formica.
Non siamo rimasti a cantare nell’estate.

Abbiamo speso il capitale più importante a nostra disposizione, il tempo, nel modo che ci è parso più giusto.
Nel nostro caso era viaggiare e scrivere.

E viaggiando abbiamo regalato qualcosa a chi ha saputo coglierlo.

Oggi è un buon giorno per ringraziare Marco mandandogli un po’ di denaro per poter tornare in Italia.
Oppure condividendo la raccolta fondi organizzata da un suo amico:


Un’intervista a Marco sulla Lonely Planet e un podcast con Rolf Pott nei quali parla della perdita dei genitori.